17/10/11

Contro il teppismo, ma mai con la repressione

SULLA MANIFESTAZIONE DEL 15 OTTOBRE: UN'IMPOSTAZIONE POLITICA RINUNCIATARIA APRE IL VARCO A PRATICHE IMPOLITICHE E NICHILISTE

La manifestazione nazionale del 15 Ottobre a Roma ha visto una grande partecipazione di massa, una vasta presenza di giovani, un diffuso senso comune “anticapitalista”. Ma la sua dinamica è stata distorta da un impostazione politica sbagliata del coordinamento che ha promosso ed organizzato il corteo: un'impostazione che rinunciando ad indirizzare il movimento sul terreno del confronto politico col potere, ha finito con l'amplificare lo spazio di pratiche, impolitiche e nichiliste, avulse da una logica di massa.

LA RESPONSABILITA' DI UN'IMPOSTAZIONE POLITICA RINUNCIATARIA

Quando proponevamo una manifestazione indirizzata verso i palazzi del potere, rivendicavamo non solo il diritto a una pratica diffusa a livello internazionale, ed in particolare europeo; non solo un'iniziativa politica corrispondente alla particolare gravità della situazione italiana, alla natura particolarmente reazionaria del suo governo, alle responsabilità bipartisan nel sostegno alle banche da parte delle “opposizioni” parlamentari; ma anche perciò stesso un'iniziativa di massa capace di segnare politicamente il terreno centrale dello scontro, di unificare e tradurre su quel terreno la domanda diffusa di un corteo “radicale” e non convenzionale, di emarginare per questa via iniziative “fai da te” del tutto estranee allo sviluppo reale del movimento.

Avevamo avvisato i naviganti: ”.. Proprio il rifiuto pregiudiziale a rivendicare il diritto a marciare verso i palazzi del potere, a preparare organizzativamente e unitariamente la gestione di piazza di questa rivendicazione, rischia questo sì di spianare la strada a iniziative minoritarie .., slegate da una logica di massa, a tutto danno dell'impatto politico del 15 Ottobre” (PCL, 25/9/2011)

Purtroppo, siamo stati facili profeti. La scelta maggioritaria di una manifestazione rituale, nel nome del “realismo” e della scelta “pacifica”, ha ignorato la realtà e non ha garantito “la pace”. Ha semplicemente lasciato campo libero a chi ha cercato come terreno di scontro non la contrapposizione politica al potere, non lo sviluppo della radicalità del movimento e della sua coscienza politica, ma l'esercizio pratiche isolate e nichiliste, a danno del movimento di massa.

CONTRO LO STATO E LA SUA REPRESSIONE

Sia chiaro: la nostra critica del vandalismo muove non dalla logica delle questure, ma dall'interesse della rivoluzione. L'avversario fondamentale dei lavoratori, dei giovani, delle loro lotte, non sono i cosiddetti black block, ma il capitalismo e il suo stato.

Non siamo pacifisti, e in ogni caso manteniamo la misura della realtà. La violenza consumata contro auto in sosta o contro le vetrine di negozi - per quanto del tutto inutile e demenziale- resta infinitamente minore della violenza consumata quotidianamente nello sfruttamento di milioni di uomini e di donne, nella segregazione dei migranti, o nelle missioni di guerra. Per questo non parteciperemo mai ai cori sdegnati “contro la violenza” di un ministro degli interni secessionista e xenofobo, o di un centrosinistra amico dei banchieri strozzini, o di un Nichi Vendola che sino a ieri “votava” i bombardamenti in Afghanistan. Noi stiamo dall'altra parte della barricata. In uno scontro tra apparato dello stato e migliaia di giovani di diversa estrazione (ben altro che i cosiddetti gruppi black block), come quello avvenuto a S. Giovanni, noi stiamo incondizionatamente dalla parte dei giovani e della loro resistenza, indipendentemente dalle cause d'innesco dello scontro. Come facemmo il 14 dicembre di un anno fa, contro ogni scandalismo perbenista. Ed oggi respingiamo la campagna repressiva del governo, sostenuta dal Pd e da Di Pietro, contro la cosiddetta area antagonista: indipendentemente dalla distanza politica grande che ci separa dalle posizioni di quest'area, non solo rifiutiamo ogni solidarietà con lo stato delle banche, delle bombe, dei blindati, ma difenderemo ogni compagno/a che sia vittima della sua repressione. Contro ogni posizione di disimpegno o addirittura di neutralità presente nella sinistra e nel movimento stesso.

CONTRO IL VANDALISMO, MA DAL VERSANTE DELLA RIVOLUZIONE. 14 DICEMBRE E 15 OTTOBRE

Ma tutto ciò non significa affatto ignorare le differenze e farci trascinare dalla suggestione mitologica dello scontro fine a sé stesso. Scontri di piazza apparentemente simili per intensità possono assumere infatti significati diversi (e prestarsi a diverse percezioni di massa), a seconda della loro dinamica.

Il 14 dicembre di un anno fa, nelle ore successive al salvataggio parlamentare di Berlusconi, una massa di giovani compagni si diresse spontaneamente verso Montecitorio, scontrandosi con la violenza poliziesca, ed esercitando il proprio diritto all'autodifesa. Quello scontro si sviluppò sul terreno politico della contrapposizione al potere, brandì una rivendicazione democratica comprensibile e popolare (la cacciata del governo e la condanna di un Parlamento corrotto), si circondò perciò stesso di una significativa solidarietà, nonostante la campagna di criminalizzazione .

Il 15 Ottobre, invece, la dinamica degli scontri è stata innescata dalla distruzione metodica di oggetti casuali (automobili, bar, supermarket) ai lati del corteo da parte di limitati settori organizzati. Lo scontro si è dunque prodotto su un terreno estraneo a qualsivoglia prospettiva politica, allo sviluppo del movimento, alla crescita della sua coscienza. Di più: lo scopo di chi lo ha cercato era esattamente quello di boicottare la manifestazione di massa del movimento. Il fatto che poi migliaia di giovani coinvolti alla fine negli scontri abbiano giustamente resistito ai caroselli criminali della celere, non può occultare questo dato.

Questa logica primitiva e distruttiva, coltivata da alcune aree dei centri sociali, dell'anarchismo, di curve ultras, non è affatto una logica “più rivoluzionaria” come in qualche caso cerca di presentarsi. E' l'esatto opposto. E' la ricerca di uno sfogatoio emozionale cieco, in assenza di ogni progetto di rivoluzione reale, e contro la prospettiva di rivoluzione. Il danno che produce infatti non si limita ai benefici contingenti per la propaganda governativa o di centrosinistra, e per il loro cantico ipocrita sulla “condanna della violenza”. Il danno maggiore è l'effetto dissuasivo e distorcente che il vandalismo produce nell'immaginario diffuso delle classi subalterne circa il senso stesso della radicalità di lotta e della rivoluzione: un effetto tanto più negativo nel momento in cui si allarga una diffusa sensibilità anticapitalista- potenzialmente rivoluzionaria- nella giovane generazione.

