30/07/16

JP FABRIANO:IL TRAPASSO DI UN CADAVERE VIVENTE!!


Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime tutto il suo sdegno per gli annunciati 400 licenziamenti che colpiranno i lavoratori dell’industria guidata dal sindaco manager Giovanni Porcarelli figlio del modello politico e sociale che per troppi anni ha governato il nostro territorio. La perdita di cosi tanti posti di lavoro aggraverà ancora di più la difficile situazione del nostro territorio completamente devastato dalla più grande crisi a sfondo capitalistico mai vista . Come forza politica di opposizione e antagonista al potere,facciamo appello a tutte quelle poche realtà della sinistra radicale che della salvaguardia dei posti di lavoro e del tema più in generale,ne dovrebbero fare un modello di vita su cui costruire la propria militanza e concentrare il proprio impegno quotidiano. Per anni in questo distretto non si è più parlato e messo al centro del dibattito la questione lavorativa, per noi punto di svolta per la costruzione di una battaglia politica che porti alla cacciata di chi sta distruggendo il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, le prospettive dei nostri figli, contro chi sta azzerando i diritti conquistati dai nostri padri e dalla classe operaia vera arma per la tutela della democrazia protagonista delle lotte degli anni 70.Una classe che allora sapeva prendere le distanze da quei personaggi delle burocrazie partitiche e sindacali venduti alle ragioni del padrone a discapito della lotta dei lavoratori. Ma la più grande rivendicazione, nello stato debole della classe lavoratrice, da poter contrapporre al braccio armato del padrone,contro i governi a guida PD-Berlusconi,contro ogni forma di illusione legati al grillismo e al populismo che esso rappresenta, per noi è solo una:o si sta dalla parte dei lavoratori,o si è nemico di essi!!!Su questo principio noi cercheremo di spronare i lavoratori della JP ad unirsi in una comune lotta per creare le barricate contro i licenziamenti,per uno sciopero generale ad oltranza in tutti i stabilimenti del gruppo che crei le condizioni immediate per il blocco della poca produzione esistente, delle merci in entrata ed uscita uniche armi da poter contrapporre a questa macelleria sociale. Ricordiamo ai sindacati e soprattutto alla Fiom Cgil che il terreno della lotta non può di sicuro essere il tavolo in regione,o gli uffici dei vari assessori,ma è la tutela della fabbrica e dei macchinari in essa per mezzo dell’occupazione e lo stato di agitazione permanente elementi fondamentali per poter coordinare e gestire la lotta,contro ogni forma di concertazione al ribasso. A ragione di ciò, come unica forza politica di opposizione nel comune di Cerreto d’Esi alla giunta Porcarelli, se non verranno ritirati i licenziamenti,fin da subito chiediamo le dimissioni del Sindaco e dell’intera maggioranza per un motivo molto semplice ed elementare: il lavoro è un diritto e se tale è va tutelato e protetto. Un primo cittadino dovrebbe esserne il garante della dignità legata al posto di lavoro, non il protagonista di un nuova annunciata tragedia. Per noi del PCL è evidente un palese conflitto di interesse spiegabile con una breve espressione: gestione della collettività solo esclusivamente per fini personali e del proprio portafoglio. Siamo ancora più convinti che solo la presa di coscienza e del potere dei lavoratori nelle fabbriche e nelle istituzioni pùò cercare di ridare equilibrio ad una crisi ormai ingestibile e difficilmente recuperabile. Per noi le ragioni del mondo del lavoro verranno prima di tutto. Chiunque si troverà dalla parte opposta alla nostra sarà un nemico da sconfiggere ed isolare.

PCL sez Ancona

13/07/16

Comunicato PCL Marche:oltreall'orrore,lo scempio!!

Così potremmo riasse quello cheumer si è compiuto ai danni del povero Emmanuel, ragazzo ucciso per via del color della sua pelle nella città di Fermo, per mano di Amedeo Mancini, noto fascista locale. Proprio così, perché le cose vanno chiamate con i loro nomi: l'assassino è un fascista dichiarato, la cui presenza a iniziative organizzate dae Casa Pound è documentata da varie foto che stanno girando in rete.
Perché all'orrore di questa morte terribile si aggiunge dunque lo scempio? Proprio per via di questo vergognoso muro di omertà che si è eretto intorno alla vicenda, sia da parte della cronaca locale che di quella nazionale, con l'assassino etichettato semplicemente come un "ultrà della Fermana": che razza di significato può avere il classificare l'identità di una persona sulla base di una modalità di approccio al tifo calcistico? Poco peso può avere la giustificazione secondo cui lo si è fatto per evidenziare l'appartenenza alle frange usualmente più violente delle tifoserie: la verità, chiara e incontrovertibile, è che non si vuole chiaramente dire che siamo di fronte ad un omicidio di matrice fascista, e che le responsabilità politiche di quanto è accaduto stanno tra le mani di chi si è reso promotore di questo sdoganamento che le fazioni nere hanno guadagnato negli ultimi anni, complici la connivente assenza di vigilanza messa in atto dalle forze istituzionali che amministrano ai vari livelli, dal locale al nazionale, con il Partito Democratico ovviamente alla testa.
L'agibilità politica che viene data ai fascisti ha permesso questo omicidio, e continua a foraggiare un clima di intolleranza, inasprito dalla crisi, che può avere esiti davvero tragici. La storia insegna, ma continua a non avere scolari.
In questo singolo evento, abbiamo poi assistito a un'agghiacciante presa di posizione da parte di diversi organi di stampa locali (ovvio è il riferimento al Resto del Carlino) in cui si tenta, nemmeno troppo velatamente, di derubricare la gravità dell'omicidio, negandone i toni razzisti e la matrice politica fascista fino a sostenere che si trattasse semplicemente di un atto di legittima difesa! Tutto ciò è semplicemente vomitevole, ed è la cifra della gravità del periodo che stiamo vivendo.
Alla luce di tutto questo, oltre ad esprimere la nostra ovvia solidarietà alla moglie e a tutta la famiglia del povero Emmanuel, rivendichiamo la necessità di alzare la guardia nei confronti dell'avanzamento dell'ondata fascista sul territorio, nella consapevolezza, ora come non mai, che o l'antifascismo assume i toni di resistenza attiva e militante, oppure non è che un involucro ipocrita da utilizzare nelle vuote mascherate istituzionali.
Per questo, come Partito Comunista dei Lavoratori, rilanciamo uniti l'invito a tutte le forze sinceramente antifasciste a fare blocco compatto e resistente contro ogni forma di fascismo nel territorio, consapevoli del fatto che, non potendo attendersi nulla dalla sponda istituzionale, la resistenza deve essere messa in atto con la lotta concreta e quotidiana, finalizzata a togliere qualunque spazio di agibilità politica alla feccia fascista e a chi, più o meno esplicitamente, la sostiene.

Cordinamento Regionale PCL Marche


19/06/16

CHIUSURA STABILIMENTO WHIRPOOL ALBACINA:TUTI TACCIONO. I SINDACATI ACCONSENTONO!!



