22/03/13

CERRETO d’ ESI: BREVE NOTA SULLE ELEZIONI RSU ALLA DESI MOBILI



Poco più di un mese fa  sono stati rinnovati gli incarichi e i rappresentanti dei lavoratori con le elezioni della nuova RSU.Purtroppo non sono mancati spiacevoli episodi, che tengo a precisare,non hanno riguardano le tre rappresentanze dei lavoratori o le differenze in esse legittime,ma vi è stata una strumentalizzazione a dir poco vergognosa di concetti di proposte fatte da me e da altri lavoratori attivi nel sindacato, alcuni militanti del nostro partito.C’è stata addebitata la colpa(da chi probabilmente possiede difficoltà a capire e relazionarsi in un ragionamento) che, l’assunzione di un gruppo di lavoratori a tempo determinato sia saltata per interventi o proposte troppo difficili da sostenere e non attuabili per colpa di chi invece, fino all’ultimo ha cercato di far passare e far capire un messaggio diverso ed alternativo:cercare di conquistare e non arretrare sui diritti acquisiti in una fase così delicata  del mondo del lavoro e dell’arretramento costante che i lavoratori stanno subendo continuamente.Per quanto mi riguarda non si può trattare un obbiettivo lasciando sul piatto una conquista importante come ad esempio un  contratto integrativo interno che migliora, anche se di  poco,le condizioni delle buste paga dei lavoratori già falcidiate da continue tassazioni.Rimarco che un diritto acquisito deve essere utilizzato,in qualsiasi confronto aziendale, come punto di forza e ancoraggio,per cercare di ottenere nel rispetto delle parti,il miglior risultato possibile per la serenità e la quotidianità dei lavoratori e delle lavoratrici che vivono appieno la vita dell’azienda pari al datore di lavoro.  Tutto il resto poi è stato solo puro cinema, sceneggiate,canzonette,figuracce, di chi fino a ieri si richiamava ad uno dei massimi sistemi, come forma di sviluppo della società in tutte le sue sfaccettature.Questa è la mia personale posizione,questa è la risposta dovuta a nome del Partito Comunista dei Lavoratori che continuerà, in tutte le realtà lavorative nel pubblico e nel privato,a lavorare ed a impegnarsi per cercare di far passare messaggi e rivendicazioni di lotta di conquista e non di arretramento.



Mauro Goldoni

PCL Nucleo Montano

Sez. prov. Ancona

20/03/13

IL PAPA DI VIDELA

 
“I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria” ( 1976): così la Chiesa argentina di Pio Laghi e Bergoglio- allora guida dei gesuiti argentini e oggi Papa- salutava il golpe militare del generale Videla e dell'ammiraglio Massera . Preparandosi a collaborare col regime e la sua politica assassina sino al 1983. Non a caso giovedì scorso, 44 ex ufficiali delle forze armate si sono presentati davanti al giudice di Buenos Aires con la coccarda vaticana “in omaggio a Papa Francesco”. Il Papa ..“non ricorda”, i militari sì. Come ricordano che Bergoglio fu membro in gioventù della “Guardia de Hierro”, gruppo peronista di estrema destra.

Ma qui da noi la memoria della verità è stata prontamente ripulita. A vantaggio di una esaltazione retorica del nuovo Papa che oggi unisce in un unico coro tutti gli ambienti dominanti, cattolici e laici. Nel silenzio assordante di ciò che rimane della sinistra italiana.

E' comprensibile.

Le gerarchie ecclesiastiche cercano nel nuovo Papa, e nella sua recita “francescana”, un rilancio d'immagine popolare dell'istituzione Chiesa, colpita da una crisi interna senza precedenti e attraversata da una feroce guerra per bande. Il fatto che Bertone , Sodano, e le loro truppe, abbiano votato in Conclave per Bergoglio silurando il candidato di Comunione e Liberazione (Scola)- già prescelto dalla CEI- misura la frattura verticale dell'apparato clericale italiano e la crisi profonda della Segreteria di Stato vaticana. Oggi costretta in qualche modo ad arretrare e a riparare dietro una sorta di “arbitrato” straniero. In attesa del prossimo scontro per il controllo dello IOR e delle enormi proprietà immobiliari.

La borghesia laica cosiddetta “progressista” ( Scalfari e compagnia), orfana dell'agognato centrosinistra e politicamente allo sbando, sembra aggrapparsi al nuovo Papa come all'unica ancora “istituzionale” disponibile, nella valle di lacrime della politica borghese e della crisi della Seconda Repubblica. Le sue lodi allo stile pauperistico di Papa Francesco alludono alla campagna ideologica sul taglio dei “costi della politica”: che vorrebbe far digerire meglio ai lavoratori la nuova valanga di sacrifici in arrivo( Tares, Iva, blocco dei contratti pubblici..) grazie al “buon esempio” di parlamentari borghesi un po' più “presentabili”. Persino il “francescanesimo” del Papa diventa un'arma impropria della lotta di classe.