RIVOLTA DI MASSA E PROGRAMMA ANTICAPITALISTA

Grande dunque è la responsabilità di chi ha favorito questo scenario. Perché lo spazio fornito a queste pratiche è stato ed è direttamente proporzionale all'opportunismo delle direzioni maggioritarie del movimento. La rinuncia ad un assunzione di responsabilità in un momento straordinario di scontro politico e sociale; l'adattamento alla routine di manifestazioni rituali- alla ricerca di un puro spazio mediatico o di qualche pacca sulla spalla degli ambienti benpensanti del centrosinistra e della loro stampa “democratica”- hanno aperto il varco all'avventurismo. Questa è la lezione del 15 Ottobre.

Ora non si tratta di aprire la caccia “militare” ai “black block” all'interno del movimento, alla ricerca di qualche capo espiatorio. Si tratta di andare alla radice delle responsabilità politiche di fondo di quanto accaduto. Di discutere seriamente l'organizzazione della piazza. E soprattutto di rilanciare una prospettiva di rivolta sociale e di classe, su base di massa e su un programma anticapitalista: che resta la condizione decisiva per aprire una pagina nuova, e una nuova prospettiva politica.

Roma, 17 ottobre 2011

Partito Comunista dei Lavoratori
Comitato esecutivo

16/10/11

Manifestazione del 15 ottobre 2011

Di seguito, cliccando sull'immagine ed ingrandendo, potrete leggere il volantino distribuito alla manifestazione dal Partito Comunista dei Lavoratori, tra i promotori della manifestazione e membro del Comitato 1 ottobre.

13/10/11

Appello elettorale del PCL alla sinistra fabrianese

per una vera alternativa a centrodestra e centrosinistra

PREMESSA

In questi anni di profonda crisi del distretto industriale fabrianese la nostra -un tempo florida- città si è trasformata in una valle di lacrime. Migliaia di operai che hanno sacrificato l’intera esistenza lavorando in fabbrica per poche lire, sono da anni costretti ad un’inerzia forzata, appesi al filo della cassa integrazione: pochi soldi e zero prospettive. Centinaia di famiglie, colpite dai licenziamenti nell’indotto, sono rimaste senza l’unico reddito disponibile. I servizi sociali e gli enti pubblici, finora senza problemi di budget e non dovendo affrontare particolari emergenze in passato, sono totalmente impreparati ad aiutare i “nuovi poveri”. L’emergenza abitativa, fino a poco fa impensabile, è oggi un’amara realtà. Tutta l’economia del territorio, fino ad oggi congelata e quindi impreparata a reagire, è in ginocchio.
In parole povere fin quando è andata bene, le potenti “signorie locali” si sono arricchite tenendoci buoni con le loro briciole; ora che la crisi imperversa l’intero peso economico della recessione grava sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie.

LE RESPONSABILITÀ DEL DISASTRO

La crisi ha colpito a Fabriano più che altrove non per un caso, ma per le scelte
scellerate degli industriali e degli amministratori locali. Tutto ciò per due principali motivi:
1) Scelte industriali -conservatrici e monosettoriali- più che discutibili, che hanno però permesso alla grande borghesia locale, senza una lira d’investimento, di accumulare ricchezze ingenti
2) Graduale delocalizzazione degli stabilimenti nei paesi in via di sviluppo, in alcuni casi finanziata addirittura con fondi pubblici
3) Clientelismo politico, con uomini politici ed amministratori disinteressati ad uno sviluppo sociale “armonico” del territorio, ma totalmente asserviti agli interessi dei padroni di Fabriano.

I LAVORATORI SOTTO SCACCO

In questo quadro ai lavoratori, veri artefici dell’ormai tramontata epoca d’oro, viene dato un crudo ben servito, riversando sulle loro spalle tutti i costi della crisi e cercando di svendere quello che di utile ancora rimane a fantomatici gruppi cinesi o iraniani. Si cerca di ingannare (col solo scopo di guadagnare tempo rispetto allo scoppio di un malcontento generale) con promesse quantomeno inverosimili e di tenere buoni eventuali dissidenti con minacce di emarginazione lavorativa e speranze di prolungamento degli ammortizzatori sociali. Aiuti che gli operai dell’indotto industriale hanno ricevuto in minima parte, così da rendersi disponibili ad arrangiarsi trovando lavori a nero; che a sua volta danneggiano i piccoli artigiani. Una vera guerra tra poveri.

LE RESPONSABILITÀ POLITICHE E SINDACALI

Tutto ciò con la complicità di buona parte della sinistra politica e sindacale fabrianese che, nonostante una storia gloriosa, vive un presente misero, di totale subordinazione ed asservimento ai potentati economici locali. Il sindacato (in special modo la CGIL/FIOM, unico grande sindacato “di classe” presente nel nostro territorio; CISL E UIL hanno abdicato da tempo), ha ormai rinunciato al proprio ruolo di rappresentanza e di lotta incondizionata in favore dei lavoratori, adottando linee ben più concertative e collaborazioniste di quelle adottate dalla stessa organizzazione a livello nazionale o in altre realtà italiane. Ad essa sembra essere stato assegnato il compito di “raffreddare gli animi”; missione portata a termine egregiamente attraverso espedienti classici: promesse poi rivelatesi fasulle; notizie di false speranze tirate fuori ad arte per sedare ogni piccolo fervore; alleanze elettorali spregiudicate con squallidi personaggi della burocrazia partitica locale; bieco clientelismo sulla gestione di fondi, cooperative o posti di lavoro.

LA SINISTRA FABRIANESE

Dopo circa quattro anni di profonda crisi economica a Fabriano non è cambiato nulla. Il conflitto sociale non è esploso ed il sentimento più diffuso è la sfiducia e la rassegnazione. I lavoratori sono stati lasciati soli, senza un riferimento politico autorevole a cui far capo. Rifondazione, Comunisti Italiani e ultimamente anche SEL, organizzazioni piuttosto rappresentative fino al recente passato in tutte le Marche, nonostante i numerosi incarichi istituzionali ricoperti, sono ormai totalmente immobili e scomparsi da qualsiasi fronte di lotta. Alcune di queste forze sono addirittura allo sbaraglio. Gli unici conflitti a cui danno vita sono quelli interni ai loro stessi partiti per spartirsi le sempre più esigue poltrone rimaste, e i soli movimenti che conoscono sono quelli dei loro dirigenti che volano con disinvoltura da un partito all’altro in cerca di più sicuri lidi. E’ il prezzo da pagare per aver abdicato al proprio ruolo di rappresentanza di classe in favore della resa, senza condizioni, al bipolarismo ed al centrosinistra.
A qualche mese dalle prossime elezioni comunali, cominciano le solite “manovre”clientelari, che vedono protagonisti sempre gli stessi politicanti che provano, con accordi e compromessi sotto banco, a riciclarsi nell’ennesima giunta “merloniana” di centro sinistra.

