29/08/13

Il PCL a difesa del compagno Savas!

 
Il giorno 3 Settembre il compagno Matzas Savas, principale dirigente del EEK ( Partito operaio rivoluzionario), sezione greca del CRQI, sarà sotto processo ad Atene per “antifascismo”, a seguito di una denuncia dell'organizzazione nazista Alba Dorata.

L'espressione “distruggere il fascismo”, usata nei volantini di EEK, è stata denunciata come “istigazione all'omicidio” da quella stessa organizzazione nazista che è promotrice di pogrom omicidi contro i migranti e di innumerevoli aggressioni contro militanti della sinistra greca.

Nel contesto dell'iniziativa internazionale a difesa del compagno Savas, il PCL ha già raccolto un pronunciamento di solidarietà che ha registrato, tra l'altro, l'adesione di numerose personalità politiche e sindacali della sinistra italiana ( v. l'appello
pubblicato su questo stesso sito).

Ora il PCL sta preparando in diverse grandi città italiane presidi di protesta sotto i consolati greci nei giorni immediatamente precedenti il processo.

Iniziative sono già state definite e organizzate per il 2 Settembre a Roma, Firenze, Livorno, Venezia, Napoli. Altre sono in corso di allestimento e si aggiungeranno nei prossimi giorni.

La parola d'ordine “distruggere il fascismo” è tanto più oggi una nostra parola d'ordine, al fianco dei rivoluzionari greci.
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
 
 
Prime firme all'appello per l'assoluzione completa di Savas:
Franco Russo (Forum Diritti-Lavoro, gia'deputato al parlamento nazionale)
Iacopo Venier ( direttore LiberaTV, gia' deputato al parlamento nazionale)
Paolo Carsetti ( Segreteria naz. Forum Acqua)
Roberto Martelli (Segretario Generale naz. Unione Sindacale Italiana- Usi)
Giuseppe Martelli (Segreteria Romana Usi)
Omero Amorti (responsabile settore case di riposo Usi)
Andrea Marino (responsabile settore arti e mestieri Usi)
Fabio Frati (Segretario naz. Trasporti Cub)
Paolo Sabatini (Esecutivo naz. Usb)
Massimo Andreotti ( Direttivo Usb Brianza)
Franco Calandri (Direttivo Usb Brianza)
Dario Casati ( Direttivo Usb Brianza)
Marco Colombo (Direttivo Regionale Fisac-Cgil Lombardia)
Renato Pomari (Direttivo Fiom Cgil Brianza)
Giuseppe Mascolo ( Rappresentante sinsacale Fiom-Cgil Rada Bernareggio, Brianza)
Andrea Botto (rappresentante sindacale IISS Liceti, Rapallo)
Carlo Rasmi ( Coordinamento naz. Usb)
Valentina Delussu ( responsabile regionale Lavoro Privato Usb Emilia Romagna)
Francesco Bonfini (responsabile regionale Scuola Usb Emilia-Romagna)
Massimo Betti ( Esecutivo naz. Pubblico Impiego Usb)
Luca Scacchi ( Segretario regionale Slc-Cgil Valle d'Aosta)
Massimo Chiesi ( Direttivo Filt-Cgil Torino)
Massimo Filippini ( Direttivo Filt-Cgil Genova)
Francesco Anfossi (Direttivo Cgil Pavia)
Francesco Doro ( Comitato Centrale Fiom)
Enrico Pellegrini (Direttivo CGIL Venezia)
Antonio Marceca (Direttivoi Regionale FP-CGIL Veneto)
Francesco De Simone (Direttivo Nazionale Cgil)
Michele Mililli ( Direttivo Cgil Ragusa)
Ezio Dardanelli (Segretario generale regionale Fisac-Cgil Lombardia)
Eleonora Forenza (Direzione Naz. Partito della Rifondazione Comunista)
Sergio Bellavita (Comitato Centrale Fiom-Cgil, gia' Segretario nazionale Fiom)
Nando Simeone (Direttivo Filcams-CGIL Roma)
Giulietto Chiesa (Presidente movimento politico “Alternativa”, già deputato europeo 2004-2009)
Joseph Frender (Segretario naz UniSin)
Nico Vox (Direttivo CGIL Milano)
Fabrizio Burattini (Segretario CGIL Roma Nord)
Adriano Coscia (Segretario Naz. sindacato ORSA)
Tommaso Vigliotti (Direzione naz. UniSin)
Andrea De Marchis ( Direzione naz. Partito dei CARC)
Sergio Cararo (Segreteria naz. Rete dei Comunisti)
Mauro Casadio (Segreteria naz. Rete dei Comunisti)
Umberto Fascetti (Esecutivo Naz. USB)
Luigi Marinelli (coordinamento naz Rete dei Comunisti)
Massimiliano Piccolo (coordinamento naz Rete dei Comunisti)
Marco Santopadre (coordinamento naz Rete dei Comunisti)
Luigi Sorge (coordinamento naz. lavoro privato USB)
Elisabetta Falgaris (Direttivo Fisac-Cgil Bologna)
Alfonsina Palumbo (Direttivo regionale Fisac-Cgil Campania)
Enrico Sitta (Direttivo Fiom-Cgil Latina)
Luca Tremaliti (direttivo CGIL Roma Nord)
Fausto Torri (Direttivo CGIL La Spezia)
Daniele Caboni (Direttivo regionale FIOM-Cgil Toscana)
Leonardo Favero (rappresentante sindacale Filcams-Cgil SME Treviso)
Filippo Alessandro Nappi (Revisore dei Conti CGIL Venezia)
Davide Margiotta (vice Presidente Direttivo Fiom-CGIL Pesaro)
Andrea Castellucci (rappresentante sindacale Fiom-Cgil Marcegaglia Forlì)
Stefano Castigliego (Direttivo CGIL Venezia)
Stefano Fontana (Direttivo Fiom-Cgil Venezia)
Donatella Ascoli (rappresentante sindacale Filcams-CGIL Musei Civici Veneziani)
Alessandra Marchetti (rappresentante sindacale Filcams-Cgil Musei Civici Veneziani)
Pasquale Guadagnolo (Direttivo Fiom-Cgil Venezia)
Enzo Caccese (Direttivo Filctem-CGIL Venezia)
Giamarco Camboni (rappresentante sindacale Flc-Cgil liceo scientifico Segni ozieri-Sassari)
Roberto Galvanin (rappresentante sindacale USB Laverda Vicenza)
Roberto Rossi (rappresentante sindacale Fiom-Cgil Forgital Vicenza)
Martino Braccioforte (Rappresentante sindacale Fiom-Cgil Riva Verona)
Federico Morellato (Direttivo Fiom-Cgil regionale Veneto)
Stefano D’Intinosante (Direttivo Cgil Treviso)
Pino Angione ( Rappresentante sindacale Flc-Cgil CDP Treviso)
Fabio Braido (Direttivo Flai-Cgil Treviso)
Andrea Calarese (Direttivo Fillea Catania)
Alessandra Doro (Direttivo Filctem Venezia)
Alessandro Bussetto ( rappresentante sindacale CUB Università Ca’ Foscari Venezia)
Lidia Deppieri (rappresentante sindacale FP-Uil cooperativa Ancora Venezia
)