Il cerchio si chiude. La recita populista del nuovo Papa si salda con la recita populista della borghesia italiana. L'adulazione ipocrita della popolazione povera è, come sempre, il bastone retorico del suo inganno: in abito laico come in abito talare. Al servizio di un regime capitalista che ha in realtà una sola ed unica fede: quella nel profitto. L'unico Dio pagano venerato da industriali, banchieri e..Vaticano.
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

17/03/13

: Porto Sant’Elpidio, appello per il servizio pubblico postale.


A nome e per conto dell’OS Cobas Poste  riteniamo doveroso metterVi a conoscenza  del progetto che Poste Italiane S.p.A., sta attuando  anche per il nostro Comune, dopo la riorganizzazione del marzo 2011, con la quale, in seguito alla soppressione del servizio il sabato, le zone furono ridotte da 15 a 13, a distanza di poco più di un anno ha ridotto ulteriormente le zone di recapito ed il personale su di esse applicato portandole a 12.
Questa strategia aziendale, che Poste italiane sta attuando su tutto il territorio nazionale, prevede inoltre, la chiusura di molti uffici postali.
Tali azioni stanno recando grave pregiudizio al diritto ad un servizio pubblico di qualità per tutti i suoi cittadini.
 Come lavoratori/utenti impegnati sul territorio,  saremo ben felici di offrire e ricevere un servizio migliore, anche grazie alle nuove strumentazioni che permetteranno per esempio, il pagamento dei bollettini di c/c a domicilio ma, con l’attuazione di questo nuovo progetto, possiamo affermare anticipatamente, che non ci sarà la possibilità di garantire un servizio puntuale ed efficiente ai cittadini.
Da molto tempo Poste è entrata nella logica privatistica, nonostante sia ancora al 100% di proprietà pubblica, ed ogni strategia viene fatta in funzione del raggiungimento del massimo profitto,  non tenendo in alcun conto le esigenze dei cittadini.
Tutta questa attenzione verso gli utili, purtroppo, non va a beneficio della collettività, ma  di un numero sontuoso di dirigenti che in virtù di un accordo del 2008 tra Poste e Federmanager vede il proprio stipendio legato esclusivamente agli utili ottenuti, mentre per  i lavoratori, senza alcun riconoscimento economico, si parla solo di tagli e aumenti di carichi di lavoro che rendono impossibile un servizio di qualità
I riscontri di ciò che affermiamo li abbiamo avuti sul territorio, infatti, è da molto tempo che l'azienda, contravvenendo alla normativa vigente, non provvede alla sostituzione dei portalettere assenti neanche in caso di ferie programmate, (estive o invernali), la qual cosa, oltre alla garanzia della puntualità del servizio, offrirebbe possibilità di lavoro, a tempo determinato,  a qualche giovane disoccupato.
Nonostante la propria evidente responsabilità, l’azienda ignora sistematicamente le giuste lamentele dell'utenza.
Rivolgiamo questo appello per invitarVi a prendere una posizione netta e decisa contro la strategia di Poste italiane S.p.A. per tutelare il servizio, e riportare il cittadino al centro delle strategie aziendali. Sarebbe inoltre opportuna, anche considerando le dimensioni del Comune,  l'apertura di un nuovo ufficio postale.
Vi chiediamo, pertanto, di denunciare personalmente, al vostro sindaco o al prefetto, il disagio di un servizio sempre più scadente, e/o sostenere la nostra battaglia firmando la petizione nei banchetti che allestiremo in Pzza Garibaldi i seguenti giorni
23 e 24 marzo    6 e 7 aprile dalle ore 10 alle ore 14

La civiltà e la qualità della vita di un comune sono direttamente legati ai servizi che offre.


Porto Sant’Elpidio,                                                           il responsabile incaricato
                                                                                        Cobas poste Sciarra Francesco                                                                                                                                                                                                 

14/03/13

LETTERA APERTA AI MILITANTI E AGLI ISCRITTI DEL PRC E DEL PDCI



E' L'ORA DI ROMPERE CON I GRUPPI DIRIGENTI TRASFORMISTI
E DI UNIRSI NEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Cari/e compagni/e,
La disfatta dell'operazione “Rivoluzione civile” non è solo elettorale, ma politica. E' il capolinea definitivo di un lungo corso trasformista dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI, che ha distrutto e disperso, in tanti anni, energie, passioni, potenzialità enormi. E che si è rivelato irriformabile.
Ci rivolgiamo a voi- nel nome di tante battaglie comuni- per chiedervi di trarre un bilancio onesto di questo fallimento politico senza ritorno. E di compiere l'unica scelta politica conseguente : quella di unirvi al Partito Comunista dei Lavoratori, e dunque al programma e ai principi del marxismo rivoluzionario. Per rafforzare l'unico partito a sinistra che non si è mai compromesso nelle politiche borghesi. Per costruire insieme, finalmente, una coerente presenza anticapitalista e comunista, contro ogni opportunismo e trasformismo. 