I MOVIMENTI DI BASE

Nella città non tutto tace però. Infatti, a coprire lo spaventoso vuoto politico della sinistra (insostenibile per una città operaia e contadina, soprattutto in un periodo di crisi tale), sono numerosi i tentativi di “autorganizzazione” di giovani ed operai. Per i primi il centro sociale Fabbri rappresenta sicuramente l’esperimento più interessante e più riuscito, importante spazio autogestito che da sfogo alla voglia di contro-cultura dei ragazzi fabrianesi, immersi in un contesto intellettualmente davvero degradante. Per i secondi non possiamo non citare il gruppo “effetti collaterali” che racchiudeva gli operai ed i lavoratori più “incazzati” della città, provenienti da varie organizzazioni politiche e sindacali e che si sono coordinati dando vita ad importanti mobilitazioni. Inoltre ci sono altre entità attive nel territorio come l’Arci e l’Anpi, che si sono spesso dimostrati, con le proprie iniziative e le proprie sedi dei baluardi della cultura e della difesa della storia nella nostra città. E non si può neppure dimenticare dell’importante iniziativa “spontanea” di un gruppo di operai che ha occupato, contro tutto e tutti, gli uffici della Merloni, portando il caso alle cronache nazionali.
Non è un caso che il PCL, con i suoi militanti e simpatizzanti, partecipaattivamente a tutte le attività di questi gruppi, rappresentando a volte una voce fuori dal coro, ma dando sempre il proprio costruttivo contributo.
Purtroppo un grosso limite accomuna queste entità: tutti i gruppi, per un motivo o per l’altro, si sono battuti contro il “pensiero unico” fabrianese, rendendosi protagonisti di scontri, anche duri, con il Sindaco o altri esponenti politici di centrodestra e centrosinistra. Le battaglie per il diritto al lavoro, portate avanti dagli Effetti Collaterali; la difesa a tutti costi del diritto all’abitare della famiglie disagiate da parte del Fabbri; l’antifascismo militante dell’Anpi che rifiuta ogni revisionismo; sono solo alcune delle battaglie che il “movimento” fabrianese sta portando avanti negli ultimi anni. Ma questi gruppi non sono mai andati oltre. Non hanno mai messo appunto un reale progetto politico a lungo termine che fosse alternativo ai due poli che si contendono il governo della città ma che in realtà sono due facce della stessa medaglia. Pur avendo evidente l’inclinazione tutta filo padronale dell’amministrazione comunale e dei partiti di centrosinistra, alcuni importanti animatori dei movimenti succitati hanno deciso, nel nome del “compromesso ad ogni costo” e della “poltrona facile”, di sacrificare alcune delle proprie istanze per sostenere una futura coalizione di centro sinistra che sostenga un altro “maggiordomo merloniano”, insomma un nuovo Sorci.

IL PCL NON CI STA

I comunisti lavoratori di Fabriano non ci stanno. Sono convinti che, tanto più in una situazione così tragica, dove i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie sono continuamente sotto l’attacco della grande borghesia locale e dei suoi tirapiedi che vorrebbe farci pagare per intero il prezzo della “loro” crisi, c’è bisogno di un’opposizione vera. Bisogna rilanciare il progetto di un governo, anche locale, fatto dai lavoratori per i lavoratori, che abbia come riferimento politico solo ed esclusivamente i bisogni degli operai, degli impiegati, dei disoccupati, degli immigrati, degli studenti. Un soggetto che rompa gli schemi degli “inciuci” tra destra e sinistra e si ponga come alternativa all’una ed all’altra, con un programma innovativo, di rottura ed anticapitalista.

L’ATTIVITÀ DEL PCL

Il Partito Comunista dei Lavoratori si muove in questo scenario tra mille difficoltà, dovute da una parte ai limiti organizzativi della sua piccola compagine, dall’altra dalle innumerevoli vertenze da seguire e l’isolamento dalle altre forze di “sinistra”. La sua azione però non è stata affatto marginale: il PCL, al contrario delle cosiddette “sinistre radicali”, ha continuato ostinatamente e coerentemente:
1) A denunciare le nefandezze compiute dalla classe politica locale in combutta con il padronato.
2) A tenere vivo e alto il dibattito politico altrimenti appiattito sull’”intoccabilità” della casta fabrianese e la necessità di trovare un nuovo “padrone” anche a costo di svendite e licenziamenti
3) Ad indicare, talvolta con parziale successo –come il caso dell’occupazione degli uffici Merloni insegna-, ai lavoratori ormai spaesati e senza riferimenti, la tattica di lotta più avanzata da seguire per difendere i propri diritti
4) A portare avanti le uniche proposte credibili e concrete per la soluzione di alcune emergenze sociali (la Nazionalizzazione senza indennizzo, la confisca della terza casa sfitta, la riqualificazione del territorio etc.).

L’APPELLO

Abbiamo deciso di prenderci questa responsabilità, consapevoli delle difficoltà che incontreremo, ma in continuità con l’attività di questi anni: promuovere, per le prossime elezioni comunali, un progetto elettorale di sinistra, indipendente dai due schieramenti presenti, che possa compiere un reale ruolo di opposizione e denuncia fuori e dentro il consiglio comunale, sempre apertamente schierato con gli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie.
Perciò lanciamo un appello:
-a tutti i singoli cittadini, indignati dalla taciturna complicità di centrodestra e centrosinistra, nell’attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori
-a tutte le realtà associative che si schierano senza ambiguità dalla parte dei lavoratori marchigiani e contro l’attacco ai loro diritti
a partecipare fin da subito ad un tavolo di discussione per la formazione delle liste elettorali e la compilazione del programma in vista delle comunali del 2012.
Aderire a questo appello è un dovere politico e morale di ogni onesto cittadino fabrianese e nello stesso tempo un chiaro spartiacque: le sinistre che decideranno di dare il loro appoggio ad una nuova giunta sul modello Sorci, si renderanno responsabili di aver scelto di stare con chi licenzia o fa licenziare, non con chi difende i posti di lavoro.

