14/04/13

UNA LETTERA SULLA GIUNTA GRILLINA A PARMA. Di Cristiano Antonini (...)


Parlare della Giunta Pizzarotti significa addentrarci a piedi nudi nella più grossa truffa elettorale degli ultimi vent’anni. Perché l’Elezione dei Cinque Stelle è stata accompagnata da una straordinaria speranza di partecipazione da parte di una grande parte dei parmigiani. Una speranza tradita come non mai da un’amministrazione che sta agendo in maniera speculare all’odiato (a parole) Governo Monti.

Un tradimento che è iniziato immediatamente, da parte di un gruppo di persone che diceva “Noi non siamo politici”, e le cui prime azioni sono consistite nel sistemare parenti ed amici: Marco Vagnozzi, che prima era “consulente presso il Gruppo assembleare regionale del Movimento 5 stelle”[1], è stato messo a forza a Presidente del Consiglio Comunale per garantirgli uno stipendio ed un lavoro che non avrebbe. Gabriele Folli, impiegato di un’azienda metalmeccanica, è diventato assessore all’ambiente perché leader di un’associazione che ha portato un pacchetto di voti a Pizzarotti (GCR). Cosi come le nomine di Cristiano Casa, Nicoletta Paci. E sorvoliamo anche sui famosi curricula[2], che dovevano essere la base su cui selezionare le persone: a Parma stiamo ancora attendendo la loro pubblicazione, che è avvenuta in modo parziale ed accuratamente censurata. Nessuno a Parma ha ancora capito su che base sia stata selezionata l’assessore alla cultura Ferraris, con i disastrosi risultati cui stiamo assistendo al Teatro Regio:il solo Festival Verdiano si è chiuso con un passivo da 650 mila euro a fronte di un investimento da 1 milione e 450 mila… fate un po’ voi![3].

Sorvoliamo anche sui famosi Consulenti gratuiti, non pervenuti a Parma, ma che salutiamo caldamente. Meno calorosi invece siamo nei confronti dei più numerosi consulenti a pagamento, quei famosi articoli 90 e 110[4] su cui sputavano fuoco e fiamme i Cinque Stelle prima di dover nutrire parenti ed amici.

Voliamo oltre alle polemiche odierne, e non approfondiamo il legame di grande amicizia che da molti anni lega Marco Bosi, portavoce in consiglio comunale dei Cinque Stelle, e Pier Paolo Mora, responsabile parmigiano di Casa Pound Italia (Mora che prima delle Elezioni indicò proprio come i grillini fossero l’unico partito quasi votabile del panorama parmigiano, dalle pagine di un settimanale parmigiano, Zerosette, il cui direttore diventerà poi casualmente anche l’attuale portavoce di Federico Pizzarotti). Evitiamo anche per questioni di tempo il tema della Democrazia Partecipata, che oramai ogni parmigiano ha compreso essere solo una tecnica aziendale di gestione e rimodulazione del dissenso.

Concentriamoci invece sul reale livello amministrativo dell’amministrazione Pizzarotti, sulle sue complicità, e sulla sua sovrapponibilità con il Governo Monti.

1) Come il Governo Monti l’assunto di base è uno stato debitorio insostenibile [5]. Che lo sia o meno. Dico che lo sia o meno perché i conti del Comune di Parma sono nebulosi ed astratti in barba ad una millantata trasparenza . A Parma si è chiesto all’opposizione di votare il Bilancio Comunale senza visionare praticamente i conti delle Partecipate[6], le quali forniscono documentazioni spesso incomplete e prive di un qualsiasi Piano Industriale. Il Debito a Parma è mal definito perché DEVE essere alto: solo se è al limite del Default si possono giustificare quei tagli allo Stato Sociale cosi aggressivi ed indistinti che Pizzarotti sta portando avanti da tempo.

Una documentazione incompleta anche per occultare il comportamento di una Giunta Pizzarotti che vede il Sindaco e l'assessore al Bilancio Capelli mutuare comportamenti IDENTICI come pratiche e come finalità, a quelli adottati dalla precedente e inquisita Giunta Vignali, sia che si parli delle lettere di Patronage[7] che semplicemente ora non riguarda Spip (cui dedicherò un paragrafo a parte), sia che si parli di illeciti passaggi di denaro da una Partecipata all'altra (che se mi permetti è ancora illegale!)[8].
Chi ha protestato, come la ex dirigente di Stt Piermarioli (di nomina prefettizia, ci tengo a sottolineare che non era un'eredità del Pdl) è stato fanculizzato. A favore sempre ed immancabilmente non di qualcuno di più preparato, ma di un ignorante lacché obbediente agli ordini, leciti o illeciti. Sulle Partecipate in tal senso credo che l'avvocato Vento sia arrivato a 3 o 4 poltrone da Amministratore Unico.

Il tutto spesso con l’avvallo silenzioso di un’opposizione che talvolta approva perché parte della precedente amministrazione, e talvolta perché politicamente interessata a far risaltare una mala gestione dei predecessori del Pdl. Situazioni di speculazione politica ridicole (è evidente il livello amministrativo del Pdl: alcuni sono finiti in carcere, altri sono indagati…che c’è da capire?) che non giustificano in alcun modo i tagli che vengono perpetrati.

