31/01/16
PCL CERRETO D'ESI:SALVAGUARDIAMO I NOSTRI FIGLI
Nel consiglio comunale del 17 novembre 2015 presentammo un’interpellanza in cui chiedevamo dei chiarimenti in merito ai problemi di umidità che persistevano alla scuola dell’infanzia, nonostante la bonifica fatta nel 2014 che costò 200.000€. Abbiamo chiesto dei chiarimenti alla maggioranza perché avevamo riscontrato dei problemi a nostro parere molto seri, sia per la tutela della salute e della sicurezza dei bambini che del personale docente e non. Ritenevamo grave che bambini tra i 3 e i 6 anni dovessero servirsi di un bagno dove il rivestimento cadente era ed è trattenuto con del nastro adesivo, che nelle aule era e sono di nuovo presenti dei scrostamenti dovuti all’umidità, che nel tunnel di collegamento al refettorio ogni volta che piove l’acqua scorre al suo interno come se fosse un canale di scolo, non per ultimo i persistenti sgradevoli odori che la struttura emana al suo interno. La maggioranza ci rispose con una relazione dell’architetto comunale in cui si evinceva che non c’erano stati i tempi per far asciugare bene i muri del bagno poiché la passata amministrazione ha voluto procedere al ripristino dei rivestimenti in tempi rapidi, quindi i bagni non sono stati ben bonificati. Era però intenzione dell’ufficio tecnico intervenire nell’estate del 2015 per eliminare definitivamente i problemi di umidità dai bagni , ma le difficoltà economiche del comune non hanno permesso la messa in opera degli accorgimenti ipotizzati. Comunque nella relazione si dichiara anche che le fosse biologiche avevano vizi di costruzione e pertanto vi lasciamo immaginare di che natura fosse ed è l’umidità di risalita presente in tutta la struttura. Detto questo visto che le risposte date dalla maggioranza non erano state esaustive, il 22/12/2015 abbiamo deciso di fare un’altra segnalazione oltre a quella fatta nell’ottobre 2014 all’asur territoriale, per sollecitare l’intervento da parte del tecnico della prevenzione, il quale dopo il sopralluogo avvenuto dopo le feste natalizie, ha risposto il 28/01/2015 inviando copia al sindaco, alla dirigente scolastica e al sottoscritto rilevando quanto segue:”nella parete dell’aula 16,sezione A, sono presenti tracce di umidità ;nel bagno ala A, in alcuni punti sono staccate le mattonelle; nel bagno adibito al personale sono presenti scrostamenti sulle pareti e come dichiarato dalla responsabile, non viene attualmente utilizzato; nel muretto appendi zainetto,ala A, sono presenti scrostamenti sulla parete; nell’aula 17,sezione C,sono presenti scrostamenti sulle pareti; nell’aula E sono presenti tracce di umidità; nel tunnel di collegamento con il refettorio ,in alcuni punti della copertura sono presenti tracce di infiltrazioni di acqua piovana. Da quanto sopra, si reputa necessario effettuare i seguenti lavori: manutenzione ordinaria e straordinaria nei locali in cui sono presenti gli scrostamenti e l’umidità nelle pareti e nel tunnel di collegamento. Al fine di migliorare e garantire le condizioni igienico sanitarie dell’immobile e della sicurezza dei frequentatori, si reputa necessario eseguire i lavori sopra descritti entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente. Vista la destinazione d’uso dell’immobile e le numerose segnalazioni che pervengono a questo servizio, si auspica un intervento risolutore alle problematiche evidenziate”. Torniamo a noi, adesso stiamo a vedere come si muoverà quest’ amministrazione per risanare nuovamente la scuola dell’infanzia. Perché il sindaco e l’assessore competente visti tutti questi seri problemi, per di più in un ambiente destinato a dei bambini dai 3 ai 6 anni non sono intervenuti tempestivamente? Perché per i lavori mal eseguiti evinti anche dall’architetto comunale non si è fatta mai rivalsa sulla ditta costruttrice e sul direttore dei lavori? Perché si continuano a spendere dei soldi pubblici , senza che nessuno paghi per i lavori mal eseguiti? A questo punto è chiaro che i nostri figli sono stati e continuano a stare in una struttura mal sana, sia sotto l’aspetto igienico sanitario, sia sotto l’aspetto della sicurezza. Visti anche i precedenti lavori di manutenzione straordinaria che ha subito questa struttura, oltretutto approvanti con la delibera di giunta n° 68 del 03/10/2013, in cui si arguiva che tali lavori andavano eseguiti preventivamente, poiché l’evidente umidità di risalita poteva minare anche la stabilità della struttura di fondazione della scuola stessa ed a oggi abbiamo un’ulteriore relazione dell’architetto in merito a dei vizi di costruzione, oltre all’ennesimo verbale dell’asur in cui esorta il comune a bonificare nuovamente la scuola, ritengo sia imperativo presentare un altro esposto alla Procura della Repubblica. Concludo dicendo a questa maggioranza che noi ci fermiamo alle vostre rispostine che ogni volta ci date in consiglio comunale, noi pretendiamo chiarezza, trasparenza e giustizia verso la popolazione tutta, soprattutto quando ci sono temi delicati come quello sopra descritto che riguardano la salute e l’incolumità dei nostri bambini. Bisogna che prendiate coscienza che noi non siamo come le vecchie opposizioni che hanno taciuto per anni, la nostra azione politica non ha secondi fini, tutt’altro è volta a tutelare gli interessi di tutta la popolazione prima di tutto le classi più deboli, ed è per questo che per i prossimi anni saremo la vostra spina nel fianco.