La chiusura programmata, da un paio di anni a questa parte, dello stabilimento di Albacina della multinazionale americana per eccellenza nella produzione di elettrodomestici, ormai non fa più neanche notizia negli ambienti politici e sindacali che dovrebbero contrastare questa “disgraziata” scelta tutta a danno dei lavoratori. Come Partito Comunista dei Lavoratori in passato e in tempi non sospetti abbiamo più volte sottolineato la drammaticità della situazione che troverà il suo epilogo alla fine del mese di giugno e che avrà gravi ripercussioni sociali e occupazionali nel breve e medio lungo termine. Di fronte a tale situazione gli aspetti che emergono principalmente sono due: da un lato il silenzio generale della politica locale che rispetta fedelmente gli ordini imposti dal potentato e dal padrone libero di decidere del destino di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie per mano delle riforme fatte dai governi di centro destra e di centro sinistra, e non ultimo dal Jobs Act di Renzi, e dall’altro il totale lassismo e la compromissione delle sigle sindacali(Cgil-Cisl-Uil) che in questi anni non hanno costruito un opposizione reale e concreta all’interno delle fabbriche di tutto il gruppo, per opporsi a questa ennesima macelleria sociale. A sostegno della nostra tesi vi sono innumerevoli dichiarazioni ed atti fatti dalle sigle sindacali compresa la Fiom-Cgil colpevole, soprattutto, di non aver lavorato a costruire un fronte di lotta interno da poter contrapporre alle scelte del padrone. Di fatto la chiusura della fabbrica viene avallata e mercificata sulla base,e con la scusa, di “forti investimenti nel prodotto e nell’innovazione” che secondo la nostra esperienza nelle vertenze mai ci saranno.  Aumenteranno le ore di cassa integrazione utilizzate dall’azienda che nell’immediato causerà l’abbattimento dei salari e abbasserà notevolmente il potere di acquisto dei nuclei famigliari già sofferenti e più colpiti dalla crisi che verranno massacrati definitivamente da futuri licenziamenti che daranno il via conclusivo al processo di delocalizzazione di tutte le attività produttive. Arrivati a questo punto le responsabilità delle sigle sindacali sono limpide e difficile da mal interpretare. La finta combattività della Fiom locale e nazionale si è dissolta come neve al sole. Le tesi del tandem Camusso-Landini, nella ricerca estenuante degli accordi e della concertazione a tutti i costi per salvare il salvabile,risultano inadeguate e non corrispondono alle reali esigenze dei lavoratori e della classe lavoratrice. Come forza politica anticapitalistica e di opposizione rilanciamo la necessità di instaurare momenti unitari di lotta che possano contrapporsi al completo collasso del territorio e del nostro tessuto sociale e che non si riduca ad una semplice ed inutile  iniziativa di legge popolare legata alla nuova carta dei diritti che tutto l’apparato Cgil sta facendo passare come momento di svolta e di opposizione al governo, o alla sola campagna referendaria per l’appuntamento di Ottobre. Il tema centrale per noi è uno solo:l’opposizione ai governi borghesi di ogni colore e la tutela del lavoro e della classe lavoratrice su scala nazionale ed internazionale per l’unico governo possibile ed instaurabile: il governo dei lavoratori per mezzo di una mobilitazione di massa che produca un vero sciopero generale ad oltranza per la rivendicazione dei diritti collettivi e anche per la libertà personale. Le lunghe mobilitazioni francesi, i continui scioperi in Grecia e tutti quei momenti di lotta sparsi nelle varie situazioni di crisi,devono essere ricollegati ad una grande mobilitazione generale e unitaria in risposta alla borghesia e alle burocrazie sindacali che ormai sono diventati un unica “confederazione”per la tutela del potere e per il mantenimento degli incarichi e dei ruoli. Il PCL è impegnato con i propri militanti  a ricostruire un’opposizione sul territorio nei fronti più ampi delle lotte:nella costruzione del partito rivoluzionario,nella lotta  interna di opposizione classista in Cgil,e in tutti quei settori del mondo del sindacalismo di base ancora troppo frammentato e autoreferenziali. Per la ricomposizione della “unità di classe” espressione massima della contrapposizione al capitalismo e ai giochi legati al profitto economico. Questa è la base su cui doveva essere costruita la vertenza in tutti gli stabilimenti della Whirpool a rischio chiusura con l’occupazione di tutte le fabbriche del gruppo e il blocco delle merci in entrata ed uscita,per il mantenimento del salario ,contro ogni  licenziamento singolo o collettivo. Un processo contro corrente al sistema che sta distruggendo la vita di migliaia di lavoratori ridotti ormai sul lastrico. Ormai si è ad un bivio:o si sta dalla parte dei lavoratori o si è inevitabilmente nemico di essi. Le carte sul tavolo sono ben chiare,come lo sono anche le responsabilità delle dirigenze partitiche e delle burocrazie sindacali che hanno scelto di stare,da tempo,dalla parte sbagliata. Rompere questo equilibrio diventa indispensabile per poter dare una nuova visione e una speranza ad una società ormai del tutto devastata nei principi e nella dignità. Noi da tempo abbiamo fatto la nostra scelta!!!! Tutti gli altri per noi saranno nemici di classe che contrasteremo con tutte le nostre forze e risorse.

PCL sez Ancona

05/06/16

LE DUE LAVORATRICI LICENZIATE ALLA PIAGGIODI PONTEDERA, PER I CONTENUTI RILASCIATI SU FACEBOOK, RAPPRESENTANO IL PRIMO ATTO DELLA COSTRUZIONE DITTATORIALE DEL REGIME DI MATTEO RENZI.

La notizia, davvero immorale, con cui, a causa di alcuni commenti rilasciati su Facebook, contro il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, due lavoratrici della Piaggio di Pontedera, incredibilmente, hanno subito il terribile provvedimento di licenziamento!
Il PCL sez. di Ancona, a seguito di tale vicenda, esprime infinita repulsione morale per questo atto vergognoso che evidenzia, se mai vi fosse ancora necessità, la progressiva costruzione dittatoriale ed eversiva che il renzismo sta gradualmente realizzando contro tutte le lavoratrici ed i lavoratori in Italia!
L'assordante silenzio di CGIL, CISL e UIL, su tutta questa ennesima operazione del premier Renzi, nominato e non eletto democraticamente alla presidenza del Consiglio dei Ministri del governo, ripropone il grado di umiliante sudditanza del sindacato confederale, nei riguardi del governo e della "associata" Confindustria.
Da qui a breve, continua la nota del PCL sez. di Ancona, non ci si può che aspettare la cancellazione, dopo lo statuto dei lavoratori e l'art.18, di altri "diritti di civiltà", come l'istituto delle ferie, la malattia, la tredicesima mensilità e molti altri a venire.
La sicurezza e la prevenzione nei luoghi di lavoro sono già nell'imminenza della totale eliminazione, accertato che, nella nostra sventurata nazione, grazie al Jobs Act del sig. Renzi, muoiono tre lavoratori al giorno!

PCL sez Ancona

22/05/16

CERRETO D' ESI: E’ ARRIVATA LA DIFFIDA DALLA PREFETTURA DI ANCONA

Ad oggi 20 maggio ancora non c’è traccia del bilancio previsionale, nonostante abbiamo già fatto un esposto alla prefettura il giorno 11 aprile per la mancata consegna alle minoranze consiliari dello schema di giunta e di tutta la documentazione. Il bilancio doveva essere approvato per legge entro il 30 aprile scorso, infatti non sono previste proroghe per dei piccoli comuni come il nostro, ma solamente per le città metropolitane e per le provincie. Non sono stati capaci nemmeno di approvarli entro gli ulteriori 20 giorni previsti per legge. Scandalosi!!Ci siamo recati in comune più volte e la ragioniera ci ha riferito che ancora sta lavorando al previsionale, per il quale comunque non è previsto alcunché nell’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale del 30 maggio prossimo. Siamo basiti ..non esistono scuse infatti! Non regge il discorso ripetutoci più volte che la ragioniera si è insediata da poco tempo e che nel bilancio lasciatole ci sono enormi discrepanze. C’è una legge e quella va rispettata! Sta di fatto che è di questa mattina la notizia che la Prefettura di Ancona ha fatto pervenire una diffida all’amministrazione Porcarelli alla quale concede venti giorni per l’approvazione del bilancio previsionale. La ragioniera quindi ha pochissimo tempo per terminare il suo lavoro,pretendiamo che i tempi almeno questa volta ,vengano rispettati e che si riesca a chiudere il bilancio nei termini stabiliti dal Prefetto, pena un nuovo commissariamento. 
Sindaco questa è la dimostrazione che lei da parte nostra non ha ricevuto e non riceverà mai sconti politici, nonostante lei abbia provato con entrambe le minoranze a trovare un accordo per far slittare il bilancio. Si ricordi che noi conosciamo bene questi giochetti ,dato che politicamente parlando non siamo nati ieri. Le ribadiamo che per i prossimi quattro anni saremo ,anche se con un solo consigliere, la vostra spina nel fianco.
Zamparini Marco
Consigliere Comunale
PCL Cerreto d' Esi


16/05/16

INCREDIBILE INTERVENTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DELL'EUROPARLAMENTARE DAVID SASSOLI, PER LE CELEBRAZIONI DELLA PRESUNTA "UNIONE EUROPEA".

Nella giornata di Domenica 8 Maggio, in occasione delle celebrazioni della sedicente "unione europea", il TG3, in ripresa televisiva diretta, ha trasmesso alcuni interventi di personaggi politici italiani per le celebrazioni di tale evento, con il chiaro progetto volto a colmare il colossale distacco tra i cittadini e la politica, sia nazionale che europea.
Il PCL sez. di Ancona ritiene il contenuto dell'intervento alla Camera dei Deputati, successivo a quello della Presidente Boldrini, dell'europarlamentare sig. Sassoli David, un delirante campionario di ipocrisie e di distorsione della verità!
Come si può sostenere, prosegue la nota del PCL sez. di Ancona, come fa l'europarlamentare Sassoli, che:<>!!
Non sappiamo a quale delirio "iper-renziano" l'europarlamentare David Sassoli sia rimasto soggiogato; l'unica realtà che tutti conoscono è quella relativa alla anomalia antidemocratica con cui il suo governo Renzi (il "suo" è ovviamente riferito all'ex giornalista Sassoli) non è stato eletto dal popolo (come i due governi precedenti), ma nominato dall'ex presidente Napolitano!
Perché l'europarlamentare Sassoli, invece di prodigarsi nel difendere la falsa democraticità dell'esecutivo del governo Renzi, che nessuno ha votato, non parla delle operazioni incostituzionali del suo esecutivo, presieduto da Renzi, che ha eliminato diritti di civiltà, come lo Statuto dei lavoratori e l'art. 18, che impedivano ai suoi "imprenditori eroi" di licenziare i lavoratori senza nessuna ragione legale e costituzionale?
Perché il sig. Sassoli, e soprattutto la Presidente della Camera dei Deputati, On. Boldrini, nei loro lunghi interventi celebrativi dell'UE, non avvertono la necessità etico-morale di denunciare la strage di lavoratori nei luoghi di lavoro in Italia che, grazie al loro Jobs Act, genera la terribile statistica di tre lavoratori morti al giorno nella loro Repubblica Italiana!