2) Se passa, come è passato, il messaggio che il Debito è da Default allora sono lecite o giustificabili le seguenti azioni:

- tagli non orizzontali[9] ma sperequativi dei Servizi Sociali, prima erogati gratuitamente alle Fasce più Deboli, soprattutto quelli agli Anziani, letteralmente sfrattati da alcune strutture[10] messe in vendita da Pizzarotti. I grillini a Parma si stanno vendendo scuole, asili e case di riposo[11]. E stanno applicando una impietosa Spending Review in salsa parmigiana.

- sospensione (o cancellazione, chissà) del cosiddetto Quoziente Parma[12], un sistema integrato di dati fiscali che permetteva ai cittadini di Parma di pagare i Servizi Sociali sulla base delle proprie condizioni di vita. La giustificazione dell’assessore Rossi è stata che i servizi sociali costano. Vorremmo farle sapere che lo sapevamo già, e che lei è uno di quei costi: che provveda a guadagnarsi il panino, invece che cazzeggiare. Il Sociale non può e non deve essere percepito come un costo, perché è il perno su cui si costruisce una Società Civile.

- Alienazione di strutture pubbliche, messe all’asta con prezzi ridicoli in un momento di depressione storica, quando non palesemente svenduti a creditori con risibili artifici contabili[13], che peraltro sono oggetto delle attenzioni della Corte dei Conti.

- Vendita dei Beni Comuni, dall’ Acqua Pubblica alle azioni di Iren. Quest’ultimo punto merita una particolare attenzione, perché racconta il reale grado di inserimento dei grillini in talune tematiche, percepite come semplici trampolini per una poltrona politica.

Nella Previsionale di Bilancio 2013-2016 hanno inserito persino la vendita dei pozzi (e quindi non solo delle tubature), mediante l’inserimento nel Piano di Alienazioni delle società partecipate Ascaa e Emiliambiente[14]. Se un consigliere comunale PD (Massimo Iotti), ed un militante del Pcl (Cristiano Antonino, modestamente) non si fossero accorti di cosa volevano in modo truffaldino svendere noi avremmo mandato all’asta l’acqua. Scoperto, l’assessore Folli ha sedato le proteste del Comitato Acqua Pubblica parlando di “un equivoco interno al Comune”[15], come se mettere in vendita aziende partecipate fosse una cosa che può capitare distrattamente.

Altri Beni Comuni hanno avuto minore fortuna: è il caso delle azioni Iren, la partecipata in cui il Comune di Parma detiene il 6,8%, di cui Pizzarotti ha consentito dapprima un pignoramento parziale da parte di talune banche e successivamente la messa in vendita a copertura del Bilancio di una megaholding comunale, STT.

L’unico ostacolo alla vendita è stata la clausula ereditata dai grillini con iren di una non dismissione delle quote prima del 2015. Cosi per ora vengono solo date in pegno[16]. Racconta molto dell’ambientalismo grillino, rispetto alla nostra Acqua, ai nostri Rifiuti, al nostro Gas, alla nostra Energia Elettrica.
Da notare anche come sia un autogoal economico, oltre che un favore agli amici banchieri del grillino Pizzarotti: è grazie ai 4,8 milioni di euro dei dividendi Iren che il Comune di Parma non è finito gambe all’aria quest’anno.

Tutta una serie di manovre sottese a garantire, o meglio ad ipergarantire, un Sistema Bancario che è stato correo nella creazione del disastroso quadro economico parmigiano. Ne è una prova il caso Spip, che del buco delle Partecipate è il caso più eclatante: Spip rappresentava circa 108 dei 670 milioni di Debito diretto o indiretto del Comune di Parma. Un crac, quello di Spip, che vede tra gli indagati anche alcuni ex amministratori di Parma. Questi hanno potuto operare anche grazie a procedure bancarie sulla cui legittimità la Magistratura ha indagato a lungo, come per esempio delle inconsistenti lettere di Patronage, una delle quali firmate dall’ex sindaco Elvio Ubaldi (anch’esso a processo).

Poteva Pizzarotti mandare a fallimento una Partecipata cosi intossicata da illecite pratiche politiche, procedura che peraltro avrebbe azzerato i conteggi giudiziari per la conclusione del processo, che pare avviato alla prescrizione. Ed invece no: ha offerto un piano di concordato, che significa oltre alla già citata prescrizione per eventuali responsabili, anche un esborso di soldi pubblici da circa 60-70 milioni (nessuno ha avuto la possibilità di vedere l’offerta fatta all’assemblea dei creditori) di euro. Offerta che peraltro è stata cassata l’8 febbraio dagli stessi creditori, visto che il Comune non ha erogato nemmeno la tranche natalizia da 2,8 – 5 milioni (anche qui le cifre ballano a seconda tu senta il Comune o i creditori).