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona - Nucleo Montano

07/10/11

Cerreto D'ESI: a proposito dell'Associazione VIVI CERRETO

Per l’ennesima volta "VIVI CERRETO" rivela la sua natura borghese e governista che con la vita sociale e culturale del nostro piccolo paese non ha proprio niente a che fare. La teoria della suddetta associazione culturale di diventare la prima del nostro paese, ormai fa acqua da tutte le parti, ed è chiaro a tutti lo scopo dei capi fondatori e dei suoi cortigiani: affermarsi in tutte le manovre politiche che riguardano la nostra piccola comunità. La cartina tornasole infatti la ritroviamo in maniera palese ed inconfutabile nella passata Festa dell’Uva, nella quale tutte le associazioni hanno preso parte con un notevole successo, dove però Vivi Cerreto è rimasta estranea, latitante (come da qualche anno a questa parte) facendo cadere quel finto castello di carta che doveva portare il risveglio culturale del nostro piccolo centro. Al posto di partecipare attivamente alla festa, i capi si sono ritrovati la domenica pomeriggio, nei giorni di festa, in piazza per promuovere una patetica raccolta di firme per cercare di aprire una sorta di credito cooperativo, che tranquillamente si può definire banca, con il contributo dei nostri cittadini.
Vorrei far notare che una sorta di pseudo banca c'entra ben poco con una associazione culturale che si è definita non a scopo di lucro e che si era candidata in maniera ipocrita alla guida della nostra giunta comunale e all’amministrazione del nostro comune. Probabilmente il gioco è talmente riuscito che ormai e’ caduta ogni forma di copertura di maschera che contraddistingue i fondatori di questo piccolo comitato di affari che non si sono preoccupati di sbattere in faccia la loro reale natura a tutti noi e ai loro elettori. Ormai non ci sono più parole per descrivere questa oscenità e questa falsità, l’unica cosa concreta rimane nel fatto che prima o poi la ragione prevale sull’immoralità, sulla menzogna e sulle false intenzioni. Da qui in poi credo che sia giusto che VIVI CERRETO faccia il suo percorso pragmatico, faccendiere, clientelare in consiglio comunale,che tuteli gli interessi di pochi(vedi svincoli della pedemontana)a discapito della collettività ,a tutela dei potentati locali e dei loro registi,ma che poi dovrà confrontarsi con tutta la nostra comunità e prendere atto del giudizio negativo e del cattivo esempio dato ai giovani che vogliono avvicinarsi alla politica o semplicemente ad una associazione di qualsiasi fine. Credo che sia opportuno che il maggiore esponente del gruppo dia delle spiegazioni concrete e convincenti con i fatti e non con le false promesse che ci hanno riempito la campagna elettorale con la scusa del bene comune rimessa immediatamente nel cassetto e nel dimenticatoio.

Mauro Goldoni
Partito Comunista Lavoratori
Sezione di Ancona - nucleo di Ancona  

Il licenziamento di Quaglietti è un vergognoso attacco a tutti gli operai Manuli

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

Ascoli Piceno – Il grave episodio che ha visto licenziare dalla spregiudicata direzione della Manuli con un volgare pretesto l’operaio e sindacalista dell’USB Andrea Quaglietti va stigmatizzato da tutti i sindacati e le forze politiche.

Quaglietti, agguerrito sindacalista ed amico del Pcl, ha sempre sostenuto senza risparmiarsi le lotte dei suoi colleghi della Manuli e di molte altre realtà del suo territorio, denunciando le speculazioni del padronato perpetrate ai danni dei lavoratori e il complice immobilismo di partiti e sindacati anche di sinistra. La sua attività è stata preziosa per tutti gli operai dell’ascolano, che ora devono sostenerlo in ogni modo contro il vile attacco che colpisce i diritti sindacali di tutti.

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la più sentita solidarietà a Quaglietti ed all’USB e parteciperà attivamente a qualsiasi mobilitazione in difesa del suo immediato reintegro. Inoltre continueremo la nostra lotta al fianco dei lavoratori per la difesa di un reale diritto alla sindacalizzazione e la promozione di una vera democrazia sindacale.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche




05/10/11

Noi il debito non lo paghiamo - intervento di Ferrando

Intervento di Marco Ferrando (portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori) alla grande assemblea del 1° ottobre a Roma dal titolo "noi il debito non lo paghiamo"

03/10/11

Solidarietà ai lavoratori Indesit di Melano-Marischio

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche
COMUNICATO STAMPA:


La negazione dei più elementari diritti sindacali compiuta dalla direzione dell’Indesit, che ha impedito lo svolgimento di una democratica assemblea dei lavoratori nello stabilimento di Melano-Marischio, rappresenta un odioso attacco ai diritti dei lavoratori.

Il Partito Comunista dei Lavoratori vuole denunciare l’accaduto per evidenziare il vero volto di “certi imprenditori buoni”, ritenuti tali perché legati al presunto centro-sinistra.

In realtà gli stessi, con il supporto dei propri rappresentanti politici di centro-sinistra, associato al silenzio-complice del centro-destra, hanno recentemente “buttato fuori” dalla propria azienda 40 lavoratori interinali.

Tutto questo avviene dopo che la stessa Indesit aveva ha realizzato grandi progetti di delocalizzazione nell’est-europeo che, uniti alla mancanza di un ricambio generazionale del management, fanno presagire un futuro negativo per tutti i lavoratori dell’azienda.


Con preghiera di massima diffusione


Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

29/09/11

Riprendiamoci il nostro futuro!

Tutte le lotte di lavoratori e studenti degli ultimi tempi non sono risultate all'altezza dei tempi che corrono, nè in grado di fermare un Governo così reazionario.

La frammentazione delle classi lavoratrici perpetrata in questi decenni e la loro divisione in più di 50 forme lavorative e contrattuali, hanno portato il risultato, ben sperato dai neoliberisti, di ridurre le classi sfruttate a non avere coscienza del pericolo che incombe su di loro e le possibili ricadute sulle fasce più deboli della società.

Caduto il velo dei ”tutti uniti contro la crisi” e della “borghesia buona e democratica"  la questione si riduce a questo: il dominio della borghesia è incompatibile con una democrazia vera. I capitalisti hanno il controllo totale dell'economia, della società, dell'intera vita dei lavoratori e questo, al contrario di quanto si afferma, non può rientrare nell’ordine delle cose. Il rischio è un’autentica regressione storica della classe operaia e delle giovani generazioni e quindi dell'intero paese.