PCL Nucleo Montano
sez Ancona
23/01/16
CERRETO D' ESI:TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE!!!
La corte dei conti sezione regionale di controllo per le Marche,
ha mandato al nostro comune il rendiconto di esercizio inerente all’anno 2013.
In linea di massima le sezioni regionali di controllo della corte dei conti
esaminano i bilanci preventivi e i rendiconti consuntivi degli enti locali, in
base agli obbiettivi annuali posti dal patto di stabilità, si esprimono sulla
sostenibilità dell’indebitamento, l’assenza di irregolarità , la mancata
copertura di spese, l’accertamento di squilibri economico-finanziari. Alla fine
del suo operato comunica agli enti
locali il rendiconto e le misure da
adottare per sostenere in futuro l’ente. La stessa corte dei conti non ha evidenziato
irregolarità contabili,tuttavia sono emersi profili critici. In sintesi cercheremo
di evidenziare i punti salienti di questa relazione che comunque dovrà essere
pubblicato sul sito ufficiale del nostro comune, quindi chi volesse potrà a
breve visionare la versione integrale. In primis c’è da dire che le entrate
straordinarie hanno uno scarso indice di riscossione per cui l’evasione fiscale
nel nostro comune è molto alta. La corte dei conti segnala all’amministrazione la presenza di alcuni
profili critici che potenzialmente possono pregiudicare l’equilibrio
economico-finanziario dell’Ente negli esercizi futuri. Infatti, una parte
significativa delle spese correnti è stata finanziata attraverso le entrate
correnti straordinarie ( violazioni codice della strada, oneri di
urbanizzazione..).Queste entrate sono state riscosse con molta lentezza in
parte per la crisi economica e in parte per negligenza dell’Ente. L’utilizzo
delle entrate straordinarie comporta rischi di equilibrio a medio e lungo
termine. Se il contributo straordinario venisse a mancare l’Ente avrebbe un
grave squilibrio di competenza. Nel biennio 2013-2014 c’è stata una
significativa crisi di liquidità di cassa, testimoniato dal fatto che si è
ricorsi all’anticipazione di tesoreria e che al termine del periodo l’Ente non
è riuscito a restituirlo. Inoltre, analizzando il livello di indebitamento lo
stock del debito di 7.975.867,28 rappresentava il 195,81% del totale delle
entrate correnti di 4.073.359,49 e si collocava ben al di sopra del 150%
stabilito dalla legge. Quindi l’elevato livello di indebitamento riscontrato
rappresenta un fattore di criticità per gli equilibri di bilancio in quanto
riducono insieme all’anticipo di tesoreria gli spazi della spesa discrezionale.
Si riscontrava per di più che nel 2012 e nel 2013 il comune aveva acceso altri
nuovi mutui nonostante già la difficile situazione. Inoltre, in questo periodo
di governo Alessandroni nel bilancio oltre la riscossione delle violazioni del
codice della strada ha posto anche la voce della vendita di 22 cappelle
cimiteriali rimaste invendute e anche la vendita di azioni nella società partecipata
AnconAmbiente. Tutte queste cifre sono poi scomparse nel rendiconto del
2014. Questo modo di procedere non è in linea con le norme stabilite dal Tuel
in materia di accertamento delle entrate. Ne deriva che gli accertamenti delle
entrate di cui trattasi si sarebbero dovuti registrare sulla base di specifici
contratti di compravendita, invece il Comune ha omesso di vincolare l’importo
corrispondente al saldo positivo dell’operazione di cancellazione dei residui
attivi e passivi della gestione vincolata. Quindi tutto questo risulta un
disavanzo e l’amministrazione è dovuta a rispettare delle specifiche misure. Questo disavanzo
deve essere specificato come tale nel
primo esercizio di bilancio e vanno adottate tutte le manovre possibili per
cercare di riportare l’equilibrio economico, e non come successo che è
scomparso portando comunque delle ripercussioni sulla situazione di cassa. D’ora
in poi la corte dei conti raccomanda che l’assunzione di nuovi mutui dovrebbe
essere vagliata alla luce di una preventiva analisi di sostenibilità economica
e finanziaria dell’indebitamento prescindendo dall’utilizzo di risorse straordinarie. Quest’ultime pertanto devono
essere finalizzate esclusivamente al finanziamento di spese aventi analoga
natura. Inoltre evidenzia di assicurare
la puntuale rilevazione delle movimentazioni di cassa e di monitorare i
flussi delle riscossioni e dei pagamenti per riportare l’equilibrio.
Allora detto questo quello che noi diciamo da tempo non è
frutto di un’ideologia o di una volontà recondita di dover remare contro
corrente a tutti i costi, ma è frutto di un attenta analisi che da tempo
cerchiamo di porre al vaglio degli altri consiglieri comunali, avendo più volte
riferito sulla difficile situazione di cassa e cercando in ben due occasioni di
porre l’attenzione sulla necessità di una commissione d’indagine che evidenzi
una volta per tutte se ci sono delle responsabilità, a cosa sono dovute e a chi
sono imputabili. Non è che dobbiamo mettere per forza qualcun alla gogna, ma
signori le carte ci cominciano a dar ragione, che nelle passate amministrazioni
delle negligenze gravi ci sono state. Se ci sono un centinaio di mutui accesi
perché nessuno si è fermato nonostante la difficile situazione e nonostante
fosse difficile reperire liquidità? Come mai nessun funzionario ha posto un alt
agli amministratori? Come mai anche se evinto nel documento, ad oggi non esiste
nessun ente preposto per la riscossione dell’evasione e si continua a prendere
l’anticipo di tesoreria per fronteggiare l’indebitamento? Detto questo è
evidente a tutti che se mancano i soldi, e ad oggi c’è un buco di circa
300.000, delle responsabilità ci devono pur essere. Cittadini chi ha fatto il
debito lo deve pagare, opponiamoci con forza a questo modo clientelare di fare
politica, non possono sempre essere i soliti a pagare per coprire gli errori
commessi dai passati amministratori. Dobbiamo fare i complimenti alla vecchia
amministrazione Alessandroni per questa situazione disastrosa che ci ha
lasciato e confidiamo che i suoi seguaci compreso il PD fautore e complice che
lo ha sostenuto per un decennio, qualche domandina adesso comincino a porsela!!