Pizzarotti ha voluto fin da subito salvare questa Partecipata[17] nonostante il Concordato implicasse innanzitutto evitare agli Imputati l'accusa di Bancarotta Fraudolenta (che ora grazie alla Procura hanno, e godo,cazzo!) e dall'altro significasse imporre alla città tagli spaventosi a Rette degli Asili, servizi ai Disabili, Taglio di alcune voci in busta paga dei Dipendenti Comunali e via dicendo. E chiunque protestasse è stato letteralmente linciato dai commentatori grillini, al punto che il segretario di Funzione Pubblica a Parma, Sauro Salati (non esattamente un pasdaran, per capirci) alla fine ha dovuto definire il comportamento dell'amministrazione per ciò che era: Squadrismo. Cioè bugie (plateali) davanti alle videocamere, richiami a colloqui privati dei dipendenti, in assenza dei Sindacati, che intendano bypassare[18]. Con questa reazione (link video[19]).

Pizzarotti si è nascosto dietro alla necessità di tutelare i Fornitori, che significano Lavoratori, ma dei 108 milioni di euro del Crac Spip solo una decina vanno ad aziende, ed il resto va alle 15 banche d’appoggio, come ben denunciato dalla Commissione Audit[20] che pure per un lungo periodo ha guardato con pazienza e tolleranza Pizzarotti.

Tutte queste azioni hanno alienato la simpatia reale dei parmigiani verso questa amministrazione, che è oramai percepita per ciò che è, e cioè la diretta prosecuzione economico/finanziaria della precedente. Con viva delusione dei Comitati e delle Associazioni, spiazzate da un cosi rapido amore per la poltrona dei Grillini parmigiani.
A fronte di questo modo di agire, credi forse che Pizzarotti abbia preso una singola iniziativa che fosse sperequativa e volta a far pagare di più a chi ha di più? No, nemmeno una: non si è avvalso di nessuna deroga del Patto di Stabilità nel Sociale, e nemmeno della possibilità di introitare il 100% dell’evasione fiscale che ora rimane totalmente in carico ai Comuni. Nessuna iniziativa ha tutelato le fasce più deboli, al netto delle chiacchiere. Solo vaghi e maldefiniti intenti cui non è mai conseguito nulla. Per non indispettire gli amici di destra e tra gli Industriali, sosteniamo in molti, qui a Parma.
Un ambientalismo fatto di chiacchiere e poco altro, in cui i permessi per entrare in città costano 10 euro, perché sia ben chiaro a chiunque che se hai i soldi non è che inquini poi tanto.

Se è vero che Parma è stata laboratorio politico di una parte d’Italia, lo è anche oggi che Pizzarotti agonizza, vittima di sé stesso, e del proprio leader.
Pizzarotti ha vessato un'intera città per potersi vantare di aver approvato il Bilancio prima di tutti. Chiunque si opponesse è stato oggetto della violenza grillina, che è stata sia mediatica che in termini di mobbing vero e proprio. Il tutto per accantonare soldi che sono andati per la maggior parte a gruppi bancari, e grandi aziende edili. Intendiamoci, Giorgio: i pagamenti alle aziende sono un'ottima cosa se si alternano all'erogazione di nuovi lavori sul territorio. Altrimenti sono quei giochini di merda (scusa il francesismo) con i quali si fanno giungere soldi alle banche in modo indiretto. Un esempio pratico? Volentieri: una quota importante degli 82 milioni di euro accantonati in conto capitale dal Comune a Cinque Stelle sono finiti ad aziende come Unieco e Coopsette, che hanno portato i libri in Tribunale a Reggio. In pratica sono soldi buttati, o quasi. E non si sono trovati 250 mila euro per i bambini in connotazione famigliare tale da rientrare nel Quoziente Parma (una armonizzazione delle graduatorie Isee).

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-04/pizzarotti-perde-anche-battaglia-132702.shtml?uuid=Ab1xpIHH

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-02/paradosso-pizzarotti-anno-rigore-124341.shtml?uuid=Ab17EcjH

Se vorrai altro materiale questi sono i canali Youtube mio personale e del Pcl Parma: senti il materiale a tua disposizione.

http://www.youtube.com/channel/UC1FRS4X6YUB9hT9fRVjEm3A

http://www.youtube.com/channel/UCn7hTiW_g-jrArfYp-4iP0g?
feature=watch

Molti Compagni nelle fabbriche votano Movimento Cinque Stelle? Già, sticazzi: finché non sei governato, dal M5S è facile...pare un Eldorado. E' quando si sei dentro, e delibera dopo delibera ti rendi conto che è semplicemente una fottuta Lobby all'americana per la manipolazione del consenso e per la re-distribuzione di incarichi, consulenze e stipendi che diventa meno bello essere governati dai grillini.

Ti faccio presente che non ti ho raccontato nemmeno un quinto (puoi credermi) delle porcate che hanno combinato qui a Parma. E tutte hanno lo schema che ti ho prefigurato con Spip:

a) noi DOBBIAMO fare una cosa, qualsiasi essa sia!
Es: non dobbiamo far fallire Spip, altrimenti andiamo in downgrade bancario[21]

b) Chi si oppone, a qualsiasi titolo è un ideologico, un lottizzato, o un superficiale disinformato[22].

c) Se va storta e accade esattamente il contrario di ciò che avevano promesso non è che avessero ragione quelli che prima sono stati sminuiti, sviliti,smerdati: hanno comunque ragione loro"

Es: Spip non doveva fallire, pena il downgrade (come avrai letto). Tutta la città (audit, Pcl, Pd, Funzione Pubblica, Associazioni) a dirgli "ma che cazzo dici?". Spip fallisce per decisione della Procura. Reazione[23]

Comunque Giorgio (Cremaschi ndr): è veramente inutile appartenere al No Debito o organizzare un No Monti Day e avvallare i grillini, di cui Pizzarotti rappresenta la punta di diamante. E non perché lo dico io...perché lo dicono loro.