21/08/13

SEL APRE GIA' OGGI A UN GOVERNO RENZI

L' annunciata disponibilità di SEL verso un governo Renzi, in questa stessa legislatura, chiarisce una volta di più la sua subalterneità al PD. Chiamare “di scopo” quel governo può forse servire come foglia di fico agli occhi della propria base. Ma non può cancellare la sostanza. Un governo Renzi, quale che possa essere la sua durata, gestirebbe la continuità dell'amministrazione corrente delle politiche sociali dominanti: quelle che il PD ha votato e gestito assieme a Berlusconi, prima con Monti e poi con Letta/Alfano, e che l'”opposizione” di SEL ha formalmente contestato. Incluse le politiche dei tagli, della precarizzazione del lavoro, delle regalie finanziarie a banche e imprese.
Un governo Renzi con ministri SEL, in questa legislatura, sarebbe “di scopo” solo in un senso: servirebbe a Renzi per inaugurare l'agognata Presidenza del Consiglio, e a Sel per prenotare la propria ricollocazione nel Centrosinistra per la prossima legislatura.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

CONTRO I GENERALI, DAL VERSANTE DEI LAVORATORI PER UN GOVERNO OPERAIO E CONTADINO IN EGITTO.

La sanguinosa repressione che l'esercito egiziano va conducendo contro I Fratelli Musulmani, non ha nulla di progressivo, e nulla a che spartire con la rivoluzione egiziana: è parte della ricostruzione del vecchio regime militare prerivoluzionario.

Il governo reazionario di Morsi e dei Fratelli era stato messo con le spalle al muro dalla gigantesca sollevazione popolare di Giugno/luglio. Ma i gruppi dirigenti liberal democratici dell'opposizione anti Morsi ( dal liberale Baradei ai nazionalisti nasseriani sino a forze socialdemocratiche) ha scelto di consegnare ai generali la forza delle piazze per evitare una rivoluzione sociale. E i generali hanno usato l'appoggio “democratico”, l'odio di massa anti Morsi, le illusioni di massa nell'esercito, per elevarsi al di sopra delle parti in conflitto e concentrare nelle proprie mani tutti i poteri. In una classica dinamica bonapartista. Oggi lo stesso generale As Sisi, paradossalmente designato a suo tempo proprio da Morsi, usa il potere del terrore contro i Fratelli, non per “salvare la rivoluzione”, ma per consolidare sulla sua sconfitta un nuovo regime militare: nemico dei lavoratori e delle masse povere dell'Egitto. Non a caso le nuove leggi speciali per l'”ordine pubblico” sono impiegate, in questi stessi giorni, per spezzare il sindacalismo indipendente e ogni sciopero operaio.


Quanto è avvenuto e sta avvenendo, non dimostra il “fallimento inevitabile di ogni rivoluzione”, come si affrettano a dichiarare in tutto l'occidente quegli stessi politici borghesi già sostenitori di Mubarak e poi di Morsi. Dimostra invece che una rivoluzione di massa ha bisogno di una direzione indipendente. E che solo i socialisti rivoluzionari egiziani possono costruirla. Contro i Generali e la reazione islamica. Ma anche contro i dirigenti di quella sinistra “democratica” che hanno fatto da sgabello ai generali dell'esercito.


Sono i lavoratori egiziani, non “i democratici”, che possono portare alla vittoria le stesse rivendicazioni democratiche della rivoluzione egiziana. E lo possono fare solo legando quelle rivendicazioni a un programma anticapitalista e a una prospettiva di rivoluzione socialista. L'unica che possa spazzar via la reazione islamica e militare. E aprire una pagina nuova per l'intera rivoluzione araba.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

12/08/13

SINISTRA ANTICAPITALISTA ENNESIMA RIPROPOSIZIONE DI UNA POSIZIONE POLITICA FALLIMENTARE

Da qualche tempo, la notizia già era presente nell'aria nell'arcipelago dell'estrema sinistra, Sinistra Critica si è divisa in due correnti : La fine dell’avventura di sinistracritica.org (che ha visto da novembre 2012 a oggi una media di piu di 20.000 visite mensili) coincide in realtà con l’epilogo di una ben più complessa e coinvolgente avventura, quella dell’organizzazione politica Sinistra Critica.
Le motivazioni della scissione di Sinistra Critica sono dovute alle profonde divergenze strategiche. Una tendenza che da adesso si chiama Solidarietà Internazionale ha scelto la linea di internità profonda ai movimenti, raggiungendo in questo ambito politico le schegge dell'autonomia operaia. L'altra tendenza, denominata Sinistra Anticapitalista, invece rispolvera (se mai l'avesse abbandonata) la vecchia politica "pablista"1. Nell'ultimo comunicato di Sinistra Critica si legge :" Si tratta dell’organizzazione che ha raccolto, dopo l’espulsione-uscita dal Partito della Rifondazione comunista, le compagne e i compagni che in quel partito si erano battuti contro la sua involuzione “governista”, contro la svendita di buona parte dei suoi valori fondativi, a partire da quello dell’opposizione alla guerra “senza se e senza ma”.