PCL Nucleo Montano sez Ancona
28/12/15
Per una soluzione anticapitalista della crisi bancaria
Il salvataggio di quattro banche
(Popolare Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti) per mano di
un decreto del governo ha riproposto clamorosamente la questione
bancaria in Italia.
130.000 risparmiatori lamentano l'esproprio delle proprie ricchezze. L'ABI lamenta gli oneri pagati dalle grandi banche per salvare le piccole, protestando presso Bankitalia. Bankitalia lamenta la preclusione opposta dalla UE al salvataggio delle banche con fondo pubblico. La UE dichiara che la scelta è stata delle “autorità italiane”. Le “autorità italiane”, ossia il governo Renzi, rivendicano la riduzione del danno e il salvataggio dei correntisti, lamentando tuttavia le “rigidità della UE”.
Questa giostra dello scaricabarile lascia sul terreno un solo dato certo: la realtà criminale del capitalismo e la complicità di tutti i suoi gestori.
LA REALTÀ CRIMINALE DEL CAPITALE
È accaduto qualcosa di molto semplice. La crisi capitalista ha pesato sulle banche italiane, creando una massa di 130 miliardi di crediti “deteriorati”, cioè di soldi che non torneranno indietro. Le banche hanno cercato di liberarsi di questa zavorra in mille modi: licenziando i propri dipendenti, chiudendo sportelli e filiali, appesantendo commissioni e mutui, ma anche piazzando titoli e obbligazioni spazzatura presso la propria clientela (propri dipendenti inclusi), col metodo ordinario della truffa. Bankitalia e Consob, le cosiddette strutture della “vigilanza”, hanno coperto l'operazione truffaldina. Ma l'operazione è spesso fallita, in particolare nel caso di diverse banche locali. È il caso delle quattro banche in questione (tosco-emiliane, marchigiane, abruzzesi), ma anche di importantissime banche venete. A questo punto subentra il “salvataggio” delle banche fallite, sotto l'egida del governo, attraverso due leve tra loro combinate. Da un lato interviene il soccorso delle banche maggiori che iniettano 3,6 miliardi nella ricapitalizzazione delle banche fallite, dopo aver ottenuto una adeguata compensazione fiscale dal governo (riduzione dei contributi dovuti, a tutto danno dell'erario pubblico). Dall'altro lato si azzerano due miliardi e mezzo dei piccoli azionisti e creditori delle banche, prima truffati dai banchieri e poi chiamati a risanare il loro crack coi propri fondi. Il risultato è la “salvezza delle banche”, con vanto e gloria del governo Renzi. In realtà si è coperta la loro rapina, usando il portafoglio delle sue vittime.
LA SVOLTA EUROPEA NEI SALVATAGGI BANCARI
Il caso delle quattro banche minaccia di andare ben al di là di un episodio di cronaca. Anticipa e fotografa con cruda efficacia la nuova normativa sui fallimenti bancari concordata tra i governi capitalisti in sede UE, e che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016. I salvataggi delle banche fallite con soldi pubblici non saranno più consentiti. Le banche fallite saranno “salvate” dalle ricchezze dei propri azionisti e correntisti (dai depositi superiori ai 100.000 euro). È una delle forme di tutela del Fiscal Compact. Questo rappresenta una minaccia per centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori, soprattutto a fronte delle fragilità del capitale bancario in Italia. Negli anni della grande crisi, i principali governi capitalistici europei hanno salvato le proprie banche con una pioggia gigantesca di risorse pubbliche (altro che liberismo!), a carico dei contribuenti (principalmente i lavoratori) e delle prestazioni sociali. Il capitalismo italiano, già gravato da un abnorme debito pubblico, non ha potuto fare altrettanto. Oggi il carico di una crisi bancaria irrisolta si manifesta in tutta la propria ampiezza proprio nel momento in cui si chiude giuridicamente lo spazio del soccorso pubblico. Da qui la minaccia incombente su significativi settori di piccola borghesia e di popolo risparmiatore.
I CIARLATANI BORGHESI NON SANNO CHE PESCI PRENDERE
Ma qual è la possibile soluzione alternativa?