Scrivere non è la mia forma di comunicazione...spero che guarderai con pazienza alla mia sintassi di fotografo, e di essere riuscito a spiegarti quanto Pizzarotti sia significato aggressione violenta ai miei concittadini, sia per le sue scelte politiche sia per le tecniche aggressive con cui qui gestiscono il dissenso. Qualcosa di vergognoso, che avviene essenzialmente per l'assurda convinzione diffusa che i grillini, in quanto inesperti, siano facilmente manovrabili. Nella realtà sono estremamente tattici, molto incisivi e abili a prendersi tutta la torta.

09/04/2013

[1] http://parma5stelle.it/wp/consiglieri-comunali/#mvagnozzi come si autodefinisce

[2] http://parma5stelle.it/wp/2012/04/assesori-a-5-stelle/

[3] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/11/28/regio-fontana-situazione-grave/comment-page-1/

[4] chiamate dirette sindacali: http://parma5stelle.it/wp/2012/04/per-non-dimenticare/

[5] http://bit.ly/TThtYM

[6]http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/165954/Iotti%3A_Unaltra_promessa_mancata_dei_grillini%3A_niente_conti_e_piani_industriali_delle_partecipate.index.html

[7] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2013/03/08/scuola-europea-la-lettera-del-sindaco/comment-page-1/

[8] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/09/19/ad-stt-contro-capelli-interpellaznza-guarnieri/

[9] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/11/28/rossi-cambieremo-i-servizi-domiciliari/

[10] come il Romanini Stuard http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/152040/Pagliari%3A_Anziani_no_alla_vendita_del_complesso_Romanini-Stuard.html

[11] http://parma.repubblica.it/cronaca/2012/12/07/news/parola_d_ordine_dismettere_il_bilancio_2013_di_capelli-48295248/)

[12] http://www.parmatoday.it/cronaca/quoziente-parma-rossi-polemiche.html

[13] leggasi STU Pasubio http://bit.ly/10rHCmz

[14] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/12/11/pd-bilancio-asettico-mancano-le-partecipate/

[15] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2012/12/14/ascaa-ed-emilambiente-non-vogliamo-dismettere-le-quote/

[16] http://www.dire.it/DIRE-EMILIA-ROMAGNA/parma_per.php?c=47717&m=14&l=it

[17] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/18/pizzarotti-si-oppone-al-fallimento-della-societa-pubblica-ereditata-da-vignali/296575/

[18] http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2013/03/19/indennita-sindaco-non-da-tagliare-ma-da-rivedere/

[19] http://www.youtube.com/watch?v=-tlnSGlzr08

[20] http://www.ilmattinodiparma.it/?p=20096

[21] http://www.zerosettenews.it/?p=12875

[22]Es:http://parma.repubblica.it/cronaca/2012/10/26/news/democrazia_incontro_all_astra_confronto_quintavalla-pizzarotti-45409186/

[23]http://uncomunea5stelle-parma.blogautore.repubblica.it/2013/04/08/fallimento-spip-parla-la-giunta/
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

02/04/13

Riforma della sanità nelle Marche



 Il 25 Marzo scorso si è tenuto uno sciopero dei sindacati confederali CGIL,CISL,UIL contro la riforma del servizio sanitario regionale ad Ancona.

Nell’assemblea tenutasi alla Fiera della Pesca i sindacati hanno protestato contro le decisioni della Regione Marche, definendo la riforma insostenibile.

Ma andiamo nel dettaglio.