L'OPERAZIONE “INGROIA”: IL CAPOLINEA DEL TRASFORMISMO
Non si tratta di discutere con voi dell' “insuccesso elettorale” in quanto tale dell'operazione Ingroia o del mancato ritorno in Parlamento di PRC e PDCI. Né si tratta di confrontare i 113.000 voti del PCL al Senato ( comunque conquistati -senza mezzi e senza coprire tutti i collegi- su un programma anticapitalista,) con i 500.000 o poco più di “Rivoluzione Civile” al Senato( IDV+ PRC+ PDCI+ Verdi+ De Magistris..), che è l'unico terreno omogeneo di confronto possibile. Perchè successi o insuccessi, tanto più sul piano elettorale, possono essere a volte indipendenti dalle scelte politiche che si compiono. Si tratta invece di discutere esattamente della scelta politica compiuta: quella di aver annullato la propria autonomia e riconoscibilità di “comunisti” dentro l'arancione dei pubblici ministeri, nel momento della massima crisi del capitalismo. Quella di aver imboscato la stessa centralità delle ragioni del lavoro dentro l'abbraccio col liberal questurino Di Pietro, nel momento della più grave aggressione contro i lavoratori dell'intero dopoguerra. La disfatta elettorale ha solo registrato l'enormità di questa scelta politica. Che ha esposto decine di migliaia di compagni/e ad un'autentica umiliazione. E che oltretutto ha favorito lo sfondamento grillino a sinistra. Il punto è: qual'è la radice di questa scelta politica abnorme? Non siamo in presenza di un “errore”, per quanto letale. Siamo in presenza dell'ennesima manifestazione del codice politico di fondo dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI: quello per cui la propria collocazione o ricollocazione istituzionale ( o... la speranza di conseguirla) prevale su ogni considerazione di principio. E tanto più sul rispetto dei propri militanti e delle loro ragioni. 

LA LUNGA STORIA DI UNA DERIVA ISTITUZIONALE 
E' lo stesso codice genetico che ha segnato, con responsabilità anche più gravi, il lungo corso dei gruppi dirigenti di Rifondazione. 
E' il codice che nel 96/98 spinse l'intero gruppo dirigente del PRC ( Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Diliberto, Grassi, Rizzo..) a entrare nella maggioranza del primo governo Prodi, votando l'introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni, i campi di detenzione per i migranti( legge Turco- Napolitano). E' il codice che nel 99/2001 spinse Diliberto (e Rizzo) a sostenere i bombardamenti “umanitari” su Belgrado, in cambio di un ministero nel governo D'Alema-Cossiga per il neonato PDCI. E' il codice che nel 2006/2008 spinse PRC e PDCI a entrare nel secondo governo Prodi, votando missioni di guerra e detassazione dei profitti, in cambio di un ministero( Ferrero) e della Presidenza della Camera (Bertinotti). E' il codice che tuttora spinge PRC e PDCI in tante giunte locali di centrosinistra a votare tagli sociali in cambio di assessori. Magari a braccetto dell' UDC, come in Liguria. Del resto: la stessa operazione Ingroia non è nata forse per il solo rifiuto del PD di accettare Di Pietro e Diliberto nella coalizione di Centrosinistra? E a nome di “Rivoluzione civile” Ingroia non ha forse continuato ad offrire al PD la propria disponibilità di governo, al posto di Monti, durante tutta la campagna elettorale? Questo codice politico si è rivelato irriformabile. Ha disperso e demotivato negli anni un patrimonio enorme di energie e di speranze di decine di migliaia di attivisti e di milioni di lavoratori e di giovani. Ed oggi è giunto semplicemente al suo epilogo.

PERCHE' UNIRSI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Il Partito Comunista dei Lavoratori è nato (tra il 2006 e 2008) contro questa politica, dopo una battaglia di 15 anni all'interno del PRC, basata sui principi anticapitalistici e di classe. E' nato non per “dividere” i comunisti. Ma per liberarli da partiti che comunisti non erano e non sono. Per dare loro un riferimento coerente da cui ripartire. Per evitare loro nuove delusioni e dispersioni.