I partiti di governo del capitalismo non sanno che pesci prendere. Ed è spassoso constatare che i più severi fustigatori degli “eccessi e sprechi della spesa pubblica” (quando si tratta di pensioni, sanità, scuola, contratti pubblici) si riscoprono improvvisamente nostalgici delle statalismo quando si tratta del soccorso pubblico alle banche. «La Merkel ha speso 247 miliardi a sostegno delle proprie banche, i precedenti governi italiani hanno preferito non intervenire, e ora la situazione è questa» ha testualmente dichiarato il capo del governo al Corriere della Sera (6 dicembre). «La Germania ha soccorso le proprie banche con risorse pubbliche, perché non dovrebbe essere possibile un intervento analogo per salvare Banco Veneto e la Banca Popolare di Vicenza?» dichiara Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, sulle compiacenti pagine di Libero (8 dicembre). I partiti borghesi di governo e di opposizione sognano la possibilità di scaricare sul portafoglio dei lavoratori il salvataggio congiunto dei banchieri e dei piccoli risparmiatori loro elettori. Ma non potendo salvare entrambi salvano i banchieri e il loro sistema, sempre a carico dei lavoratori (esenzioni fiscali per le banche soccorritrici), con qualche salvagente “umanitario” (bucato) per una piccola minoranza di risparmiatori truffati.
Il M5S che strilla contro il governo non va oltre la rivendicazione della liberazione delle banche “dai politici” e la richiesta di una “vera vigilanza di Bankitalia”: riproponendo l'eterna illusione piccolo-borghese in un possibile capitalismo etico e sano; in realtà cercando di organizzare la piccola borghesia contro il PD per farne sgabello del proprio progetto reazionario e plebiscitario contro il lavoro.
Quanto alle sinistre riformiste, interamente impegnate nella tela di Penelope della propria unificazione alla vigilia delle elezioni amministrative, è troppo attendersi una qualsivoglia proposta alternativa al ricettario delle “soluzioni” borghesi. La bussola strategica di un nuovo centrosinistra la esclude pregiudizialmente dal loro orizzonte.
LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE: UNICA SOLUZIONE A VANTAGGIO DEI LAVORATORI E DEL PICCOLO RISPARMIO
La verità è che l'unica soluzione alternativa seria della crisi bancaria italiana passa più che mai attraverso drastiche misure anticapitaliste. Ogni salvataggio delle banche nell'attuale economia di mercato comporta il sacrificio, comunque distribuito, di lavoratori e piccoli risparmiatori. Cioè delle vittime della rapina bancaria. Solo la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori; solo la concentrazione delle banche in una unica banca pubblica, possono spezzare alla radice la dittatura del capitale finanziario, a tutela dei lavoratori e dello stesso piccolo risparmio.
Il PCL è l'unico partito della sinistra che dagli anni della grande crisi ha fatto della rivendicazione della nazionalizzazione delle banche un asse centrale della propria proposta. Perché è l'unico partito a battersi per un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Lo svolgimento della crisi bancaria in Italia ripropone in tutta la sua attualità questa rivendicazione fondamentale.
130.000 risparmiatori lamentano l'esproprio delle proprie ricchezze. L'ABI lamenta gli oneri pagati dalle grandi banche per salvare le piccole, protestando presso Bankitalia. Bankitalia lamenta la preclusione opposta dalla UE al salvataggio delle banche con fondo pubblico. La UE dichiara che la scelta è stata delle “autorità italiane”. Le “autorità italiane”, ossia il governo Renzi, rivendicano la riduzione del danno e il salvataggio dei correntisti, lamentando tuttavia le “rigidità della UE”.
Questa giostra dello scaricabarile lascia sul terreno un solo dato certo: la realtà criminale del capitalismo e la complicità di tutti i suoi gestori.
LA REALTÀ CRIMINALE DEL CAPITALE
È accaduto qualcosa di molto semplice. La crisi capitalista ha pesato sulle banche italiane, creando una massa di 130 miliardi di crediti “deteriorati”, cioè di soldi che non torneranno indietro. Le banche hanno cercato di liberarsi di questa zavorra in mille modi: licenziando i propri dipendenti, chiudendo sportelli e filiali, appesantendo commissioni e mutui, ma anche piazzando titoli e obbligazioni spazzatura presso la propria clientela (propri dipendenti inclusi), col metodo ordinario della truffa. Bankitalia e Consob, le cosiddette strutture della “vigilanza”, hanno coperto l'operazione truffaldina. Ma l'operazione è spesso fallita, in particolare nel caso di diverse banche locali. È il caso delle quattro banche in questione (tosco-emiliane, marchigiane, abruzzesi), ma anche di importantissime banche venete. A questo punto subentra il “salvataggio” delle banche fallite, sotto l'egida del governo, attraverso due leve tra loro combinate. Da un lato interviene il soccorso delle banche maggiori che iniettano 3,6 miliardi nella ricapitalizzazione delle banche fallite, dopo aver ottenuto una adeguata compensazione fiscale dal governo (riduzione dei contributi dovuti, a tutto danno dell'erario pubblico). Dall'altro lato si azzerano due miliardi e mezzo dei piccoli azionisti e creditori delle banche, prima truffati dai banchieri e poi chiamati a risanare il loro crack coi propri fondi. Il risultato è la “salvezza delle banche”, con vanto e gloria del governo Renzi. In realtà si è coperta la loro rapina, usando il portafoglio delle sue vittime.
LA SVOLTA EUROPEA NEI SALVATAGGI BANCARI
Il caso delle quattro banche minaccia di andare ben al di là di un episodio di cronaca. Anticipa e fotografa con cruda efficacia la nuova normativa sui fallimenti bancari concordata tra i governi capitalisti in sede UE, e che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016. I salvataggi delle banche fallite con soldi pubblici non saranno più consentiti. Le banche fallite saranno “salvate” dalle ricchezze dei propri azionisti e correntisti (dai depositi superiori ai 100.000 euro). È una delle forme di tutela del Fiscal Compact. Questo rappresenta una minaccia per centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori, soprattutto a fronte delle fragilità del capitale bancario in Italia. Negli anni della grande crisi, i principali governi capitalistici europei hanno salvato le proprie banche con una pioggia gigantesca di risorse pubbliche (altro che liberismo!), a carico dei contribuenti (principalmente i lavoratori) e delle prestazioni sociali. Il capitalismo italiano, già gravato da un abnorme debito pubblico, non ha potuto fare altrettanto. Oggi il carico di una crisi bancaria irrisolta si manifesta in tutta la propria ampiezza proprio nel momento in cui si chiude giuridicamente lo spazio del soccorso pubblico. Da qui la minaccia incombente su significativi settori di piccola borghesia e di popolo risparmiatore.