La riforma prevede la riconversione di tredici presidi minori (ospedali)convertiti in Case della Salute, di cui solo sei avranno la lungodegenza.Cagli eFossombrone nel Pesarese,Chiaravalle e Sassoferrato in Ancona, Matelica nel Maceratese,Montegiorgio e Sant’Elpidio a Mare nel Fermano.Manterranno funzioni di lungodegenza e cura delle cronicità Sassocorvaro(Pesaro),Loreto(Ancona),Cingoli,Recanati,Tolentino e Treia nel Maceratese.L’assessore alla sanità Mezzolani ha definito il taglio dei posti letto nel numero 551 complessivi.Si scende da 6.261 a 5.710.I 5.325 posti letto per malati acuti diventano 4.530,per un taglio di 795 posti.Aumentano i letti per la lungodegenza e la riabilitazione.Da 936 si passa a 1.180,un saldo positivo di 244 posti.Il taglio dei posti letto per acuti e l’incremento dei posti letto per la cura delle cronicità è stato imposto dal decreto Balduzzi.Le Marche ,attualmente,hanno una media di 3,9 posti letto per  ogni 1.000 abitanti.Ildecreto del Ministro della Sanità obbliga la regione a scendere a 3,7 posti letto ogni mille abitanti.Come accennato all’inizio, la Regione ha spiegato che tutti i 13 ospedali saranno  riconvertiti in Case della Salute e  avranno un medico che opera dalle 8 alle 20 e una guardia medica che opera in orario notturno.Ma cosa sono nello specifico queste Case della Salute?Le Case della Salute sono sorte in Emilia Romagna negli anni 80 (circa) con lo scopo di diventare un punto di accoglienza e orientamento ai servizi per tutti i cittadini, ma anche un’ambito nel quale erogare assistenza sanitaria per problemi ambulatoriali urgenti e garantire sia la gestione delle patologie croniche che il completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale.In tale contesto si realizza l’integrazione dei Medici di Medicina Generale,i Medici in continuità Assistenziale,i Pediatri in libera scelta, gli specialisti Ambulatoriali,gli infermieri,le ostetriche,gli Assistenti Sociali, finalizzata a garantire l’accesso ad un ambito assistenziale in grado di fornire una risposta integrata.Dalla proposta della Regione Marche invece,si evince che le Case della Salute sono solo un surrogato,mancante di un piano strutturale organizzativo sia per quanto riguarda la cittadinanza,sia per il coinvolgimento nello specifico di tutti gli operatori sanitari.A tutt’oggi questa riconversione sembra solo una” scatola vuota “dettata solo dal taglio dei fondi.C’è poi una considerazione importante da fare,di questi piccoli ospedali, alcuni hanno in sede il P.P.I. (Punto di Primo Intervento)che secondo la riforma verranno chiusi.Essi hanno un importante funzione attraverso l’esercizio di piccole prestazioni:punti di sutura,piccole medicazioni,terapie ad infusione, esami diagnostici ed ematici ecc.Una volta chiusi questi Punti di Primo Intevento, i cittadini saranno obbligati a riversarsi nei Pronto Soccorsi (cito l’esempio dei P.P.I di Tolentino e di Recanati essendo nella mia realtà)quindi in questo caso Macerata e Civitanova Marche, senza che questi presidi siano stati potenziati per far fronte ad un forte aumento delle prestazioni che sicuramente  porterà alla paralisi dei Pronto Soccorsi e di conseguenza ad avere un servizio sempre più scadente. Questo è il piano proposto dal direttore generale ASUR Piero Ciccarelli in accordo serrato con il premier regionale GianMario Spacca.Continuando con i dati, la riforma prevede tra l’altro la chiusura di 18 unità operative con il taglio di dipendenti nel 2013  di circa 450 unità,un terzo dei 1500 contratti a tempo determinato nell’intera regione e  considerando che in tre anni sono 1200 i lavoratori in meno.A queste condizioni diventa davvero difficile mantenere l’attuale livello dei servizi anche perché gli operatori sono allo stremo.Un dato su tutti :ad oggi sono più di 30.000 le giornate di ferie non godute.Nel frattempo aumenta il bisogno di salute della popolazione. Nelle Marche, Regione con un indice di invecchiamento superiore alla media nazionale,ci sono più di 40.000 non autosufficienti.Dal punto di vista della sanità le Marche sono considerate una delle Regioni più virtuose d’italia.L’equilibrio di bilancio però,  è stato assicurato negli anni risparmiando sul costo del lavoro a discapito dei servizi (la legge Biagi è stata largamente utilizzata nella sanità sia pubblica che privata).  Entro la fine del 2013 dovranno essere recuperati 188 milioni di euro rispetto alla spesa sanitaria del 2011. Questi sono gli effetti delle manovre finanziarie nazionali-da ultima la spending review-che hanno tagliato24 miliardi di euro dal Fondo Sanitario Nazionale,quando per preservare il livello attuale dei servizi sarebbe stato necessario investire in sanità circa 20 miliardi di euro. 

I sindacati fanno notare poi che dal Piano sociale regionale,non emerge alcun concreto rafforzamento delle reti : da quella territoriale e dell’integrazione socio-sanitaria a quelle della prevenzione e dell’emergenza-ugenza. A fronte di una crescita del fenomeno delle liste di attesa e della mobilità fuori regione non si conoscono,se esistono,gli obbiettivi e gli interventi previsti per il loro contenimento.Le scelte organizzative poi, non presentano un piano analitico di intervento ma sembrano dettate solo al conseguimento degli obiettivi di bilancio.Infine cosa molto importante, i numeri dei tagli riguardano soltanto la sanità pubblica non viene mai menzionata la sanità privata.

Per concludere, i sindacati fanno sapere che se non si raggiungerà un accordo alzeranno il tono della protesta.Alzare il tono in uno sciopero settoriale e per di piu tardivo è di per sé sterile,l’unica alternativa è legare tutti i settori lavorativi in un'unica protesta,un’unica lotta per giungere allo sciopero generale.





Fabrizio Tognetti PCL sez. prov. Macerata

01/04/13

La cementificazione selvaggia del nostro Campus scolastico: uno scempio da fermare!