PCL sez Ancona

30/04/16

Testo del volantino distribuito dal PCL per il primo maggio 2016.

1 maggio 20161 maggio 2016 2
Il capitalismo è sfruttamento. Da sempre e ovunque. La Grande Crisi ha portato alla luce ancora una volta l'irrazionalità di questo sistema. Montagne di miliardi a sostegno delle banche, per “salvare la (loro) economia”. Tagli, restrizioni, sacrifici sempre più insopportabili per finanziare questo soccorso pubblico al capitalismo in crisi. Si comprimono salari, si allunga l'orario di lavoro, si tagliano i diritti sindacali individuali e collettivi, per competere sui mercati, in una corsa infinita che “arruola” i salariati di ogni paese in una guerra permanente contro altri salariati. Mentre le stesse borghesie che predicano rigore e sacrifici ai “propri” operai nel nome del superiore “interesse nazionale”, imboscano il frutto della propria rapina nei paradisi fiscali (Panama papers).
Parallelamente la crisi alimenta nuovi venti di guerra. USA e Cina si contendono sempre più i mercati del mondo. Riprende la corsa agli armamenti, a partire dal Pacifico. Mentre la contesa per le grandi rotte del petrolio, tra potenze mondiali o regionali, concorre a trasformare il Medio Oriente in una carneficina senza fine. Che somma guerra imperialista e terrorismo reazionario fondamentalista (alimentato dall'imperialismo stesso). Che sospinge la fuga di enormi masse umane, prima colpite dalla guerra, poi respinte dal filo spinato della civile e democratica Europa. Un Europa partecipe di quella guerra, in complicità col boia Erdogan, mentre Italia e Francia si contendono Libia e Nord Africa, come un secolo fa.
Altro che “progresso”, come avevano promesso dopo il crollo del muro di Berlino! Ovunque regressione e barbarie.

IL FALLIMENTO DEL RIFORMISMO
Qui si misura tutta la miseria del riformismo. Il sogno di un capitalismo onesto e dal volto umano, di una Europa sociale , democratica e di pace, si è rivelato un’utopia, una truffa.
L'epoca breve delle “riforme sociali” fu consentita dal boom del dopoguerra (grazie ai suoi 50 milioni di morti) e all'esistenza dell'URSS, quale contrappeso al capitalismo. Prima la fine del boom, poi il crollo dell'URSS (per responsabilità dello stalinismo), infine la Grande Crisi, hanno chiuso quella parentesi. Oggi chiunque governi un capitalismo in crisi, dispensa sacrifici e miseria. Sono state proprie le socialdemocrazie, negli ultimi 30 anni, ad aprire la strada alle controriforme sociali: da Blair a Schroeder, da Prodi a Hollande... Altro che “il meno peggio”! Ed anche la nuova Sinistra Europea finisce sempre col gestire, una volta al governo, le stesse politiche antioperaie. Tsipras gestisce la stessa politica della Troika che aveva “denunciato” dall'opposizione. La Rifondazione di Bertinotti e Ferrero votò al governo
(Prodi) guerra e sacrifici, contro cui era nata, sino al suicidio.
La capitolazione riformista in epoca di crisi spiana la strada al populismo reazionario, che monta in larga parte d'Europa, nel segno della guerra ai migranti e della rottura dei vecchi
“patti costituzionali”. È forse un caso se in Italia il suicidio della sinistra (e sindacale) ha accompagnato l'avanzata del renzismo, del salvinismo, del grillismo, in una autentica gara per meglio colpire i diritti di lavoratori e sfruttati ?

LA VERA ALTERNATIVA È TRA SOCIALISMO E REAZIONE
La vera alternativa non è tra destra e sinistra, ma tra classe e borghesia. Tra rivoluzione e reazione. Questo è il grande bivio del nostro tempo. Solo il rovesciamento del capitalismo può liberare un orizzonte di progresso. Attraverso un'organizzazione socialista della società che metta nelle mani di chi lavora le leve fondamentali dell'economia, a partire dalla grande industria e dalle banche. Riducendo l'orario di lavoro per dare a tutti un lavoro. Riconvertendo le produzioni nocive, a difesa della salute e dell'ambiente. Ricostruendo e allargando le protezioni sociali. Finalizzando l'intera economia ai bisogni di tutti, non al profitto di pochi. Solo un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza, può realizzare queste misure. L'alternativa a questa prospettiva rivoluzionaria internazionale è l'imbarbarimento del mondo. Non una minaccia, ma un processo già in atto.

LA CLASSE OPERAIA È UNA POTENZA MONDIALE
La classe ha subito in larga parte del pianeta un arretramento pesante in questi decenni. Il sistematico tradimento dei propri partiti (e burocrazie sindacali) ha frantumato le sue lotte di resistenza, ha favorito disgregazione e sconfitte, ha trascinato un arretramento diffuso della coscienza di ampi settori di massa. A beneficio del padronato e del populismo reazionario.
Eppure resta l'unica forza che può costruire un ordine nuovo, ponendosi alla testa di tutte le domande di liberazione. I salariati nel mondo superano ormai i 2 miliardi. Le resistenze sociali continuano a percorrere il mondo. A partire dalle lotte dell'enorme proletariato cinese, che ha strappato in 10 anni la triplicazione del salario. O da quelle per il salario minimo negli USA. Nella stessa Europa la grande mobilitazione francese contro il Job Act d’oltralpe, nel segno dell'unità tra salariati e giovani, ha spezzato la morsa dello stato d'assedio e delle leggi eccezionali (votate vergognosamente dal Fronte de Gauche), riproponendo al centro dello scontro sfruttati e sfruttatori. La ribellione è possibile ed è l'unica via.

COSTRUIRE IL PARTITO, IN OGNI PAESE E INTERNAZIONALMENTE
Tutta l'esperienza di classe, passata e recente, ci dice una cosa: non basta il movimento di lotta, è essenziale la coscienza politica. La direzione del movimento. Le lotte più grandi possono persino rovesciare un regime oppressivo, come è accaduto in Tunisia o in Egitto. Ma se non si sviluppa la coscienza politica, congiungendosi a un progetto rivoluzionario, anche la lotta più grande è condannata prima o poi alla sconfitta. Costruire controcorrente tra gli sfruttati una coscienza di classe anticapitalista e rivoluzionaria, è il compito insostituibile di un partito comunista, in ogni paese e nel mondo intero.
Organizzare i lavoratori più coscienti attorno a un programma di rivoluzione; unire nella stessa organizzazione tutti coloro che condividono questo programma; radicare questa organizzazione tra i lavoratori e in ogni movimento di lotta; ricondurre ogni esperienza di lotta, nella propaganda e agitazione di ogni giorno, alla prospettiva della rivoluzione sociale e del potere dei lavoratori: questo è il lavoro di costruzione del Partito Comunista, in ogni paese e su scala mondiale. Questo è l'impegno del Partito Comunista dei Lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori

24/04/16

VOLANTINO NAZIONALE DEL PCL SUL 25 APRILE!!!





 
 
XXV APRILE 2016
UNA RIVOLUZIONE PER VENDICARE LA RESISTENZA TRADITA
Nel 1943/45, la resistenza partigiana e la rivolta operaia presentarono il conto alla dittatura fascista. in quella rivolta, di cui fu prima protagonista la giovane generazione di allora, non viveva però solamente un'aspirazione democratica. Viveva la volontà di farla finita con la borghesia italiana che si era servita del fascismo. Viveva la volontà di rovesciare il capitalismo e di imporre il potere dei lavoratori . Era la speranza della “rossa primavera” delle canzoni partigiane.

LA RESISTENZA TRADITA DA STALIN E TOGLIATTI
Quella volontà fu tradita. Stalin aveva pattuito con gli imperialismi vincitori una spartizione in zone d'influenza. L'Italia doveva restare nel campo capitalista, in Occidente, per il quieto vivere della burocrazia del Kremlino. Il PCI di Togliatti fu fedele esecutore della volontà di Mosca. La Resistenza partigiana fu dunque subordinata alla collaborazione con la DC e coi partiti borghesi dando a questi poteri di veto (CLN). I governi di unità nazionale tra DC e PCI nell'immediato dopoguerra furono lo sbocco di questa linea e la proseguirono: disarmarono i partigiani, restituirono le fabbriche ai capitalisti Valletta), re-insediarono i vecchi prefetti, amnistiarono persino gli sgherri fascisti (amnistia del Ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti del 1947). Fu il tradimento della Resistenza. La Costituzione del 1948, pattuita tra DC e PCI, declamando principi progressisti, serviva a mascherare questo tradimento. Come disse Piero Calamandrei: Una rivoluzione promessa in cambio di una rivoluzione mancata. Intanto le classi capitaliste , restaurato il proprio potere, cacciarono il PCI all'opposizione (perchè non ne avevano più bisogno) e passarono all'offensiva contro i lavoratori, le lavoratrici, i comunisti: reparti confino nelle fabbriche, repressione sanguinosa di manifestazioni sindacali, la lunga reazione degli anni 50.