Certo: siamo un piccolo partito. Che si è dovuto confrontare , in anni difficili, con gli effetti di confusione e demoralizzazione prodotti dal fallimento del PRC governista in un vasto settore della stessa avanguardia. Che ha dovuto lottare controcorrente , negli anni della peggiore crisi sociale, rispetto allo stesso arretramento della coscienza politica del movimento operaio . Ma abbiamo lavorato e lavoriamo per ricostruire una coscienza di classe , non per contribuire a disperderla. Da qui la nostra battaglia, in tutte le lotte e i movimenti, contro ogni subordinazione al PD, o al giustizialismo, o al grillismo. Da qui anche la nostra presenza alle elezioni: come terreno di presentazione di un programma comunista, alla luce del sole e senza mimetismi. Oggi possiamo dire di aver costruito, con tutti i nostri limiti, l'unico partito a sinistra del PRC realmente presente su scala nazionale, dotato di un minimo di organizzazione e di radicamento. L'unico che, nel suo piccolo, sta estendendo la propria presenza territoriale. L'unico, non a caso, che può presentarsi alle elezioni nazionali. L'unico, soprattutto, che non ha altro interesse da difendere che gli interessi del lavoro e della rivoluzione sociale. Cari compagni e compagne, diversi militanti di PRC e PDCI, in diverse parti d'Italia, hanno raggiunto in questi mesi le fila del PCL. E' un fatto prezioso. Ma se entrassero nel nostro partito tutti coloro che- tra voi- ci hanno detto e ci dicono che “sono d'accordo” con il PCL, con la sua politica, con il suo programma, la nostra comune battaglia comunista e rivoluzionaria farebbe un grande passo avanti. Nell'interesse dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.  Questa è esattamente la proposta che vi avanziamo. Disponibili, con i nostri dirigenti, e con le nostre sezioni territoriali, ad ogni occasione di incontro, di confronto, di approfondimento. A partire dalle lotte comuni di ogni giorno.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

12/03/13

Macerata: anche qui finalmente una sezione provinciale del PCL!



Sabato 16 marzo 2013, ore 15.00, Macerata, piazza San Giovanni, presso la biblioteca comunale, si terrà la riunione costitutiva della neonata sezione provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori.
Tutti i gli iscritti, i simpatizzanti, i sinceri comunisti della provincia di Macerata e di Fermo sono invitati all’incontro. Dobbiamo costruire la sezione e stabilire fin da subito una serie di iniziative per rilanciare un programma anticapitalista e di classe. Il PCL è l’unica forza politica costituita interamente da lavoratori, studenti, pensionati e disoccupati che porta avanti proposte concrete e radicali per uscire dalla crisi (che sta colpendo ferocemente anche il maceratese ed il fermano!) dal versante di chi lavora e per farla pagare a chi l’ha provocata: industriali, banchieri e politici corrotti!  
E’ proprio per questo che abbiamo aderito al PCL ed abbiamo dato vita alla neonata sezione di Macerata (e Fermo)!
Unisciti a noi!

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Macerata e Fermo
Info: pcl.mc@hotmail.it - www.marcherosse.blogspot.com  

10/03/13

Enrico Pedica (PCL Macerata): da oggi il PCL ha un militante in più!


Lettera di un nuovo militante del PCL agli iscritti ed ai simpatizzanti.

Cari compagne e compagni,

sono Enrico Pedica, un nuovo militante maceratese del Partito Comunista dei Lavoratori, anche se ho seguito questo movimento sin dalla sua creazione. 
La mia esperienza politica prima del PCL si è fermata agli anni '70 con “lotta continua”. Non mi sono mai riconosciuto nel PCI per tutti i motivi che già sappiamo, e per tutti questi anni mi sono sentito orfano di una sinistra ridotta ai minimi termini e senza un vero programma anticapitalista. Riconosco al PCL, che attualmente è l'unico partito ad avere un  programma serio, con degli obiettivi ben precisi, un vero programma di lotta al capitalismo e a tutte le sue forme di potere. 
Solo con la sconfitta del capitalismo si può pensare ad una rinascita della società e dell'individuo, la vera ricchezza è l'individuo e non il capitale.
Per questo sabato 16 marzo, alle ore 15.00, presso la biblioteca comunale di Macerata in Piazza San Giovanni, darò vita insieme agli altri compagni della provincia di Macerata, alla prima riunione provinciale PCL. Questa riunione ha lo scopo di creare una sezione provinciale del PCL che diventi un punto d'incontro per tutti gli iscritti , ma anche un punto di partenza per far conoscere il nostro programma e far capire quali sono i veri nemici da combattere. 