“Trasparenza” è la parola chiave che traduce la volontà del Comitato Salviamo il Campus riunitosi in un’assemblea pubblica Giovedì 28 Marzo 2013, con l’intento di rendere,appunto,più trasparenti i rapporti tra cittadinanza e amministrazione. Quest’ultima,infatti, ha previsto un progetto di completa cementificazione di quell’area originariamente destinata ai servizi scolastici e che,ora, vedrà la costruzione di un nuovo distributore di carburante ed edifici a destinazione generica.
Tutto ciò ad onta della problematica riguardante il sovraffollamento e l’assenza di strutture scolastiche a norma (si veda il Mamiani) e del precedente progetto, che avrebbe previsto la costruzione di servizi scolastici come residenze per studenti e servizi per la didattica.
Da servizi scolastici,a servizi generici. Da un’urbanistica pianificata, ad un’urbanistica contrattata. In breve: da pubblico, a privato.
Si assiste,dunque, alla progressiva ed ennesima privatizzazione, al progressivo ed ennesimo furto di beni pubblici da parte dei privati sotto gli occhi benevoli dell’amministrazione. Ancora una volta si antepongono gli interessi dei pochi a quelli della collettività.
La Morani,infatti,esclude la costruzione di un nuovo edificio scolastico,che possa sostituire quello ormai decrepito del Mamiani ed estraneo ad ogni norma di sicurezza ,per i prossimi dieci anni, mentre i consiglieri comunali Signorotti e Di Domenico,seppur contrari al progetto di cementificazione,dichiarano che un luogo gradevole come il campus,con le sue strutture scolastiche “belle e luminose” non può essere intaccato da edifici a destinazione generica. Per chi sia a contatto quotidianamente con quell’area e,più in generale, con la realtà scolastica pesarese, tuttavia,non risulta difficile comprendere quanto tale definizione sia ossimorica,se accostata alla tragica condizione degli edifici scolastici: un’ulteriore conferma di quanto la pseudo-politica amministrativa sia lontana dalla cittadinanza e disinteressata alle problematiche di essa.
Si chiacchiera di necessaria tutela degli studenti e delle strutture ad essi destinate, ma si prendono subito le distanze da eventuali opere di ristrutturazione e messa in sicurezza. La risposta è sempre la medesima: “Non vi sono fondi sufficienti”.
Il sindaco Ceriscioli e Ricci continuano la fuga dalle questioni mosse dalla cittadinanza e solo ora,dopo un mese dalla costituzione del Comitato Salviamo il Campus,accennano alla possibilità di indire un’assemblea per fornire delle risposte. Nel frattempo,alcune associazioni ambientaliste, come la Lupus in Fabula, hanno promosso una petizione per una proposta di legge tutelante il paesaggio. Le motivazioni di fondo si esemplificano in pochi ed essenziali punti,che muovono dal coinvolgimento della cittadinanza nei progetti di stravolgimento del territorio,al rifiuto per le privatizzazioni che comportano innumerevoli costi umani ed economici,ad un recupero responsabile dell’edilizia esistente,che preveda l’adeguamento alle norme sismiche e si pronunci verso il risparmio energetico.
Di fronte a tale problematica ,pertanto,ogni cittadino deve necessariamente opporsi ad ogni dibattito puramente ideologico-demagogico instaurato finora dall’amministrazione locale per distoglierne l’attenzione e soffocare ogni obiezione rivolta alle politiche di profitto. Il capitalismo si è insinuato in ogni meccanismo sociale,compromettendone il funzionamento responsabile: solo la lotta che nasce a livello locale e acquista un respiro più vasto può porre fine all’ingiustificato esproprio del pubblico da parte del privato.


Giulia Zamagni - Pcl Pesaro (studentessa presso il Mamiani)