La coesione sociale tanto voluta da tutta la classe dominante sancisce e impone, in maniera burocratica e reazionaria, l’inviolabilità delle banche e il loro sacro diritto a profitti favolosi. Come le grandi industrie e i loro cospicui prelievi dalle tasche della maggioranza del popolo, per mantenere privilegi, guadagni e “status quo”. Le politiche dei governi di ogni colore succedutisi in questi ultimi decenni, hanno portato proprio a questo: liberalizzazione dei licenziamenti, privatizzazione dei beni e dei servizi, decine e decine di miliardi tagliati al sociale, revisione liberista della costituzion. Le classi dirigenti sono ovunque alleviate degli oneri di “responsabilità sociale”, ed ovunque le classi subalterne pagano di tasca proria i benefici dei ricchi possidenti. Una vera macelleria sociale, un vero atto di forza di una risretta oligarchia contro la maggioranza della società italiana.

Benché quasi tutti comprendano che hanno rinchiuso la nostra vita in una prigione fatta di sfruttamento e di stress, in un paese dove il debito pubblico ha raggiunto quasi i 2000 miliardi, nessuno fa niente per combattere un “eventuale futuro disastro”. Le quattro notizie che fuoriescono dai media e dai giornali sono state impacchettate per ingannare gli italiani e sviarli dalle loro vere necessità. Le televisioni ed i giornali sono perlopiù fondati e finanziati da capitalisti nell’interesse dei capitalisti.

Non è il taglio agli intollerabili privilegi dei parlamentari che aiuteranno a risolvere il problema. Quelli sono soltanto palliativi che nascondono i veri privilegi che il parlamento e i Governi difendono: cioè quelli della classe che vive di profitto e di rendita, di sfruttamento e rapina, coloro che si giocano in borsa il nostro lavoro, le nostre pensioni, i “parassiti della società”. I partiti dominanti sono foraggiati da questi truffatori del popolo in cambio propria fedeltà, dando loro la garanzia che questa truffa che si chiama capitalismo imponga enormi sacrifici alla maggioranza della società. Non sono bastati trent’anni di sacrifici. Ma chi lo va a dire a un lavorator oe, a un precario, a un pensionato che dopo tanto tribolare per un futuro fatto di belle promesse che i suoi figli avranno meno di niente e che dovrà pagare oltretutto ogni anno 80 miliardi di interesse ai banchieri detentori di titoli di stato?
Per questo il PCL lotta per un’Europa dei lavoratori con una prospettiva anticapitalista, chiedendo l’abolizione del debito pubblico verso le banche e la loro nazionalizzazione. Questa forma incompatibile con la struttura di sfruttamento capitalistica può essere realizzata sino in fondo solo da un governo dei lavoratori che hanno prodotto e creano ricchezza in ogni dove nel mondo e non sono certamente presenti sui libri paga dei sfruttatori. La democrazia borghese deve di fatto ogni giorno che passa, diventare democrazia rivoluzionaria, ossia, che vada incontro ai bisogni della stragrande maggioranza della popolazione, in modo che quel 10% di famiglie che detengono la metà della ricchezza nazionale restituiscano il dovuto con operazioni semplicemente trasparenti, come: abolendo il segreto bancario e punendo con la confisca dei beni l’occultamento dei profitti tanto per cominciare.

Questo è il solco nel quale dovremmo agire: cambiare si può, si può avanzare o indietreggiare, vincere o perdere,ma non possiamo più permetterci vie di mezzo contrattate sempre e solo al ribasso. Aver paura di andare avanti vuol dire andare indietro.

Il 15 ottobre alla manifestazione che si terrà a Roma, possiamo tutti insieme spazzare ciò che è vecchio e rinnovare in senso armonico questo paese, dando un vero futuro alle nostre nuove generazioni.

Per il Partito Comunista dei Lavorator è questo il senso della prospettiva generale.

Youri Venturelli
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez.Ancona-Nucleo Montano

22/09/11

Ex Cartiere Miliani: cancelliamo l’accordo che impone il lavoro nelle giornate festive


A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

L’ennesima marcia indietro del governo Berlusconi in materia delle festività laiche e religiose che volevano eliminare, rappresenta una piccola e provvisoria vittoria per tutto il popolo italiano che produce, difende i più importanti valori costituzionali e rivendica il proprio diritto alle festività pagate. Vittoria che tutte le sigle sindacali, che precedentemente si erano dette disponibili a sacrificare le festività, hanno ipocritamente salutato con gioia.

Alla luce di questi nuovi eventi, il Partito Comunista dei Lavoratori di Ancona, chiede l’immediata disdetta dell’incredibile accordo siglato nell’ottobre 2003, tra la maggioranza dell’R.S.U. (che comprendeva i sindacati confederali) ed il management delle Miliani, con il quale si sono rese lavorative le principali festività nazionali.

È da considerare immorale, specialmente per la C.G.I.L. la più grande organizzazione dei lavoratori in Europa, il sostegno fornito a qualche dirigente volto alla cancellazione di festività come il 1° Maggio, il 25 Aprile, Natale, Pasqua e molte altre giornate festive, celebrate in tutto il mondo del lavoro.

Anche su questa assurda vicenda, certi sindacalisti filopadronali sono stati i precursori con 8 anni d’anticipo rispetto alle “iniziative” del governo Berlusconi.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona

20/09/11

Intervento di Ferrando alla festa nazionale della FIOM

Qui di seguito, diviso in due parti, l'intervento di Marco Ferrando, ortavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori,, alla festa nazionale della Fiom-CGIL. Moderava il dibattito Gabriele Polo. Sono intervenuti F. Mussi (SEL), A. Tibaldi (IDV), M. Ferrando (PCL), Roberta Fantozzi (PRC-FdS), Emilio Bagaglio (PD), M. Landini (Fiom-Cgil) ha concluso gli interventi


Mobilitiamoci contro l'epurazione dei comunisti dalla CGIL

Di seguito l'interessante articolo contro l'espulsione del compagno Mauro Caffo dalla CGIL di Parma, in cui si annuncia, tra l'altro, la mobilitazione del Partito Comunista dei Lavoratori e di Giorgio Cremaschi, leader della minoranza CGIL.

Pubblichiamo il testo dell'appello a cui aderire per chiedere di reintegrare il compagno. Invitiamo tutti i compagni a firmarlo, rispondendo a questa mail indicando nome e cognome-sindacato/partito/associazione-città. E' una battaglia per il futuro della stessa CGIL.
APPELLO:
SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO MAURO
(DA SOTTOSCRIVERE)

DIFFONDETE !