L'AUTUNNO CALDO SVENDUTO AL COMPROMESSO STORICO
Quando vent'anni dopo la Resistenza una nuova generazione operaia rialzò la testa, con la grande ascesa dell'autunno caldo e le sue conquiste sociali e democratiche (69/76), fu nuovamente il PCI a sbarrarle la via con una seconda edizione del compromesso storico governativo con la DC (76/78): svolta sindacale di austerità e sacrifici (congresso dell'Eur della CGIL di Lama), subordinazione delle richieste operaie alle compatibilità del capitalismo, identificazione con lo Stato borghese. Il risultato fu una demoralizzazione di massa, un lungo ripiegamento, una diffusa passivizzazione. Cui seguì l'offensiva frontale della Fiat e del padronato contro il movimento operaio sul piano sociale (ottobre 1980) e l'ascesa del craxismo sul piano politico. La seconda Repubblica nata dal crollo del Muro di Berlino e dalle ceneri di Tangentopoli, sarà lo sbocco di questa deriva reazionaria. Nel segno della progressiva cancellazione delle conquiste operaie.

IL TRASFORMISMO A SINISTRA NELLA SECONDA REPUBBLICA
Molta acqua è passata sotto i ponti dalla Resistenza ad oggi, anche e soprattutto a sinistra. Ma in continuità, purtroppo, con l'opportunismo di allora.
Il gruppo dirigente del PCI, che aveva tradito prima la Resistenza e poi l'autunno caldo, sciolse il proprio partito a ridosso del crollo dell'URSS per coronare in forma compiuta il proprio sogno proibito: entrare a pieno titolo nel governo del capitalismo italiano e gestirne le misure antioperaie. Fu ciò che avvenne, lungo una interminabile stagione trasformista- dal PCI al PDS ai DS sino al PD- che oggi ha conosciuto il suo epilogo: quel Renzismo che apertamente persegue un disegno reazionario bonapartista di uomo solo al comando al servizio di Marchionne, nel segno della rottura più clamorosa dello stesso patto costituzionale.
Parallelamente Rifondazione comunista, nata nei primi anni 90 in reazione allo scioglimento del PCI come “il cuore dell'opposizione”, è stata condotta dai propri gruppi dirigenti nel compromesso di governo con DS/PD, sia nelle giunte locali , sia ripetutamente nei governi nazionali (governi Prodi): finendo col votare la precarizzazione del lavoro, le missioni di guerra, i tagli sociali. Tutto ciò contro cui formalmente era nata. Col conseguente suicidio.
La risultante di tutto questo è molto semplice: la classe lavoratrice si trova priva di una propria rappresentanza politica proprio nel momento della più grande crisi capitalistica degli ultimi ottanta anni. Proprio nel momento della peggiore offensiva padronale nei luoghi di lavoro, e della peggiore aggressione reazionaria sul piano politico e istituzionale. Il dilagare, anche tra i lavoratori, delle forme più deteriori di populismo reazionario (Salvini, Grillo), è un effetto di questa deriva generale.

L'UNICO MODO DI ONORARE LA RESISTENZA: COSTRUIRE LA SINISTRA CHE NON TRADISCE
Se tutto questo è vero, la conclusione è una sola. Va ricostruito, controcorrente, un partito indipendente della classe lavoratrice . Ma può essere costruito solo attorno a un programma anticapitalista, fuori e contro quel trasformismo governista che ha corrotto la lunga storia della sinistra italiana. I lavoratori non hanno bisogno dell'ennesimo partito che chiede i voti operai per poi tradirli. Non hanno bisogno dell'ennesimo partito “riformista”, la cui unica ambizione sia governare il capitalismo, salvo poi una volta al governo gestire regolarmente le controriforme sociali che la crisi capitalista dispensa (Tsipras). Hanno bisogno finalmente di una sinistra che non tradisca: che riconduca ogni lotta di resistenza ad una prospettiva alternativa di società e di potere. L'unica reale alternativa al fallimento del capitalismo: una alternativa rivoluzionaria e socialista, in Italia e nel mondo.
Per questo, costruire il Partito Comunista dei Lavoratori è il modo migliore di onorare la memoria delle domande rivoluzionarie della Resistenza.

CONTINUA LA DRAMMATICA "SCIA DI SANGUE" DI LAVORATORI, VITTIME DI INCIDENTI MORTALI.

L'orribile "scia di sangue" versata dai lavoratori italiani su tutto il territorio nazionale, con continui infortuni mortali nei luoghi di lavoro, conferma la drammatica dimensione dello stato del "mercato del lavoro" imposto dal governo Renzi a tutta la classe operaia italiana.
Il PCL sez. di Ancona denuncia l'impetuoso aumento di decessi sul lavoro di tanti operai italiani, vittime del cosiddetto "jobs act", che registra un catastrofico annientamento dei livelli di sicurezza e prevenzione per tutti i lavoratori italiani.
L'ultimo drammatico "fatto di sangue", che ha visto due lavoratori perire in circostanze terribili, si è verificato nelle cave di marmo della provincia di Massa - Carrara, in cui due sventurati operai sono deceduti, investiti da una frana di duemila tonnellate!
Il PCL sez. di Ancona, oltre ad esprimere la più fraterna e commossa solidarietà ai tanti lavoratori deceduti nei propri luoghi di lavoro, denuncia l'inerzia ed il silenzio complice del governo Renzi che, alterando immoralmente la realtà, definisce <>.
I veri eroi, conclude la nota del PCL sez. di Ancona, sono invece le lavoratrici ed i lavoratori italiani, con i loro sacrifici, che non esitano, per salvare questa sventurata nazione, ad immolare la propria vita, a causa dei "guadagni facili" di certi imprenditori e del governo Renzi, espressione di un padronato antidemocratico e "ottocentesco"!
 
PCL sez Ancona

30/03/16

Il PCL e i referendum. I nostri sì. Il nostro no. La nostra proposta classista e anticapitalista.

referendum 






  Siamo alla vigilia di una intensa stagione referendaria.

Non idolatriamo il referendum. Non pensiamo possa sostituire la mobilitazione e la lotta di massa. Ma non siamo certo indifferenti alla natura concreta dei referendum e al loro esito. Per questo ci schieriamo senza riserve a sostegno dei referendum che abbiano un carattere progressivo e di contraddizione rispetto alle politiche e agli interessi dominanti. E' il caso dei referendum annunciati di questa primavera.


IL NOSTRO SI AI REFERENDUM SOCIALI E AMBIENTALI

Ci schieriamo innanzitutto a favore del SI nel referendum del 17 Aprile, nel quadro della continuità della lotta contro “Lo Sblocca Italia” e contro gli interessi delle grandi multinazionali petrolifere e estrattive. Il governo punta apertamente al suo fallimento, a partire dalla data prescelta e dalla indicazione di astensione. Il suo terrore è una vittoria del SI come nel 2011 sull'acqua pubblica. E' una buona ragione per batterci come allora a favore del SI.
Ci schieriamo a sostegno della richiesta referendaria contro la cosiddetta “Buona Scuola”, in continuità con le ragioni della grande mobilitazione di un anno fa: contro i super poteri dei dirigenti scolastici, il potenziamento dei finanziamenti privati alla scuola, la subordinazione della scuola al mercato e al profitto d'impresa. Un anno fa il governo Renzi inciampò sulla scuola. Si tratta di procurargli un nuovo inciampo.
Ci schieriamo a sostegno della richiesta referendaria sui temi del lavoro in continuità con la lotta di milioni di lavoratori contro il governo Renzi: per il ripristino dell'articolo 18 , contro la liberalizzazione degli appalti, contro la super precarizzazione dei voucher, per i diritti generali del lavoro. Renzi ha fatto del cavalcamento dell'offensiva padronale contro il lavoro, a partire dalla Fiat, l'asse della propria politica. La richiesta referendaria si contrappone di fatto al cuore stesso del renzismo.
In conclusione: ci schieriamo a sostegno di tutti i referendum sociali e ambientali che abbiano una connessione, diretta o indiretta, con le ragioni della classe lavoratrice e con le domande progressive di democrazia.
Per questo su ognuno di questi terreni il PCL e le sue strutture di partito aderiscono, ai vari livelli, ai relativi comitati referendari, partecipano alla raccolta delle firme, si impegnano nelle forme possibili al successo dell'iniziativa referendaria: per il SI all'abrogazione delle leggi anti operaie, anti sindacali, anti ambientali.


