22/09/11

Ex Cartiere Miliani: cancelliamo l’accordo che impone il lavoro nelle giornate festive


A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

L’ennesima marcia indietro del governo Berlusconi in materia delle festività laiche e religiose che volevano eliminare, rappresenta una piccola e provvisoria vittoria per tutto il popolo italiano che produce, difende i più importanti valori costituzionali e rivendica il proprio diritto alle festività pagate. Vittoria che tutte le sigle sindacali, che precedentemente si erano dette disponibili a sacrificare le festività, hanno ipocritamente salutato con gioia.

Alla luce di questi nuovi eventi, il Partito Comunista dei Lavoratori di Ancona, chiede l’immediata disdetta dell’incredibile accordo siglato nell’ottobre 2003, tra la maggioranza dell’R.S.U. (che comprendeva i sindacati confederali) ed il management delle Miliani, con il quale si sono rese lavorative le principali festività nazionali.

È da considerare immorale, specialmente per la C.G.I.L. la più grande organizzazione dei lavoratori in Europa, il sostegno fornito a qualche dirigente volto alla cancellazione di festività come il 1° Maggio, il 25 Aprile, Natale, Pasqua e molte altre giornate festive, celebrate in tutto il mondo del lavoro.

Anche su questa assurda vicenda, certi sindacalisti filopadronali sono stati i precursori con 8 anni d’anticipo rispetto alle “iniziative” del governo Berlusconi.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona

20/09/11

Intervento di Ferrando alla festa nazionale della FIOM

Qui di seguito, diviso in due parti, l'intervento di Marco Ferrando, ortavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori,, alla festa nazionale della Fiom-CGIL. Moderava il dibattito Gabriele Polo. Sono intervenuti F. Mussi (SEL), A. Tibaldi (IDV), M. Ferrando (PCL), Roberta Fantozzi (PRC-FdS), Emilio Bagaglio (PD), M. Landini (Fiom-Cgil) ha concluso gli interventi


Mobilitiamoci contro l'epurazione dei comunisti dalla CGIL

Di seguito l'interessante articolo contro l'espulsione del compagno Mauro Caffo dalla CGIL di Parma, in cui si annuncia, tra l'altro, la mobilitazione del Partito Comunista dei Lavoratori e di Giorgio Cremaschi, leader della minoranza CGIL.

Pubblichiamo il testo dell'appello a cui aderire per chiedere di reintegrare il compagno. Invitiamo tutti i compagni a firmarlo, rispondendo a questa mail indicando nome e cognome-sindacato/partito/associazione-città. E' una battaglia per il futuro della stessa CGIL.
APPELLO:
SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO MAURO
(DA SOTTOSCRIVERE)

DIFFONDETE !

In merito a quanto successo in occasione del passagio del cosidetto “Giro della Padania” nella nostra provincia, i firmatari di questo appello vogliono esprimere completa solidarietà al compagno Mauro Caffo che con altri compagni stava protestando contro una gara ciclistica che di sportivo non ha nulla e che la Lega Nord usa per diffondere il suo populismo mentre a Roma è corresponsabile di una manovra finanziaria da macelleria sociale che la stessa CGIL sta contrastando. Come firmatari siamo assolutamente contrari al provvedimento di sospensione del distacco preso nei confronti del compagno Mauro principalmente perché preannunciato a mezzo stampa precorrendo le stesse decisioni della categoria ( FP ) e senza aver considerato a fondo quello che è realmente successo. Consideriamo questa una operazione squisitamente politica che ha l’obbiettivo di spegnere ogni voce dissonante interna alla CGIL. Non ci stiamo, chiediamo il ritiro del provvedimento e invitiamo le delegate, i delegati, le iscritte, gli iscritti ad aderire a questo appello.


IL SIGNIFICATO DEL “CASO CAFFO”
LA NECESSITA' DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE

La revoca del distacco sindacale a Mauro Caffo da parte della CGIL di Parma è un caso sindacale e politico grave, che riveste un significato generale.