Enrico Pedica
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione Provinciale di Macerata e Fermo

Fabriano: LAVORATORE DELLE MILIANI LICENZIATO IN MANIERA ILLEGITTIMA ED IMMOOTIVATA


La vicenda drammatica che ha coinvolto un lavoratore delle Cartiere Miliani, vittima di un assurdo provvedimento disciplinare di licenziamento inflitto dalla direzione aziendale, conferma il grave clima d’intimidazione contro tutti i dipendenti dell’azienda fabrianese. Tutto questo è accaduto a seguito di fatti gravissimi, avvenuti nelle Miliani, anche per precise responsabilità del management aziendale (non si possono posizionare personaggi con gravi precedenti penali in settori produttivi legati allo Stato), in cui però il lavoratore in questione era risultato totalmente estraneo, come gli organi inquirenti avevano accertato. A conferma di tutto ciò, ben due tribunali con competenza territoriale, uno di Rimini e l’altro di Ancona, avevano formalmente sentenziato la totale innocenza del lavoratore delle Cartiere. Risulta pertanto evidente il criterio politico nella gestione del personale adottato dalla direzione della società per accentuare il clima terrore contro i propri dipendenti, ma anche per interferire nelle prossime elezioni sindacali per il rinnovo dell’R.S.U. delle Cartiere Miliani.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

08/03/13

ATTACCO AI DIRITTI DELLE DONNE: LA LOTTA E' LA SOLA STRADA PERCORRIBILE

Oggi,come in passato,le donne si trovano a dover fronteggiare innumerevoli difficoltà,sovente sminuite,sovente considerate pressochè inesistenti, ma comunque evidenti e tangibili in ogni ambito che le coinvolga o le escluda.
Il peso della disoccupazione,del precariato, la progressiva abolizione dei servizi sociali gravano sulle fragili spalle delle donne,che si trovano a dover lottare con quanta più forza,al fine di ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Tuttavia,una volta ottenuto,la lotta deve protrarsi per fuggire dai frequenti soprusi,per evitare di scegliere tra la necessità di un impiego fisso e il desiderio di maternità. La condizione si presenta drammatica anche per le lavoratrici indipendenti,prive di ogni tutela sociale,mentre alle donne immigrate si nega la possibilità di ottenere gran parte degli impieghi. E il tasso di femminicidi cresce smodatamente di anno,in anno:nel 2012 le vittime superano il centinaio.
A sostegno della cultura maschilista,radicata saldamente e da tempo nella società occidentale,ma spesso goffamente nascosta sotto le parole di una democrazia pseudo-paritaria, vi sono le donne appartententi a classi sociali superiori,che affidano la cura della casa e della famiglia a salariati. Infatti,oltre alla marcata differenza di genere, ve n'è una ancor più evidente e lacerante : quella di classe. I compromessi interclassisti sono falliti! Sono le donne dei ceti più bassi a dover condurre una lotta,dapprima contro l'orrido sfruttamento di classe e,quindi, contro lo sfruttamento di genere. All'impostazione maschilista del pensiero dei pochi ( che si ripercuote sull'intero sistema sociale,un sistema malato,quello del capitalismo),si somma la responsabilità dell'altrettanto radicata cultura cattolica,che si accanisce sulla discendente di Eva,negandole perfino la possibilità di decidere sulle sorti della propria vita. La legge 194 è l'obiettivo polemico di molti e,per conseguenza,pone le donne decise ad abortire di fronte ad innumerevoli difficoltà. Per coloro che devono affrontare l'aborto terapeutico o che hanno problemi di infertilità l'unico barlume di speranza è all'estero.
In Italia persino la cosiddetta "pillola del giorno dopo" è pressochè introvabile. UNA NUOVA PROSPETTIVA E' POSSIBILE! Si può procedere verso una maternità pienamente pagata per il primo anno,verso una tutela delle donne in maternità e di coloro che le sostituiscono,assicurando loro una priorità nell'assunzione all'interno dell'azienda in cui lavorano,o in un'altra. Tutto questo E' POSSIBILE, ma è necessaria una progressiva tassazione dei grandi redditi e patrimoni e la soppressione di "eroiche" opere,quali la Tav,e delle inutili,ma ingenti spese militari. I soldi ci sono, ma sono concentrati unicamente nelle sporche mani della Grande Borghesia, a ovvio discapito dei proletari: una reale dittatura economica, che deve essere abbattuta. Per questo,donne e uomini devono unirsi
nella lotta di classe,che condurrà alla morte di ogni forma di sessismo.
 
Giulia Zamagni
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Pesaro

04/03/13

Luca Morganti: Rifondazione ha fallito, ora sto con il PCL!


“Perché ho lasciato Rifondazione? Perché ha smesso da tempo ed in maniera irreversibile, di rappresentare gli interessi della Classe Lavoratrice!”, lo afferma Luca Morganti, coordinatore provinciale della neonata sezione provinciale di Ascoli Piceno del Partito Comunista dei Lavoratori. Luca ha 43 anni, una vita da operaio ed ora purtroppo disoccupato come molti lavoratori ascolani vittima di una crisi senza precedenti figlia di chiusure e delocalizzazioni selvagge. Ha militato per gli ultimi sette anni nella sezione ascolana del PRC, ricoprendo anche il ruolo di tesoriere, e fa parte del direttivo provinciale delle FLAI-CGIL: ha vissuto quindi dall’interno tutta la deriva di Rifondazione e conosce i limiti del più grande sindacato italiano.