30/03/13

“Cimitero dei feti”: tra strumentalizzazioni ed eccessi

L’ultima inaugurazione di un “cimitero per bambini mai nati” risale a pochissime settimane fa, è avvenuta a Monopoli, in Puglia, ed è stata seguita, come al solito, da infinite polemiche. La legislazione in materia risale a trent’anni fa, ma solo da pochissimi anni, in seguito alla spinta dei movimenti antiabortisti (in particolare il Movimento per la Vita), comincia ad essere applicata, con grande gioia dei cattolici. Esistono anche associazioni slegate dalla Chiesa che hanno contribuito alla realizzazione di questi luoghi, come CiaoLapo, associazione di genitori che hanno subito un lutto perinatale. La sinistra, invece, si schiera compattamente contro. L’utilizzo strumentale di queste iniziative da parte delle organizzazioni cattoliche, che vorrebbero riconoscere ai feti pieni diritti e che quindi, come estrema conseguenza, vorrebbero che l’aborto volontario fosse considerato un omicidio, fa chiudere in trincea tutti coloro che difendono la 194, che vedono in queste iniziative un ulteriore attacco morale alle donne. L’esigenza di difendere questo sacrosanto diritto rischia però di accecare i suoi sostenitori. Pur nella consapevolezza della strumentalizzazione dei cattolici, bisognerebbe essere più cauti nell’approcciarsi a certi argomenti. La libertà di scelta, che giustamente rivendichiamo con forza, dovrebbe valere anche verso chi sente l’esigenza di seppellire un feto. Se ci soffermassimo un attimo a riflettere sull’argomento potremmo accorgerci che, dietro la vergognosa strumentalizzazione dei cattolici, c’è qualcos’altro, un dolore che merita di essere rispettato. Il lutto delle molte coppie che perdono un figlio prima della nascita non trova spazio in questa società, rimane inascoltato e crea disagio oltre che dolore. Le dichiarazioni di fuoco, i sit-in di protesta, non fanno altro che far sentire i protagonisti di queste dolorose vicende come “pedine” in giochi politici che avvengono sulla loro pelle. Il punto non dovrebbe essere la legittimità o meno di un embrione di essere considerato “persona”, ma la legittimità del dolore dei genitori. Una coppia che desidera un figlio lo ama e lo immagina sin dal momento in cui appare la lineetta sul test di gravidanza. Essere incinta significa entrare in una dimensione speciale, piena di progetti e aspettative, colma di amore, se quel sogno si interrompe il dolore è enorme. Non si tratta dunque di misurare il grado di sviluppo del feto, ma di accogliere il dolore di una madre e di un padre. Questo non dovrebbe confliggere in nessun modo con l’esperienza, diversa, di una gravidanza indesiderata, durante la quale non si prova alcuna gioia al pensiero che uno spermatozoo sia riuscito a conficcarsi in un proprio ovulo. Una donna che affronta l’interruzione volontaria di gravidanza senza rimorso non è certamente un mostro, sono situazioni personali che non possono essere giudicate. Così come il desiderio di seppellire il proprio bambino, morto durante la gravidanza, non dovrebbe sollevare un coro di proteste. Personalmente l’idea di seppellire un embrione risalente al primo trimestre di gravidanza mi lascia molto perplessa, in quell’epoca gestazionale non hanno nemmeno una forma definita, ma non alzerei gli scudi nemmeno su questo. Sono decisioni private sulle quali è giusto avere la massima libertà di scelta. Preferirei anche che si abbandonasse l’eccessivo culto del corpo dei morti, non seppellire un corpo non dovrebbe coincidere con l’impossibilità di vedersi riconosciuto il proprio dolore, ma sono mie opinioni che non imporrei certo per decreto ad altri. In generale mi piacerebbe che la cultura di sinistra e femminista rivelasse una maggiore sensibilità rispetto ai cattolici e alle destre, che fanno leva sul dolore nel tentativo di obbligare chiunque a conformarsi alla loro visione della vita. Piangere il proprio bambino nato morto merita rispetto e non dovrebbe risultare offensivo per le donne che decidono di abortire, questa grottesca contrapposizione tra “donne che piangono” e “donne senza rimorso” non fa che alimentare il gioco di chi ci vorrebbe suddivise tra buone e cattive. Alla base dei rapporti umani invece ci dovrebbe essere soltanto il rispetto, rispetto per il dolore e rispetto per le scelte altrui.
Enrica Franco
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Pesaro

29/03/13

La "donna Violata"…..due volte!




Sabato 23 marzo è stata inaugurata ad Ancona una statua emblema sulla violenza delle donne. Nonostante i buoni propositi da cui è partita l’idea, la statua ripropone gli stereotipi che affliggono il corpo e la figura femminile. Probabilmente non hanno comunicato all’artista che il motivo dell’opera era “violenza di genere” e non “calendario Pirelli” e non stupisce certamente alle donne sapere che questa espressione artistica sia stata creata da un uomo. A testimonianza di ciò si nota come la donna “Violata” sia stata appositamente resa con un profilo perfetto, diversamente dalle precedenti opere dell’autore, in particolare la “donna con borsa” da cui è stata tratta l’opera in questione, che presentava lo stesso identico modello ma con forme molto più imperfette ed “umane”, che ricordavano molto di più una donna reale,piuttosto della pin-up di Ancona.

Il corpo, rigorosamente alto e longilineo, con una siluette invidiabile ad una top model e i seni, chiaramente appena rifatti, suggerisce che la realizzazione finale dell’opera si sia discostata fortemente dall’iniziale idea per cui è stata commissariata.

Altro stereotipo da film americano è la borsetta da passeggio che la donna violata porta con se, che suggerisce una violenza avvenuta all’esterno, a seguito di un incontro accidentale con uno sconosciuto: sappiamo benissimo invece che la maggior parte degli stupri avviene proprio dentro le mura domestiche e per opera di uomini conosciuti dalla vittima o più spesso dai suoi stessi familiari.  È paradossale il fatto che una statua, che dovrebbe porsi come simbolo della violenza di genere, sia la riproduzione, in realtà, di un’immagine maschilista che con grande sforzo, da tempo, le donne tentano di combattere. La violenza di genere è una violenza perpetuata sulle donne proprio in quanto categoria storicamente, culturalmente e socialmente resa ostaggio dalla dominazione maschile nella società; una violenza che ricorre alla sottomissione sociale, economica, lavorativa della donna, che si nutre del  controllo sul corpo femminile e che propone un’immagine di donna vincente solo grazie al suo aspetto fisico e che deve avere come unico scopo il piacere dell’uomo. Non è il nudo della statua ad essere percepito come offesa, né viene dubitata la presunta artisticità della scultura: ad essere criticata è la scelta, profondamente legata a canoni sessisti, utilizzata per simboleggiare il sopruso di genere. È semplice finanziare una statua contro la violenza sulle donne, meno facile promuovere misure efficaci che creino concretamente supporti e contrastino l’esclusione e la subordinazione femminile. Secondo un’ultima ricerca sono 117 i centri antiviolenza in Italia, di cui 93 gestiti da Associazioni di donne e, di questi, solo 56 hanno case di ospitalità; a fronte di un 46 % di donne vittime di abusi e maltrattamenti.  La maggior parte delle Associazioni è autofinanziata (in minima parte) e  si sostiene con fondi comunali, regionali, europei che vengono continuamente interrotti o tagliati. Il sostegno alle donne, quindi, passa attraverso il privato sociale e non attraverso un’azione diretta dello Stato. Lo stesso Stato che erige statue alle donne per poi praticare drastici tagli alla spesa sociale e assistenziale, per privilegiare il finanziamento della banda del 5 %, delle spese militari,  per sostenere la chiesa cattolica che da secoli impone la sudditanza femminile e ostacola la piena autonomia decisionale e di autogestione  della donna, che mette continuamente in discussione la legge 194, ostacola la pillola abortiva e pratica un continuo controllo sul corpo e l’identità femminile. La violenza di genere è frutto di un’oppressione economica e culturale, che provoca una continua mercificazione e mortificazione del corpo femminile, voluta dal capitalismo per mantenere il  proprio assetto di potere e di controllo. La battaglia per i diritti e l’autodeterminazione delle donne, di conseguenza, passa unicamente attraverso la lotta di classe. Solo una prospettiva rivoluzionaria che porta al rovesciamento dell’attuale assetto politico può condurre ad una liberazione dalle forme di sfruttamento delle lavoratrici e, quindi, delle donne.