In merito a quanto successo in occasione del passagio del cosidetto “Giro della Padania” nella nostra provincia, i firmatari di questo appello vogliono esprimere completa solidarietà al compagno Mauro Caffo che con altri compagni stava protestando contro una gara ciclistica che di sportivo non ha nulla e che la Lega Nord usa per diffondere il suo populismo mentre a Roma è corresponsabile di una manovra finanziaria da macelleria sociale che la stessa CGIL sta contrastando. Come firmatari siamo assolutamente contrari al provvedimento di sospensione del distacco preso nei confronti del compagno Mauro principalmente perché preannunciato a mezzo stampa precorrendo le stesse decisioni della categoria ( FP ) e senza aver considerato a fondo quello che è realmente successo. Consideriamo questa una operazione squisitamente politica che ha l’obbiettivo di spegnere ogni voce dissonante interna alla CGIL. Non ci stiamo, chiediamo il ritiro del provvedimento e invitiamo le delegate, i delegati, le iscritte, gli iscritti ad aderire a questo appello.


IL SIGNIFICATO DEL “CASO CAFFO”
LA NECESSITA' DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE

La revoca del distacco sindacale a Mauro Caffo da parte della CGIL di Parma è un caso sindacale e politico grave, che riveste un significato generale.

Mauro Caffo è un militante della sezione di Parma del Partito Comunista dei lavoratori, molto attivo sia sul piano dell'impegno sindacale, sia sul terreno politico, con un ruolo molto attivo ad esempio - assieme a tutta la sezione del PCL - all'interno della mobilitazione cittadina contro la giunta Vignali per la sua cacciata. Mauro è dunque una figura pubblica, riconosciuta e riconoscibile, della vita sindacale e politica di Parma.

All'interno della CGIL il nostro compagno milita nella Rete 28 Aprile e nell'area di minoranza “La CGIL che vogliamo”,  [continua a leggere]

17/09/11

Parma: la CGIL sospende dal sindacato Mauro Caffo e lo licenzia dal suo incarico di funzionario-distaccato.

In una situazione drammatica come questa in cui gli altri sindacati confederali, che la Camusso coninua a voler inseguire, si vendono il culo dei lavoratori e tradiscono qualsiasi velleità sindacale; alla vigilia dell'applicazione di una delle finanziarie più pesanti degli ultimi anni; nei giorni in cui le intercettazioni di Berlusconi ci rilevano come ci prende in giro (forte della mancanza di una vera opposizione sociale e politica) comprando il corpo di giovani donne (forse minorenni) con i nostri soldi; la CGIL non trova di meglio da fare che difendere la Lega Nord ed il Giro di Padania!

Infatti il "pericoloso terrorista" Caffo, militante del Partito Comunista dei Lavoratori, è stato cacciato perchè (a detta della CGIL), si è macchiato del grave delitto di aver contestato il Giro di Padania, rompendo le scatole ai ciclisti (come è visibile in numerose foto e filmati su internet).

Sappiamo che la CGIL negli ultimi anni ha abbandonato le forme di lotta più radicali per sostituirle con gli scioperi concordati di quattro ore del tutto rituale, ma stavolta ha passato il limite compiendo una discriminazione che colpisce un comunista per escluderlo, con una scusa, dal proprio incarico. Infatti sappiamo come la burocrazia CGIL è allergica ad ogni forma di democrazia interna e impermeabile a tutto quello che viene dalla base, ed un "comunista" nell'organizzazione potrebbe creare più problemi che altro nella concertazione con padroni o funzionari pubblici. Si è infatti subito scatenata un'immediata gara di solidarietà che ha visto coinvolti anche dirigenti del PRC e numerosi altri dirigenti sindacali.

Vergognatevi e riparate al torto fatto. siete ancora in tempo: reintegrate il compagno ingiustamente espulso.

Di seguito allego una serie di link che descrivono i fatti, riportano la risposta (ridicola e povera di contenuti) della CGIL e l'appello diffuso in favore di Caffo.

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche




http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2355


http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2366


http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2364

09/09/11

Sciopero generale del 6 settembre 2011

Cliccando sulle immagini qui sotto ed ingrandendo potrete leggere il volantino distribuito in tutti i cortei italiani ( sia della CGIL che dei Sindacati di Base) dai militanti del PCL.


Ora Basta!

Leggendo alcuni documenti fondamentali del fascismo dal 1926 al 1938 si scopre una somiglianza impressionante con gli accordi che Bonanni (CISL), Angeletti (UIL), l’ex craxiana Camusso (CGIL) hanno sottoscritto con la Confindustria e con il Governo. Non a caso, le “parti politiche e sociali” patrocinate dall’alto da Napolitano, ricevono i ringraziamenti personali di Tremonti, il plauso di Sacconi e la soddisfazione di Confindustria per l’epocale vittoria sulla classe operaia. Il “lusso è un diritto” reclama una pubblicità nel grande schermo spogliato da ogni servizio pubblico, un diritto “il lusso” che richiede sacrifici a molti a vantaggio di pochi, e ancora sacrifi, per i capitalisti, per i loro profitti. Dalla grande borghesia ai banchieri.

Ora, il capitalismo si sta aggrovigliando su se stesso in cerca di una via d’uscita che ponga la maggioranza della popolazione alla completa sottomissione di banchieri e grandi industriali. Per far questo hanno bisogno di distruggere milioni di posti di lavoro, sfruttare e accaparrarsi le ricchezze prodotte dal lavoro, truffare i cittadini impossessandosi di enormi risorse pubbliche non per reinvestirle sul lavoro, ma reinvestirle nella speculazione finanziaria. Questa non è una società democratica, ma è una società di truffatori e di parassiti che non esita a chiedere decenni di sacrifici ai lavoratori che già ne hanno fatti fin troppi e s’insinua come un cancro nelle giovani generazioni regalando loro solo un nero futuro, dove l’individuo viene del tutto passivizzato in una figura che da sola non conta più assolutamente niente, come da protocollo “neoliberista”.

La domanda è:perché sacrificare la maggioranza della popolazione per la salvezza di pochi parassiti e non lottare invece per i nostri diritti, per la nostra dignità e quindi per una società che elimini questa cancrena del capitalismo una volta per tutte? Non vorremo vendere tutti i nostri beni comuni per far quadrare i conti ai banchieri? Perché questo è una parte di ciò che pretendono banchieri e industriali con la compiacenza del Vaticano. Vorrebbero che tutto venisse sacrificato sull’altare delle banche e della finanza.

"Guardare i mercati", "rendere conto ai mercati", "rispondere ai mercati", "i mercati bocciano", "i mercati approvano". Oggi i mercati vengono prima della sovranità popolare. Le Borse dove i grandi speculatori finanziari giocano con i titoli tossici e i loro derivati, investendo anche i soldi dei poveracci e dei piccoli risparmiatori, e l’ingordigia di questi signori, hanno provocato i disastri economici mondiali. Il loro fallimento alla fine l’abbiamo pagato noi sborsando più di ciò che era stato speso per la seconda guerra mondiale. Tutti siamo stati costretti a salvare i parassiti, gli speculatori finanziari, i miliardari impuniti, i banchieri, i grandi industriali e i loro galoppini.