“Il PRC è diventato ormai una macchina elettorale che punta esclusivamente all'inserimento di dirigenti del partito nelle istituzioni borghesi nazionali e locali e per questo si è reso responsabile di compromessi inaccettabili”, e continua: “ I dirigenti di rifondazione sono opportunisti, impermeabili ad ogni critica, fermamente decisi a rimanere al proprio posto a qualunque costo. Molti iscritti invece (quei pochi che sono rimasti, dato il livello di militanza ridotto ormai al lumicino) sono purtroppo ridotti a “truppe cammellate” o completamente “de-ideologizzati”, e non hanno la forza, (tutti i tentativi del passato sono falliti), di prendere il controllo del Partito. Per questo appoggio senza remore la battaglia del PCL per costruire un partito che organizzi le forze più valide del movimento operaio e dia una speranza ai tanti lavoratori, studenti e disoccupati, che oggi non hanno la possibilità di fornire una risposta adeguata ai terribili attacchi che il capitale industriale e finanziario sta portando ai loro diritti!”

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ascoli Piceno

03/03/13

Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema

Bellissimo articolo di Wu Ming (collettivo di scrittori italiani) dal sito di Internazionale
 
 
 
Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto” alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e Casaleggio rappresenta e amministra. L’M5s amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S occupa… per mantenerlo vuoto.
Nonostante le apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?
Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema.
Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente antiausterity e antiliberisti, qui da noi non è successo. Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. Tanti fuochi di paglia, ma nessuna scintilla ha incendiato la prateria, come invece è accaduto altrove. Niente indignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni.
Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?
I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo. Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.
Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo.
Fateci caso: l’M5s separa il mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso da quello dei movimenti di cui sopra.
Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.
Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”.
Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale: proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica che danno alla luce piccoli roditori tipo le “parlamentarie”: sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.
Tra quelli che “se ne devono andare”, gli spagnoli includerebbero anche Grillo e Casaleggio (inconcepibile un movimento comandato da un milionario e da un’azienda di pubblicità!), e anche quel Pizzarotti che a Parma da mesi gestisce l’austerity e si rimangia le roboanti promesse elettorali una dopo l’altra.
Ora che il grillismo entra in parlamento, votato come extrema ratio da milioni di persone che giustamente hanno trovato disgustose o comunque irricevibili le altre offerte politiche, termina una fase e ne comincia un’altra. L’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri.
Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?
Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5 stelle.
 
(Questo articolo di Wu Ming, collettivo di scrittori italiani, è stato pubblicato per la prima volta il 25 febbraio 2013 nel live blog di Internazionale sulle elezioni politiche).

"Dissentiamo nettamente da Cremaschi sui risultati elettorali"

 
 
Testo di risposta a Giorgio Cremaschi pubblicato sul sito della Rete28aprile da parte di Franco Grisolia e Luca Scacchi (CGIL - Rete 28 aprile)
 
dal sito della Rete 28 Aprile
I/le lavoratori/trici non hanno niente da festeggiare dal successo di una lista i cui due guru milionari hanno un programma che è un miscuglio tra quello di Casa Pound e Scientology.

Dissentiamo nettamente dal testo del compagno Cremaschi,relativo ai risultati elettorali, pubblicato martedì su questo sito.
L’Italia, a differenza degli altri paesi europei, dopo anni di crisi del capitalismo ha una sinistra ridotta ai minimi termini. Niente di paragonabile a Syriza, Front de Gauche o Izquierda Unida.
E’ buffo che a ricordarlo debbano essere due compagni comunisti come noi, che non si identificano in questi soggetti politici e che sostengono partiti diversi, almeno in Grecia e Francia. Ma il voto per queste forze (di cui pur abbiamo presente tutti i gravi limiti dei loro programmi, riformisti e “compatibilisti”) esprime la propensione di grandi masse di lavoratori e di giovani ad uscire da questa crisi epocale a sinistra, in maniera sia pure confusamente anticapitalistica.
Nulla di tutto ciò in Italia. Ma il compagno Cremaschi esulta per il voto “no spread” e il successo del movimento 5 stelle. Non da solo in verità: è impressionante il numero di compagni e compagne che cercano di sublimare le loro sconfitte, e quelle generali del movimento operaio, col giubilo per il successo grillino. Noi crediamo invece che non ci sia niente per cui esaltare in questo voto, che come detto e come prevedibile, esprime tutte la recenti sconfitte e la confusione nel movimento operaio e nella sua avanguardia.

