25/10/14

OGGETTO: LA CROCIATA DEL GOVERNO RENZI CONTRO L'ART.18 RAPPRESENTA IL PRIMO ATTO DI UNA OFFENSIVA GENERALE CONTRO TUTTI I FONDAMENTALI DIRITTI DEI LAVORATORI ITALIANI.

La rinnovata volontà del governo Renzi, contenuta nel cosiddetto d.l. sul lavoro, indirizzata alla cancellazione di un vero e proprio diritto di civiltà costituito dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori, apre un'offensiva anti-democratica e incostituzionale contro tutte le lavoratrici e i lavoratori italiani.
Il PCL sez. di Ancona denuncia l'inerzia e la complicità della maggioranza delle forze politiche e presunte sindacali nazionali, che simulano di non rendersi conto della portata epocale di tale progetto di riforma, che, se realizzato, porterà tutti i lavoratori italiani indietro di almeno 50 anni, ed alimenterà un sistema di precarizzazione che non produrrò nemmeno un posto di lavoro in più!
Non si capisce, continua la nota del PCL di Ancona, come mai perché, oltre al tentativo subdolo del governo Renzi, volto a scatenare una vera guerra tra poveri, non ci si attenga alle normative in materia esistenti in tutti gli altri stati europei, socialmente avanzati, in cui è previsto il reintegro di tutti i lavoratori ingiustamente licenziati, la cosiddetta legge sulla reintegra.
E' necessario, secondo il PCL sez. di Ancona, adottare una immediata strategia di lotta e mobilitazione di tutto il mondo del lavoro italiano contro il governo di "destra economica estrema", presieduto da un Presidente del Consiglio non eletto dal popolo italiano, ma scandalosamente nominato, proprio per asservire agli interessi di certi potentati, i quali non aspettano altro che desertificare l'occupazione e delocalizzare le proprie realtà industriali!
L'unica possibilità di salvare la civiltà del lavoro e la democrazia nei luoghi produttivi, è rappresentata dall'occupazione a brevissima scadenza di tutte le fabbriche, concatenata al blocco di tutte le merci con forme di sciopero selvaggio che paralizzi tutte le comunicazioni, sia stradali, ferroviarie, marittime ed aeree.
Solo così, conclude la nota del PCL, si impediranno licenziamenti selvaggi per ragioni politiche, e si estenderà la tutela dell'art.18 a tutti i lavoratori, inclusi quelli che operano in fabbriche con meno di 15 dipendenti.
E' ora che il governo Renzi venga "licenziato" e mandato a casa, con tutti i suoi "sponsor" nemici della gente che produce ricchezza in Italia. I lavoratori!!!
Fabriano, 16/10/2014

Partito Comunista dei Lavoratori
sez. Ancona

13/10/14

comunicato su rom e sicurezza

  Mentre in queste ore il Partito Democratico avanza a grandi passi verso l'eliminazione delle ultime tutele rimaste ai lavoratori, le cronache locali si occupano del sempre annoso problema della sicurezza. Il sindaco Ricci si è affrettato a dichiarare che ci saranno presto degli “interventi mirati” per evitare che il fenomeno continui. Il fenomeno in questione è la presenza di rom senza fissa dimora che disturbano la placida vita in città, l'intervento mirato è il loro allontanamento (in pratica li disperdono, li separano e attendono che si riorganizzino in un altro luogo cittadino, per poi allontanarli nuovamente). Non si può dire che l'attuale giunta non abbia affrontato il “problema sicurezza”, oltre alla questione dei rom, ha già affrontato di petto il problema dell'abusivismo (cioè degli immigrati costretti a vendere prodotti vari senza potersi permettere il lusso di un'attività a norma) attraverso l'installazione di telecamere e la presenza costante di vigili, pagati per presenziare i luoghi utilizzati dagli abusivi. La questione della sicurezza, però, è esattamente all'opposto di come viene affrontata dai giornali e dal sindaco: la sicurezza da preservare dovrebbe essere, prioritariamente, quella degli immigrati costretti a vivere in tali condizioni precarie, non quella dei pesaresi disturbati dalla loro presenza. Per una reale convivenza civile, che gioverebbe a tutti, ciò di cui gli esseri umani, di ogni latitudine, hanno bisogno è di vivere dignitosamente, in una casa con i servizi igienici e di un lavoro. Questo è il reale problema da affrontare, senza inutili divisioni razziste che alimentano la solita guerra tra poveri. Il leitmotiv è che il lavoro e la casa mancano per i pesaresi, sarebbe assurdo pensare di trovare sistemazione agli immigrati. La risposta di noi comunisti è che queste differenze sono prive di senso, tutti gli esseri umani hanno pari diritti ed è il sistema ad essere evidentemente sbagliato. Se ci si guarda intorno con occhi diversi e più obiettivi ci si accorge facilmente che non mancano né case né lavoro (quanto lavoro ci sarebbe da fare se si volesse riqualificare la città) nè tanto meno i soldi, concentrati nelle mani di pochissimi. L'unico modo concreto per risolvere il problema della sicurezza è quindi quello di permettere ad ogni cittadino di avere un tetto sulla testa e un lavoro dignitoso. Bisognerebbe inoltre predisporre un serio programma di integrazione culturale, che non significa assimilazione ma arricchimento nella conoscenza reciproca. Per attuare tutto questo serve una visione politica molto differente da quella di chi oggi ci governa, una visione concreta dell'esistente, perchè soltanto attraverso il rispetto e la dignità potremo avere città sicure, la repressione non farà che acuire il problema.

Pcl Pesaro

26/09/14

ALLA DIREZIONE DELLA CGIL E DELLA FIOM: PER UNA SVOLTA RADICALE DEL MOVIMENTO OPERAIO CONTRO IL RENZISMO.

ALLA DIREZIONE DELLA CGIL E DELLA FIOM:
PER UNA SVOLTA RADICALE DEL MOVIMENTO OPERAIO CONTRO IL RENZISMO.

Il senso di questa lettera pubblica è molto semplice. Siamo in presenza di una svolta politica reazionaria. Voi siete di fatto la direzione maggioritaria del movimento operaio italiano. La vostra responsabilità è politica, non solo sindacale, tanto più a fronte della crisi verticale della sinistra politica italiana. Noi pensiamo che le vostre scelte di fondo di lungo corso, in forme e con ruoli diversi, abbiano favorito in misura decisiva la deriva in corso. Per questo rivendichiamo una svolta radicale di indirizzo, capace di trarre un bilancio di verità e di affrontare un livello di scontro politico e sociale per molti aspetti nuovo. Senza una svolta di indirizzo, finirete complici di una disfatta del movimento operaio e di un successo reazionario. Che colpirà la stessa CGIL e la FIOM.

MATTEO RENZI, FRA THATCHER E BONAPARTE

La situazione politica e sociale italiana è segnata sempre più pesantemente da un corso politico reazionario. Il governo Renzi non è la semplice continuità dei governi Monti e Letta. Incarna una tendenza bonapartista alla concentrazione dei poteri nelle mani del premier con ampie ricadute sull'intero sistema delle relazioni sociali, politiche, istituzionali.

Il nuovo populismo di governo cerca la relazione diretta con la cosiddetta “opinione pubblica” fuori e contro le forme tradizionali della rappresentanza. Da un lato droga il senso comune con una recitazione d'immagine totalmente falsa che riprende in forma diversa il canovaccio del berlusconismo come di ogni populismo reazionario ( nuovo contro vecchio, futuro contro passato, giovani contro anziani, cittadini contro politici , sognatori contro burocrati..); dall'altro usa il consenso drogato, così costruito, come randello contro il movimento operaio , i suoi diritti, le sue organizzazioni.

L'operazione elettorale truffa degli 80 euro, messi a carico dei beneficiari, ha coperto e copre un ulteriore salto devastante sul terreno della precarizzazione del lavoro ( dal decreto Poletti allo smantellamento definitivo dell'articolo 18), col sostegno entusiasta di Sacconi e Berlusconi.
La campagna d'immagine sulla “buona scuola”, copre un passo avanti ulteriore nella privatizzazione strisciante dell'istruzione pubblica, col plauso pubblico di Gelmini e di Aprea.
La “riforma della pubblica amministrazione” maschera tagli ulteriori di decine di miliardi sulla spesa sociale, la continuità del blocco contrattuale per milioni di lavoratori , scelte discriminatorie e antisindacali in linea con Brunetta e con l'ammirazione di Brunetta.

Intanto i sindacati, a partire dalla CGIL, diventano bersaglio di una campagna pubblica sprezzante, e persino di irrisione, da parte del Presidente del Consiglio: che punta a fare della contrapposizione al sindacato una leva del proprio richiamo popolare. Mentre avanza un disegno reazionario di riforma elettorale e istituzionale- pattuito tra Renzi e Berlusconi- senza precedenti nella storia della Repubblica.

LE VOSTRE RESPONSABILITA'.

L'avanzata di questo populismo di governo chiama in causa le vostre responsabilità.

Gli 80 euro hanno brillato agli occhi di tanti lavoratori in misura proporzionale alla svendita per tanti anni dei loro interessi e all'assenza di una azione reale di mobilitazione contro le politiche dominanti e contro il padronato.

Prima la compromissione del gruppo dirigente CGIL nelle politiche di sacrifici del governo Prodi, in compagnia di tutta la sinistra politica italiana ( riduzione dell'Ires sui profitti di banche e imprese, precarizzazione del lavoro, riduzione del cuneo fiscale tutto a vantaggio dei padroni); poi la sua volontà di subordinare l'opposizione di massa antiberlusconiana alla riproposizione ( fallita) del centrosinistra, col risultato di disperderne potenzialità e radicalità; poi la sua sottomissione passiva alla macelleria di Monti contro lavoro e pensioni, in omaggio al patto con Bersani e in obbedienza a Napolitano e alla UE; parallelamente la politica di blocco con Confindustria sulla derogabilità dei contratti e sulla incontestabilità dei contratti in deroga, quale sponda auspicata e fallita di un nuovo patto di centrosinistra: l'insieme di queste scelte della CGIL ha non solo rappresentato una sconfessione delle ragioni del lavoro negli anni cruciali della grande crisi capitalista , ma un fattore decisivo di demoralizzazione, disgregazione, passivizzazione sociale, arretramento e confusione della coscienza politica di milioni di lavoratori. Il populismo reazionario ha pescato a piene mani proprio in questo arretramento, sia nella variante reazionario plebiscitaria del grillismo, sia in quella bonapartista del renzismo.

La FIOM ha in parte contrastato questa politica, in contrapposizione a Marchionne e a Monti. Ma non ha indicato un'alternativa di linea sul terreno dell'azione di massa e della sua prospettiva. E ha finito col rispondere alla propria sconfitta sindacale prima col tentativo di una ricomposizione pattizia con la maggioranza CGIL, poi con una spregiudicata apertura di credito verso Renzi contro i vertici CGIL. Nella ricerca ostentata ( e grave) di un asse diretto concertativo col Capo di un governo antisindacale. La copertura di CGIL e FIOM all'operazione truffa degli 80 euro ha rappresentato, con logiche diverse, una comune politica subalterna contro un principio elementare di verità. E un ulteriore fattore di confusione della coscienza di classe a vantaggio del populismo di governo, e della sua marcia contro il lavoro. Il fatto che l'infame decreto Poletti sia passato senza il contrasto di una sola ora di sciopero dietro la bandiera degli 80 euro, rappresenta una enormità. Ma anche la misura di una vostra politica disarmante.

PER UNA RISPOSTA PROPORZIONALE ALL'ATTACCO
PER UN'ALTRA DIREZIONE DEL MOVIMENTO OPERAIO

Il punto è che queste vostre politiche sono fallite. Non è un punto di critica, è un dato obiettivo. Il rullo compressore del renzismo avanza non solo contro i lavoratori ma anche contro di voi. L'aggressione finale contro l'articolo 18, in aperta sfida al movimento operaio e sindacale, torna ad essere la linea di raggruppamento dell'intero fronte padronale. Di più: Renzi fa dell'attacco frontale all'articolo 18 la bandiera della propria credibilità internazionale di uomo di rottura e sfondamento contro il movimento operaio e i sindacati. Siamo a un thatcherismo in versione populista, e per questo tanto più minaccioso.

E' l'ora di una risposta proporzionale all'attacco.

Le politiche di attesa “critica” o di ammiccamento equivoco vanno definitivamente archiviate. Ogni ipotesi di subordinazione alla dialettica interna al PD, in una logica di alleanza con i liberali della vecchia guardia contro i nuovi reazionari, non porterebbe da nessuna parte. Non sarà Massimo D'Alema, già guida in altre stagioni dell'attacco contro i lavoratori, la ciambella di salvataggio del movimento operaio italiano. Non sarà Stefano Fassina, già ministro del governo Letta e delle politiche di austerità, la clausola di salvaguardia della CGIL e tanto meno dei lavoratori. Ogni ennesima ricerca di un nuovo centrosinistra sarebbe al tempo stesso, tanto più oggi, subalterna e velleitaria. L'unica sua conseguenza concreta sarebbe la rimozione della mobilitazione di massa, a tutto vantaggio di Renzi (e di Grillo).

“Alla guerra occorre andare come alla guerra”. Renzi ha dichiarato guerra al movimento operaio e ai sindacati riunendo attorno a sé il fronte padronale. Il movimento operaio dichiari guerra al renzismo unendo attorno a sé - attorno ad una propria piattaforma di lotta indipendente - il grosso dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, della popolazione povera del Paese. Non bastano appuntamenti di contestazione simbolica delle misure del governo, per di più eventualmente divisi e concorrenziali fra loro. E' necessario unire le forze in uno scontro vero e prolungato. Il PCL, i suoi militanti e attivisti sindacali, si battono da anni per una svolta unitaria e radicale dell'azione di lotta del movimento operaio , ponendo questa esigenza in ogni lotta, in ogni sindacato di classe, in ogni occasione di confronto . Tanto più lo facciamo e lo faremo pubblicamente in questo momento cruciale della lotta di classe in Italia e in Europa.

Su di voi ricade una responsabilità enorme.
Su di noi quella di batterci fra i lavoratori e in ogni lotta per un'altra direzione del movimento operaio e sindacale, coerentemente classista e anticapitalista. La costruzione di un partito rivoluzionario, radicato nell'avanguardia della classe lavoratrice, è parte decisiva di questa battaglia.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

02/09/14

IMPERIALISMO E SINISTRE “PACIFISTE” DI FRONTE ALLO STATO ISLAMICO. LA CONCORRENZA DELLE IPOCRISIE. L'ALTERNATIVA DEI RIVOLUZIONARI.

 
Di fronte alla minaccia del Califfato, USA Gran Bretagna e Francia, professano un improvviso fervore “democratico”. Commovente.

Sono gli stessi protagonisti ed eredi dell'interventismo coloniale in Medio Oriente. Quelli che un secolo fa disegnarono i suoi confini con penna e compasso in una pura logica di spartizione senza alcuno scrupolo per i diritti nazionali dei popoli . Quelli che hanno protetto e sostenuto il colonialismo sionista e il suo terrore anti palestinese. Quelli che hanno negato e calpestato ogni diritto di autodeterminazione del popolo kurdo. Quelli che hanno sorretto e sorreggono le peggiori dinastie reazionarie della regione, a partire dalla monarchia saudita. Quelli che prima hanno difeso e protetto il regime reazionario di Saddam quando gasava i “propri” kurdi, per il solo fatto che si contrapponeva alla “destabilizzazione” khomeinista; poi l'hanno attaccato quando sfuggì al proprio controllo ( invasione del Kuwait), promuovendo un embargo totale criminale contro il popolo irakeno -targato ONU -che ha fatto in dieci anni 500.000 morti, in prevalenza bambini, donne e anziani; infine l'hanno rovesciato con una seconda guerra criminale di occupazione, corredata da innumerevoli brutalità ( Falluia, Abu Graib...) puntando ad installare un proprio regime fantoccio: con un'operazione talmente maldestra, persino dal punto di vista imperialista ( scioglimento della vecchia struttura statale, umiliazione dei sunniti..) da innescare uno stato di crisi politica permanente e incontrollata dell'Irak, segnata da una spaventosa guerra settaria interreligiosa. La stessa che oggi ha spianato la strada allo sfondamento dell'Isis, alimentato non a caso dall'innesto di forze e tribù sunnite e di forze politico militari “saddamiste”.

Del resto la credibilità “democratica” degli imperialismi- incluso l'imperialismo italiano- è misurata dal loro nuovo alleato arabo in Nord Africa: il regime militare egiziano di Al Sisi. Che condanna a morte o a pene senza fine migliaia di oppositori, ma col quale fanno passerella tutti i governanti “democratici”, a partire naturalmente dal pavone Renzi. I quali pensano oltretutto di affidare a questa dittatura militare ricostruzione e gestione dei campi lager per i profughi in Nord Africa, già a suo tempo appaltati a Gheddafi, con allegati stupri e torture.

Sarebbero questi i difensori occidentali dalla “democrazia” in Medio Oriente? In realtà ogni nuovo intervento militare imperialista in terra araba - sia esso in Irak, in Siria, in Libia- è e sarebbe solo l'ennesimo capitolo di una secolare storia coloniale. La responsabile dell'attuale catastrofe.


LA SINISTRA “PACIFISTA”, FRA IPOCRISIA , INGENUITA'.... E ONU

Ma l'ipocrisia dei governi imperialisti si combina con l'ipocrisia delle sinistre di “opposizione”, come dimostra lo scenario italiano.

“ Niente armi ai kurdi” gridano in coro i dirigenti di SEL. “Non alimentiamo il mercato delle armi.., ... promuoviamo la cultura della pace non della guerra... non deleghiamo ai kurdi la soluzione della crisi irakena perchè favoriremmo la disgregazione del Medio Oriente.., intervenga l'Onu anche con una forza armata di interposizione per promuovere una conferenza di pace”.. Eccetera. “Pace” è la bandiera comune.

Singolare. Intanto è singolare che a sbandierare la pace siano gruppi dirigenti della sinistra che quando avevano ministeri e sottosegretari votavano religiosamente missioni di guerra, aumento delle spese militari, finanziamento delle missioni del proprio imperialismo. Ma singolari sono innanzitutto le loro posizioni di merito. In tutte le loro varianti.

Affidamento all'”intervento dell'Onu”?
Ma l'Onu è la copertura diplomatica dell'imperialismo. Il suo intervento sarebbe possibile solo nel caso dell'accordo fra i vari briganti che compongono il suo Consiglio di Sicurezza, come del resto è avvenuto più volte nelle guerre imperialiste degli ultimi 20 anni. Ma proprio per questo sarebbe l' ennesimo intervento mascherato del colonialismo, fosse pure in vesti “umanitarie”. Altro che “pace”. Un pacifismo ostile alla “armi ai Kurdi” che però rivendica un intervento “anche armato” dell'Onu, rivela non solo spericolate contraddizioni ideologiche, ma la propria subordinazione alla peggiore finzione diplomatica dell'imperialismo e del suo militarismo: quella della “neutralità” delle Nazioni Unite.

“Offriamo aiuti alimentari, non armi”.
Sentimento nobile, spesso autentico. Ma perchè cibo, acqua ed armi sarebbero in contraddizione tra loro ? Centinaia di migliaia di kurdi e di profughi hanno la possibilità di bere e alimentarsi se intanto sopravvivono . E sopravvivono se possono difendersi con le armi dall'aggressione militare genocida del Califfato. Il fatto che gli imperialisti utilizzino questa evidenza per coprire le proprie mire e giustificare un possibile ( inaccettabile) intervento militare diretto, non cancella la sua verità. Semmai dimostra il cinismo imperialista. Viceversa contrapporre il “diritto al cibo” al “diritto alle armi” significa non solo negare l'evidenza, ma dare perciò stesso spazio e credibilità proprio alle manovre imperialiste e alla loro cinica propaganda.

“Non possiamo delegare ai kurdi la soluzione, perchè favoriremmo la disgregazione generale del Medio Oriente”.
Ma il Medio Oriente come lo conosciamo non è quello disegnato dalle vecchie potenze coloniali contro i popoli del Medio Oriente? Certo , la realizzazione del diritto di autodeterminazione kurda, con l'unificazione di un Kurdistan indipendente, è incompatibile con la geografia di questo Medio Oriente. Ma non è una ragione in più per mettere in discussione quella geografia imperialista ? O dovremmo farci paladini dell' ordine medio orientale imperialista nel momento stesso in cui sta crollando ? Difendere il tracciato, riga e compasso, delle vecchie potenze coloniali non rientra in ogni caso fra i compiti dei comunisti. E' semmai un'eredità ideologica della tradizione stalinista del dopoguerra. Quella che ha disarmato il movimento operaio arabo e del Medio Oriente.

In realtà la sommatoria di pacifismi ideologici e conservatorismi riformisti misura la subalternità delle sinistre all'ordine capitalista internazionale, nel momento stesso della sua massima crisi di governabilità. Ciò che contribuisce a lasciare campo libero ai peggiori movimenti reazionari, anche fra larghe masse di sfruttati e diseredati. In terra araba come in Europa.


ARMI AI KURDI, CONTRO L'IMPERIALISMO E LA SUA “GEOGRAFIA” DEL MEDIO ORIENTE

L'intera drammatica “crisi irakena” va affrontata, all'opposto, da un'angolazione antimperialista e rivoluzionaria.

Si, “armi ai Kurdi”, contro ogni vaniloquio ideologico “pacifista”. Ma senza alcuna subordinazione ai progetti dell'imperialismo, ed anzi in aperta contrapposizione ai suoi disegni.

“Armi ai Kurdi”, non al governo irakeno e alla Stato Irakeno come preferirebbero gli imperialisti. “Armi a tutte le forze kurde”, senza alcuna discriminazione del PKK e del Partito Democratico del Ryova siriano, come vorrebbero rispettivamente il regime bonapatista di Ergodan e il regime totalitario di Assad. Perchè i Kurdi hanno bisogno drammatico e incondizionato di difendersi armi in pugno. Perchè oggi sono sul campo la principale barriera resistente all'avanzata del Califfato sia in Irak che in Siria. Perchè un obiettivo rafforzamento del movimento nazionale kurdo ha una valenza storica progressiva . Perchè lo sviluppo di un movimento di liberazione nazionale di 30 milioni di Kurdi, oggi dispersi ed oppressi in Turchia, Siria, Irak, Iran, rappresenterebbe un enorme incoraggiamento alla lotta di liberazione di tutte le nazionalità oppresse, non solo in medio oriente. E quindi un formidabile grimaldello antimperialista.

Ma “gli imperialisti oggi aiutano i Kurdi” obietta qualcuno.
No. Una verità incompleta è una falsità, come diceva Spinoza. Gli imperialisti “aiutano” i kurdi solo nella misura in cui si subordinano agli interessi dell'imperialismo. Vogliono usarli oggi come strumento di contenimento dell'Isis, a fronte del totale fallimento delle proprie politiche. Ma al tempo stesso si oppongono ai loro diritti di autodeterminazione, al punto da centellinare e condizionare ad ogni passo gli stessi modesti aiuti militari ( come lamentano gli stessi kurdi). E' una ragione per opporsi alle “armi ai kurdi”? No, è una ragione per opporsi ai disegni imperialisti . E' una ragione per rivendicare che la resistenza armata dei kurdi all'Isis si trasformi in una lotta generale del popolo kurdo, al di là dei confini, per un Kurdistan unito e indipendente. Ciò che è possibile solo in contrapposizione all'imperialismo, a tutte le borghesie nazionali della regione, allo stesso governo borghese kurdo di Barzani in nord Irak ( unicamente interessato alle proprie rendite petrolifere e al negoziato col governo centrale irakeno); e in alternativa alla leaderschip e alla politica del PKK (chiusa in una logica nazionale di negoziato con lo Stato turco). Difendere coerentemente la causa kurda non significa sposare le direzioni politiche kurde. Al contrario: significa entrare in collisione con tutta la loro politica da un versante classista e internazionalista.


LA FEDERAZIONE SOCIALISTA DEL MEDIO ORIENTE QUALE UNICA PROSPETTIVA STORICA PROGRESSIVA

La lotta contro il Califfato ed ogni forma di panislamismo reazionario, il sostegno pieno alla resistenza kurda e al diritto di autodeterminazione kurda , la denuncia e sconfitta delle mire imperialiste , l'appoggio coerente ai diritti nazionali del popolo palestinese contro lo stato sionista d'Israele e per la sua distruzione, ripropongono nel loro insieme e da ogni lato, la centralità di una prospettiva socialista in Medio Oriente. La sola che può liberare la terra araba e l'intera regione dalla prigione del colonialismo, dalle sue mostruose eredità ( sionismo) , dagli effetti tragici dei suoi stessi fallimenti ( fascismo islamico) . Non saranno gli imperialisti “democratici” né le borghesie arabe e medio orientali a garantire i diritti dei popoli oppressi della regione. Solo la classe operaia araba e medio orientale, ponendosi alla testa di tutti gli sfruttati e di tutti i popoli oppressi, può costruire un nuovo Medio Oriente: contro l'imperialismo, contro le borghesie nazionali e i loro regimi ( vecchi o nuovi, confessionali o laici). La prospettiva dell'unità araba, laica e socialista, e di una federazione socialista dell'intero medio oriente è l'unica alternativa storica progressiva al disfacimento in corso della vecchia geografia della regione. La parabola delle rivoluzioni arabe e l'attuale precipitazione islamico reazionaria sono la riprova di questa verità.

L'alternativa fra rivoluzione e reazione segna più che mai- in forme e a livelli diversi- l'intero quadrante internazionale. La costruzione contro corrente di una sinistra rivoluzionaria all'altezza di questa sfida d'epoca è all'ordine del giorno. La lotta per la rifondazione della Quarta internazionale, marxista e rivoluzionaria, non è un omaggio “ideologico” al passato, ma una drammatica necessità del presente , e un investimento decisivo nel futuro.
MARCO FERRANDO
Partito Comunista dei Lavoratori
Portavoce Nazionale

22/08/14

INTERVENTO DEL PCL ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA DEL PD A CERRETO d’ ESI SULLA GRAVE SITUAZIONE POLITICA COMUNALE



Oggi venerdi’ 22 agosto noi del partito comunista dei lavoratori siamo qui come forza di opposizione in questa assemblea pubblica organizzata dal PD, a denunciare pubblicamente, per l’ennesima volta, che questo confronto pubblico doveva avvenire, non qui, ma nel consiglio comunale dell’8 agosto, insieme a  tutte le altre forze politiche elette dal popolo sovrano . Le minoranze (PD,M5S)ed i 4 consiglieri di maggioranza,dichiarano il falso quando dicono che l’unica soluzione erano le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, giustificandosi che  la mozione di sfiducia avrebbe allungato di molto i tempi, prolungando cosi l’agonia  e la fase di stallo che caratterizzava la maggioranza Ciappelloni. A noi non risulta che fosse l’unica soluzione, poiché il DECRETO LEGISLATIVO DEL 18 agosto 2000, n. 267 TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL’ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI ,a norma dell'articolo 31 della legge 3 agosto 1999, n. 265,  ALL’ARTICOLO 52 DICHIARA: MOZIONE DI SFIDUCIA:
1. Il voto del consiglio comunale o del consiglio provinciale contrario ad una proposta del sindaco, del presidente della provincia o delle rispettive giunte non comporta le dimissioni degli stessi.
2. Il sindaco, il presidente della provincia e le rispettive giunte cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco e il presidente della provincia, e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del consiglio e alla nomina di un commissario ai sensi dell'articolo 141. Non dimentichiamo che l’art.141 è  lo stesso con cui vi siete avvalsi per motivare le vostre dimissioni per far cadere la maggioranza comunale ,quindi cosa sarebbe cambiato?Un difficile e quanto ridicolo ricorso al TAR da parte del sindaco, per contestare la sfiducia ,secondo noi avrebbe ancor di più ridicolizzato ed aggravato  la situazione agli occhi del popolo sovrano ,che inutilmente ha votato questo consiglio comunale .I fatti dimostrano che ad oggi maggioranza ed opposizione raccontano al paese ed ai cittadini la propria verità soggettiva e non oggettiva, poiché non vi è stato un confronto chiaro e veritiero tra le parti.
Cosa ci resta da dire, se non che le minoranze non sono state neanche capaci  di rivendicare la propria autonomia politica? Avevate il dovere di dettare le regole fin da subito,  primo perché  i numeri ve  lo consentivano,  secondo per un’etica politica e di trasparenza  verso i cittadini tutti . I numeri per presentare la mozione di sfiducia  vi sarebbero bastati, poiché eravate 8 consiglieri dimissionari e quindi eravate ben oltre i due quinti previsti dalla legge. Il vostro compito come minoranza , era quello di forzare fino anche ad obbligare, i 4 consiglieri della lista uniti per cerreto, affinché  vi appoggiassero una mozione di sfiducia , dimostrando di non temere un confronto pubblico  e  di essere un’opposizione come tale, trasparente e di discontinuità dalle vecchie amministrazioni. Ciò non vuol dire che dovevate allearvi con parte della maggioranza ,ma solo unirvi in questo caso specifico, per una causa comune, come poi del resto avete fatto, visto che vi siete tutti dimessi lo stesso giorno con un comune accordo. Se i 4 consiglieri di maggioranza si rifiutavano di avvallare questa scelta è ovvio,che avevate tutta la strada in discesa per denunciare che non eravate voi, ma gli stessi esponenti di maggioranza  a negare il confronto pubblico, invece vigliaccamente avete scelto la strada più facile, vi siete resi complici dei soliti burattinai per far cadere la maggioranza Ciappelloni . Avete evitato il confronto in consiglio comunale, dove  dopo un dibattito sicuramente aspro tra le parti, si sarebbe votata la sfiducia  e a quel punto sarebbe entrato in vigore nell’immediato l’articolo 141 con  la nomina del commissario .Tutte le giustificazioni ed i vari problemi che c’erano sotto, sono  solo parole al vento, è chiaro che potevate denunciare pubblicamente fin da subito ciò che stava accadendo, visto che dal 18 di luglio data in cui sono stati revocati gli assessori Porcarelli e Galli, all’8 di agosto data prevista del consiglio comunale, il tempo sarebbe bastato, sia per presentare la sfiducia, sia  per rendere pubbliche le magagne  sul bilancio preventivo e quant’altro, cosa che invece  avete forzatamente evitato di far emergere alla luce del sole di fronte ai cittadini. Resta anche il fatto che se il Sindaco non avrebbe discusso la sfiducia nel consiglio dell’8 agosto, avrebbe avuto l’obbligo di  convocare un altro consiglio comunale ,poiché aveva al massimo 30 giorni per discutere la stessa sfiducia, dalla data di presentazione.  Facendo cosi voi del PD,  avete evitato di essere tirati in causa dal sindaco e dai suoi colleghi, poiché eravate maggioranza nella vecchia amministrazione ed eravate pienamente  coscienti che sareste stati attaccati pubblicamente sul vostro operato nella giunta Alessandroni ,cosi facendo avete evitato una severa figuraccia. Ci teniamo a rimarcare il fatto che voi minoranze  PD e M5S,  vi siete dimostrati incapaci ed ingenui politicamente,lo dimostra il fatto che al primo ed ultimo consiglio comunale, avete entrambi votato favorevole  il presidente del consiglio della maggioranza Carlo Pasquini e la nuova giunta comunale, poi su quest’ultima basti pensare che il M5S, prima vota favorevole la nuova giunta e la  sua immediata esecutività , poi a distanza di tempo presenta una mozione di sfiducia sulla ineleggibilità dell’assessore Gubinelli, ciò dimostra che la confusione vi fa da padrona ,in quanto siete arrivati al primo consiglio comunale totalmente impreparati. Ma ancor più grave, voi minoranze, vi siete astenute sulla linea programmatica della  stessa maggioranza, mentre, secondo noi, su questi punti all’ordine del giorno ,dovevate votare nettamente contrari, dimostrando un primo segnale di cambiamento e di discontinuità, quindi ci teniamo a ribadire che non basta solo millantare di essere l’alternativa o dire di essere il cambiamento, quando poi i fatti dimostrano tutto il contrario, come dire predicare bene e razzolare male!!! In ultimo non vi fa di certo onore la scelta di non presentarvi in consiglio comunale e sfiduciare pubblicamente su temi seri e concreti la maggioranza Ciappelloni, avete preferito nascondervi dietro le dimissioni,avvallando le scelte di altri. Per chi come il  movimento 5 stelle ci accusa di non essere coerenti, noi rispondiamo fermamente e duramente, che noi nel primo volantino uscito subito dopo la revoca delle deleghe agli assessori,in cui scrivevamo tutti a casa, subito il commissario e nuove elezione, era scontato e doveroso che il tutto doveva passare per una mozione di sfiducia ,presentata e discussa in consiglio comunale. Poi nel nostro giornalino cafe’ revolution uscito il primo agosto 2014, chiedevamo pubblicamente alle minoranze di presentare una mozione di sfiducia. Detto questo, vogliamo dire che quando si fa una cronologia degli avvenimenti accaduti, si ha l’obbligo di  citare tutto ciò che realmente è avvenuto, informandosi e documentandosi a dovere,  prima di emettere giudizi impropri.    Per noi del partito comunista dei lavoratori la democrazia non è un valore  aggiunto, ma un valore punto e basta!!! E per voi non pare sia la stessa cosa.
Il PCL in questa sede chiede un ‘assemblea pubblica con tutti gli ex consiglieri comunali  e l’ ex sindaco eletti alle ultime elezioni per far chiarezza una volta per tutte.
                                                                   PCL Nucleo Montano
                                                                   Sez. Ancona    

16/08/14

CITTA’ DI FABRIANO: LA RICHIESTA D’INGRESSO ALLA “BORSA DI MILANO” DA PARTE DEL GRUPPO INDUSTRIALE ”FEDRIGONI GROUP - EX CARTIERE MILIANI, RAPPRESENTA L’INIZIALE PROCESSO DI DISMISSIONE DI TUTTA QUESTA IMPORTANTE REALTA’ INDUSTRIALE.




La notizia diffusa in tutti gli “organi di stampa” e media nazionali, relativa alla “quotazione alla borsa di Milano”, attraverso una formale domanda di ammissione da parte del gruppo industriale Fedrigoni Group - ex Cartiere Miliani,costituisce l’irreversibile “ripresa” di tutto il processo di dismissione di questa importante realtà industriale cartaria. Il Partito Comunista dei Lavoratori, sez. Ancona in totale solitudine ma, con fraterna solidarietà con tutte le maestranze delle ex Cartiere Miliani, si è sempre battuto contro questa assurda privatizzazione che ha già comportato la perdita di 430 unità occupazionali, in una territorio profondamente provato dalla crisi di tutto il suo distretto industriale. La totale mancanza del “ricambio generazionale” nel management delle ex Cartiere Miliani, associato alla mancanza di un vitale progetto di riconversione industriale dal quasi mono – prodotto rappresentato dalla “carta per fotocopie”, fa presagire un futuro molto preoccupante per l’unica impresa fabrianese, scampata dalla crisi di tutto il comparto produttivo marchigiano, per merito esclusivo dei sacrifici compiuti dai lavoratori delle ex Miliani. Oggi, la realtà è sotto gli occhi di tutti i lavoratori e cittadini fabrianesi: la “Fedrigoni Group – ex Miliani” è alla ricerca affannosa di “nuovi acquirenti” che possono essere, delle multinazionali o delle “rapaci finanziarie”, capaci solamente di compiere delle speculazioni finanziarie, annientando tutto il patrimonio occupazionale di una industria che ha generato prestigio per la città di Fabriano in tutto il mondo!!

                                                                                                                                                                                                                     
                                                                                                                                                                                                                                  PCL sez. Ancona                          


10/08/14

COMUNE DI CERRETO COMMISSARIATO



8 CONSIGLIERI COMUNALI, 4 DELLA MAGGIORANZA E 4 DELLA MINORANZA SI SONO DIMESSI EVITANDO IL PASSAGGIO DEMOCRATICO IN CONSIGLIO COMUNALE, DOVE SI SAREBBERO DOVUTE CHIARIRE OGGI LE DUE VERITA’, ALL’INTERNO DELLA MAGGIORANZA. UNA MOSSA STUDIATA A TAVOLINO PER NEGARE IL DIBATTITO TRASPARENTE DI FRONTE LA CITTADINANZA. NOI RIMANIAMO PERPLESSI CHE LA MINORANZA (PD- M5S) ABBIA AVVALLATO LA SCELTA POLITICA DEI SOLITI BURATTINAI.
       COSA AVREBBE DOVUTO GARANTIRE LA MINORANZA??
IL NORMALE SVOLGIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE, PRESENTANDO ALL’ORDINE DEL GIORNO UNA MOZIONE DI SFIDUCIA DOVE, DOPO UN CONFRONTO SICURAMENTE ASPRO TRA LE PARTI, SI SAREBBE VOTATO.
COME PCL DENUNCIAMO LA MANCANZA DI QUESTO PASSAGGIO DEMOCRATICO , CHE AVREBBE CHIARITO A TUTTI I CITTADINI CHI TRA LE FAZIONI DI ALESSANDRONI E PORCARELLI G. AVREBBE AVUTO RAGIONE.
FACENDO COSI’ LA MINORANZA (PD) HA EVITATO, DI ESSERE TIRATA IN CAUSA DAL SINDACO E DAI SUOI COLLEGHI, POICHE’ ERA MAGGIORANZA NELLA VECCHIA AMMINISTRAZIONE. IL M5S HA DIMOSTRATO DI ESSERE POLITICAMENTE INGENUO. AL PRIMO ED ULTIMO CONSIGLIO COMUNALE, VOTA FAVOREVOLE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA MAGGIORANZA. SECONDO, ANCOR PIU’ GRAVE, SI ASTIENE SULLA LINEA PROGRAMMATICA DELLA GIUNTA CIAPPELLONI, DOVE AVREBBE DOVUTO VOTARE NETTAMENTE CONTRO. ORA AVVALLA QUESTA STRATEGIA POLITICA, RENDENDOSI COMPLICE DEI SOLITI GIOCHI DI POTERE.
      
 OGGI A CERRETO D’ESI  LA DEMOCRAZIA E’ MORTA!!
       
  PCL Nucleo Montano sez. Ancona