IL NOSTRO NO ALLA RIFORMA ISTITUZIONALE DI RENZI

Parallelamente sosteniamo le ragioni dei referendum richiesti e previsti in materia istituzionale.
Si tratta della richiesta referendaria di abrogazione della nuova legge elettorale varata da Renzi ( Italicum) e del progetto di Riforma costituzionale Renzi/Boschi cui si collega: un progetto bonapartista che consegna ad una minima maggioranza relativa il pieno controllo del processo legislativo, del Parlamento e quindi dell'insieme delle cariche istituzionali. Un progetto che incarna il senso stesso del renzismo: la vocazione dell'uomo solo al comando come nuovo paradigma delle relazioni sociali ed istituzionali nei diversi ambiti della vita pubblica: nello Stato, nell'azienda, nella scuola. Renzi intende fare del referendum istituzionale annunciato per il prossimo ottobre il momento di legittimazione della propria politica di questi anni (Job Act, Buona Scuola, tagli alla Sanità e ai servizi) e, al tempo stesso, di incoronazione plebiscitaria del proprio potere al servizio di quella politica. Non è un caso se Confindustria, l'Associazione delle Banche Italiane ( ABI), tutte le organizzazioni e consorterie della borghesia italiana, appoggiano apertamente il progetto istituzionale di Renzi: vedono nel suo possibile successo una compiuta traduzione istituzionale del proprio dominio sociale. E perciò stesso un ulteriore strumento di rafforzamento dei propri interessi e dei piani di aggressione contro il lavoro. Per questa stessa ragione è interesse di tutti i lavoratori la vittoria del NO al progetto istituzionale di Renzi. In continuità con le ragioni dell'opposizione sociale alle sue politiche.
Il PCL ha dunque aderito nazionalmente al Comitato del No alla Riforma Boschi e sostiene la domanda di referendum per il SI all'abrogazione dell'Italicum. Contro ogni posizione di indifferenza, presente anche in alcuni ambienti della sinistra, verso questa battaglia democratica elementare.


PER IL RILANCIO DELLA MOBILITAZIONE DI MASSA E DI CLASSE

Il nostro impegno unitario sul fronte referendario si accompagna però ad una caratterizzazione autonoma di impostazione politica. Un'impostazione classista e apertamente anticapitalista.

Parliamoci chiaro. Le stesse direzioni politiche e sindacali della sinistra italiana che oggi promuovono i referendum hanno contribuito in modo decisivo a che si arrivasse alla scadenza referendaria nelle condizioni peggiori. Il movimento di lotta contro il Job Act dell'autunno 2014 è stato prima disarmato e poi condotto su un binario morto. La grande mobilitazione di massa contro la “Buona Scuola”della primavera del 2015 è stata privata della necessaria continuità e largamente dispersa. L'ultima Legge di Stabilità del governo, che colpisce frontalmente la sanità pubblica, è passata senza un'ora di sciopero dei principali sindacati. Da un anno la mobilitazione sociale è di fatto silenziata, a tutto vantaggio del renzismo, ma anche dei populismi reazionari concorrenti ( Salvini e Casaleggio). La stessa stagione referendaria è stata concepita come surrogato della lotta di massa . In queste condizioni anche il risultato dei referendum è a forte rischio. E una sconfitta referendaria, in particolare sui temi della riforma istituzionale e del lavoro, avrebbe a sua volta una ulteriore pesante ricaduta sullo scenario generale .

E' dunque necessario rilanciare la mobilitazione generale di massa, a partire dalla centralità del lavoro. Contro il blocco inaccettabile dei contratti pubblici da ormai sette anni. Contro la pretesa confindustriale di subordinare il rinnovo dei contratti a nuovi peggioramenti delle condizioni del lavoro e dei diritti. Per la ricomposizione di una piattaforma generale di svolta che possa unire milioni di lavoratori, di precari, di disoccupati in una lotta di massa risoluta. Tanto radicale quanto lo è l'attacco di padronato e governo. Non dimentichiamolo: in tutta la storia italiana le grandi vittorie democratiche, anche quelle referendarie, sono state la risultante della mobilitazione del movimento operaio. Pensiamo al divorzio e all'aborto. Senza movimento di lotta dei lavoratori, si va a sbattere anche sul piano della democrazia. Come dimostra la storia della “seconda Repubblica”.


PER UNA CAMPAGNA POLITICA CONTRO RENZI, SENZA AUTOCENSURE

La parola d'ordine della sconfitta e cacciata del governo Renzi va posta apertamente, senza autocensure e rimozioni.

La scelta del Comitato Nazionale del NO alla Riforma istituzionale di evitare la contrapposizione politica al governo Renzi e di confinare la campagna referendaria sul solo terreno giuridico costituzionale è una scelta potenzialmente suicida. Significa disarmare il carattere di massa della campagna. Subire passivamente la prevedibile campagna politica del renzismo ( “ vogliono impedire la modernizzazione dell'Italia a favore del caos, cancellando le mie magnifiche riforme...”). Favorire la capitalizzazione a destra dello stesso scontro referendario col governo, visto che nè Salvini nè M5S rimuoveranno certo le proprie ragioni politiche. La verità è che l'autocensura politica del Comitato del NO verso il renzismo serve solo a coprire l'imbarazzo della minoranza PD e la sua capitolazione a Renzi. Una resa che invece andrebbe chiamata e denunciata col suo proprio nome.

Il PCL non si subordina a questa scelta. La nostra campagna per il No alla riforma Boschi e per il SI alla cancellazione dell'Italicum è e sarà apertamente e dichiaratamente politica. E' parte della campagna di massa per la sconfitta politica del renzismo: il progetto politico più reazionario della storia repubblicana italiana. Per questo consideriamo grave che la CGIL, il principale sindacato dei lavoratori, continui a non pronunciarsi sul referendum istituzionale. Per questo chiediamo pubblicamente che tutte le organizzazioni del mondo del lavoro, a partire dalla CGIL, si pronuncino apertamente per il NO. Il NO alla riforma Boschi è il NO a Renzi: è il NO all'aggressione frontale ai lavoratori e ai sindacati. E' il NO alla distruzione della scuola pubblica e della sanità. Tutti i sindacati e le organizzazioni di massa che si sono pronunciati contro queste politiche hanno il dovere di pronunciarsi contro il governo che le ha realizzate e tanto più contro il suo incoronamento plebiscitario. Ogni ambiguità su questo terreno è inaccettabile.


PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA, NON SOLO “DEMOCRATICA”

La nostra battaglia per la sconfitta del renzismo non muove solo da motivazioni costituzionali e democratiche. Muove da un progetto anticapitalista.

Certo, siamo a difesa di tutte le conquiste democratiche strappate dal movimento operaio contro ogni progetto reazionario teso a distruggerle. Per questa ragione abbiamo contrastato negli ultimi 20 anni la subordinazione delle sinistre italiane alla cosiddetta Seconda Repubblica. La subordinazione alla logica del maggioritario contro il principio elementare del proporzionale. La subordinazione alla governabilità del capitale contro il principio della rappresentanza del lavoro. Il renzismo è anche l'ultimo figlio di quella subordinazione disastrosa.

Ma non ci identifichiamo nella Costituzione del 1948. Non ne facciamo un feticcio. Non ne nascondiamo la natura storica borghese e compromissoria, a tutela della proprietà privata e del Concordato con la Chiesa. Ci battiamo per una Repubblica dei lavoratori, basata sulle loro strutture democratiche di massa, sulla loro organizzazione, sulla loro forza. Perchè solo una Repubblica dei lavoratori può realizzare l'autentica democrazia: rovesciando l'attuale dittatura di industriali, banchieri, Vaticano; e dando alla maggioranza della società il potere di decidere del proprio futuro. Portare questa prospettiva in ogni lotta è la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori. Anche sul terreno di una battaglia referendaria.
Partito Comunista dei Lavoratori

23/03/16

La doppia faccia dell'amministrazione comunale pesarese, tra Banca Marche, sgomberi... e accattoni"

Le recenti edizioni dei giornali locali si presentano ricolme di notizie sul fallimento di Banca Marche, per la quale sono ormai acclarati passivi da capogiro (fino a più di 900 milioni di Euro nel periodo di amministrazione controllata!) e, in associazione a questa, di vari scandali fiscali legati tanto al territorio locale quanto a quello regionale (vedansi le maxi evasioni della famiglia Rosato, per quanto concerne la nostra zona, o i dati resi pubblici dalla Guardia di Finanza che nel 2015 ha scovato nel territorio marchigiano ben 395 evasori totali).
Tutti reati che coinvolgono volti spesso assai noti delle borghesie locali, e che sottraggono in maniera fraudolenta risorse alla collettività, configurandosi come veri e propri furti ai danni dei lavoratori.
Vergognoso è che di fronte ai crac bancari (mai esenti da connivenze politiche) non si reagisca nell'unica maniera possibile, procedendo ossia alla nazionalizzazione immediata e senza indennizzo per i grandi azionisti e con la massima tutela per i piccoli risparmiatori, ed è altrettanto vergognoso quanto ovvio constatare come le coperture politiche giochino un ruolo di primo piano nel dare seguito alla consueta trafila di impunità quando ci si trova di fronte a certi scandali finanziari (si pensi al ruolo del partito di governo nel collasso della Montepaschi, per citarne una).