Non c’e spazio qui per una analisi approfondita della natura del “movimento 5 stelle” e del progetto del suo guru Grillo e del guru del guru Casaleggio. Per questo ci permettiamo di rimandare, tra i diversi testi al riguardo, a quello scritto pochi giorni prima delle elezioni dal compagno Enrico Pellegrini, dirigente della Rete 28 aprile a Venezia, dal titolo “Il grillismo spiegato ai …. grillini. Analisi di un “movimento”reazionario” (pubblicato sulla home page del PCL www.pclavoratori.it).

Ci limiteremo a ricordare alcuni fatti e posizioni espresse, ben conosciuti, a nostro giudizio esemplificativi della vera natura del grillismo.
Grillo ha ripetutamente riaffermato le sue posizioni sull’immigrazione dichiarando, con un concetto più volte utilizzato anche dai leghisti, “l’Italia non può farsi carico dei problemi del mondo” (ergo crepino di fame nei loro paesi). Più nel concreto, si è pronunciato contro quella elementare misura di civiltà che è la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia.
La famosa chiacchierata con Casapound ha chiarito che per Grillo l’antifascismo non è né un valore, né una discriminante. Aggiungiamo che ha chiarito anche che i punti “progressivi” del programma di Grillo-Casaleggio sono gli stessi del “fascismo di sinistra”. Non vogliamo con ciò dire che Casaleggio-Grillo siano fascisti, ma che partire da questi aspetti di demagogia “antigrandefinanza” per dare una valutazione complessiva del grillismo è un grave errore politico.
Sulla questione del sindacato, si è avuto da parte di molti una cercata sottovalutazione di gravità. Si è cercato di minimizzare il concetto espresso e reiterato dal Grillo, come se avesse fatto una semplice critica agli errori delle burocrazie (magari utilizzando il tardivo e strumentale “recupero” della FIOM e dei sindacati di base, per la loro partecipazione alle mobilitazioni NO TAV).
Ma Grillo non si è limitato ad un attacco generico. Ha detto che i sindacati, non solo CGIL-CISL-UIL ma i sindacati tout court, sono “roba dell’800”. Per indicare poi quale è la società di riferimento sua e del suo guru, cioè quella statunitense. Una società in cui sarebbe abolita l’inutile presenza sindacale (non dispiaccia a Grillo e Casaleggio, nonostante i tentativi della destra repubblicana, nella maggioranza delle grandi e medie aziende USA non è ancora così), ci sarebbero rapporti armoniosi tra padroni e lavoratori, in cui si svilupperebbe la compartecipazione azionaria dei lavoratori al capitale d’impresa (“modesta” ovviamente). Insomma la logica dello schiavo felice che vede nel sua sfruttatore il “compagno” o meglio “collega” nell’impresa. Un progetto reazionario, forse fortunatamente utopistico: una “democrazia diretta” (ma sotto lo stretto controllo della magica coppia), senza sindacati e partiti, in stile libretto verde di Gheddafi (da cui temiamo che, oltre che dal “fascismo sociale” e da scientology o analoghe sette, Casaleggio abbia preso molta ispirazione, naturalmente modernizzandola all’era del web).
Del resto tali concezioni paternalistiche sono quelle proprie della classe o settore di classe di riferimento del duo a 5 stelle, e Casaleggio e Grillo non lo nascondono; per esempio da ultimo nel libro scritto a 6 mani con Dario Fo, in cui indicano chiaramente che il loro riferimento sociale è la piccola e media impresa o, per meglio dire, da marxisti, i piccoli e medi sfruttatori capitalisti.
Se ci fosse bisogno di una prova di ciò basti considerare l’episodio di Treviso, evidentemente non colto o volutamente scordato da tutti i festanti di sinistra per la vittoria dei 5 stelle. Lì il 9 febbraio, dopo un incontro a porte chiuse con i presidenti di Confcommercio e Confapi, il Guru Capo Casaleggio ha presentato il programma agli imprenditori veneti: abolizione dell’IRAP e detassazioni varie ai padroni. Un piano, quindi, per approfondire quanto fatto negli ultimi anni dai vari governi borghesi; tanto si è trovato e si troverà sempre chi pagherà i costi, cioè il lavoro dipendente. Come ogni padrone che si rispetti, infatti, hanno individuato da tempo il nemico principale. I dipendenti pubblici. Ad essi oggi si aggiungono i ..pensionati.
Ecco quanto scritto poco fa sul blog personale di Grillo (post di Massimo Fini): “Ogni mese le stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile.[…… ] E’ una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza.” (Il testo intero é pubblicato su Contropiano con un buon commento; speriamo serva a chiarire le idee ai compagni della rivista rispetto a qualche articolo uscito recentemente). Ed ecco dunque il “reddito di cittadinanza” in versione grillesca: licenziamento dei dipendenti pubblici e riduzioni dei loro salari; e in più oggi per i lavoratori pensionati nessun riferimento ai contributi versati, tanto meno al sistema retributivo precedente, ma 600 o 800 euro, così magari crepano prima, si riducono le spese dello stato e ci sono i soldi per detassare totalmente i padroni, tanto i milionari con villa non hanno problemi di pensione.

