03/06/12

Speciale terremoto in Emilia




«Mandateci tra i terremotati, non a marciare nella sfilata»

INTERVISTA DE IL MANIFESTO 31/05/2012

PARLA ANTONIO JIRITANO, VIGILE DEL FUOCO, SINDACALISTA USB E MILITANTE PCL DELLA SEZIONE DI CATANZARO

Antonio Jiritano è il vigile del fuoco che ha lanciato l'appello al governo «mandateci tra i terremotati, non alla parata militare». È in servizio attivo, anche se è coordinatore nazionale del sindacato Usb.
Avete fatto rumore. Com'è nata l'iniziativa?
Abbiamo contestato la parata in più occasioni; ma nel momento attuale ci sembra davvero inopportuna. Noi abbiamo dovuto raddoppiare i turni di servizio lavorando 24 ore su 24 per fare fronte alle emergenze del terremoto. E poi ci mandano a marciare... Noi siamo un corpo sociale, non militare; non abbiamo bisogno di mostrare che esistiamo. Noi siamo gente che sta in mezzo alla gente, siamo il braccio operativo del cittadino comune. Dove non può arrivare il cittadino, ci siamo noi. Non si capisce perché dovremmo sfilare con chi deve mostrare di avere i carri armati.
Sarete impegnati in molti?
Dovrebbero sfilare 100 pompieri, più altri impegnati comunque a fare il gruppo. Cosa dovranno dimostrare? Di saper marciare? È l'unica cosa, perché di mezzi non ne abbiamo più, quindi non li possiamo sfoggiare. Sono 5 o 6 anni che non se ne comprano di nuovi. Stiamo lavorando con quelli che ripariamo noi stessi, senza collaudo, ecc, per andare a fare il soccorso. Se si rompono, li dobbiamo lasciare per strada, com'è successo per il terremoto in Abruzzo. Tutti fermi sull'autostrada perché i mezzi erano così vetusti, con così tanti chilometri, che li abbiamo dovuti lasciare. Li abbiamo recuperati dopo mesi.
Quanti pompieri sono impegnati in Emilia?
3.500 su un totale nazionale di 27.500, ma quest'ultima cifra va divisa su quattro turni.
C'è anche un problema di fasce di età?
Diciamo che c'è anche un problema generazionale. Ci sono vigili del fuoco che non sono più andati in pensione a causa della riforma Fornero e quindi sono là a fare l'emergenza. Quando invece ci sono tanti ragazzi che aspettano di essere assunti.
Ma che fa un pompiere di 60 anni, guida?
Ma che guida... Dovrebbe dirigere una squadra, ma non lo fa mica da seduto... Noi siamo un'organizzazione che lavora in gruppo. Io non posso dirigere, se sto fermo. Devo essere là, al lavoro. Avete visto nelle foto o nei filmati quei vigili buttati a terra che stavano cercando il ferito sotto le macerie? Quella è gente di 50-60 anni. Perché poi quando c'è una responsabilità da assumere, mica mandi un ragazzino che ha appena finito il corso. Questo è il problema dei vigili del fuoco.
Hanno tagliato i fondi anche a voi?
Non mi soffermo sui salari o le questioni pensionistiche... Parliamo dell'operatività dei vigili del fuoco. Dal 2008 fino ad oggi abbiamo subito tagli incomprensibili: il 32% delle risorse. Il ministro Cancellieri stamattina (ieri, ndr) ha convocato i sindacati per il 5 giugno per illustrare nuovi tagli.
C'è stata riduzione del personale?
Non ci sono assunzioni. I precari dovrebbero essere assunti tramite concorsi. Ma non c'è stata neppure la copertura del turnover. L'amministrazione stessa dichiara che mancano 15 mila pompieri. Non ne assumiamo uno. Quando sentiamo che «ce lo chiede l'Europa»... Per adeguarci agli standard europei, dovremmo avere un vigile del fuoco ogni mille abitanti. In italia siamo a uno ogni 3.100. È stato dimostrato in questi giorni, con il terremoto: non siamo riusciti a fare la sicurezza nei luoghi di lavoro perché manca il personale.
Perché non ci siete riusciti?
Non riusciamo a fare verifiche preventive, sopralluoghi, ecc. O facciamo gli interventi che ci vengono richiesti giornalmente, le emergenze, oppure ci occupiamo della sicurezza. A suo tempo avevamo criticato Matteoli, l'ex ministro, che diceva che la sicurezza poteva essere messa da parte, perché i controlli impedivano alle attività commerciali di esprimersi al meglio.
Che rapporti avete con la protezione civile?
C'è un dualismo senza paragoni altrove. Siamo l'unico paese che ha due dipartimenti che si occupano della stessa cosa. Quindi, se vogliono tagliare le spese, avrebbero dove tagliare... Là c'è una «cabina di regia» - quella di Bertolaso, oggi di Gabrielli. Ma la «manovalanza», in effetti, la facciamo noi.