Nel mondo circa mille ricchissimi possiedono oltre la metà del Pil mondiale…è ora di dire BASTA!!! Basta alle politiche neoliberiste, basta alla libertà degli industriali di sfruttare la manodopera, basta salvare il finanziere dalla bancarotta a spese del contribuente, basta con i morti nel Mediterraneo, basta ai difensori dei "valori cristiani" che fomentano la guerra tra i poveri, basta ai mafiosi e ai loro voti di scambio, basta con le multinazionali e le compagnie petrolifere che inquinano distese immense di acque oceaniche, basta con le compagnie che gestiscono centrali atomiche e gettano nell’oceano 11.500 tonnellate di acqua radioattiva in modo “assolutamente legale”, basta al premio Nobel per la pace che devasta con bombe e missili mezzo pianeta, basta con i parlamentari che votano operazioni belliche che la maggioranza dei lavoratori non desidera e non appoggia, basta sottomettere il popolo ai “poteri forti” facendolo pagare per salvaguardare il loro parassitismo, basta con la retrocessione della nostra civiltà, basta con le menzogne di stampa, TV e dei media più avanzati, basta alleviare gli oneri sociali alle classi dirigenti, basta con il Governo dei banchieri, degli industriali. Tutti questi basta, che sono espressione della maggioranza delle popolazioni, vengono al contrario osannati dai politicanti e dai media, perché sono essi parti costitutive e garanti di questa società, sono fatti ad immagine somiglianza della società capitalistica.

Urgono dell iniziative radicali, anticapitaliste, rivoluzionarie. Che stravolgano fin dalle fondamenta questo ordine del capitale. Solo un governo dei lavoratori con il proprio programma può rovesciare l’attuale dittatura degli industriali e dei banchieri, in Italia, in Europa e nel Mondo.

Prima di tutto abolire fin da subito il debito pubblico verso le banche e nazionalizzarle liberando così una quantità enorme di risorse.

Se non è possibile tutelare il lavoro e il futuro dei nostri giovani in questo sistema capitalistico, allora lottiamo verso l’unica alternativa di progresso per l’umanità, e costruire una società socialista europea e mondiale, affinché si possa decidere realmente il proprio destino, senza dipendere dai parassiti delle borse, dall’anarchia del mercato, dalle leggi del profitto. Siamo stati ciechi fino ad ora, dobbiamo prendere coscienza di questa necessità che ora incombe, e renderci liberi.

“La borghesia non ha solo forgiato le armi che la uccideranno; ha anche prodotto gli uomini che imbracceranno queste armi: i lavoratori moderni, i proletari”. Karl Marx

Youri Venturelli
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez.Ancona-Nucleo MOntano

16/08/11

RISULTATO STORICO DELLA SINISTRA COMUNISTA RIVOLUZIONARIA IN ARGENTINA

Oltre 500.000 voti: in Argentina è stata evitata la proscrizione dei comunisti rivoluzionari!

Il 14 agosto si sono svolte le elezioni primarie in Argentina, passaggio obbligato per partecipare alle elezioni presidenziali del 23 ottobre. La nuova riforma elettorale prevedeva la necessità di ottenere almeno 400.000 voti per essere ammessi alle elezioni (vere)... un altro esempio di democrazia autoritaria e bloccata che rafforza l'esecutivo a discapito dell'opposizione. Un sistema che tentava di proscrivere una parte consistente della cittadinanza, espulsa così persino dalla farsa delle elezioni borghesi. Ma in Argentina questa operazione è stata respinta! I nostri compagni del Partido Obrero hanno costruito il fronte di sinistra dei lavoratori (FiT) con altre formazioni che si richiamano al trotskismo, in particolare il PTS e IS. Il FiT che sosteneva Jorge Altamira ha ottenuto 500.000 voti pari al 2,5%. In città come Cordoba e Santa Cruz si è raggiunto persino il 5%!
Il FiT ha fatto dell'indipendenza di classe dai settori liberali il suo asse strategico di riferimento. Non si può ignorare questo sviluppo della sinistra rivoluzionaria, in particolare nel quadro della bancarotta del capitalismo su scala internazionale che si sta consumando.

Di seguito l'esaltante e commovente campagna elettorale, in cui Altamira dedica la vittoria al giovane compagno ucciso pochi mesi or sono dai sicari del sindacato centrista Mariano Ferreyra. Ora i padroni in Argentina hanno più paura ed i lavoratori sono un po' più consapevoli della loro forza. 

BUONA RIUSCITA DEL PRESIDIO PCL A MONTECITORIO

Pur in pieno Agosto, e con tempi di preparazione strettissimi, l' odierna iniziativa di protesta del PCL a Montecitorio contro la rapina del governo e l'unità nazionale dei sacrifici, ha registrato una buona riuscita.

Purtroppo, nonostante il nostro appello unitario per un iniziativa comune rivolto alle altre sinistre, il PCL si è trovato “solo” in piazza. Il fatto che ciò sia accaduto nel momento in cui Tremonti annunciava in Parlamento la più pesante operazione di macelleria sociale del dopoguerra, rappresenta certo un fatto negativo, che interroga una volta di più la deriva della sinistra italiana, e nel migliore dei casi la sua assuefazione scettica alla routine.

Ma tanto più in questo quadro è significativo che la nostra presenza combattiva abbia incontrato spontaneamente sul campo la solidarietà attiva di decine di compagni, lavoratori, cittadini, che senza riferimento di partito avevano sentito il bisogno di testimoniare davanti al Palazzo la propria indignazione e rabbia: in particolare di un folto gruppo di ferrovieri del servizio notturno, vittime di liberalizzazioni. Così come è significativo che persino un gruppo di persone simpatizzanti IDV, che attendevano invano la presenza di Di Pietro, abbia finito con l'ascoltare interessato il PCL, e addirittura in più casi con l'unirsi alla nostra protesta ( che oltretutto ha registrato l'attenzione di alcune TV -la7, tg3, rainews- con rapide interviste o inquadramenti).

La delegazione del PCL portava numerose bandiere e diversi cartelli a tracolla contro governo e “opposizioni”.