I CIARLATANI BORGHESI NON SANNO CHE PESCI PRENDERE
Ma qual è la possibile soluzione alternativa?
I partiti di governo del capitalismo non sanno che pesci prendere. Ed è spassoso constatare che i più severi fustigatori degli “eccessi e sprechi della spesa pubblica” (quando si tratta di pensioni, sanità, scuola, contratti pubblici) si riscoprono improvvisamente nostalgici delle statalismo quando si tratta del soccorso pubblico alle banche. «La Merkel ha speso 247 miliardi a sostegno delle proprie banche, i precedenti governi italiani hanno preferito non intervenire, e ora la situazione è questa» ha testualmente dichiarato il capo del governo al Corriere della Sera (6 dicembre). «La Germania ha soccorso le proprie banche con risorse pubbliche, perché non dovrebbe essere possibile un intervento analogo per salvare Banco Veneto e la Banca Popolare di Vicenza?» dichiara Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, sulle compiacenti pagine di Libero (8 dicembre). I partiti borghesi di governo e di opposizione sognano la possibilità di scaricare sul portafoglio dei lavoratori il salvataggio congiunto dei banchieri e dei piccoli risparmiatori loro elettori. Ma non potendo salvare entrambi salvano i banchieri e il loro sistema, sempre a carico dei lavoratori (esenzioni fiscali per le banche soccorritrici), con qualche salvagente “umanitario” (bucato) per una piccola minoranza di risparmiatori truffati.
Il M5S che strilla contro il governo non va oltre la rivendicazione della liberazione delle banche “dai politici” e la richiesta di una “vera vigilanza di Bankitalia”: riproponendo l'eterna illusione piccolo-borghese in un possibile capitalismo etico e sano; in realtà cercando di organizzare la piccola borghesia contro il PD per farne sgabello del proprio progetto reazionario e plebiscitario contro il lavoro.
Quanto alle sinistre riformiste, interamente impegnate nella tela di Penelope della propria unificazione alla vigilia delle elezioni amministrative, è troppo attendersi una qualsivoglia proposta alternativa al ricettario delle “soluzioni” borghesi. La bussola strategica di un nuovo centrosinistra la esclude pregiudizialmente dal loro orizzonte.
LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE: UNICA SOLUZIONE A VANTAGGIO DEI LAVORATORI E DEL PICCOLO RISPARMIO
La verità è che l'unica soluzione alternativa seria della crisi bancaria italiana passa più che mai attraverso drastiche misure anticapitaliste. Ogni salvataggio delle banche nell'attuale economia di mercato comporta il sacrificio, comunque distribuito, di lavoratori e piccoli risparmiatori. Cioè delle vittime della rapina bancaria. Solo la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori; solo la concentrazione delle banche in una unica banca pubblica, possono spezzare alla radice la dittatura del capitale finanziario, a tutela dei lavoratori e dello stesso piccolo risparmio.
Il PCL è l'unico partito della sinistra che dagli anni della grande crisi ha fatto della rivendicazione della nazionalizzazione delle banche un asse centrale della propria proposta. Perché è l'unico partito a battersi per un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Lo svolgimento della crisi bancaria in Italia ripropone in tutta la sua attualità questa rivendicazione fondamentale.
Partito Comunista dei Lavoratori
11/12/15
TESTO DEL VOLANTINO DEL PCL PER IL CORTEO DI FABRIANO CONTRO LA CHIUSURA DEL REPARTO NASCITE DELL'OSPEDALE DI FABRIANO
PER UNA SANITA’ PUBBLICA AL SERVIZIO DEI CITTADINI E DEI LAVORATOTRI!CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI E I TAGLI….CONTRO IL GOVERNO LOCALE E NAZIONALE!