Si potrebbe continuare a lungo, ma pensiamo si poterci fermare qui.

Sappiamo bene che esistono contraddizioni, che una parte del personale politico che entra oggi in parlamento con i 5 stelle non è reazionario (ma subordinato ai guru si). Che una componente democratica e progressista si è intrecciata in questi anni nel percorso del movimento. Che se andasse in porto l’ipotesi Bersani, su alcuni terreni immediati l’accordo con i grillini potrebbe portare a qualche riforma positiva (non su tutti, ad es. sull’IRAP che già tutti i programmi elettorali, salvo quello del PCL, ipotizzavano di ridurre).
Ma il punto è se un domani (forse prossimo) Casaleggio-Grillo si trovassero a governare.
Lì vedremmo il peggio del peggio, forse moderato, ma solo in parte, sul terreno delle libertà democratiche, dalle esigenze dei rapporti internazionali. Con quella grande borghesia capitalistica industriale e finanziaria che Casaleggio e Grillo si sono già premurati di tranquillizzare nei loro viaggi all’estero (con relative interviste) e che ha fatto scrivere al “Financial Times”: “Grillo è affidabile”. Per i referenti sociali del FT certamente sì, per i lavoratori e i pensionati certamente no. Una corrente sindacale classista avrebbe il dovere di avvertirli e invitarli a combattere, nell’indipendenza dai vecchi nemici, anche il nuovo, invece di esultare per il suo successo.
 
Franco Grisolia
Luca Scacchi

02/03/13

Volantino postelettorale


Due compagni sindacalisti della FIOM espulsi perchè hanno criticato la dirigenza CGIL

 
Vergognosa epurazione messa in atto dalla burocrazia CGIL ai danni di due bravissimi sindacalisti (dirigenti nazionali della sinistra interna - la Rete28aprile- della CGIL) colpevoli di aver criticato la corruzione morale e la deriva politica della dirigenza del proprio sindacato!
 
E' ora che tutti i sindacalisti più sinceri e disinteressati lancino un contrattacco unitario alla Camusso ed al suo conclave che sta distruggendo la CGIL e svendendo i diritti dei lavoratori in nome dell'abbraccio mortale con il centrosinistra.
 
Ecco la dichiarazione della Rete 28 aprile:
 
Bellavita (FIOM): "GRAVISSIMA L'ESPULSIONE DI DUE DELEGATI FIOM!"
 
"La Commissione di garanzia Cgil (...)
ha decretato l'espulsione di due compagni dal sindacato. Andrea Berruti e Francesco Doro, componente del Comitato centrale Fiom, della Rete28Aprile."
"Due delegati Fiom, accusati di lesa maestà per aver espresso sui social network e nella vita dell'organizzazione giudizi critici sulla Cgil. Un fatto di una gravita' inaudita che non abbiamo alcuna intenzione di sottacere. E che non accettiamo."
"iene colpito il diritto concreto al dissenso interno ed esterno all'organizzazione. Si colpiscono compagni attivi nelle lotte, nelle vertenze, che da sempre hanno messo al centro gli interessi dei lavoratori,non i propri."
"Invitiamo i lavoratori e le lavoratrici, i delegati e tutti i quadri sindacali a manifestare forte ed esplicito dissenso per questo inaccettabile atto d'autoritarismo teso a occultare l'incapacità dei gruppi dirigenti di rispondere ai bisogni dei lavoratori. Ai compagni va tutta la nostra solidarietà. Martedi 5 saremo a Padova per denunciare la gravita' di quanto accaduto."
 
www.rete28aprile.it

RESPINGERE L'ATTACCO DI GRILLO AI LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO

 
Beppe Grillo riprende e aggrava la vecchia linea d'attacco della Lega Nord contro i lavoratori del pubblico impiego. La denuncia dello “spreco” di “4 milioni di stipendi pubblici e di 19 milioni di pensioni” e la proposta di sostituirli con un “reddito di cittadinanza”, è una autentica provocazione reazionaria. La sua logica è semplice: condannare alla marginalità e alla fame milioni di lavoratori per poter regalare alle imprese l'abolizione dell'IRAP. Questa proposta sociale, che si sposa con quella dell'”abolizione del sindacato”, smentisce una volta di più tutti i corteggiatori di “sinistra” del grillismo. La battaglia contro il grillismo è parte inseparabile della battaglia generale per la difesa dei lavoratori in una prospettiva anticapitalista.
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI