04/10/13

UNA “NUOVA MAGGIORANZA” PER LA VECCHIA RAPINA


Il frodatore fiscale Berlusconi ha subito un colpo? Bene. Ma il governo è rimasto lo stesso. La "nuova maggioranza" si regge su Comunione e Liberazione (Formigoni), su provocatori anti operai come Sacconi, su cattolici reazionari come Giovanardi.

Sarebbe questo "il progresso politico" che il PD rivendica?
Si esalta la ritrovata "stabilità" politica. Ma la stabilità che Letta e Alfano rivendicano è solo quella della rapina contro il lavoro. E' un caso che il primo voto di fiducia al governo sia stato quello di Borsa e Confindustria?
La verità è che industriali e banchieri brindano alla "nuova maggioranza". Che utilizzerà, al loro servizio, la stessa sconfitta di Berlusconi per rafforzare l'offensiva contro i lavoratori. PD e Napolitano sono solo i garanti del capitale finanziario.
Eppure le sinistre politiche e sindacali restano immobili (o complici). I vertici della CGIL hanno usato la crisi politica per stringere un patto con Confindustria, e coprire il PD. Sinistra e Libertà per stringere un patto col populista confindustriale Matteo Renzi, amico di Marchionne e Briatore, e prenotare ministeri in un suo futuro governo.
Il risultato? Che 16 milioni di lavoratori sono allo sbando sotto i colpi dei loro avversari. E che il progetto reazionario di Grillo e Casaleggio, pur essendo contro i lavoratori, avrà più spazio per ingannare molti di loro.
Occorre una svolta. E' necessario che tutte le organizzazioni del movimento operaio facciano fronte comune contro il padronato e il suo governo. Che si avanzi un programma di lotta unificante per l'intera classe lavoratrice. Che si organizzi finalmente una mobilitazione vera, tanto radicale quanto lo sono i padroni. Che ci si batta insieme per un'alternativa dei lavoratori. Che è anticapitalistica o non è. Il PCL è l'unico partito che si batte, in ogni lotta per questa prospettiva di rivoluzione.
NO AL GOVERNO LETTA ALFANO.
NESSUNA ILLUSIONE IN RENZI O GRILLO.
CONTRO LA DITTATURA DEGLI INDUSTRIALI E DEI BANCHIERI.
PER UNA REPUBBLICA DEI LAVORATORI
 
Partito Comunista dei Lavoratori

03/10/13

RINASCE IL GOVERNO LETTA / ALFANO I PARTITI BORGHESI NON “TRADISCONO” LA PROPRIA CLASSE

Enrico Letta ha chiesto la “fiducia” per poter realizzare quelle che ha testualmente definito “riforme dolorose”: ulteriori tagli di spesa per rispettare il vincolo costituzionale del pareggio di bilancio; nuove dismissioni e privatizzazioni col loro carico fisiologico di licenziamenti; “cuneo fiscale” alle imprese, che già con Prodi destinò loro 5 miliardi l'anno ( col voto delle sinistre); nuovi sgravi fiscali per il capitale e gli investimenti stranieri, a carico del bilancio pubblico; investimento centrale nell'Expo, col carico allegato di nuova precarizzazione del lavoro, speculazioni, malaffare. E via dicendo..
Questo programma ha ottenuto giustamente il voto di fiducia della Borsa. Di Confindustria. Delle banche. Dell'Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri. Di tutti i governi europei di ogni colore ( da Hollande a Rayoi): tutti interessati alla stabilità del capitalismo italiano e dunque del suo consiglio d'amministrazione ( il governo).

Di conseguenza ha ottenuto il voto di fiducia di tutti i partiti borghesi italiani, tutti sul libro paga di industrie e banche.
Del Partito Democratico innanzitutto, com'è naturale- in ogni sua espressione, da D'Alema a Renzi- quale primo tutore dell'interesse generale di sistema. Come anche dei diversi tronconi di un PDL ormai frantumato: della nuova sezione del PPE, guidata da Comunione e Liberazione ( Lupi e Formigoni), da integralisti reazionari come Giovanardi e Rocella, da anti operai radicali come il famigerato Sacconi, tutti benedetti dalla Conferenza Episcopale; e del miliardario populista ( frodatore fiscale) Berlusconi, Cavaliere disarcionato, ex monarca assoluto del PDL, che aveva puntato a far saltare il banco per evitare la galera, e che alla fine è stato costretto a una penosa retromarcia dal fallimento della propria operazione.

Dunque, “tanto rumore per nulla”. La borghesia comanda e i suoi partiti si allineano, dopo incidenti e bizze, per amore o per forza.
Ora il governo Letta Alfano, cercherà di utilizzare la sconfitta e l'indebolimento di Berlusconi, per rilanciare il progetto di “stabilità” politica invocata dal capitale finanziario: che è solo la “stabilità” della rapina sociale contro i lavoratori.

Sta al movimento operaio costruire una opposizione sociale radicale e di massa contro le classi dominanti e il loro governo, per costruire la propria alternativa: non la Repubblica plebiscitaria via Web che Casaleggio è andato a presentare al convegno dei banchieri , ma una Repubblica dei lavoratori, che faccia piazza pulita delle attuali classi dominanti e dia finalmente il potere a chi lavora.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

26/09/13

CITTA’ DI FABRIANO: L’ANNULLAMENTO DELLA “VENDITA” DELL’EX ARDO RAPPRESENTA LA DEFINITIA ESTINZIONE DI TUTTO IL DISTRETTO INDUSTRIALE.

La sentenza emessa dalla seconda sez. del tribunale civile di Ancona, che ha sancito l’annullamento della “cessione” della ex Ardo in favore della J.P. dell’industriale Porcarelli, costituisce l’epilogo drammatico, ma non imprevedibile, dell’annientamento di tutto il comparto industriale fabrianese.
Il PCL sez. di Ancona, oltre ad esprimere una doverosa solidarietà ai 700 lavoratori che avevano ottenuto il “riassorbimento” nella nuova società, la J.P., non può esimersi dal denunciare l’ignobile “operazione politica” con la quale, sia la classe politica che il sindacato confederale fabrianese, avevano illuso questi lavoratori, che rappresentavano solo una piccola frazione, rispetto ai 3500 della precedente proprietà, escluso il cosiddetto indotto.
A seguito di tale vendita (meglio definire svendita!) si era diffusa ad arte una vera e propria “guerra tra poveri”, tra i lavoratori reintegrati e gli esclusi, la quale non poteva che approdare nella morte occupazionale di tutti i lavoratori.
La totale assenza di un progetto di investimenti, associato ad un reale piano industriale volto alla diversificazione ed alla riconversione industriale, non poteva che generare la fine di tutta la principale realtà industriale fabrianese.
In questa terribile realtà, in cui versa tutto il territorio fabrianese, sono necessari, non solo la totale mobilitazione e lotta di tutte le industrie locali, ma anche il ripristino del valore della solidarietà tra tutti i lavoratori, illusi dalla politica corporativa ed anti-democratica esercitata da certe organizzazioni pseudo-sindacali e politiche, che hanno favorito questo autentico terremoto economico-sociale per la città di Fabriano.

Partito Comunista dei Lavoratori
sez. Prov. Ancona

16/09/13

CITTA’ DI FABRIANO: CON L’IMMINENTE LIQUIDAZIONE DELL’IMPERO BERLUSCONIANO, CI SARANNO GRAVI PROBLEMI PER LE CARTIERE MILIANI – FEDRIGONI GROUP?

Le vicende giudiziarie che continuano a coinvolgere il “Cav.” Berlusconi, oltre a porre in fibrillazione tutto il mondo politico italiano, avranno delle inevitabili ricadute su questo potentato politico-finanziario?
Il PCL sez. di Ancona, nel rinnovare il suo sostegno al principio della Costituzione della Repubblica Italiana per cui tutti i cittadini della nostra nazione devono essere uguali nei confronti della legge, ritiene doveroso formulare alcuni interrogativi.
Il primo riguarda la necessità che le ormai accertate responsabilità penali dell’ex-premier Berlusconi, dopo i famosi tre gradi di giudizio, non debbano avere delle ripercussioni occupazionali sul gruppo economico-finanziario gestito da questa grande famiglia.
Il secondo riguarda le inevitabili problematiche che investirebbero il già martoriato territorio fabrianese a causa della crisi di tutto il suo distretto industriale.
Le Cartiere Miliani – Fedrigoni Group, unica realtà industriale scampata al tracollo economico di tutte le imprese fabrianesi (in primis il gruppo Merloni), subirebbe drammatici contraccolpi, proprio perché legata indissolubilmente ai “finanziamenti” di Banca Mediolanum, attraverso il Sig. Ennio Doris, “braccio destro” del Cav. Berlusconi e parente strettissimo di un dirigente di primo piano delle Miliani – Fedrigoni Group.
Il silenzio del Sindacato Confederale e di tutta la classe politica fabrianese davanti a quest’ennesimo scempio, compiuto contro i lavoratori, conferma il grado di sottomissione della classe politica nazionale nei riguardi di “certi poteri forti”, alcuni dei quali, forse perché legati allo pseudo-centrosinistra nazionale, non hanno mai subito alcuna inchiesta giudiziaria.
Perché???
Fabriano,  15/09/2013
Partito Comunista dei Lavoratori
sez. Ancona

10/09/13

BOLDRINI INCONTRA GLI OPERAI INDESIT: I LAVORATORI NON SI LASCINO ABBINDOLARE DA VANE PROMESSE, SERVONO SOLUZIONI RADICALI


Fabriano, 10 settembre 2013
 

A tutti gli organi di stampa e informazione

della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

Questa settimana l’onorevole Laura Boldrini, Presidente della Camera dai natali marchigiani, riceverà gli operai ed i sindacalisti dell’Indesit per ascoltare le loro istanze contro i 1425 licenziamenti annunciati dall’azienda.

E’ legittimo, in una situazione così drammatica, che si cerchino interlocutori nella politica e nelle istituzioni, ma i lavoratori non si illudano che queste figure possano risolvere i loro drammi.

Non si lascino abbindolare da vane promesse fatte da chi, pur dimostrando una certa sensibilità, più o meno sincera, verso i più deboli, ha alla fine sempre scelto di stare con i potenti. Ne è la dimostrazione l’ultima scelta fatta dalla Boldrini prima candidandosi con SEL nell’ambito di un’alleanza con il gotha politico degli industriali italiani e dei Merloni stessi (il PD), poi scegliendosi un ruolo di mero arbitrio e di scarsa agibilità politica come quello di Presidente della Camera.

I licenziamenti dell’Indesit vengono da lontano: da anni di attacchi feroci ai diritti dei lavoratori in tutto il Paese, attacchi che necessitano risposte altrettanto radicali. Rinegoziare il momento o il numero dei licenziamenti con l’intervento di qualsivoglia politico borghese equivale ad una sconfitta per tutto il movimento operaio che rimanderà solo i licenziamenti.

Le uniche rivendicazioni degli operai, da portare avanti senza mediazioni o compromessi, occupando fin da subito tutti gli stabilimenti e indicendo lo sciopero ad oltranza non possono che essere:

1)il blocco totale dei licenziamenti con la divisione, a parità di salario, del lavoro esistente tra tutti

2)la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell’intera Indesit

Solo unendosi su questi obiettivi e rimanendo impenetrabili alle false promesse il movimento operaio può tornare a vincere.

Con preghiera di massima diffusione

 
Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

 

Incontro Boldrini-operai Indesit, PCL: 'No a vane promesse, servono soluzioni radicali'

Questa settimana l’onorevole Laura Boldrini, Presidente della Camera dai natali marchigiani, riceverà gli operai ed i sindacalisti dell’Indesit per ascoltare le loro istanze contro i 1425 licenziamenti annunciati dall’azienda. E’ legittimo, in una situazione così drammatica, che si cerchino interlocutori nella politica e nelle istituzioni, ma i lavoratori non si illudano che queste figure possano risolvere i loro drammi.
Non si lascino abbindolare da vane promesse fatte da chi, pur dimostrando una certa sensibilità, più o meno sincera, verso i più deboli, ha alla fine sempre scelto di stare con i potenti.
Ne è la dimostrazione l’ultima scelta fatta dalla Boldrini prima candidandosi con SEL nell’ambito di un’alleanza con il gotha politico degli industriali italiani e dei Merloni stessi (il PD), poi scegliendosi un ruolo di mero arbitrio e di scarsa agi...bilità politica come quello di Presidente della Camera.

I licenziamenti dell’Indesit vengono da lontano: da anni di attacchi feroci ai diritti dei lavoratori in tutto il Paese, attacchi che necessitano risposte altrettanto radicali. Rinegoziare il momento o il numero dei licenziamenti con l’intervento di qualsivoglia politico borghese equivale ad una sconfitta per tutto il movimento operaio che rimanderà solo i licenziamenti.

Le uniche rivendicazioni degli operai, da portare avanti senza mediazioni o compromessi, occupando fin da subito tutti gli stabilimenti e indicendo lo sciopero ad oltranza non possono che essere:
 
1)il blocco totale dei licenziamenti con la divisione, a parità di salario, del lavoro esistente tra tutti
 
2)la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell’intera Indesit. 

Solo unendosi su questi obiettivi e rimanendo impenetrabili alle false promesse il movimento operaio può tornare a vincere.

Partito Comunista dei Lavoratori
Sez. Ancona

04/09/13

IL PROCESSO AL COMPAGNO SAVAS MATSAS è finito con un autentico trionfo contro la nazista Alba Dorata

Cari compagni del CRQI

qualche ora fa il processo durato due giorni del segretario dell'EEK e

dell'ex rettore dell'Università Tecnica Nazionale di Atene e` finito con
un autentico trionfo contro la nazista Alba Dorata: sia il procuratore
che il giudice hanno deliberato "non colpevole" per entrambi gli accusati.

E` stata un prima sconfitta in tribunale della nazista Alba Dorata.

Fino ad ora, aveva goduto di una sorta di immunita` legale illimitata.

E` una grande vittoria non solo dell'EEK ma per tutto il CRQI. Vogliamo

ringraziare, prima di tutto, tutti i compagni delle sezioni del CRQI che
hanno fatto azioni di solidarieta` nei rispettivi paesi.

Ringraziamo anche le migliaia di lavoratori, intellettuali, attivisti,

combattenti sociali e anti-imperialisti in tutto il pianeta,
dall'Argentina, Uruguay, Venezuela, Brasile e tutta l'America latina a
tutti i paesi d'Europa, Est e Ovest, Nord e Sud, dalla Russia e
l'Ucraina all'India e al Sud Africa, dalla Tunisia, Palestina/Israele e
Marocco alla Turchia, dall'Australia al Canada e, last not least, gli
Stati Uniti d'America.

La lezione e` chiara: la minaccia fascista generata dalla crisi

capitalista mondiale puo` e deve essere sconfitta dalla mobilitazione
internazionale della classe operaia e oppressa, guidata dalle iniziative
dell'avanguarda rivoluzionaria.

Hasta la victoria sempre!

Per conto del CC dell'EEK
Savvas Michael-Matsas

29/08/13

Il PCL a difesa del compagno Savas!

 
Il giorno 3 Settembre il compagno Matzas Savas, principale dirigente del EEK ( Partito operaio rivoluzionario), sezione greca del CRQI, sarà sotto processo ad Atene per “antifascismo”, a seguito di una denuncia dell'organizzazione nazista Alba Dorata.

L'espressione “distruggere il fascismo”, usata nei volantini di EEK, è stata denunciata come “istigazione all'omicidio” da quella stessa organizzazione nazista che è promotrice di pogrom omicidi contro i migranti e di innumerevoli aggressioni contro militanti della sinistra greca.

Nel contesto dell'iniziativa internazionale a difesa del compagno Savas, il PCL ha già raccolto un pronunciamento di solidarietà che ha registrato, tra l'altro, l'adesione di numerose personalità politiche e sindacali della sinistra italiana ( v. l'appello
pubblicato su questo stesso sito).

Ora il PCL sta preparando in diverse grandi città italiane presidi di protesta sotto i consolati greci nei giorni immediatamente precedenti il processo.

Iniziative sono già state definite e organizzate per il 2 Settembre a Roma, Firenze, Livorno, Venezia, Napoli. Altre sono in corso di allestimento e si aggiungeranno nei prossimi giorni.

La parola d'ordine “distruggere il fascismo” è tanto più oggi una nostra parola d'ordine, al fianco dei rivoluzionari greci.
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
 
 
Prime firme all'appello per l'assoluzione completa di Savas:
Franco Russo (Forum Diritti-Lavoro, gia'deputato al parlamento nazionale)
Iacopo Venier ( direttore LiberaTV, gia' deputato al parlamento nazionale)
Paolo Carsetti ( Segreteria naz. Forum Acqua)
Roberto Martelli (Segretario Generale naz. Unione Sindacale Italiana- Usi)
Giuseppe Martelli (Segreteria Romana Usi)
Omero Amorti (responsabile settore case di riposo Usi)
Andrea Marino (responsabile settore arti e mestieri Usi)
Fabio Frati (Segretario naz. Trasporti Cub)
Paolo Sabatini (Esecutivo naz. Usb)
Massimo Andreotti ( Direttivo Usb Brianza)
Franco Calandri (Direttivo Usb Brianza)
Dario Casati ( Direttivo Usb Brianza)
Marco Colombo (Direttivo Regionale Fisac-Cgil Lombardia)
Renato Pomari (Direttivo Fiom Cgil Brianza)
Giuseppe Mascolo ( Rappresentante sinsacale Fiom-Cgil Rada Bernareggio, Brianza)
Andrea Botto (rappresentante sindacale IISS Liceti, Rapallo)
Carlo Rasmi ( Coordinamento naz. Usb)
Valentina Delussu ( responsabile regionale Lavoro Privato Usb Emilia Romagna)
Francesco Bonfini (responsabile regionale Scuola Usb Emilia-Romagna)
Massimo Betti ( Esecutivo naz. Pubblico Impiego Usb)
Luca Scacchi ( Segretario regionale Slc-Cgil Valle d'Aosta)
Massimo Chiesi ( Direttivo Filt-Cgil Torino)
Massimo Filippini ( Direttivo Filt-Cgil Genova)
Francesco Anfossi (Direttivo Cgil Pavia)
Francesco Doro ( Comitato Centrale Fiom)
Enrico Pellegrini (Direttivo CGIL Venezia)
Antonio Marceca (Direttivoi Regionale FP-CGIL Veneto)
Francesco De Simone (Direttivo Nazionale Cgil)
Michele Mililli ( Direttivo Cgil Ragusa)
Ezio Dardanelli (Segretario generale regionale Fisac-Cgil Lombardia)
Eleonora Forenza (Direzione Naz. Partito della Rifondazione Comunista)
Sergio Bellavita (Comitato Centrale Fiom-Cgil, gia' Segretario nazionale Fiom)
Nando Simeone (Direttivo Filcams-CGIL Roma)
Giulietto Chiesa (Presidente movimento politico “Alternativa”, già deputato europeo 2004-2009)
Joseph Frender (Segretario naz UniSin)
Nico Vox (Direttivo CGIL Milano)
Fabrizio Burattini (Segretario CGIL Roma Nord)
Adriano Coscia (Segretario Naz. sindacato ORSA)
Tommaso Vigliotti (Direzione naz. UniSin)
Andrea De Marchis ( Direzione naz. Partito dei CARC)
Sergio Cararo (Segreteria naz. Rete dei Comunisti)
Mauro Casadio (Segreteria naz. Rete dei Comunisti)
Umberto Fascetti (Esecutivo Naz. USB)
Luigi Marinelli (coordinamento naz Rete dei Comunisti)
Massimiliano Piccolo (coordinamento naz Rete dei Comunisti)
Marco Santopadre (coordinamento naz Rete dei Comunisti)
Luigi Sorge (coordinamento naz. lavoro privato USB)
Elisabetta Falgaris (Direttivo Fisac-Cgil Bologna)
Alfonsina Palumbo (Direttivo regionale Fisac-Cgil Campania)
Enrico Sitta (Direttivo Fiom-Cgil Latina)
Luca Tremaliti (direttivo CGIL Roma Nord)
Fausto Torri (Direttivo CGIL La Spezia)
Daniele Caboni (Direttivo regionale FIOM-Cgil Toscana)
Leonardo Favero (rappresentante sindacale Filcams-Cgil SME Treviso)
Filippo Alessandro Nappi (Revisore dei Conti CGIL Venezia)
Davide Margiotta (vice Presidente Direttivo Fiom-CGIL Pesaro)
Andrea Castellucci (rappresentante sindacale Fiom-Cgil Marcegaglia Forlì)
Stefano Castigliego (Direttivo CGIL Venezia)
Stefano Fontana (Direttivo Fiom-Cgil Venezia)
Donatella Ascoli (rappresentante sindacale Filcams-CGIL Musei Civici Veneziani)
Alessandra Marchetti (rappresentante sindacale Filcams-Cgil Musei Civici Veneziani)
Pasquale Guadagnolo (Direttivo Fiom-Cgil Venezia)
Enzo Caccese (Direttivo Filctem-CGIL Venezia)
Giamarco Camboni (rappresentante sindacale Flc-Cgil liceo scientifico Segni ozieri-Sassari)
Roberto Galvanin (rappresentante sindacale USB Laverda Vicenza)
Roberto Rossi (rappresentante sindacale Fiom-Cgil Forgital Vicenza)
Martino Braccioforte (Rappresentante sindacale Fiom-Cgil Riva Verona)
Federico Morellato (Direttivo Fiom-Cgil regionale Veneto)
Stefano D’Intinosante (Direttivo Cgil Treviso)
Pino Angione ( Rappresentante sindacale Flc-Cgil CDP Treviso)
Fabio Braido (Direttivo Flai-Cgil Treviso)
Andrea Calarese (Direttivo Fillea Catania)
Alessandra Doro (Direttivo Filctem Venezia)
Alessandro Bussetto ( rappresentante sindacale CUB Università Ca’ Foscari Venezia)
Lidia Deppieri (rappresentante sindacale FP-Uil cooperativa Ancora Venezia
)

21/08/13

SEL APRE GIA' OGGI A UN GOVERNO RENZI

L' annunciata disponibilità di SEL verso un governo Renzi, in questa stessa legislatura, chiarisce una volta di più la sua subalterneità al PD. Chiamare “di scopo” quel governo può forse servire come foglia di fico agli occhi della propria base. Ma non può cancellare la sostanza. Un governo Renzi, quale che possa essere la sua durata, gestirebbe la continuità dell'amministrazione corrente delle politiche sociali dominanti: quelle che il PD ha votato e gestito assieme a Berlusconi, prima con Monti e poi con Letta/Alfano, e che l'”opposizione” di SEL ha formalmente contestato. Incluse le politiche dei tagli, della precarizzazione del lavoro, delle regalie finanziarie a banche e imprese.
Un governo Renzi con ministri SEL, in questa legislatura, sarebbe “di scopo” solo in un senso: servirebbe a Renzi per inaugurare l'agognata Presidenza del Consiglio, e a Sel per prenotare la propria ricollocazione nel Centrosinistra per la prossima legislatura.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

CONTRO I GENERALI, DAL VERSANTE DEI LAVORATORI PER UN GOVERNO OPERAIO E CONTADINO IN EGITTO.

La sanguinosa repressione che l'esercito egiziano va conducendo contro I Fratelli Musulmani, non ha nulla di progressivo, e nulla a che spartire con la rivoluzione egiziana: è parte della ricostruzione del vecchio regime militare prerivoluzionario.

Il governo reazionario di Morsi e dei Fratelli era stato messo con le spalle al muro dalla gigantesca sollevazione popolare di Giugno/luglio. Ma i gruppi dirigenti liberal democratici dell'opposizione anti Morsi ( dal liberale Baradei ai nazionalisti nasseriani sino a forze socialdemocratiche) ha scelto di consegnare ai generali la forza delle piazze per evitare una rivoluzione sociale. E i generali hanno usato l'appoggio “democratico”, l'odio di massa anti Morsi, le illusioni di massa nell'esercito, per elevarsi al di sopra delle parti in conflitto e concentrare nelle proprie mani tutti i poteri. In una classica dinamica bonapartista. Oggi lo stesso generale As Sisi, paradossalmente designato a suo tempo proprio da Morsi, usa il potere del terrore contro i Fratelli, non per “salvare la rivoluzione”, ma per consolidare sulla sua sconfitta un nuovo regime militare: nemico dei lavoratori e delle masse povere dell'Egitto. Non a caso le nuove leggi speciali per l'”ordine pubblico” sono impiegate, in questi stessi giorni, per spezzare il sindacalismo indipendente e ogni sciopero operaio.


Quanto è avvenuto e sta avvenendo, non dimostra il “fallimento inevitabile di ogni rivoluzione”, come si affrettano a dichiarare in tutto l'occidente quegli stessi politici borghesi già sostenitori di Mubarak e poi di Morsi. Dimostra invece che una rivoluzione di massa ha bisogno di una direzione indipendente. E che solo i socialisti rivoluzionari egiziani possono costruirla. Contro i Generali e la reazione islamica. Ma anche contro i dirigenti di quella sinistra “democratica” che hanno fatto da sgabello ai generali dell'esercito.


Sono i lavoratori egiziani, non “i democratici”, che possono portare alla vittoria le stesse rivendicazioni democratiche della rivoluzione egiziana. E lo possono fare solo legando quelle rivendicazioni a un programma anticapitalista e a una prospettiva di rivoluzione socialista. L'unica che possa spazzar via la reazione islamica e militare. E aprire una pagina nuova per l'intera rivoluzione araba.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

12/08/13

SINISTRA ANTICAPITALISTA ENNESIMA RIPROPOSIZIONE DI UNA POSIZIONE POLITICA FALLIMENTARE

Da qualche tempo, la notizia già era presente nell'aria nell'arcipelago dell'estrema sinistra, Sinistra Critica si è divisa in due correnti : La fine dell’avventura di sinistracritica.org (che ha visto da novembre 2012 a oggi una media di piu di 20.000 visite mensili) coincide in realtà con l’epilogo di una ben più complessa e coinvolgente avventura, quella dell’organizzazione politica Sinistra Critica.
Le motivazioni della scissione di Sinistra Critica sono dovute alle profonde divergenze strategiche. Una tendenza che da adesso si chiama Solidarietà Internazionale ha scelto la linea di internità profonda ai movimenti, raggiungendo in questo ambito politico le schegge dell'autonomia operaia. L'altra tendenza, denominata Sinistra Anticapitalista, invece rispolvera (se mai l'avesse abbandonata) la vecchia politica "pablista"1. Nell'ultimo comunicato di Sinistra Critica si legge :" Si tratta dell’organizzazione che ha raccolto, dopo l’espulsione-uscita dal Partito della Rifondazione comunista, le compagne e i compagni che in quel partito si erano battuti contro la sua involuzione “governista”, contro la svendita di buona parte dei suoi valori fondativi, a partire da quello dell’opposizione alla guerra “senza se e senza ma”.

La vicenda dell’espulsione dal PRC del senatore Franco Turigliatto, perché si era rifiutato di sostenere una mozione del governo Prodi che definiva ipocritamente “missione di pace” la spedizione italiana in Afghanistan, è stato l’atto conclusivo di una lunga battaglia interna a quel partito, che da allora in poi è diventata una battaglia anche all’esterno, una battaglia che già allora voleva tentare di arginare la deriva autodistruttiva della sinistra. La deriva che l’ha portata alla sua semisparizione attuale.
Prima di tutto, per igiene politica, va ricordato che il compagno Turigliatto, al contrario di quanto viene scritto nell'ultimo testo di Sinistra Critica, ha svolto una politica conforme, in maniere intermittente, alla svolta governista del PRC . Fino alla fine (2006/8) ha sostenuto lo stesso governo con ben 23 fiduce tra cui il voto al primo rifinanziamento delle missioni militari. Dunque oggi come allora siamo di fronte ad un abbaglio politico: nessuna opposizione netta al governo Prodi è stata fatta da parte di Turigliatto .
Ma andiamo avanti, perchè Sinistra Critica di allora sostenne il governo Prodi?
La risposta è semplice: questa organizzazione ha un metodo sbagliato che viene da molto lontano.
Alla fine degli anni 40, con l'ascesa di Pablo tra le file del movimento trotskysta, la Quarta Internazionale definiva centrista la politica della Jugoslavia di Tito e definiva lo stato Jugoslavo come stato operaio (senza deformazioni burocratiche). Questa scelta non solo portò all'esplosione della Quarta Internazionale, ma veicolò tra i maggiori dirigenti trotskysti di allora, tra cui Maitan, padre politico di Turigliatto, la politica dell'opportunismo.
Nel 1951 Pablo divenne segretario della Quarta Internazionale e i "trotskysti" iniziarono a cedere al movimento stalinista. Pablo era convinto che la situazione economica, sociale e politica mondiale avrebbe presto portato verso una nuova guerra mondiale e che le organizzazioni staliniste, sotto pressione delle masse, avrebbero assunto una posizione rivoluzionaria. Questo portò, in modo antileninista, alla rinuncia da parte dei militanti della Quarta alla costruzione di partiti comunisti rivoluzionari indipendenti e li obbligò a svolgere il ruolo di "consiglieri di sinistra" alle dirigenze staliniste : il cosiddetto entrismo sui generis (l'entrismo nelle organizzazioni centriste o riformiste, come teorizzato da Lenin e da Trotsky, per loro non era più tattico ma diveniva strategico all'infinito).
Gli esempi dell'inclinazione opportunista dei dirigenti della Quarta Internazionale sono moltissi: da Tito, Bevan, Mao, Nasser, Ben Bellà per non parlare di Posadas o LLSP 2 . Questo denota la non volontà di costruire, come vorrebbe la tradizione leninista, un partito indipendente rivoluzionario basato sul trotskysmo conseguente.
In Italia i GCR 3 poi LCR 4 percorsero lo stesso sentiero della loro organizzazione internazionale.
Nel 1968 il i GCR embrione della futura Sinistra Anticapitalisa fece una compagna politica a sostegno del gruppo del "Manifesto" che decise allora di presentarsi alle elezioni. Glissando sul risultato elettorale, poco importante, i CGR non fecero nessun distinguo politico all'interno del gruppo del Manifesto, non fecero nessuna critica all'ascendente politico del Manfesto (Maoisti)... Insomma si adattarono agli eventi, politica che da sempre ha caratterizzato questa organizzazione.
In seguito la Quarta Internazionale in Italia, o meglio il suo gruppo dirigente maggioritario, ebbe delle minoranze coerenti come quella della T.L. guidata da Grisolia e Ferrando ora fondatori del PCL e quella di R. Massari T.M.R., mentre la maggioranza continuò in modo lineare a tirare la giacca ad altri dirigenti esterni al movimento trotskysta , come ad esempio Ingrao, con la speranza che essi costruissero per loro il partito rivoluzionario. Negli anni 80 Turigliatto sostenne dall'esterno DP sino al 1989 anno in cui entrò integralmente a farne parte (quindi non si oppose ad un'organizzazione centrista).
Nel 1991 il gruppo di Turigliatto entra nel PRC e dal 1998 entra a far parte della maggioranza bertinottiana di partito. La folgorazione nei confronti di Bertinotti fu forte: finalmente Turigliatto e Maitan avevo trovato chi incarnava le proprie volontà. Costruire un partito rivoluzionario tramite l'aggregazioni senza prinicipi. Nel 2002 a celebrare questo idillio ci pensa Turigliatto con un testo scritto su Bandiera Rossa (organo di stampa della corrente di Turigliatto) intitolato La svolta necessaria del V congresso (PRC) :" questo rilancio di Rifondazione e la ricerca di un nuovo paradigma rivoluzionario apre scenari inediti e nuove possibilità al partito sia in Italia che in Europa; si tratta di una scelta necessaria e obbligata, senza la quale il partito navigherebbe a vista entro un orizzonte riformista che la condurre a un inevitabile declino, quello vissuto dalla maggior parte dei partiti comunisti europei."
Niente di più profetico... Rifondazione è implosa proprio grazie alla politica tanto agognata da Turigliatto il quale ne è stato protoganista e vittima. Non esistono scorciatoie per costruire partiti rivoluzionari, per farlo bisogna avere pazienza e idee chiare, aggettivi che mancano al gruppo dirigente di Sinistra Anticapitalista.
Oggi di fronte all'ennismo scivolone Sinistra Anticapitalista ha trovato il suo nuovo Ingrao o se vogliamo Bertinotti: Giorgio Cremaschi. Sinistra Anticapitalista a mo' di mantra politico si muove sugli stessi passi che sin'ora hanno portato solo sconfitte: costruire un partito rivoluzionario con chi ha un'esperienza politica fuori dai paradigmi rivoluzionari. L'esperienza di Ross@ diretta da G. Cremaschi è la sommatoria di neo stalinisti, revisionisti del trotskysmo e singoli insofferenti. Questa esperienza non può essere l'alternativa di classe alla tragedia sociale che stiamo vivendo. Mettere insieme lo "chavismo", la rivoluzione a tappe con la la rivoluzione permamente è una cosa senza senso. Per questo ci rivolgiamo alla base dei e delle compagn@ di Sinistra Anticapitalista affinchè scelagano di costruire con noi il PCL, l'unica vera chance per la lotta di classe.

1: Michel Raptis, pseudonimo Pablo, fu agli inizi degli anni 50 segretario della Quarta, fu anche teorico della tattica di entrismo sui generis
2: LLSP Partito trotskista di Cylon che subì, nel corso degli anii, una degenerazione verso destra sostenendo governo borghesi.
3: GCR : Gruppi Comunisti Rivoluzionari, organizzazione trotskysta che praticava l'entrismo nel PCI
4: Lega Comunista Rivoluzionaria : nome dell'organizzazione trotskysta dopo la fine del periodo entrista nel PCI
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

17/07/13

L'OPERAIO INGIUSTAMENTE LICENZIATO DALLE MILIANI DOVRA' ESSERE RIASSUNTO DALLA STESSA AZIENDA, GRAZIE ALLA SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE DI ANCONA.

La vicenda, davvero incredibile, che aveva visto il coinvolgimento di un lavoratore delle Cartiere Miliani, culminata con un ingiusto ed illegale provvedimento di licenziamento, ha finalmente trovato una giusta soluzione: il tribunale civile di Ancona ha condannato le Miliani ed imposto alle stesse l'immediato reintegro del dipendente per la manifesta infondatezza del provvedimento di licenziamento.
Il PCL sez. di Ancona, oltre ad esprimere la propria, infinita felicitazione per l'atto di sacrosanta giustizia compiuta con esemplare professionalità ed onestà intellettuale del tribunale civile di Ancona, denuncia di essere stata l'unica forza politica che si è occupata di questa vergognosa vicenda.
Il silenzio e la censura, su questo grave fatto di cronaca, rinnova il clima d'intimidazione che alcuni pseudo-dirigenti delle Miliani stanno applicando con sistematica continuità contro tutti (o quasi) i dipendenti della storica azienda fabrianese.
L'assenza totale delle RSU aziendali conferma il grado d'intollerabile commistione con alcuni dirigenti anche in questa assurda vicenda, che registra il ruolo nefasto di una gestione consulentistica del personale nelle Miliani, che rappresenta, malgrado i risultati economici e produttivi positivi, un pericolo per la sopravvivenza delle Miliani stesse!
Fabriano, 14-07-2013
Partito Comunista dei Lavoratori

14/07/13

Manifestazione dei lavoratori Indesit: il grande corteo di Fabriano è solo l’inizio, ora un coordinamento nazionale di lotta ed una piattaforma unitaria

Fabriano, 14 luglio 2013

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

La grande partecipazione (circa 4000 persone) al corteo nazionale dei lavoratori Indesit svoltosi venerdì scorso a Fabriano è stata un’ottima dimostrazione di forza e di unità del movimento operaio.

Ora però bisogna uscire dall’ombra dei politici di centrosinistra che guidavano il corteo e ritirare le deleghe in bianco concesse ai sindacati confederali, altrimenti non potremo che andare incontro all’ennesima sconfitta.  

Infatti, mentre i lavoratori chiedevano a gran voce il blocco dei licenziamenti ed il ritiro dei piani di delocalizzazione, il sindaco di Fabriano (ndr Sagramola - PD) ad un’intervista sul tg1 dichiarava che i lavoratori erano disposti a compiere sacrifici (leggi svendita dei diritti) in cambio di una revisione dei tagli dell’azienda: in parole povere una riproposizione della “Fabbrica Italia” di Marchionne che, come sappiamo, in cambio dei soliti “sacrifici” ha portato solo licenziamenti e cassa integrazione.

Inoltre non possiamo cancellare la recente storia del gruppo Antonio Merloni e del suo indotto, dove gli stessi sindacati confederali che oggi stanno concertando con l’azienda, tenendo a freno gli operai con finte promesse di riassunzione, si sono resi complici della rovina di almeno 3000 famiglie.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, che già da mesi denuncia un piano “sotterraneo” di tagli per la Indesit, mentre tutti i sindacati ci accusavano di allarmismo, è stato l’unico partito presente con un suo spezzone organizzato composto da decine di compagni.