L’imminente cancellazione del “punto nascite” dell’ospedale E. Profili di Fabriano costituisce la dimensione del degrado immorale in cui è precipitata la Giunta “renziana”, presieduta dal sindaco Sagramola ed il grado di disprezzo nel quale versa la “classe politica fabrianese” nei riguardi del diritto fondamentale di tutte le donne alla maternità. Sullo sfondo di questa scelta vi è una volontà precisa e mirata volta a smantellare tutto il comparto pubblico(sanità,scuola,servizi sociali) a favore del grande processo di privatizzazione messo in atto dal governo italiano con il benestare dei potentati locali e nazionali, a discapito dei lavoratori, studenti, precari e disoccupati.Il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia il rapporto “triangolare” formato dal governo Renzi, il governatore della regione Marche, sig. Ceriscioli e il sindaco di Fabriano, sig. Sagramola, capaci solamente di eliminare i diritti fondamentali dei cittadini italiani, marchigiani e fabrianesi. Chi ora grida allo scandalo ed invita all’opposizione contro questa scelta,per la maggior parte dei casi grida contro il proprio riferimento politico, grida contro il proprio governo regionale grida contro la propria scuola e cultura. A questa “delirante” linea politica piena di contraddizioni, incapace di dare delle risposte alle reali esigenze dei cittadini e del popolo,va data una risposta dura costruita su un progetto di classe che si contrapponga nettamente alle politiche capitalistiche espresse dal Partito Democratico vero braccio armato dei padroni. Alla piazza di oggi va data una risposta a SINISTRA DI OPPOSIZIONE che non deve confondersi con finti movimenti oppositori legati anche all’area della destra fascista e nazionalista, e che deve assolutamente smarcarsi dalla linea neo populista del M5S che non mette per nulla in discussione il capitale come problema centrale per il futuro della nostra società ed anzi contribuisce egli stesso,con atti politici chiari ed inequivocabili,a rincarare la dose(questione sindacale, immigrazione, statuto dei lavoratori ecc.ecc.).Questa è la nostra proposta politica che ci contraddistingue oggi sulla piazza al fianco dell’indignazione e della preoccupazione popolare per la chiusura di un importante comparto dell’ospedale Profili. E’ la proposta politica che proponiamo da sempre e su cui vogliamo sensibilizzare tutte le sinistre politiche,sindacali,di movimento che vogliono opporsi a questo ennesimo omicidio che colpisce i diritti elementari del cittadino. La costruzione di un fronte unico di lotta che vada al di sopra delle appartenenze partitiche o di schieramento che porti la cacciata dell’attuale classe politica dirigenziale che sta rovinando e penalizzando il futuro di chi abita nel nostro territorio. Un fronte unico che tuteli la sanità e l’istruzione pubblica,che si contrapponga ai continui processi di precarizzazione del mondo del lavoro al fianco degli immigrati che fuggono dalle guerre imperialiste causate dagli interessi economici da oriente ad occidente. Queste, le basi per la costruzione del governo dei lavoratori su scala nazionale ed internazionale.
PCL Nucleo Montano
sez Ancona
L’imminente cancellazione del “punto nascite” dell’ospedale E. Profili di Fabriano costituisce la dimensione del degrado immorale in cui è precipitata la Giunta “renziana”, presieduta dal sindaco Sagramola ed il grado di disprezzo nel quale versa la “classe politica fabrianese” nei riguardi del diritto fondamentale di tutte le donne alla maternità. Sullo sfondo di questa scelta vi è una volontà precisa e mirata volta a smantellare tutto il comparto pubblico(sanità,scuola,servizi sociali) a favore del grande processo di privatizzazione messo in atto dal governo italiano con il benestare dei potentati locali e nazionali, a discapito dei lavoratori, studenti, precari e disoccupati.Il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia il rapporto “triangolare” formato dal governo Renzi, il governatore della regione Marche, sig. Ceriscioli e il sindaco di Fabriano, sig. Sagramola, capaci solamente di eliminare i diritti fondamentali dei cittadini italiani, marchigiani e fabrianesi. Chi ora grida allo scandalo ed invita all’opposizione contro questa scelta,per la maggior parte dei casi grida contro il proprio riferimento politico, grida contro il proprio governo regionale grida contro la propria scuola e cultura. A questa “delirante” linea politica piena di contraddizioni, incapace di dare delle risposte alle reali esigenze dei cittadini e del popolo,va data una risposta dura costruita su un progetto di classe che si contrapponga nettamente alle politiche capitalistiche espresse dal Partito Democratico vero braccio armato dei padroni. Alla piazza di oggi va data una risposta a SINISTRA DI OPPOSIZIONE che non deve confondersi con finti movimenti oppositori legati anche all’area della destra fascista e nazionalista, e che deve assolutamente smarcarsi dalla linea neo populista del M5S che non mette per nulla in discussione il capitale come problema centrale per il futuro della nostra società ed anzi contribuisce egli stesso,con atti politici chiari ed inequivocabili,a rincarare la dose(questione sindacale, immigrazione, statuto dei lavoratori ecc.ecc.).Questa è la nostra proposta politica che ci contraddistingue oggi sulla piazza al fianco dell’indignazione e della preoccupazione popolare per la chiusura di un importante comparto dell’ospedale Profili. E’ la proposta politica che proponiamo da sempre e su cui vogliamo sensibilizzare tutte le sinistre politiche,sindacali,di movimento che vogliono opporsi a questo ennesimo omicidio che colpisce i diritti elementari del cittadino. La costruzione di un fronte unico di lotta che vada al di sopra delle appartenenze partitiche o di schieramento che porti la cacciata dell’attuale classe politica dirigenziale che sta rovinando e penalizzando il futuro di chi abita nel nostro territorio. Un fronte unico che tuteli la sanità e l’istruzione pubblica,che si contrapponga ai continui processi di precarizzazione del mondo del lavoro al fianco degli immigrati che fuggono dalle guerre imperialiste causate dagli interessi economici da oriente ad occidente. Queste, le basi per la costruzione del governo dei lavoratori su scala nazionale ed internazionale.
PCL Nucleo Montano
sez Ancona
06/12/15
L’ELIMINAZIONE DEL ”PUNTO NASCITE” ALL’OSPEDALE E.PROFILI, RAPPRESENTA IL PIU’ VERGOGNOSO ATTACCO AL DIRITTO ALLA MATERNITA’ DELLE DONNE DEL TERRITORIO FABRIANESE.
L’imminente
cancellazione del “punto nascite” dell’ospedale E. Profili di Fabriano costituisce
la dimensione del degrado immorale in cui è precipitata la Giunta “renziana”,
presieduta dal sindaco Sagramola ed il grado di disprezzo nel quale versa la
“classe politica fabrianese” nei riguardi del diritto fondamentale di tutte le
donne alla maternità.