Le parole d'ordine del partito hanno assordato per l'intera mattinata il folto schieramento di carabinieri presenti a “difesa” del Palazzo: “Il debito ai banchieri non lo paghiamo più, vogliamo un governo in tuta blu”, “governo e Parlamento farabutti, ora basta, andatevene tutti”, “Contro rapina e malaffare, sollevazione popolare”... La piccola folla presente in piazza ha spesso ripreso i nostri slogan, ed ha applaudito il comizio di Marco Ferrando, portavoce nazionale. A latere, diversi compagni hanno persino richiesto un contatto col nostro partito.

Si tratta naturalmente di un piccolissimo episodio. Ma dimostra- in metafora- che l'audacia di un piccolo partito combattivo controcorrente, nel momento in cui intercetta l'umore popolare, è capace di trasformarsi in in un punto di riferimento di settori più larghi. E' una lezione per l'autunno.

Perchè in Autunno davvero tutti i nodi verranno al pettine, nella lotta di classe e nella sinistra italiana. E la nostra proposta rivoluzionaria potrà e dovrà guadagnarsi uno spazio d'ascolto più largo, a partire dalla avanguardia della classe e dei movimenti. Nell'interesse generale del movimento operaio e della sua prospettiva generale.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

12/08/11

Solidarietà alla CGIL e all’ANPI di Fabriano per gli atti intimidatori dei neo-fascisti

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

Gli atti intimidatori ai danni delle sedi CGIL ed ANPI compiuti in questi giorni dai neofascisti a Fabriano, impongono al Partito Comunista dei Lavoratori ed a tutti i sinceri democratici della città l’espressione della più fraterna solidarietà a queste due organizzazioni. I teppisti hanno colpito queste due organizzazioni poichè rappresentano, nonostante i loro profondi limiti politici, i due riferimenti attualmente più importanti di aggregazione ed organizzazione per i lavoratori italiani e le loro famiglie. Non vorremmo fosse una “minaccia” in vista del prossimo autunno caldo e non solo un semplice atto di teppismo.

È comunque doveroso denunciare con forza l’inquietante crescita della piaga sociale e politica dell’estremismo neo-fascista, drammaticamente presente anche nel nostro territorio. Tale sciagurato fenomeno trova una concausa nel pauroso “vuoto di rappresentatività democratica”, che avvertono i giovani a causa della scomparsa della “presunta sinistra”, la quale, anche a Fabriano, non si interessa più al futuro che incombe sui giovani e non offre loro prospettive di lotta valide, prestando il fianco a derive razziste e autoritarie. Purtroppo è evidente che per certi partiti e per alcune sigle sindacali, ciò che conta non sono le prospettive delle nuove generazioni o la loro mancanza di valori di riferimento, ma, soprattutto, i rapporti di potere e le poltrone che riescono a conquistare..

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona

10/08/11

GIOVEDI' 11 AGOSTO PRESIDIO DEL PCL DAVANTI A MONTECITORIO

Dopo l'incontro odierno con industriali, banchieri, burocrati sindacali, il governo annuncerà domani, in Parlamento, le “nuove” misure antioperaie e antipopolari commissionate dalla BCE e sostenute dalla più ampia unità nazionale.

Si tratta complessivamente della più pesante operazione di macelleria sociale del secondo dopoguerra, che si aggiunge a 30 anni di sacrifici.

Ci parrebbe assurdo che in una tale giornata fosse assente ogni forma di protesta davanti al Palazzo: nel mentre Tremonti, Casini,Bersani dibattono su come realizzare il comune mandato degli industriali e dei banchieri.

Per questo, il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL) promuoverà giovedì mattina, a partire dalle ore 11 un presidio davanti a Montecitorio, che contesti la manovra con la parola d'ordine “ Non un euro ai banchieri, se ne vadano tutti, potere a chi lavora”. Sarà presente Marco Ferrando, portavoce nazionale del partito.

Il PCL è impegnato su una proposta di iniziativa di massa straordinaria per l'autunno, che passi per un vero sciopero generale e l'assedio prolungato del Parlamento. Non ha alcun senso disseminare il calendario d'Autunno di mille iniziative separate, essenzialmente simboliche, e spesso concorrenziali tra loro. Ha senso unificare le forze in una lotta vera che miri finalmente a vincere. Ci batteremo come sempre per questa svolta di “unità e radicalità”. E la proporremo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento, in ogni sede di confronto e iniziativa.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Ancona: Solidarietà all’ex Assessore Provinciale Quercetti


COMUNICATO STAMPA:

L’ estromissione dalla Giunta Provinciale di Ancona dell’assessore di Rifondazione Comunista, Maurizio Quercetti, da parte della Presidente Casagrande, rivela la vera natura politica dell’accordo tra la “sinistra” ed il centro che governa la nostra Provincia e buona parte degli enti locali italiani.

Questa “epurazione”, di cui le motivazioni risultano pretestuose e poco chiare, rappresenta un atto odioso, secondo noi rivolto contro chi, seppur in maniera del tutto insufficiente, vuole affrontare le problematiche sociali che stanno investendo il nostro territorio. La legittima opposizione manifestata da Quercetti all’aumento dell’R.C.A. auto per i cittadini della provincia è solo la scusa che i burocrati del PD e del PRC aspettavano per fare fuori l’assessore, colpevole di non essersi perfettamente inserito nel nuovo “schema” imposto dai vertici del Partito: la sottomissione assoluta e silenziosa al Pdronato ed alle sue rappresentanze politiche in cambio di qualche “briciola” e qualche poltrona. Per i futuri “inciuci” di certi pseudo-comunisti con i poteri forti marchigiani, è stato rimosso ora un altro serio ostacolo, Quercetti, con la complicità di tutti i vertici del PRC.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, malgrado le indiscusse diversità politiche, esprime solidarietà a Maurizio Quercetti. Durante l’ultima campagna elettorale per le provinciali, avevamo esortato tutti i cittadini sinceramente ed onestamente di sinistra, ad esimersi dal votare o stringere accordi con i liberali del PD, ormai totalmente collusi, tanto più nella nostra Provincia, con i padroni ed i loro faccendieri. Purtroppo la sinistra marchigiana non ha risposto all’appello ed ha scelto per l’ennesima volta di far parte di un governo direttamente agli ordini della grande borghesia marchigiana. Abbiamo visto i risultati ed alcuni, come in questo caso, ne hanno fatto direttamente le spese. Ora impariamo dagli errori e cominciamo fin da subito a costruire la vera opposizione di massa e di sinistra a questo ed agli altri governi padronali.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

A questo link potrete leggere la fumosa e contraddittoria nota di Amagliani (segretario provinciale del PRC di Ancona) sulla vicenda "Quercetti". Notare che prima si dichiara che l'epurazione non è dovuta alla dissidenza sull'aumento dell'RCA, poi però si riconduce tutto alla giustezza di tale aumento.
[cliccare qui per leggere]