La nostra presenza si è contraddistinta per la proposta, portata avanti con l’affissione di manifesti e la diffusione di centinaia di volantini: 1)della costituzione immediata di un coordinamento nazionale di lotta con rappresentanti di tutti gli stabilimenti a prescindere dal sindacato di appartenenza, che organizzi da subito lo sciopero ad oltranza e l’occupazione degli stabilimenti  2)di una piattaforma unitaria che preveda i quattro punti minimi del blocco di tutti i licenziamenti, dello stop a tutte le delocalizzazioni, della divisione del lavoro esistente tra tutti a parità di salario ed infine della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.

La Proprietà, gli azionisti e la direzione dell’Indesit hanno un “piano” ben preciso: attraverso i licenziamenti, la cassa integrazione, le delocalizzazioni vogliono incrementare i proprio profitti a discapito di 1500 (per cominciare) famiglie di operai ed impiegati. Noi dobbiamo rispondere, con la forza dei numeri e dell’unità dei lavoratori, con un piano radicalmente opposto: garantire il lavoro a tutti a discapito degli interessi di proprietari e azionisti. Solo così potremo vincere e non finire tutti per strada.

Il PCL si batte per questo. Ed a riprova che la nostra lotta non rimane lettera morta alla fine del corteo, insieme ad alcuni esponenti dei centri sociali, abbiamo provato a forzare, pur senza alcuna violenza, il blocco della polizia per occupare fin da subito gli stabilimenti dell’Indesit: e ce l’avremmo fatta se il servizio d’ordine dei sindacati, nel ruolo di guardia bianca a difesa degli interessi dei Merloni, non ci avesse respinto impedendoci l’occupazione. Ma molti operai non hanno apprezzato questa nefasta scelta, che ha smascherato una volta di più la natura delle burocrazie sindacali di queste organizzazioni, e la prossima volta non falliremo!

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche

Manifestazione nazionale lavoratori Indesit: lo spezzone del PCL


Alcune immagini del corteo nazionale dei lavoratori indesit del 12 luglio e dello spezzone del PCL


11/07/13

Il volantino del PCL per la manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit

Cliccando sull'immagine ed ingrandendo potrete leggere il volantino che i militanti del Partito Comunista dei Lavoratori delle Marche distribuiranno il 12 luglio 2013 a Fabriano in occasione della manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit

Manifestazione del 12 luglio a Fabriano: il PCL a fianco dei lavoratori Indesit


 
COMUNICATO STAMPA:

La Proprietà, gli azionisti e la direzione dell’Indesit hanno un “piano” ben preciso: attraverso i licenziamenti, la cassa integrazione, le delocalizzazioni vogliono incrementare i proprio profitti a discapito di 1500 (per cominciare) famiglie di operai ed impiegati.
 I sindacalisti di professione e i politicanti di turno hanno anch’essi una strategia: calmare le acque con le finte promesse e limitare i danni, così da apparire fedeli servitori agli occhi del padronato ma nello stesso tempo i salvatori di “quei dieci posti di lavoro in più” agli occhi degli operai.
Se non vogliono perdere in partenza e finire tutti in mezzo ad una strada anche i lavoratori hanno bisogno di tattiche vincenti ed una piattaforma di rivendicazioni radicali e risolutive.
Il Partito Comunista dei Lavoratori delle Marche il 12 luglio sarà in piazza a Fabriano a fianco dei lavoratori Indesit di tutta Italia per offrire il proprio sostegno attivo ed incondizionato ad ogni forma di lotta si decida di intraprendere per difendere i posti di lavoro. 
Al grido di “licenziamo i padroni – riprendiamoci il lavoro” chiederemo a gran voce l’indizione di una grande assemblea autoconvocata che rappresenti i diversi stabilimenti e coordini le azioni di lotta in tutto il Paese. A partire dallo sciopero ad oltranza e dall’occupazione degli stabilimenti fino all’ottenimento di quattro obiettivi minimi: 1) blocco di tutti i licenziamenti 2)stop a tutte le delocalizzazioni 3)divisione del lavoro esistente tra tutti a parità di salario 4)nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.
 Questo piattaforma è l’unica soluzione realistica per salvare i posti di lavoro, le altre sono chiacchiere che rimanderanno solamente di poco la chiusura definitiva degli stabilimenti italiani.
 
 
Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche
 

08/07/13

Crisi Indesit: il manifesto del PCL

Qui sotto il Manifesto che il Partito Comunista dei Lavoratori ha attacchinato a Fabriano in vista della manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit prevista per il 12 luglio a Fabriano. 
 
 

22/06/13

Recanati, 23 giugno 2013 - Primo Seminario di Formazione Storico-Politica del PCL Marche

DOMENICA 23 GIUGNO 2013 DALLE 9.00 ALLE 18.00 A RECANATI (MC)
 
"I° SEMINARIO DI FORMAZIONE STORICO-POLITICA DEL PCL MARCHE"
RISERVATO AGLI ISCRITTI ED AI MILITANTI
DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
 
RELATORE: EUGENIO GEMMO (DIREZIONE NAZIONALE PCL)
 
info:
 
SEZIONE DI ANCONA
3395433912
 
SEZIONE DI PESARO E URBINO
3404169455


SEZIONE DI ASCOLI PICENO
3345898364

SEZIONE DI MACERATA E FERMO
 
3387192678