02/04/13

Riforma della sanità nelle Marche



 Il 25 Marzo scorso si è tenuto uno sciopero dei sindacati confederali CGIL,CISL,UIL contro la riforma del servizio sanitario regionale ad Ancona.

Nell’assemblea tenutasi alla Fiera della Pesca i sindacati hanno protestato contro le decisioni della Regione Marche, definendo la riforma insostenibile.

Ma andiamo nel dettaglio.

La riforma prevede la riconversione di tredici presidi minori (ospedali)convertiti in Case della Salute, di cui solo sei avranno la lungodegenza.Cagli eFossombrone nel Pesarese,Chiaravalle e Sassoferrato in Ancona, Matelica nel Maceratese,Montegiorgio e Sant’Elpidio a Mare nel Fermano.Manterranno funzioni di lungodegenza e cura delle cronicità Sassocorvaro(Pesaro),Loreto(Ancona),Cingoli,Recanati,Tolentino e Treia nel Maceratese.L’assessore alla sanità Mezzolani ha definito il taglio dei posti letto nel numero 551 complessivi.Si scende da 6.261 a 5.710.I 5.325 posti letto per malati acuti diventano 4.530,per un taglio di 795 posti.Aumentano i letti per la lungodegenza e la riabilitazione.Da 936 si passa a 1.180,un saldo positivo di 244 posti.Il taglio dei posti letto per acuti e l’incremento dei posti letto per la cura delle cronicità è stato imposto dal decreto Balduzzi.Le Marche ,attualmente,hanno una media di 3,9 posti letto per  ogni 1.000 abitanti.Ildecreto del Ministro della Sanità obbliga la regione a scendere a 3,7 posti letto ogni mille abitanti.Come accennato all’inizio, la Regione ha spiegato che tutti i 13 ospedali saranno  riconvertiti in Case della Salute e  avranno un medico che opera dalle 8 alle 20 e una guardia medica che opera in orario notturno.Ma cosa sono nello specifico queste Case della Salute?Le Case della Salute sono sorte in Emilia Romagna negli anni 80 (circa) con lo scopo di diventare un punto di accoglienza e orientamento ai servizi per tutti i cittadini, ma anche un’ambito nel quale erogare assistenza sanitaria per problemi ambulatoriali urgenti e garantire sia la gestione delle patologie croniche che il completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale.In tale contesto si realizza l’integrazione dei Medici di Medicina Generale,i Medici in continuità Assistenziale,i Pediatri in libera scelta, gli specialisti Ambulatoriali,gli infermieri,le ostetriche,gli Assistenti Sociali, finalizzata a garantire l’accesso ad un ambito assistenziale in grado di fornire una risposta integrata.Dalla proposta della Regione Marche invece,si evince che le Case della Salute sono solo un surrogato,mancante di un piano strutturale organizzativo sia per quanto riguarda la cittadinanza,sia per il coinvolgimento nello specifico di tutti gli operatori sanitari.A tutt’oggi questa riconversione sembra solo una” scatola vuota “dettata solo dal taglio dei fondi.C’è poi una considerazione importante da fare,di questi piccoli ospedali, alcuni hanno in sede il P.P.I. (Punto di Primo Intervento)che secondo la riforma verranno chiusi.Essi hanno un importante funzione attraverso l’esercizio di piccole prestazioni:punti di sutura,piccole medicazioni,terapie ad infusione, esami diagnostici ed ematici ecc.Una volta chiusi questi Punti di Primo Intevento, i cittadini saranno obbligati a riversarsi nei Pronto Soccorsi (cito l’esempio dei P.P.I di Tolentino e di Recanati essendo nella mia realtà)quindi in questo caso Macerata e Civitanova Marche, senza che questi presidi siano stati potenziati per far fronte ad un forte aumento delle prestazioni che sicuramente  porterà alla paralisi dei Pronto Soccorsi e di conseguenza ad avere un servizio sempre più scadente. Questo è il piano proposto dal direttore generale ASUR Piero Ciccarelli in accordo serrato con il premier regionale GianMario Spacca.Continuando con i dati, la riforma prevede tra l’altro la chiusura di 18 unità operative con il taglio di dipendenti nel 2013  di circa 450 unità,un terzo dei 1500 contratti a tempo determinato nell’intera regione e  considerando che in tre anni sono 1200 i lavoratori in meno.A queste condizioni diventa davvero difficile mantenere l’attuale livello dei servizi anche perché gli operatori sono allo stremo.Un dato su tutti :ad oggi sono più di 30.000 le giornate di ferie non godute.Nel frattempo aumenta il bisogno di salute della popolazione. Nelle Marche, Regione con un indice di invecchiamento superiore alla media nazionale,ci sono più di 40.000 non autosufficienti.Dal punto di vista della sanità le Marche sono considerate una delle Regioni più virtuose d’italia.L’equilibrio di bilancio però,  è stato assicurato negli anni risparmiando sul costo del lavoro a discapito dei servizi (la legge Biagi è stata largamente utilizzata nella sanità sia pubblica che privata).  Entro la fine del 2013 dovranno essere recuperati 188 milioni di euro rispetto alla spesa sanitaria del 2011. Questi sono gli effetti delle manovre finanziarie nazionali-da ultima la spending review-che hanno tagliato24 miliardi di euro dal Fondo Sanitario Nazionale,quando per preservare il livello attuale dei servizi sarebbe stato necessario investire in sanità circa 20 miliardi di euro. 

I sindacati fanno notare poi che dal Piano sociale regionale,non emerge alcun concreto rafforzamento delle reti : da quella territoriale e dell’integrazione socio-sanitaria a quelle della prevenzione e dell’emergenza-ugenza. A fronte di una crescita del fenomeno delle liste di attesa e della mobilità fuori regione non si conoscono,se esistono,gli obbiettivi e gli interventi previsti per il loro contenimento.Le scelte organizzative poi, non presentano un piano analitico di intervento ma sembrano dettate solo al conseguimento degli obiettivi di bilancio.Infine cosa molto importante, i numeri dei tagli riguardano soltanto la sanità pubblica non viene mai menzionata la sanità privata.

Per concludere, i sindacati fanno sapere che se non si raggiungerà un accordo alzeranno il tono della protesta.Alzare il tono in uno sciopero settoriale e per di piu tardivo è di per sé sterile,l’unica alternativa è legare tutti i settori lavorativi in un'unica protesta,un’unica lotta per giungere allo sciopero generale.





Fabrizio Tognetti PCL sez. prov. Macerata

1 commento:

Unknown ha detto...

Buongiorno, sono una cittadina bolognese e lavoro come formatrice in Sanità da diversi anni. Le case della Salute NON esistono dagli anni 80 in Emilia-Romagna, c'erano solo poliambulatori con diversi specialisti. Le case della Salute si stanno aprendo da un paio di anni e funzioneranno diversamente dai poliambulatori. Cordiali saluti Simonetta Simoni