Il
P.C.L. Sez. di Ancona , nell’apprendere tale farneticante notizia, denuncia il
rapporto “triangolare” formato dal governo Renzi, il governatore della regione
Marche, sig. Ceriscioli e il sindaco di Fabriano, sig. Sagramola, capaci
solamente di eliminare i diritti fondamentali dei cittadini italiani,
marchigiani e fabrianesi.
Davanti
ad uno scempio così immorale, prosegue la nota del P.C.L. Sez. di Ancona, è
necessaria una mobilitazione generale di tutta la società civile fabrianese che
provochi la crisi della giunta renziana
del sig. Sagramola, sindaco di Fabriano.
PCL sez Ancona
05/12/15
COMUNICATO PCL: PD DI CERRETO d' ESI CI SEI O CI FAI???
Come è ormai noto a tutti, la possibilità dell'imminente chiusura del
reparto nascite dell'ospedale di Fabriano non è altro che la cartina tornasole
della vera natura politica del governo regionale e nazionale sempre più legato
alle istanze della borghesia ,dei capitalisti e dei loro potentati,tutto a
discapito della classe lavoratrice dei precari e dei disoccupati. La volontà di
smembrare la sanità pubblica a favore di quella privata è ormai un atto
politico inequivocabile del partito di Renzi che, in oltre, al posto di salvare
i posti di lavoro e proteggere le fabbriche dai processi di delocalizzazione, regala
soldi, decreti legge,finanziare a favore delle banche e di Confindustria e a
tutti quegli apparati burocratici servi del padronato e schiavi del profitto.
La giusta indignazione e la mobilitazione popolare che si sta creando intorno a
questa vicenda rischia però di essere ridicolizzata e denigrata per colpa di
certi personaggi politici strettamente legati agli artefici di questo ennesimo
possibile disastro che trova l’apice del suo controsenso nella foto dei
sindaci, riuniti ad un tavolo, che per la maggioranza sono espressione
unilaterale delle scelte del governo regionale di centro-sinistra primo attore
ed artefice della desertificazione lavorativa e sociale che sta devastando il
nostro territorio colpevole della probabile chiusura del reparto nascite
dell’ospedale fabrianese. Chi ora grida allo scandalo ed invita all’opposizione
contro questa scelta,per la maggior parte dei casi grida contro il proprio
riferimento politico, grida contro il proprio governo regionale grida contro la
propria scuola e cultura. Da un lato con molta ironia, dall’altro con una certa
preoccupazione la domanda nasce
spontanea: ci siete o ci fate??? Ci rivolgiamo sopratutto a quel “genio” che ha
scritto il comunicato della sez locale dei democratici di Cerreto d’Esi che
ancora una volta accusa una certa sottocultura politica, poca onestà, che fa
emergere la totale subordinazione a quei
poteri da lui sostenuti ai quali ora sembrerebbe voler fare la guerra.
Ricordiamo a questo signore che la volontà di tagliare una parte dell’ospedale
Profili è stata presa dalla passata giunta regionale guidata dal ex governatore
Spacca per anni esponente numero uno
della classe dirigente del Pd eletto con
il consenso anche dei simpatizzanti presenti nel nostro comune. Normalmente
in una situazione sana, chi non dovesse
più riconoscersi in scelte cosi profonde e strategiche, dovrebbe, come minimo,
fare autocritica e “abbandonare” quel contenitore politico non più
condivisibile. Sappiamo però che a certi livelli pensare in tal senso non è
conveniente e produttivo!!! Preso atto di tale visione ,nel comunicato piddino,
vi è una critica alla latitanza del Sindaco Porcarelli, alla maggioranza e anche
ai gruppi consiliari della minoranze per non aver partecipato al tavolo promosso
dai sindaci compromessi con l’azione del governo regionale. Come PCL ci limitiamo
a dire e a spiegare, a chi fa finta di non capire, che per la nostra
organizzazione politica la linea guida da seguire è una sola: in presenza di un
possibile conflitto sociale contro la borghesia,la condizione prioritaria è la
costruzione di un fronte unico di lotta con tutti quei soggetti che ripudiano e
si contrappongono alle politiche capitalistiche dei governi borghesi di
centro-destra e centro-sinistra, pur rispettando le diverse impostazioni
politiche e partitiche ma che comunque si confrontano nel campo dell’anti
imperialismo che per quanto ci riguarda mai potrà mischiarsi e confondersi con
riformisti e social democratici. La nostra priorità è la costruzione di un
possibile confronto che porti alla costruzione del governo dei lavoratori su
scala nazionale ed internazionale. Ciò non significa che non saremo presenti in
piazza per contrapporci alla chiusura del reparto nascite dell’ospedale di
Fabriano,ma lo faremo con la nostra proposta politica che mai ci porterà a
confonderci con i finti amici del popolo che da troppo tempo predicano male e
razzolano ancora peggio e si sono venduti per quattro denari. Chi definisce il
problema “trasversale a tutte le forze politiche presenti sul territorio come
possibile atto di soluzione al problema”,noi rispondiamo che solo la
contrapposizione al potere per mano dei lavoratori,degli studenti,delle fasce
più deboli del nostro tessuto sociale può in maniera unitaria e compatta
estirpare il problema alla radice e cioè: la caduta degli interessi
politici finanziari legati ai poteri
privati che sono il cancro del nostro territorio per eccellenza. Il PCL lavora
e si impegnerà per costruire e far crescere questa impostazione e visione
politica,la sola necessaria per una vita dignitosa ,per la tutela dei diritti,
e per l’abbattimento del sistema capitalistico.