UN DELITTO DEL CAPITALISMO UNA RISPOSTA DI CLASSE
(I VERI RESPONSABILI: NON IL TERREMOTO, MA I CAPITALISTI)
“Una strage di operai”, così titola la stessa stampa borghese, a proposito del terremoto in Emilia. Quanta ipocrisia! Mai come in questo caso le ricadute del terremoto sono riconducibili alla leggi del profitto: le stesse che la stampa borghese magnifica ogni giorno.

I VERI RESPONSABILI: NON IL TERREMOTO, MA I CAPITALISTI

Sono morti operai costretti ad andare al lavoro per non perderlo sotto il ricatto del padrone: magari operai migranti, più deboli e ricattabili di altri. Sono rimasti seppelliti sotto capannoni di carta pesta, comprati a centinaia dopo il 2001 per incassare gli incentivi previsti per chi investiva in “beni strumentali”; edificati con la logica del massimo ribasso da costruttori cinici, spesso in odore di camorra, in concorrenza feroce gli uni con gli altri su chi praticava il prezzo più “conveniente”. E senza che nessuno controllasse nulla: né lo Stato che da decenni, sotto ogni governo, ha risparmiato sui “controlli” sulla sicurezza ( di ogni tipo) per trovare i soldi da regalare a grandi industrie e banche; né i Comuni cui industrie e banche hanno imposto negli anni un taglio massiccio di trasferimenti pubblici, magari indebitati coi banchieri loro stessi, e in ogni caso amministrati da comitati d'affari dei poteri forti del territorio; né infine dalle imprese che semmai si compravano con qualche mazzetta un certificato di “agibilità” del capannone presso un funzionario compiacente o ditta amica.

Questi sono gli assassini degli operai. Non il terremoto, ma i capitalisti. E coloro che li hanno coperti.

Lo stesso vale per decine di migliaia di famiglie costrette ad abbandonare abitazioni lesionate o crollate perchè prive di ogni requisito antisismico. La gran parte del patrimonio edilizio in Italia è privo di sicurezza antisismica. O perchè costruito negli anni del boom edilizio, segnati da un vero e proprio saccheggio delle città, fuori da ogni regola o piano regolatore, in cui persino formalmente il profitto dei costruttori era l'unica legge; o perchè i poteri forti locali hanno cercato e ottenuto dai loro governi di riferimento l'esenzione del proprio territorio dalla mappa delle zone sismiche in funzione dei propri interessi di mercato ( come è avvenuto nella Emilia Romagna “progressista” sino al 2003); o perchè le norme antisismiche, formalmente previste, sono state ignorate dai costruttori, con la copertura bipartisan di tutti i partiti borghesi ( e le solite mazzette di contorno).

Anche in questo caso la disperazione di persone che hanno lavorato una vita per comprarsi casa, accendendo un mutuo, e improvvisamente hanno perso tutto, non è l'effetto del destino cinico e baro di una natura crudele. E' il prodotto sociale di un sistema odioso in cui l'unico valore reale è l'arricchimento del profitto, contro ogni umanità.
[continua]  


BASTA CON L'IPOCRISIA: LE MORTI OPERAIE SONO VITTIME DEL PROFITTO

Il terremoto che ha sconvolto l'Emilia e il nord Italia dimostra ancora una volta che farsi scudo della solidarietà per rimuovere le responsabilità, prepara altri lutti.

Le responsabilità sono evidenti a cominciare da quegli industriali che hanno obbligato i lavoratori a riprendere la produzione nonostante l'evidenza dei danni.
Numerose le testimonianze dei familiari delle vittime tra cui quella di Abdel:
“Mio cognato Mohamad mi chiamava ogni giorno e piangeva, mi diceva che non erano sicuri, che aveva due figli a cui pensare e aveva paura ad andare a lavorare. I danni si vedevano, ma diceva che il padrone lo chiamava lo stesso”.

Responsabilità evidenti quelle degli sciacalli del profitto.
Eppure oggi c'è chi vorrebbe azzerare le responsabilità e mettere sullo stesso piano vittime e carnefici in quanto entrambi colpiti da una "catastrofe naturale".
Non si può mettere sullo stesso piano chi è stato costretto a riprendere il lavoro in condizioni di pericolo, con chi dopo aver lesinato sui costi di costruzioni incurante dei rischi oggi si spinge persino a chiedere finanziamenti pubblici per ricostruire le fabbriche collassate sugli operai.

C'è da domandarsi inoltre cosa sarebbe accaduto se in nome ancora una volta del profitto fosse stato costruito il megadeposito sotterraneo di gas metano, fermato solo dalle lotte del comitato NO GAS di Rivara (frazione di S. Felice) che da diversi anni lotta contro il progetto di stoccaggio nel sottosuolo di una enorme quantità di gas, progettato della ERS con l'avvallo dei governi borghesi di ogni colore.

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