La vicenda dell’espulsione dal PRC del senatore Franco Turigliatto, perché si era rifiutato di sostenere una mozione del governo Prodi che definiva ipocritamente “missione di pace” la spedizione italiana in Afghanistan, è stato l’atto conclusivo di una lunga battaglia interna a quel partito, che da allora in poi è diventata una battaglia anche all’esterno, una battaglia che già allora voleva tentare di arginare la deriva autodistruttiva della sinistra. La deriva che l’ha portata alla sua semisparizione attuale.
Prima di tutto, per igiene politica, va ricordato che il compagno Turigliatto, al contrario di quanto viene scritto nell'ultimo testo di Sinistra Critica, ha svolto una politica conforme, in maniere intermittente, alla svolta governista del PRC . Fino alla fine (2006/8) ha sostenuto lo stesso governo con ben 23 fiduce tra cui il voto al primo rifinanziamento delle missioni militari. Dunque oggi come allora siamo di fronte ad un abbaglio politico: nessuna opposizione netta al governo Prodi è stata fatta da parte di Turigliatto .
Ma andiamo avanti, perchè Sinistra Critica di allora sostenne il governo Prodi?
La risposta è semplice: questa organizzazione ha un metodo sbagliato che viene da molto lontano.
Alla fine degli anni 40, con l'ascesa di Pablo tra le file del movimento trotskysta, la Quarta Internazionale definiva centrista la politica della Jugoslavia di Tito e definiva lo stato Jugoslavo come stato operaio (senza deformazioni burocratiche). Questa scelta non solo portò all'esplosione della Quarta Internazionale, ma veicolò tra i maggiori dirigenti trotskysti di allora, tra cui Maitan, padre politico di Turigliatto, la politica dell'opportunismo.
Nel 1951 Pablo divenne segretario della Quarta Internazionale e i "trotskysti" iniziarono a cedere al movimento stalinista. Pablo era convinto che la situazione economica, sociale e politica mondiale avrebbe presto portato verso una nuova guerra mondiale e che le organizzazioni staliniste, sotto pressione delle masse, avrebbero assunto una posizione rivoluzionaria. Questo portò, in modo antileninista, alla rinuncia da parte dei militanti della Quarta alla costruzione di partiti comunisti rivoluzionari indipendenti e li obbligò a svolgere il ruolo di "consiglieri di sinistra" alle dirigenze staliniste : il cosiddetto entrismo sui generis (l'entrismo nelle organizzazioni centriste o riformiste, come teorizzato da Lenin e da Trotsky, per loro non era più tattico ma diveniva strategico all'infinito).
Gli esempi dell'inclinazione opportunista dei dirigenti della Quarta Internazionale sono moltissi: da Tito, Bevan, Mao, Nasser, Ben Bellà per non parlare di Posadas o LLSP 2 . Questo denota la non volontà di costruire, come vorrebbe la tradizione leninista, un partito indipendente rivoluzionario basato sul trotskysmo conseguente.
In Italia i GCR 3 poi LCR 4 percorsero lo stesso sentiero della loro organizzazione internazionale.
Nel 1968 il i GCR embrione della futura Sinistra Anticapitalisa fece una compagna politica a sostegno del gruppo del "Manifesto" che decise allora di presentarsi alle elezioni. Glissando sul risultato elettorale, poco importante, i CGR non fecero nessun distinguo politico all'interno del gruppo del Manifesto, non fecero nessuna critica all'ascendente politico del Manfesto (Maoisti)... Insomma si adattarono agli eventi, politica che da sempre ha caratterizzato questa organizzazione.
In seguito la Quarta Internazionale in Italia, o meglio il suo gruppo dirigente maggioritario, ebbe delle minoranze coerenti come quella della T.L. guidata da Grisolia e Ferrando ora fondatori del PCL e quella di R. Massari T.M.R., mentre la maggioranza continuò in modo lineare a tirare la giacca ad altri dirigenti esterni al movimento trotskysta , come ad esempio Ingrao, con la speranza che essi costruissero per loro il partito rivoluzionario. Negli anni 80 Turigliatto sostenne dall'esterno DP sino al 1989 anno in cui entrò integralmente a farne parte (quindi non si oppose ad un'organizzazione centrista).
Nel 1991 il gruppo di Turigliatto entra nel PRC e dal 1998 entra a far parte della maggioranza bertinottiana di partito. La folgorazione nei confronti di Bertinotti fu forte: finalmente Turigliatto e Maitan avevo trovato chi incarnava le proprie volontà. Costruire un partito rivoluzionario tramite l'aggregazioni senza prinicipi. Nel 2002 a celebrare questo idillio ci pensa Turigliatto con un testo scritto su Bandiera Rossa (organo di stampa della corrente di Turigliatto) intitolato La svolta necessaria del V congresso (PRC) :" questo rilancio di Rifondazione e la ricerca di un nuovo paradigma rivoluzionario apre scenari inediti e nuove possibilità al partito sia in Italia che in Europa; si tratta di una scelta necessaria e obbligata, senza la quale il partito navigherebbe a vista entro un orizzonte riformista che la condurre a un inevitabile declino, quello vissuto dalla maggior parte dei partiti comunisti europei."
Niente di più profetico... Rifondazione è implosa proprio grazie alla politica tanto agognata da Turigliatto il quale ne è stato protoganista e vittima. Non esistono scorciatoie per costruire partiti rivoluzionari, per farlo bisogna avere pazienza e idee chiare, aggettivi che mancano al gruppo dirigente di Sinistra Anticapitalista.
Oggi di fronte all'ennismo scivolone Sinistra Anticapitalista ha trovato il suo nuovo Ingrao o se vogliamo Bertinotti: Giorgio Cremaschi. Sinistra Anticapitalista a mo' di mantra politico si muove sugli stessi passi che sin'ora hanno portato solo sconfitte: costruire un partito rivoluzionario con chi ha un'esperienza politica fuori dai paradigmi rivoluzionari. L'esperienza di Ross@ diretta da G. Cremaschi è la sommatoria di neo stalinisti, revisionisti del trotskysmo e singoli insofferenti. Questa esperienza non può essere l'alternativa di classe alla tragedia sociale che stiamo vivendo. Mettere insieme lo "chavismo", la rivoluzione a tappe con la la rivoluzione permamente è una cosa senza senso. Per questo ci rivolgiamo alla base dei e delle compagn@ di Sinistra Anticapitalista affinchè scelagano di costruire con noi il PCL, l'unica vera chance per la lotta di classe.