Marianna Leone
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione Ancona

27/03/13

CERRETO d’ESI:LA LOTTA DEI LAVORATORI E LAVORATRICI DELLA DESI SRL PAGA……



Questa mattina i dipendenti della Desi s.r.L. in maniera compatta e convinta,si sono messi fuori i cancelli ed hanno indetto 4 ore di sciopero per protestare contro il mancato pagamento della tredicesima e per i continui posticipi che si sono protratti in questi mesi. Il perdurato comportamento poco corretto dell’azienda nel tenere viva  la comunicabilità tra le parti, ha fatto sì che i lavoratori e le lavoratrici fermassero la produzione in tutti i reparti. Questa dimostrazione, se pur piccola, ma tempestiva e significativa, ha portato ad un accordo firmato dalle parti nel quale l’azienda si impegna a retribuire la somma dovuta in breve tempo, tenendo aperto però, da parte dei dipendenti, qualsiasi forma di mobilitazione ed iniziative future sindacali se questo non avvenisse. Finalmente oggi si è ridato il giusto ridimensionamento a l’unico concreto e reale strumento di lotta con il quale si possono tutelare i propri diritti e cioè lo sciopero per il quale nel passato migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno dato la propria vita e la propria pelle. Il Partito Comunista dei Lavoratori attivo nel sindacato con i propri militanti all’interno dell’azienda e in tutte le realtà lavorative di ogni settore continuerà a lavorare per far crescere una coscienza di classe avanzata di lotta e di mobilitazione con lo scopo di far rispettare i diritti acquisiti, che lanci un messaggio di rottura contro il sistema capitalistico fautore dell’attuale crisi mondiale ed economica che ha portato il diritto al lavoro ad un optional che non spetta a tutti, che porti ad un salario garantito per tutti coloro che perdono il posto di lavoro,che porti alla nazionalizzazione delle aziende che delocalizzano e sfruttano all’estero sotto il controllo dei lavoratori e senza indennizzo ai grandi azionisti,che porti ad una repubblica ed a un governo dei lavoratori su scala nazionale ed internazionale come forma più ampia di democrazia moderna.


Mauro Goldoni

PCL Nucleo Montano


Sez. prov. Ancona

25/03/13

OGGETTO: LA POLEMICA TRA IL COMUNE DI FABRIANO E LE MILIANI E’ FUORVIANTE E PRETESTUOSA.


Nelle prime settimane di Marzo, nei principali quotidiani locali si è acuita una forte contrapposizione tra il comune di Fabriano e le Cartiere Miliani, questa è la valutazione del P.C.L. sez. di Ancona.
La rinnovata diatriba innescatasi tra alcuni esponenti politici del comune di Fabriano, tra i quali il Sindaco, sig. Sagramola e le Cartiere Miliani, ricerca probabilmente, il tentativo di occultare la drammatica crisi che investe tutto il distretto industriale fabrianese. Il P.C.L. sez. di Ancona, sostiene con forza che il cosiddetto “sito internet”, relativo alla città di Fabriano deve “tornare”doverosamente nella gestione del comune fabrianese, dopo una sua nuova acquisizione. L’auspicio associato alla più profonda preoccupazione, prosegue la nota del P.C.L. sez di Ancona, riguarda però il probabile tentativo di “certi signori”, volto a realizzare un attacco al patrimonio produttivo ed occupazionale dell’unica impresa industriale cittadina, scampata temporaneamente dalla crisi per merito esclusivo dei propri lavoratori. Non è la prima volta che “certi sostenitori di potentati locali”, ricercano l’abbattimento dell’unica impresa che rappresenta la vitale diversificazione produttiva, fondamentale per tutta la città di Fabriano.


Fabriano 24/03/2013                                                  Partito Comunista dei Lavoratori
                                                                                                Sez. di Ancona