È forse proprio alla luce di tutta questa serie di connivenze che in sempre più giunte di centrosinistra, a cominciare da quella pesarese, si metta quotidianamente in atto una politica che scimmiotta il becero populismo delle peggiori tinte salviniane. Troppo scomodo focalizzare l'attenzione sul fatto che con il salvataggio di Banca Marche messo in atto dal governo (a carico della collettività) centinaia di milioni di Euro di piccoli risparmiatori siano andati in fumo; meglio, a questo punto, cavalcare l'onda razzista e vestire i panni degli sceriffi, occupandosi, come accade a Pesaro, di vietare l'accattonaggio laddove crea una cattiva immagine per il pubblico decoro, o battersi in prima linea per gli sgomberi degli accampamenti dei nomadi (ultimo quello di via dell'Acquedotto).

Di fronte ad un'ipocrisia del genere è necessario avanzare con forza la necessità di adottare un'altra politica: una politica che metta al centro le ragioni concrete del mondo del lavoro, che rivendichi la nazionalizzazione senza indennizzo delle banche in un unico istituto di credito sotto controllo popolare con la massima tutela per i piccoli risparmiatori, che riutilizzi la marea di risorse così liberate in migliaia di opere di pubblica utilità immediatamente cantierabili, quali la ristrutturazione degli edifici scolastici e degli ospedali, la bonifica dei corsi d'acqua contro il dissesto idrogeologico e così via. Le risorse ci sarebbero, basterebbe andare a prenderle laddove sono, ribellandosi ai vincoli del patto di stabilità e rifiutandosi di sottostare al cappio del debito pubblico contratto con le banche, quelle stesse banche che prima invocano più rigore nei conti pubblici per poi venire a invocare pubblica salvezza nel momento della crisi, come con Banca Marche è puntualmente avvenuto.

Le possibilità e le necessità di un'altra politica, apertamente anticapitalista, ci sono: manca, ovviamente, la volontà. Più facile è prendersela con i poveri, con gli ultimi, con i diseredati, come la giunta pesarese sta facendo. Il populismo è tanto un serbatoio sicuro di voti quanto uno specchietto per le allodole di indubbia efficacia per distogliere l'attenzione dal malaffare della borghesia, dai problemi reali e dai loro mandanti politici: come Partito Comunista dei Lavoratori noi questa voce contraria, con le sue conseguenti rivendicazioni, vogliamo alzarla senza indugio, tanto a Pesaro quanto in ogni altra parte del territorio nazionale.


 Partito Comunista dei Lavoratori Sez. Pesaro

12/03/16

SALTATO L'ACCORDO TRA IL GRUPPO BENETTON E LA FEDRIGONI GROUP: QUALE FUTURO PER LE CARTIERE MILIANI?

L'imprevedibile epilogo relativo alle trattative intercorse tra il gruppo Benetton e la Fedrigoni Group per la cessione di quest'ultima, culminato nel fallimento dell'accordo, da tutti ritenuto imminente, ripropone uno stato di forte preoccupazione ed allarme tra tutti i lavoratori del gruppo cartario della Fedrigoni Group.
Il PCL sez. di Ancona, da sempre "in prima linea" nella vigilanza ed attenzione, sia per il futuro della Fedrigoni Group e delle Cartiere Miliani, sia, soprattutto, della tutela occupazionale di questa importante realtà industriale, che, giova rammentarlo, grazie ai sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori, è temporaneamente scampata al tracollo di tutto il distretto industriale fabrianese.
La privatizzazione selvaggia delle Miliani, dopo aver presentato un "conto sociale" drammatico, con oltre 430 unità occupazionali perdute nel lontano 2002, rischia attualmente l'irreversibile dismissione di tutto il proprio gruppo industriale, a causa della totale mancanza del ricambio generazionale nel management dell'impresa fabrianese.
Il grande "regalo politico di Stato", costituito dalla svendita delle Miliani, in favore della Fedrigoni Group, evidenzia nuovamente la totale assenza dello Stato italiano nei confronti degli "interessi monopolistici" di certi potentati industriali che, grazie alla complicità di tutta la classe politica e sindacale italiana, continuano a desertificare l'occupazione in tutto il territorio italiano.


PCL sez Ancona

03/03/16

UN PROFETA SENZA VISIONE………

Ancora una volta ci ritroviamo a dover chiarire scivoloni e inesattezze emesse dal nuovo profeta locale del circolo del PD di Cerreto d’ Esi che da parecchio tempo a questa parte,non riesce proprio a stare lontano da figuracce che possiamo tranquillamente definire ridicole. Da quello che abbiamo letto e capito,qualche iscritto locale del Partito Democratico dell’alto dal suo canale di osservazione,racchiuso ed ovattato nei salotti buoni della politica del centro sinistra, descrive il Partito Comunista dei Lavoratori vicino a posizioni nord coreane,fermo ai tempi della Terza Internazionale,un gruppetto di quaranta persone in tutto sparse per l’Europa. Con molta sincerità proviamo un certo imbarazzo e una sorta di “pena” per la mano con la quale sono state scritte o digitate sulla tastiera inesattezze politiche e culturali nei confronti del PCL, che secondo il nostro modesto parere dovrebbe far preoccupare seriamente quella cerchia di attivisti democratici che pensano di poter ripartire da individui con un bagaglio politico davvero di basso livello. Osiamo dire basso livello perché noi pensiamo seriamente che un’analisi fatta sulla base della non conoscenza nei confronti di chi si vuole giudicare, sia espressione di “ignoranza allo stato puro”. Convinti che questo esercizio comunque vada fatto e che possa essere utile anche per la nostra formazione e il nostro radicamento sul territorio,cercheremo di dare delle spiegazioni utili e concrete per far capire a chiare lettere da quale contesto storico e per un certo verso contemporaneo si basa la linea politica e la costruzione del PCL. Il nostro partito nasce sulla base e sulle ceneri dei continui tradimenti fatti nei confronti dei lavoratori e delle classi più disagiate da parte delle burocrazie dell’allora PCI nella totalità delle sue trasformazioni, fino ad arrivare ai partiti della cosi’ detta “sinistra radicale”(in primis Rifondazione Comunista ormai dissolta e priva di una vera base militante), veri colpevoli dell’arretramento della sinistra a livello territoriale e nazionale,che progressivamente ha perso negli anni la sua identità originaria che nel corso del tempo ha portato a deformazioni politiche e di rappresentanza nel mondo del lavoro ,nel sindacato che si possono riallacciare e ben identificare amaramente nel Partito Democratico referente politico di banche, confindustria e dei poteri forti della borghesia che da sempre governano il nostro stato e le nostre istituzioni. Da questo momento inizieremo a passare una serie di informazioni che speriamo vengano capite ed assimilate, basate sulla chiarezza e veridicità della nostra impostazione politica. Il PCL nasce e riprende la tradizione del marxismo rivoluzionario che parte dal Manifesto Comunista sull’analisi del capitale e del capitalismo,su cui sono cresciuti i padri fondatori della rivoluzione di Ottobre del primo novecento guidata da Lenin e Trotsky poi tradita dallo Stalinismo regime burocratico e dittatoriale che nel corso del tempo ha represso e annientato la necessità della rivoluzione e la costruzione dell’ organizzazione internazionale dei lavoratori, unico processo possibile di raggruppamento delle istanze del mondo del lavoro su scala mondiale. Qualcuno dovrebbe sapere che nel corso della storia vi sono state più fasi e raggruppamenti a livello mondiale non ultimo la Terza Internazionale(organizzazione di tutti i partiti comunisti) attiva dal 1919 fino al 1943 che si poneva l’obbiettivo di far emergere le differenze tra socialismo riformista e socialismo rivoluzionario. In essa vi fu anche la grande contrapposizione interna tra la teoria stalinista della “rivoluzione in un paese solo” e la corrente trotskista e leninista che spingeva per creare le condizioni politiche della rivoluzione proletaria in tutti i paesi a guida capitalista. La crisi del PCUS e la necessità di lanciare un segnale di moderazione agli alleati occidentali impegnati a fianco della URSS nella seconda guerra mondiale, il 15 maggio del 1943 l’esecutivo propose lo scioglimento del raggruppamento che segnò definitivamente l’abbandono di ogni istanza rivoluzionarie nel panorama mondiale dei lavoratori. Contestualmente iniziò la dura repressione dei rivoluzionari che si contrapponevano allo stalinismo che, dopo la morte di Lenin, produsse una serie di omicidi e di rappresaglie contro chi si ribellava alla dura linea repressiva della burocrazia staliniana svenduta al collaborazionismo con i paesi occidentali capitalistici, che trovò il suo apice con l’omicidio di Trotsky in Messico nell’agosto del 1940. La nostra prospettiva è quella di ricreare e riprendere le condizioni di allora sulla base del marxismo rivoluzionario,per rifondare una nuova Internazionale (Quarta Internazionale) come strumento primario per l’affermazione delle istanze dei lavoratori,contro ogni forma repressiva del capitalismo, per l’affermazione delle classi più deboli e sfruttate in tutti gli angoli del pianeta. Traducendo tutto in poche parole, per il profeta del PD locale, sembrerebbe che la storia si sia fermata all’inizio del 1900 non accorgendosi minimamente dei mutamenti e di quello che il nostro tempo ci ha lasciato in eredità e alle spalle. Sul discorso Nord Corea rispondiamo semplicemente che se qualcuno ancora minimamente pensa che nel suddetto stato vi sia l’espressione massima ed originaria della tradizione a cui noi facciamo riferimento, è come affermare che Salvini sia l’uomo che rappresenta le istanze del Mezzogiorno o che lavora all’integrazione degli immigrati e i rifugiati che scappano dalle guerre o dalla repressione dei regimi islamici in svariati casi sostenuti e creati dagli Stati Uniti, per il controllo dell’economia a livello mondiale. Per chiarire definitivamente il quadro sulla natura del nostro partito, il PCL fa parte del raggruppamento del CRQI (Comitato per la Rifondazione della Quarta Internazionale) dove attualmente ne fanno parte molte organizzazioni che riuniscono nella sua totalità svariate migliaia di militanti sparsi non solo in Europa ma anche in sud America. Gli esempi più importanti oltre al nostro sono: il DIP partito Turco al fianco della lotta dei lavoratori curdi contro il califfato e l’Isis ed in prima linea contro la dura repressione totalitari del regime di Erdogan, l’EEK greco al centro delle maggiori lotte contro la Troika e i potentati europei che scaricano le proprie responsabilità sulle spalle del popolo greco (anche con il benestare di Renzi) sul quale si basa il salvataggio dei maggiori paesi capitalistici dell’euro zona, ed è attualmente in prima linea nella lotta per la cacciata di Tsipras dal governo capace di allearsi con razzisti e nazisti di estrema desta come ANEAL. Infine il PO partito argentino rivoluzionario che esprime all’incirca più di 15 mila militanti attivi nei settori di avanguardia nella classe operaia argentina che alle ultime elezioni politiche ha eletto rappresentanti e delegati nei vari parlamenti regionali con l’obbiettivo primario di rappresentare le istanze dei lavoratori e delle classi oppresse. A conclusione di tutto questo ragionamento facciamo un piccolo appello a chi pensa di essere politicamente superiore,competente e capace di produrre un’analisi completa: lo invitiamo a studiare e a ragionare su dati oggettivi veri che la storia ci ha consegnato come bagaglio culturale inconfutabile. La libera interpretazione, se non fatta in modo accurato onesto e consapevole, fa emergere pochezza nei contenuti e un scarsa preparazione. Comunque, per quanto ci riguarda, ce ne siamo fatti già da tempo una ragione.