1: Michel Raptis, pseudonimo Pablo, fu agli inizi degli anni 50 segretario della Quarta, fu anche teorico della tattica di entrismo sui generis
2: LLSP Partito trotskista di Cylon che subì, nel corso degli anii, una degenerazione verso destra sostenendo governo borghesi.
3: GCR : Gruppi Comunisti Rivoluzionari, organizzazione trotskysta che praticava l'entrismo nel PCI
4: Lega Comunista Rivoluzionaria : nome dell'organizzazione trotskysta dopo la fine del periodo entrista nel PCI
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

17/07/13

L'OPERAIO INGIUSTAMENTE LICENZIATO DALLE MILIANI DOVRA' ESSERE RIASSUNTO DALLA STESSA AZIENDA, GRAZIE ALLA SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE DI ANCONA.

La vicenda, davvero incredibile, che aveva visto il coinvolgimento di un lavoratore delle Cartiere Miliani, culminata con un ingiusto ed illegale provvedimento di licenziamento, ha finalmente trovato una giusta soluzione: il tribunale civile di Ancona ha condannato le Miliani ed imposto alle stesse l'immediato reintegro del dipendente per la manifesta infondatezza del provvedimento di licenziamento.
Il PCL sez. di Ancona, oltre ad esprimere la propria, infinita felicitazione per l'atto di sacrosanta giustizia compiuta con esemplare professionalità ed onestà intellettuale del tribunale civile di Ancona, denuncia di essere stata l'unica forza politica che si è occupata di questa vergognosa vicenda.
Il silenzio e la censura, su questo grave fatto di cronaca, rinnova il clima d'intimidazione che alcuni pseudo-dirigenti delle Miliani stanno applicando con sistematica continuità contro tutti (o quasi) i dipendenti della storica azienda fabrianese.
L'assenza totale delle RSU aziendali conferma il grado d'intollerabile commistione con alcuni dirigenti anche in questa assurda vicenda, che registra il ruolo nefasto di una gestione consulentistica del personale nelle Miliani, che rappresenta, malgrado i risultati economici e produttivi positivi, un pericolo per la sopravvivenza delle Miliani stesse!
Fabriano, 14-07-2013
Partito Comunista dei Lavoratori

14/07/13

Manifestazione dei lavoratori Indesit: il grande corteo di Fabriano è solo l’inizio, ora un coordinamento nazionale di lotta ed una piattaforma unitaria

Fabriano, 14 luglio 2013

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

La grande partecipazione (circa 4000 persone) al corteo nazionale dei lavoratori Indesit svoltosi venerdì scorso a Fabriano è stata un’ottima dimostrazione di forza e di unità del movimento operaio.

Ora però bisogna uscire dall’ombra dei politici di centrosinistra che guidavano il corteo e ritirare le deleghe in bianco concesse ai sindacati confederali, altrimenti non potremo che andare incontro all’ennesima sconfitta.  

Infatti, mentre i lavoratori chiedevano a gran voce il blocco dei licenziamenti ed il ritiro dei piani di delocalizzazione, il sindaco di Fabriano (ndr Sagramola - PD) ad un’intervista sul tg1 dichiarava che i lavoratori erano disposti a compiere sacrifici (leggi svendita dei diritti) in cambio di una revisione dei tagli dell’azienda: in parole povere una riproposizione della “Fabbrica Italia” di Marchionne che, come sappiamo, in cambio dei soliti “sacrifici” ha portato solo licenziamenti e cassa integrazione.

Inoltre non possiamo cancellare la recente storia del gruppo Antonio Merloni e del suo indotto, dove gli stessi sindacati confederali che oggi stanno concertando con l’azienda, tenendo a freno gli operai con finte promesse di riassunzione, si sono resi complici della rovina di almeno 3000 famiglie.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, che già da mesi denuncia un piano “sotterraneo” di tagli per la Indesit, mentre tutti i sindacati ci accusavano di allarmismo, è stato l’unico partito presente con un suo spezzone organizzato composto da decine di compagni.

La nostra presenza si è contraddistinta per la proposta, portata avanti con l’affissione di manifesti e la diffusione di centinaia di volantini: 1)della costituzione immediata di un coordinamento nazionale di lotta con rappresentanti di tutti gli stabilimenti a prescindere dal sindacato di appartenenza, che organizzi da subito lo sciopero ad oltranza e l’occupazione degli stabilimenti  2)di una piattaforma unitaria che preveda i quattro punti minimi del blocco di tutti i licenziamenti, dello stop a tutte le delocalizzazioni, della divisione del lavoro esistente tra tutti a parità di salario ed infine della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.

La Proprietà, gli azionisti e la direzione dell’Indesit hanno un “piano” ben preciso: attraverso i licenziamenti, la cassa integrazione, le delocalizzazioni vogliono incrementare i proprio profitti a discapito di 1500 (per cominciare) famiglie di operai ed impiegati. Noi dobbiamo rispondere, con la forza dei numeri e dell’unità dei lavoratori, con un piano radicalmente opposto: garantire il lavoro a tutti a discapito degli interessi di proprietari e azionisti. Solo così potremo vincere e non finire tutti per strada.

Il PCL si batte per questo. Ed a riprova che la nostra lotta non rimane lettera morta alla fine del corteo, insieme ad alcuni esponenti dei centri sociali, abbiamo provato a forzare, pur senza alcuna violenza, il blocco della polizia per occupare fin da subito gli stabilimenti dell’Indesit: e ce l’avremmo fatta se il servizio d’ordine dei sindacati, nel ruolo di guardia bianca a difesa degli interessi dei Merloni, non ci avesse respinto impedendoci l’occupazione. Ma molti operai non hanno apprezzato questa nefasta scelta, che ha smascherato una volta di più la natura delle burocrazie sindacali di queste organizzazioni, e la prossima volta non falliremo!