PCL sez Ancona
Nucleo Cerreto d’Esi
02/12/15
L GOVERNO RENZI CONTINUA A SALVARE LE BANCHE E NON I POSTI DI LAVORO DELLE INDUSTRIE ITALIANE!
Lo scandaloso decreto, necessario per "salvare" quattro banche in
crisi, è stato approvato dal governo Renzidopo solo quindici minuti di
convocazione del Consiglio dei ministri, il quale ha dato subito il via
libera a quest'ennesimo regalo politico del governo, in favore di
quattro banche, molto vicine alla lobby renziana.
Il PCL sez.
di Ancona, oltre a rinnovare il proprio sdegno contro queste operazioni
del governo Renziin favore, come sempre, dell'alta finanza e del mondo
bancario, denuncia nuovamente la natura antidemocratica e "finanziaria"
dell'esecutivo Renzi, sempre pronto a sostenere i potentati economici ed
a penalizzare i ceti sociali meno abbienti del nostro paese.
La
vicenda, davvero singolare nel contesto politico europeo, che ha
registrato solo in Italia l'aiuto economico in favore di quattro
istituti di credito in crisi, quali la Banca Etruria, la CariFerrara, la
CariChieti e la Banca Marche.
Inoltre, prosegue la notta del PCL sez. di
Ancona, non si può che denunciare il grande conflitto d'interessi
esistente per l'intervento economico in favore della Banca Etruria, di
cui, si noti la "fortuita coincidenza", il padre della ministra Boschi è
il vice Presidente!
Il costo di tale operazione per il
"salvataggio" delle quattro banche già menzionate è di 3,6 miliardi di
euro e, quasi sicuramente, sarà riversato contro i cittadini ed i
lavoratori italiani, già provati dalla grave crisi economica.
|Il
PCL sez. di Ancona, dopo questo iniziale regalo politico-economico di
Stato si aspetta, da qui a breve, un nuovo intervento finanziario, forse
in sostegno della Banca Mediolanum, di berlusconiana memoria, di cui
uno dei principali esponenti è il signor Doris Ennio, da sempre
"ammiratore interessato" del primo ministro, nominato e non eletto
democraticamente, On. Matteo Renzi.
Alla faccia della democrazia e del rispetto dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana!
Partito Comunista dei Lavoratori
sez. Ancona
22/11/15
VERTENZA BEST: ENNESIMA SCONFITTA DEI LAVORATORI PER MANO DELLE BUROCRAZIE SINDACALI
Il Partito Comunista dei Lavoratori sez Ancona esprime ancora una volta la
solidarietà a 25 lavoratori del comparto Best che da qui a breve rimarranno
senza il posto di lavoro grazie all’ormai vergognosa concertazione che si è
creata a livello locale e nazionale tra le organizzazioni sindacali confederali
e i padroni ai quali viene costantemente spianata la strada su un tappeto
rosso-sangue versato sempre dalla classe
lavoratrice. L’orrendo accordo sottoscritto dalle parti e sottoposto a
referendum ai lavoratori,costretti a quel punto a dover accettare la soluzione
con il male minore se cosi’ la possiamo definire, ci da’ il senso e la certezza
che ormai le organizzazioni sindacali confederali sono state “assunte” come
braccio armato del padrone e dei poteri da scaraventare sulla classe
lavoratrice repressa e continuamente sottoposta a macelleria nei diritti e
nella libertà collettiva ed individuale. L’aspetto più devastante e pericoloso
lo si ritrova nell’accordo sottoscritto tra le parti dove emerge chiaramente un
aspetto a dir poco ripugnante ed inqualificabile:le burocrazie sindacali di
FIM-FIOM-UILM accettano il fatto che si possano usare ingenti somme di
denaro,si’ per licenziare,no per essere rinvestite per la tutela delle figure
professionali e dei posti di lavoro nel territorio e nella fabbrica stessa. Pur
di mantenere e di far rispettare la concertazione, che di
riflesso garantisce la pace sociale con la borghesia e il potere
imprenditoriale, i funzionari sono disposti anche a prendere schiaffi che
sicuramente recano più danno ai lavoratori e non ai sindacalisti radical shic
veri responsabili del basso livello di scontro. Come PCL registriamo
purtroppo una netta sconfitta,consapevole e voluta, che sicuramente per causa
ed effetto si ripercuoterà in maniera drammatica nella storia futura di questa
fabbrica che porterà al solito scenario:la probabile chiusura del sito produttivo già sottoposto a duri
processi di delocalizzazione volontà inequivocabile della multinazionale
americana. Il PCL sez Ancona reputa necessario e prioritario ricreare le basi
per una dura e lunga opposizione che cresca sulle ali del conflitto all’interno della fabbrica. A quei pochi lavoratori che per
dignità e convinzione non si sono venduti e non hanno ceduto alla vile
repressione sindacale-padronale, daremo tutto il nostro appoggio per far si che
lo stato di questa vertenza venga ribaltato e rimesso in discussione nell’idea
e nel concetto di base che si traduce in poche ma significative parole:
strappare gli accordi a ribasso e cacciare i burocrati servi dei padroni, blocco
immediato di tutti i licenziamenti, occupazione della fabbrica e blocco delle
merci. O si lavora in questi termini o sicuramente, anche quei lavoratori che
al momento si sentono tranquilli e protetti da quel’infame accordo, si
ritroveranno nel breve senza copertura salariale, senza diritti, semplicemente
senza un posto di lavoro.
PCL sez Ancona
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