PCL sez Ancona

25/02/16

Il governo Renzi, le trivellazioni petrolifere e il pasticcio dell’election day

no triv 




Verso la fine del 2014 il governo Renzi, tramite il decreto legge 133 definito “sbocca Italia”, ha regalato a Confindustria e alle multinazionali dell’energia un pacchetto di provvedimenti fino a quel momento insperati e mai tentati da precedenti governi. Insieme alle nuove normative favorevoli al capitalismo nostrano ai danni dei lavoratori, spiccavano anche dei veri e propri inviti alle multinazionali per depredare il territorio ai danni dell’ambiente e della salute dei cittadini. Tra l’altro nel decreto si leggeva: «...il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità…» e per tamponare il contraccolpo delle comunità locali aggiungeva: «tutto verrà fatto nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.» Come era ovvio aspettarsi, queste ultime parole sono state immediatamente affossate dalla realtà dei fatti.
Vengono concessi decine di permessi di ricerca e perforazione tra Adriatico, mari siciliani e lo Ionio per un ammontare di circa 130 mila Km quadrati. Coinvolte le principali multinazionali: ENI, Shell, E.On, Edison.
Questo micidiale impatto si ripercuoterà sulla fauna marina, sulle specie vegetali acquatiche e sul pescato con una stima di riduzione di almeno il 50% in alcune di queste aree. In questo scempio spiccano le scelte del Ministero dell’ambiente di concedere il permesso per una megapiattaforma petrolifera dell’Edison al largo di Pozzallo passando sulla testa della decisione contraria delle comunità locali. Non sono esenti poi i tentavi delle multinazionali nei territori costieri della Sardegna e del Tirreno e Adriatico.

Sono nati da mesi moltissimi comitati e coordinamenti sul territorio delle aree coinvolte, e si è così aperto lo scontro tra governo e potentati economici, multinazionali da una parte e cittadini e ambientalisti dall’altra.
Sono nate vere e proprie lotte di resistenza sul territorio, e contro di esse si è scatenata la peggiore retorica governativa, che le ha perfino definite "eco-reazionarie" e "associazioni contro il progresso e il lavoro".
Contemporaneamente da dieci regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) sono stati presentati dei referendum contro l'articolo 38 della legge cosiddetta Sblocca Italia del governo Renzi e l'articolo 35 del "decreto sviluppo" varato dal governo Monti per impedire le trivellazioni in mare in un raggio di 12 miglia dalla costa e fermare tutte le norme che permettono al governo di non considerare le decisioni degli enti locali. Uno di questi quesiti è però stato ammesso, e rappresenta un pericolo per i futuri programmi di Renzi.

Il premier è infatti perfettamente consapevole del fatto che ci sono buone probabilità che possa perderlo, come è successo in passato con altri governi. In particolare sa benissimo che come in precedenza altri referendum su questioni che coinvolgono diritti dei cittadini su questioni ambientali, come quello per la privatizzazione dell’acqua o quello contro il nucleare ad uso civile, ha fortissime probabilità di sconfitta, se questo raggiungerà il quorum. Con un colpo di mano, quindi, ha imposto la data del referendum ad aprile piuttosto che inserirlo nella data più logica delle elezioni amministrative.

Come in precedenti esperienze, il PCL, per la sua tradizione e linea politica, non ritiene il referendum uno strumento sufficientemente valido a contrastare le scelte reazionarie del governo e del capitalismo. Solo la mobilitazione di massa ed una vertenza generale che comprenda anche questo tema sono in grado di fermare queste scelte scellerate. In ogni caso, in passato abbiamo appoggiato referendum riformisti, come appunto quello espresso dal movimento per l’acqua pubblica o il nucleare, portando la nostra visione critica in appoggio alle lotte in difesa dei diritti dei più deboli e dei lavoratori. Per il referendum contro le trivellazioni petrolifere, il PCL adotterà lo stesso atteggiamento di appoggio critico contro il governo reazionario di Renzi e Confindustria, in difesa dei territori coinvolti e dell’ambiente.
Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione ambiente









31/01/16

PCL CERRETO D'ESI:SALVAGUARDIAMO I NOSTRI FIGLI


Nel consiglio comunale del 17 novembre 2015 presentammo un’interpellanza in cui chiedevamo dei chiarimenti in merito ai problemi di umidità che persistevano alla scuola dell’infanzia, nonostante la bonifica fatta nel 2014 che costò 200.000€. Abbiamo chiesto dei chiarimenti alla maggioranza perché avevamo riscontrato dei problemi a nostro parere molto seri, sia per la tutela della salute e della sicurezza dei bambini che del personale docente e non. Ritenevamo grave che bambini tra i 3 e i 6 anni dovessero servirsi di un bagno dove il rivestimento cadente era ed è trattenuto con del nastro adesivo, che nelle aule era e sono di nuovo presenti dei scrostamenti dovuti all’umidità, che nel tunnel di collegamento al refettorio ogni volta che piove l’acqua scorre al suo interno come se fosse un canale di scolo, non per ultimo i persistenti sgradevoli odori che la struttura emana al suo interno. La maggioranza ci rispose con una relazione dell’architetto comunale in cui si evinceva che non c’erano stati i tempi per far asciugare bene i muri del bagno poiché la passata amministrazione ha voluto procedere al ripristino dei rivestimenti in tempi rapidi, quindi i bagni non sono stati ben bonificati. Era però intenzione dell’ufficio tecnico intervenire nell’estate del 2015 per eliminare definitivamente i problemi di umidità dai bagni , ma le difficoltà economiche del comune non hanno permesso la messa in opera degli accorgimenti ipotizzati. Comunque nella relazione si dichiara anche che le fosse biologiche avevano vizi di costruzione e pertanto vi lasciamo immaginare di che natura fosse ed è l’umidità di risalita presente in tutta la struttura. Detto questo visto che le risposte date dalla maggioranza non erano state esaustive, il 22/12/2015 abbiamo deciso di fare un’altra segnalazione oltre a quella fatta nell’ottobre 2014 all’asur territoriale, per sollecitare l’intervento da parte del tecnico della prevenzione, il quale dopo il sopralluogo avvenuto dopo le feste natalizie, ha risposto il 28/01/2015 inviando copia al sindaco, alla dirigente scolastica e al sottoscritto rilevando quanto segue:”nella parete dell’aula 16,sezione A, sono presenti tracce di umidità ;nel bagno ala A, in alcuni punti sono staccate le mattonelle; nel bagno adibito al personale sono presenti scrostamenti sulle pareti e come dichiarato dalla responsabile, non viene attualmente utilizzato; nel muretto appendi zainetto,ala A, sono presenti scrostamenti sulla parete; nell’aula 17,sezione C,sono presenti scrostamenti sulle pareti; nell’aula E sono presenti tracce di umidità; nel tunnel di collegamento con il refettorio ,in alcuni punti della copertura sono presenti tracce di infiltrazioni di acqua piovana. Da quanto sopra, si reputa necessario effettuare i seguenti lavori: manutenzione ordinaria e straordinaria nei locali in cui sono presenti gli scrostamenti e l’umidità nelle pareti e nel tunnel di collegamento. Al fine di migliorare e garantire le condizioni igienico sanitarie dell’immobile e della sicurezza dei frequentatori, si reputa necessario eseguire i lavori sopra descritti entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente. Vista la destinazione d’uso dell’immobile e le numerose segnalazioni che pervengono a questo servizio, si auspica un intervento risolutore alle problematiche evidenziate”. Torniamo a noi, adesso stiamo a vedere come si muoverà quest’ amministrazione per risanare nuovamente la scuola dell’infanzia. Perché il sindaco e l’assessore competente visti tutti questi seri problemi, per di più in un ambiente destinato a dei bambini dai 3 ai 6 anni non sono intervenuti tempestivamente? Perché per i lavori mal eseguiti evinti anche dall’architetto comunale non si è fatta mai rivalsa sulla ditta costruttrice e sul direttore dei lavori? Perché si continuano a spendere dei soldi pubblici , senza che nessuno paghi per i lavori mal eseguiti? A questo punto è chiaro che i nostri figli sono stati e continuano a stare in una struttura mal sana, sia sotto l’aspetto igienico sanitario, sia sotto l’aspetto della sicurezza. Visti anche i precedenti lavori di manutenzione straordinaria che ha subito questa struttura, oltretutto approvanti con la delibera di giunta n° 68 del 03/10/2013, in cui si arguiva che tali lavori andavano eseguiti preventivamente, poiché l’evidente umidità di risalita poteva minare anche la stabilità della struttura di fondazione della scuola stessa ed a oggi abbiamo un’ulteriore relazione dell’architetto in merito a dei vizi di costruzione, oltre all’ennesimo verbale dell’asur in cui esorta il comune a bonificare nuovamente la scuola, ritengo sia imperativo presentare un altro esposto alla Procura della Repubblica. Concludo dicendo a questa maggioranza che noi ci fermiamo alle vostre rispostine che ogni volta ci date in consiglio comunale, noi pretendiamo chiarezza, trasparenza e giustizia verso la popolazione tutta, soprattutto quando ci sono temi delicati come quello sopra descritto che riguardano la salute e l’incolumità dei nostri bambini. Bisogna che prendiate coscienza che noi non siamo come le vecchie opposizioni che hanno taciuto per anni, la nostra azione politica non ha secondi fini, tutt’altro è volta a tutelare gli interessi di tutta la popolazione prima di tutto le classi più deboli, ed è per questo che per i prossimi anni saremo la vostra spina nel fianco.

PCL Nucleo Montano
sez Ancona

23/01/16

CERRETO D' ESI:TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE!!!



La corte dei conti sezione regionale di controllo per le Marche, ha mandato al nostro comune il rendiconto di esercizio inerente all’anno 2013. In linea di massima le sezioni regionali di controllo della corte dei conti esaminano i bilanci preventivi e i rendiconti consuntivi degli enti locali, in base agli obbiettivi annuali posti dal patto di stabilità, si esprimono sulla sostenibilità dell’indebitamento, l’assenza di irregolarità , la mancata copertura di spese, l’accertamento di squilibri economico-finanziari. Alla fine del suo operato comunica  agli enti locali il rendiconto  e le misure da adottare per sostenere in futuro l’ente. La stessa corte dei conti non ha evidenziato irregolarità contabili,tuttavia sono emersi profili critici. In sintesi cercheremo di evidenziare i punti salienti di questa relazione che comunque dovrà essere pubblicato sul sito ufficiale del nostro comune, quindi chi volesse potrà a breve visionare la versione integrale. In primis c’è da dire che le entrate straordinarie hanno uno scarso indice di riscossione per cui l’evasione fiscale nel nostro comune è molto alta. La corte dei conti segnala  all’amministrazione la presenza di alcuni profili critici che potenzialmente possono pregiudicare l’equilibrio economico-finanziario dell’Ente negli esercizi futuri. Infatti, una parte significativa delle spese correnti è stata finanziata attraverso le entrate correnti straordinarie ( violazioni codice della strada, oneri di urbanizzazione..).Queste entrate sono state riscosse con molta lentezza in parte per la crisi economica e in parte per negligenza dell’Ente. L’utilizzo delle entrate straordinarie comporta rischi di equilibrio a medio e lungo termine. Se il contributo straordinario venisse a mancare l’Ente avrebbe un grave squilibrio di competenza. Nel biennio 2013-2014 c’è stata una significativa crisi di liquidità di cassa, testimoniato dal fatto che si è ricorsi all’anticipazione di tesoreria e che al termine del periodo l’Ente non è riuscito a restituirlo. Inoltre, analizzando il livello di indebitamento lo stock del debito di 7.975.867,28 rappresentava il 195,81% del totale delle entrate correnti di 4.073.359,49 e si collocava ben al di sopra del 150% stabilito dalla legge. Quindi l’elevato livello di indebitamento riscontrato rappresenta un fattore di criticità per gli equilibri di bilancio in quanto riducono insieme all’anticipo di tesoreria gli spazi della spesa discrezionale. Si riscontrava per di più che nel 2012 e nel 2013 il comune aveva acceso altri nuovi mutui nonostante già la difficile situazione. Inoltre, in questo periodo di governo Alessandroni nel bilancio oltre la riscossione delle violazioni del codice della strada ha posto anche la voce della vendita di 22 cappelle cimiteriali rimaste invendute e anche la vendita di azioni nella società  partecipata  AnconAmbiente. Tutte queste cifre sono poi scomparse nel rendiconto del 2014. Questo modo di procedere non è in linea con le norme stabilite dal Tuel in materia di accertamento delle entrate. Ne deriva che gli accertamenti delle entrate di cui trattasi si sarebbero dovuti registrare sulla base di specifici contratti di compravendita, invece il Comune ha omesso di vincolare l’importo corrispondente al saldo positivo dell’operazione di cancellazione dei residui attivi e passivi della gestione vincolata. Quindi tutto questo risulta un disavanzo e l’amministrazione è dovuta a rispettare  delle specifiche misure. Questo disavanzo deve essere specificato  come tale nel primo esercizio di bilancio e vanno adottate tutte le manovre possibili per cercare di riportare l’equilibrio economico, e non come successo che è scomparso portando comunque delle ripercussioni sulla situazione di cassa. D’ora in poi la corte dei conti raccomanda che l’assunzione di nuovi mutui dovrebbe essere vagliata alla luce di una preventiva analisi di sostenibilità economica e finanziaria dell’indebitamento prescindendo dall’utilizzo di  risorse straordinarie. Quest’ultime pertanto devono essere finalizzate esclusivamente al finanziamento di spese aventi analoga natura. Inoltre evidenzia di assicurare  la puntuale rilevazione delle movimentazioni di cassa e di monitorare i flussi delle riscossioni e dei pagamenti per riportare l’equilibrio.
Allora detto questo quello che noi diciamo da tempo non è frutto di un’ideologia o di una volontà recondita di dover remare contro corrente a tutti i costi, ma è frutto di un attenta analisi che da tempo cerchiamo di porre al vaglio degli altri consiglieri comunali, avendo più volte riferito sulla difficile situazione di cassa e cercando in ben due occasioni di porre l’attenzione sulla necessità di una commissione d’indagine che evidenzi una volta per tutte se ci sono delle responsabilità, a cosa sono dovute e a chi sono imputabili. Non è che dobbiamo mettere per forza qualcun alla gogna, ma signori le carte ci cominciano a dar ragione, che nelle passate amministrazioni delle negligenze gravi ci sono state. Se ci sono un centinaio di mutui accesi perché nessuno si è fermato nonostante la difficile situazione e nonostante fosse difficile reperire liquidità? Come mai nessun funzionario ha posto un alt agli amministratori? Come mai anche se evinto nel documento, ad oggi non esiste nessun ente preposto per la riscossione dell’evasione e si continua a prendere l’anticipo di tesoreria per fronteggiare l’indebitamento? Detto questo è evidente a tutti che se mancano i soldi, e ad oggi c’è un buco di circa 300.000, delle responsabilità ci devono pur essere. Cittadini chi ha fatto il debito lo deve pagare, opponiamoci con forza a questo modo clientelare di fare politica, non possono sempre essere i soliti a pagare per coprire gli errori commessi dai passati amministratori. Dobbiamo fare i complimenti alla vecchia amministrazione Alessandroni per questa situazione disastrosa che ci ha lasciato e confidiamo che i suoi seguaci compreso il PD fautore e complice che lo ha sostenuto per un decennio, qualche domandina adesso comincino a porsela!!

PCL Nucleo Montano sez Ancona