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche

Manifestazione nazionale lavoratori Indesit: lo spezzone del PCL


Alcune immagini del corteo nazionale dei lavoratori indesit del 12 luglio e dello spezzone del PCL


11/07/13

Il volantino del PCL per la manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit

Cliccando sull'immagine ed ingrandendo potrete leggere il volantino che i militanti del Partito Comunista dei Lavoratori delle Marche distribuiranno il 12 luglio 2013 a Fabriano in occasione della manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit

Manifestazione del 12 luglio a Fabriano: il PCL a fianco dei lavoratori Indesit


 
COMUNICATO STAMPA:

La Proprietà, gli azionisti e la direzione dell’Indesit hanno un “piano” ben preciso: attraverso i licenziamenti, la cassa integrazione, le delocalizzazioni vogliono incrementare i proprio profitti a discapito di 1500 (per cominciare) famiglie di operai ed impiegati.
 I sindacalisti di professione e i politicanti di turno hanno anch’essi una strategia: calmare le acque con le finte promesse e limitare i danni, così da apparire fedeli servitori agli occhi del padronato ma nello stesso tempo i salvatori di “quei dieci posti di lavoro in più” agli occhi degli operai.
Se non vogliono perdere in partenza e finire tutti in mezzo ad una strada anche i lavoratori hanno bisogno di tattiche vincenti ed una piattaforma di rivendicazioni radicali e risolutive.
Il Partito Comunista dei Lavoratori delle Marche il 12 luglio sarà in piazza a Fabriano a fianco dei lavoratori Indesit di tutta Italia per offrire il proprio sostegno attivo ed incondizionato ad ogni forma di lotta si decida di intraprendere per difendere i posti di lavoro. 
Al grido di “licenziamo i padroni – riprendiamoci il lavoro” chiederemo a gran voce l’indizione di una grande assemblea autoconvocata che rappresenti i diversi stabilimenti e coordini le azioni di lotta in tutto il Paese. A partire dallo sciopero ad oltranza e dall’occupazione degli stabilimenti fino all’ottenimento di quattro obiettivi minimi: 1) blocco di tutti i licenziamenti 2)stop a tutte le delocalizzazioni 3)divisione del lavoro esistente tra tutti a parità di salario 4)nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.
 Questo piattaforma è l’unica soluzione realistica per salvare i posti di lavoro, le altre sono chiacchiere che rimanderanno solamente di poco la chiusura definitiva degli stabilimenti italiani.
 
 
Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche
 

08/07/13

Crisi Indesit: il manifesto del PCL

Qui sotto il Manifesto che il Partito Comunista dei Lavoratori ha attacchinato a Fabriano in vista della manifestazione nazionale dei lavoratori Indesit prevista per il 12 luglio a Fabriano. 
 
 

22/06/13

Recanati, 23 giugno 2013 - Primo Seminario di Formazione Storico-Politica del PCL Marche

DOMENICA 23 GIUGNO 2013 DALLE 9.00 ALLE 18.00 A RECANATI (MC)
 
"I° SEMINARIO DI FORMAZIONE STORICO-POLITICA DEL PCL MARCHE"
RISERVATO AGLI ISCRITTI ED AI MILITANTI
DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
 
RELATORE: EUGENIO GEMMO (DIREZIONE NAZIONALE PCL)
 
info:
 
SEZIONE DI ANCONA
3395433912
 
SEZIONE DI PESARO E URBINO
3404169455


SEZIONE DI ASCOLI PICENO
3345898364

SEZIONE DI MACERATA E FERMO
 
3387192678

18/06/13

L'INDESIT DI FABRIANO E' L'ESEMPIO DI UNO SCANDALO TUTTO ITALIANO CHE VIENE SCARICATO SULLE SPALLE DEI LAVORATORI

L'esplosione della crisi dell'Indesit di Fabriano, forse inaspettata per la maggioranza dei lavoratori e dei cittadini fabrianesi, non era imprevedibile per le poche forze politiche che, come il PCL, da sempre si sono battute contro questo autentico potentato politico-industriale.
Solo in questi ultimi giorni due "eminenti figure religiose" hanno denunciato tardivamente il rischio di una frantumazione sociale che sta investendo il territorio fabrianese.
Il PCL sez. di Ancona continua nel riproporre la stessa ossessionante domanda: perchè tutti i soggetti politici, economici, sindacali e, buoni ultimi, ecclesiastici, non si sono impegnati nei decenni precedenti, quando attraverso i progetti di riconversione industriale, forse il tessuto sociale fabrianese non avrebbe corso il pericolo di una sua implosione?
Perchè non si dice nulla , rispetto alle gravi responsabilità di certi politici regionali, i quali hanno promosso il progetto di pseudo-internazionalizzazione, attraverso la delibera della giunta regionale delle marche n°1239, la quale di fatto costituisce un progetto di delocalizzazione delle imprese marchigiane operanti nel settore della meccanica e del turismo?
Il costo di tali "progetti" per la comunità marchigiana è stato, a suo tempo, di 615.000 per ognuno dei due anni previsti dal 16.09.2003, data della delibera della Regione Marche.
Non soddisfatti, forse, da certi scempi compiuti contro i cittadini fabrianesi, il 9.08.2012 si è appresa la notizia pubblicata in prima pagina dal Corriere Adriatico, dal titolo significativo "Grande abbuffata", a firma della Sig.ra Mariangela Paradisi, che alla Indesit Company era stata erogata la cifra economica ulteriore di ben 748.772€.
E' incredibile, si licenziano i lavoratori con i soldi dei lavoratori!!!

Fabriano, 16.06.2013 

Partito Comunista dei Lavoratori
sez. di Ancona

10/06/13

Crisi Indesit: il volantino del PCL

Cliccando sull'immagine ed ingrandendo potrete leggere il volantino che il PCL sta distribuendo ai presidi dei lavoratori Indesit

08/06/13

Manifestazione di CasaPound a Fabriano: tutti al contropresidio antifasacista


 
Fabriano, 08 giugno 2013
 
A tutti gli organi di stampa e informazione

della Regione Marche
COMUNICATO STAMPA:
Vedere sfilare per Fabriano i neofascisti inneggianti il duce, nella piena legittimità di agire è un insulto per chi ha dato la vita per liberare l’Italia dal nazi-fascismo.
Le camicie nere, le stesse che davano fuoco alle Camere del Lavoro e picchiavano gli operai in assemblea, oggi tentano di riciclarsi con nuove maschere, a volte istituzionali, cercando di legalizzare aggressioni, razzismo e propaganda fascista e portandoci inconsapevolmente a ripercorrere i meandri più bui della storia.
La lotta di resistenza venne affrontata con spirito rivoluzionario dalle brigate comuniste e socialiste nonostante non potessero godere, proprio per quella loro impostazione politica, di rifornimenti e seri aiuti militari e logistici degli “Alleati”. Compagni partigiani che nonostante il loro sacrificio di sangue e sudore sono stati traditi dalle dirigenze dell'allora Partito Comunista Italiano, che secondo i dettami stalinisti rinunciò alla prospettiva rivoluzionaria per inserirsi all'interno delle dinamiche interclassiste con i partiti liberali, socialdemocratici e democristiani per la costruzione di un Repubblica Costituzionale Borghese e consegnando il Paese alla DC, alla Mafia, al Capitalismo più becero.
La Resistenza non è finita il 25 aprile di quasi 70 anni fa, ma che dura ancora oggi e durerà finché l'Italia non sarà quella che volevano i partigiani: libera da fascisti, mafiosi e sfruttatori, quindi libera da gran parte dei “poltronieri” di casa nostra.
 
Nessuna agibilità politica ai fascisti, per un fronte unico antifascista!
Per una sollevazione operaia e popolare contro la crisi che miri a costruire quella coscienza da contrapporre a questa ideologia dominante che nel momento della sua massima debolezza, sferra un’autentica lotta di classe contro i lavoratori e la stragrande maggioranza della popolazione approfittando dell’incapacità di costruire un muro che fermi questa valanga che ci viene addosso. Un popolo ignorante si governa, un popolo intelligente si ribella.
 
Primo Levi scriveva: “Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti”.

Per la rivoluzione, per un governo dei lavoratori!
 
Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

04/06/13

Ancona: al ballottaggio i lavoratori disertino le urne! Mancinelli e D’Angelo sono due faccie della stessa medaglia!


COMUNICATO STAMPA:
I risultati delle amministrative di Ancona mostrano chiaramente come i vari partiti borghesi, nonostante abbiano provato ad occultarsi dietro liste civiche create al solo scopo di far dimenticare ai cittadini le proprie responsabilità, siano stati travolti dall' astensionismo. Essi hanno dovuto scontare le politiche di distruzione ai danni della città di Ancona, dei suoi abitanti, della sua classe lavoratrice, dei suoi studenti e dei suoi disoccupati.

Questo astensionismo non è solo una risposta al malaffare perpetrato dai partiti di centrodestra e centrosinistra, ma è anche un’opposizione, seppur inconsapevole, allo Stato della borghesia, al suo "ordine" ed alla sua legittimità.

Questo risultato elettorale è un termometro che segnala una ripolarizzazione delle classi ed una ridefinizione dei loro rapporti di potere: l' attuale crisi mina le certezze anche dell’ ”aristocrazia cittadina”, ponendo al primo posto dell' agenda dei partiti l' obiettivo della riorganizzazione dei propri interessi corporativi e di una propria ricollocazione nella discarica del politicantismo borghese.

Abbiamo rilevato infatti che nessun partito o coalizione ha presentato un serio programma di rinascita della città che partisse dalle reali priorità della popolazione: lotta contro il malaffare, contro le pretese dei finanziatori del debito comunale, contro questa gestione del Teatro Stabile; applicazione immediata dei due risultati referendari per l'Acqua Pubblica; creazione di opportunità occupazionali per i nostri disoccupati; difesa del posto di lavoro degli operai FINCANTIERI ed una seria e credibile riconversione industriale; riapertura del Porto alla cittadinanza; smilitarizzazione del territorio etc.

Il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia come non esistano significative differenze tra i due deputati in lizza per il ballottaggio Mancinelli e D' Angelo. Riteniamo anzi che la loro totale organicità ai partiti della borghesia che aspirano al governo di questa città, gli stessi che condividono le poltrone dei Governi reazionari Letta oggi e Monti fino a ieri, sia un’ottima ragione per non votare nessuno dei due. INVITIAMO QUINDI I CITTADINI A NON ANDARE A VOTARE NESSUNO DEI DUE CANDIDATI. 

Appena sarà passata questa tornata elettorale i partiti borghesi che attualmente se ne stanno al riparo dall' indignazione popolare usciranno nuovamente allo scoperto e rimetteranno in moto i propri comitati d' affari.

Il Partito comunista dei Lavoratori intende lottare per una città aperta, antirazzista, solidale, contraria ad ogni discriminazione di classe e di genere. Crediamo che l' unico soggetto motore di una tale trasformazione sociale, possano essere solo i lavoratori, gli studenti, i pensionati ed i disoccupati; a partire da quella classe operaia che, a dispetto di quanto vogliono farci credere, non è affatto sparita. Per questo ci stiamo organizzando anche ad Ancona per costruire un reale Partito di Classe, autonomo e svincolato dai partiti borghesi, che costituisca un vero e proprio organismo di autodifesa dagli attacchi barbarici portati dai politicanti e dagli affaristi alla Città ed ai suoi cittadini, riaffermando il basilare principio che solo chi produce valore sociale, cioè la stessa classe lavoratrice, deve essere legittimato a determinare gli indirizzi di governo della propria città.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

PIAZZA TAKSIM COME PIAZZA TAHRIR - il CRQI in prima linea ad Istanbul!

 
 
PIAZZA TAKSIM COME PIAZZA TAHRIR
 
Istanbul è diventata un campo di battaglia coperto da gas lacrimogeni. La polizia, senza dubbi e per volere di Tayyip Erdogan e il suo governo AKP, hanno attaccato i manifestanti nel centro della città, vicino a Piazza Taksim, per cinque giorni consecutivi. Questa non e' una novità' : la polizia turca è famosa per la sua brutalità nel trattare con le dimostrazioni sgradite al governo. Solo un mese fa, durante il primo maggio, avevano disperso una mobilitazione di migliaia di lavoratori e sindacalisti usando gas lacrimogeni senza limiti.
Quindi niente di nuovo sul fronte della polizia. Questa volta pero' la situazione è diversa per un altro motivo.
La differenza risiede nella determinazione e audacia di contestatori. I primi quattro giorni hanno visto un numero crescente di persone, raggiungendo molte migliaia giovedì notte, cioè dopo il quarto giorno di lotta quando e' stato creato un campeggio sulla cosiddetta passeggiata vicino a Piazza Taksim. Ogni notte verso il mattino presto la polizia ha attaccato i campeggiatori costringendoli a smontare le tende e poi bruciandole dalla terza e quarta notte di protesta. I manifestanti hanno cercato di proteggersi la loro incolumità e quella dei preziosissimi alberi nel mezzo di una città con una zona verde estremamente limitata. Il municipio di Istanbul, sotto il governo AKP, è stato impegnato a preparare il terreno per costruire un centro commerciale (sotto le spoglie di un edificio storico) nel luogo dove ora si trova il lungomare.
La pura brutalità della polizia e alcuni teppisti in borghese che sostenevano di essere della polizia municipale (sono loro che hanno bruciato le tende) ha convinto la gente di Istanbul a correre in aiuto dei contestatori attaccati. Istiklal, ( il Viale dell' Indipendenza ) una grande arteria che corre da Taksim diversi chilometri a sud, una zona pedonale che è il cuore della cultura, della politica, e dell' intrattenimento e ultimamente anche del turismo, si e' riempita in pochissimo tempo di gente da un'estremità a altra di Piazza Taksim che era controllata dalla polizia. Istintivamente sono risuonati i canti contro il governo e qualcuno ha persino previsto un po' avventatamente la sua imminente caduta.

Uno slogan ha riscosso vera simpatia in mezzo alla folla: «Taksim diventerà Tahrir!» Questo è stato uno degli slogan del DIP (partito rivoluzionario dei lavoratori) ricordando
le masse egiziane fin da quando iniziarono a lottare contro il loro moderno Faraone Hosni Mubarak. Lo slogan scandito dai militanti DIP all'avanguardia della folla in corteo sul viale Istiklal, ( il Viale dell' Indipendenza ) affrontando la polizia, immediatamente ha toccato un nervo scoperto e ha causato una reazione da parte i lacchè del governo AKP. Beyaz TV, un canale a pagamento del governo ha passato una didascalia sugli schermi e più volte chiedendo: "Che cosa vogliono questi provocatori con lo slogan 'Taksim diventerà Tahrir'!?"

Il DIP da tempo chiede che il Ministro degli Esteri, responsabile della politica criminale del governo con la Siria, ed il Ministro dell’Interno, che noi chiamiamo “Muammer il Chimico”, come riferimento ad “Ali il Chimico” del governo Saddam, siano rimossi dal loro incarico.

La rimozione di quest’ultimo è già all’ordine del giorno. Stasera c’erano già voci non confermate che il capo della polizia di Istanbul fosse stato destituito. Se anche ciò fosse vero, il che sarebbe fin troppo ottimistico, la pulizia non dovrebbe finire qui.

La classe lavoratrice, le forze di sinistra e la gioventù turca stanno uscendo da un periodo di estrema passività politica. Tranne che per la lotta incessante portata avanti dal popolo curdo, la Turchia è stata un deserto in termini di lotte di massa negli ultimi 15 anni almeno, interrotto solo eccezionalmente dalla lotta dei lavoratori della Tekel (la compagnia del tabacco e degli alcolici, precedentemente privatizzata) nell’inverno 2009-2010, sfortunatamente svenduti dalla burocrazia sindacale. Quindi sarebbe azzardato dire che il movimento sia già ad un punto di non ritorno. Ma lo spirito è senza dubbio quello di una riacquistata fiducia da parte delle masse. Ciò che più conta è vedere come reagirà la classe lavoratrice organizzata. Ci sono state svariate azioni industriali importanti recentemente. Questo potrebbe benissimo radicalizzare l’atteggiamento di alcuni settori della classe lavoratrice, inclusi i lavoratori della Turkish Airlines, nel cui sciopero il DIP è intervenuto massicciamente.

Ho appena lasciato un’altra piazza centrale di Istanbul, non lontana da Taksim. La piazza è piena di gente, e migliaia, persino decine di migliaia di automobili stanno ancora muovendosi lentamente verso la piazza. Non ci sarebbe niente di straordinario in tutto ciò, se non fossero quasi le 3 del mattino. Anche Ankara, la capitale, era oggi in protesta. Izmir, la terza città turca sul mare Egeo, è ancora viva, con lotte di strada ancora in corso.

Un blogger ha detto stanotte: “ Bene, Tayyip Erdogan, con la sua arroganza, è riuscito ad unire turchi e curdi, sunniti, aleviti e laici!” Ebbene, questo è quel che noi abbiamo sempre detto. Questo è quello che è accaduto quando i lavoratori della Tekel hanno iniziato la loro battaglia di due mesi e mezzo. Questo è quanto sta accadendo oggi su una scala molto più vasta.
 
Sungur Savran
segretario del PARTITO OPERAIO RIVOLUZIONARIO
(DIP) Sezione turca del CRQI
 
 
LE MASSE TURCHE SCUOTONO IL REGIME.
I NOSTRI COMPAGNI DEL DIP IN PRIMA FILA.
 
La straordinaria mobilitazione di massa che attraversa da sette giorni la Turchia continua a tenere il passo. Un regime apparentemente stabile, al potere da oltre un decennio, si trova sfidato per la prima volta sul terreno della piazza.

Come spesso accade nella storia, la brusca svolta è stata accidentale: la difesa di un parco pubblico da una speculazione affaristica, commerciale e immobiliare. Ma la rivolta che la difesa del parco ha innescato ha assunto immediatamente una valenza politica enorme. La brutale repressione poliziesca dei giovani di piazza Taksim ha fatto da stura alla ribellione di massa contro il regime islamico di Erdogan in tutte le principali città turche. La parola d'ordine unificante è ovunque “Erdogan dimettiti”.

La mobilitazione muove da istanze politiche democratiche, non da rivendicazioni sociali. La bandiera comune è la denuncia della brutalità poliziesca, ma anche l'opposizione alla politica di islamizzazione progressiva della società turca ( imposizione strisciante del velo alle donne, divieto del rossetto per le pubbliche dipendenti, criminalizzazione del bacio in pubblico, divieto del consumo di alcolici oltre le 10 di sera..). Non a caso i giovani tra i 20 e i 30 anni, ed in particolare la gioventù femminile, sono i protagonisti centrali della mobilitazione. Come fu inizialmente nelle sollevazioni arabe di Tunisia ed Egitto.

Questa mobilitazione ha raccolto attorno a sé un sostegno attivo socialmente eterogeneo. Al fianco dei giovani studenti, precari, disoccupati, si è schierato un ampio settore di popolazione povera. Ma anche settori di piccola e media borghesia di formazione laica, spesso oltretutto emarginati dal clientelismo affaristico del regime. E persino settori di popolazione islamica di sentimento democratico.

La classe operaia organizzata non ha ancora fatto irruzione sulla scena, a differenza che nella Tunisia e nell'Egitto del 2011. Ma il suo sentimento parteggia per la gioventù. Ieri si è prodotto un fatto nuovo e di grande importanza: la Confederazione dei sindacati dei lavoratori pubblici ( Kesk) ha promosso due giorni di sciopero politico contro lo “stato di terrore” in solidarietà con le manifestazioni dell'opposizione. E ha invitato altri sindacati ad aderire alla protesta. Vedremo gli sviluppi. E' certo che un ingresso in campo del movimento operaio turco potrebbe segnare una trascrescenza rivoluzionaria della situazione. E' la grande paura del regime.

Ed è anche la paura degli imperialismi europei e innanzitutto dell'amministrazione USA: che da un lato temono l'apertura di una nuova crisi rivoluzionaria in un paese chiave del Medio Oriente ( e in un contesto regionale già travolto da una profonda destabilizzazione); dall'altro non vogliono trovarsi spiazzati dagli avvenimenti e dunque lamentano a futura memoria un “eccesso” di repressione del regime, per garantirsi uno spazio d'influenza in un eventuale cambio politico in Turchia. 115 miliardi di interscambio commerciale annuo con la Turchia sono del resto una buona ragione di preoccupazione.

La portata degli avvenimenti scuote la classe dominante turca. Il crollo della Borsa di Istanbul è un buon termometro politico. Il mondo degli affari ( a partire dai costruttori) teme la crisi al buio di un regime amico. E che il disordine politico possa compromettere oltretutto.. la candidatura della Turchia ad ospitare le Olimpiadi del 2020 ( nuovo gigantesca mangiatoia di profitti).
Le stesse forze del regime registrano le prime differenziazioni: tra ministri schierati con la polizia “contro i vandali” e un Presidente della Repubblica ( Gul)che sente il bisogno di sollecitare il “dialogo” con la piazza. Non è solo una divisione studiata dei ruoli. E' anche il primo segno di sbandamento di fronte ad un eruzione di massa improvvisa, e di incertezza su come fronteggiarla. Le stesse dichiarazioni contraddittorie di Erdogan, nel giro di poche ore, riflettono questa realtà.

I settori politici dell'opposizione sono coinvolti ampiamente nella mobilitazione o nel sostegno ad essa. In tutte le piazze turche le bandiere dell'estrema sinistra sfilano assieme alle bandiere del nazionalismo Kemalista, della socialdemocrazia, dei partiti kurdi, e delle mille espressioni dell'associazionismo laico e democratico. E' il riflesso fisiologico della natura democratica della ribellione. Ma è anche il teatro delle operazioni politiche in corso nell'opposizione. Il partito nazionalista repubblicano, (sorpreso dagli avvenimenti) cerca di usare la ribellione come leva di un ricambio politico borghese, in vista delle elezioni presidenziali del 2014 : e per questo predica l'opposizione “responsabile” “contro l'estremismo”. Mentre il partito socialdemocratico, che pur sostiene la mobilitazione, chiede al governo “moderazione” per evitare di favorire “gli estremisti”. Borghesia liberale e socialdemocrazia, come sempre, si contrappongono al pieno sviluppo della stessa rivoluzione democratica. Perchè temono la sua trascrescenza anticapitalista e socialista.

Il Partito operaio rivoluzionario turco (DIP)- sezione turca del Coordinamento per la Rifondazione della IV Internazionale- è sin dall'inizio in prima fila nella mobilitazione di massa, con le proprie bandiere e i propri militanti, nel nome di una prospettiva esattamente opposta: sviluppare sino in fondo la mobilitazione democratica per saldarla a un programma di classe anticapitalista di rivoluzione sociale. Per un governo dei lavoratori che spazzi via assieme al regime di Erdogan quel capitalismo turco che si è riparato dietro di esso per lucrare affari e ricchezze, contro il mondo del lavoro e la gioventù.
Per questo il DIP è l'incarnazione stessa di quello spettro “estremista” evocato da governo islamico, nazionalisti borghesi, socialdemocratici turchi. E' un suo merito.
Di certo la costruzione e sviluppo della nostra organizzazione in Turchia può compiere un passo avanti importante negli avvenimenti in corso. Nell'interesse generale del movimento operaio turco e delle stesse aspirazioni del movimento di massa.

Alla ribellione di massa e al lavoro rivoluzionario dei nostri compagni turchi va il pieno sostegno del Partito Comunista dei Lavoratori. Oggi più che mai, la loro lotta è la nostra.
 
MARCO FERRANDO
per l'Esecutivo nazionale del PCL

02/06/13

OGGETTO: NO A “CASAPOUND” E AL NEO-FASCISMO A FABRIANO



L’ipotetica ed imminente manifestazione politica organizzata dal movimento di estrema destra, Casapound, rappresenta una volgare provocazione contro tutti i valori democratici ed anti-fascisti della città di Fabriano.
Il P.C.L. sez. di Ancona denuncia che tale ingiuriosa “iniziativa politica” dell’org. neo-fascista, ricerca il tentativo volto a strumentalizzare la grave crisi economica-sociale esistente nel fabrianese.
L’enorme vuoto politico, generato dal centro-sinistra-destra e dal presunto sindacato confederale fabrianese, rischia di “regalare” all’estrema destra plebiscitaria ed eversiva una rappresentatività degli strati sociali più penalizzati dalla crisi drammatica di tutto il distretto industriale territoriale.
È questo il catastrofico prezzo che l’intera classe politica e sindacale, o presunta tale, rischiano di “pagare” per il loro sostegno, ad un “potere forte” regionale che con il suo “modello” mono settoriale ha imposto un terribile declino economico a tutto il comprensorio produttivo della città di Fabriano.
                                           
                      Partito Comunista dei Lavoratori
                      sez. prov. Ancona