Mauro Caffo è un militante della sezione di Parma del Partito Comunista dei lavoratori, molto attivo sia sul piano dell'impegno sindacale, sia sul terreno politico, con un ruolo molto attivo ad esempio - assieme a tutta la sezione del PCL - all'interno della mobilitazione cittadina contro la giunta Vignali per la sua cacciata. Mauro è dunque una figura pubblica, riconosciuta e riconoscibile, della vita sindacale e politica di Parma.

All'interno della CGIL il nostro compagno milita nella Rete 28 Aprile e nell'area di minoranza “La CGIL che vogliamo”,  [continua a leggere]

17/09/11

Parma: la CGIL sospende dal sindacato Mauro Caffo e lo licenzia dal suo incarico di funzionario-distaccato.

In una situazione drammatica come questa in cui gli altri sindacati confederali, che la Camusso coninua a voler inseguire, si vendono il culo dei lavoratori e tradiscono qualsiasi velleità sindacale; alla vigilia dell'applicazione di una delle finanziarie più pesanti degli ultimi anni; nei giorni in cui le intercettazioni di Berlusconi ci rilevano come ci prende in giro (forte della mancanza di una vera opposizione sociale e politica) comprando il corpo di giovani donne (forse minorenni) con i nostri soldi; la CGIL non trova di meglio da fare che difendere la Lega Nord ed il Giro di Padania!

Infatti il "pericoloso terrorista" Caffo, militante del Partito Comunista dei Lavoratori, è stato cacciato perchè (a detta della CGIL), si è macchiato del grave delitto di aver contestato il Giro di Padania, rompendo le scatole ai ciclisti (come è visibile in numerose foto e filmati su internet).

Sappiamo che la CGIL negli ultimi anni ha abbandonato le forme di lotta più radicali per sostituirle con gli scioperi concordati di quattro ore del tutto rituale, ma stavolta ha passato il limite compiendo una discriminazione che colpisce un comunista per escluderlo, con una scusa, dal proprio incarico. Infatti sappiamo come la burocrazia CGIL è allergica ad ogni forma di democrazia interna e impermeabile a tutto quello che viene dalla base, ed un "comunista" nell'organizzazione potrebbe creare più problemi che altro nella concertazione con padroni o funzionari pubblici. Si è infatti subito scatenata un'immediata gara di solidarietà che ha visto coinvolti anche dirigenti del PRC e numerosi altri dirigenti sindacali.

Vergognatevi e riparate al torto fatto. siete ancora in tempo: reintegrate il compagno ingiustamente espulso.

Di seguito allego una serie di link che descrivono i fatti, riportano la risposta (ridicola e povera di contenuti) della CGIL e l'appello diffuso in favore di Caffo.

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche




http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2355


http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2366


http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2364

09/09/11

Sciopero generale del 6 settembre 2011

Cliccando sulle immagini qui sotto ed ingrandendo potrete leggere il volantino distribuito in tutti i cortei italiani ( sia della CGIL che dei Sindacati di Base) dai militanti del PCL.


Ora Basta!

Leggendo alcuni documenti fondamentali del fascismo dal 1926 al 1938 si scopre una somiglianza impressionante con gli accordi che Bonanni (CISL), Angeletti (UIL), l’ex craxiana Camusso (CGIL) hanno sottoscritto con la Confindustria e con il Governo. Non a caso, le “parti politiche e sociali” patrocinate dall’alto da Napolitano, ricevono i ringraziamenti personali di Tremonti, il plauso di Sacconi e la soddisfazione di Confindustria per l’epocale vittoria sulla classe operaia. Il “lusso è un diritto” reclama una pubblicità nel grande schermo spogliato da ogni servizio pubblico, un diritto “il lusso” che richiede sacrifici a molti a vantaggio di pochi, e ancora sacrifi, per i capitalisti, per i loro profitti. Dalla grande borghesia ai banchieri.

Ora, il capitalismo si sta aggrovigliando su se stesso in cerca di una via d’uscita che ponga la maggioranza della popolazione alla completa sottomissione di banchieri e grandi industriali. Per far questo hanno bisogno di distruggere milioni di posti di lavoro, sfruttare e accaparrarsi le ricchezze prodotte dal lavoro, truffare i cittadini impossessandosi di enormi risorse pubbliche non per reinvestirle sul lavoro, ma reinvestirle nella speculazione finanziaria. Questa non è una società democratica, ma è una società di truffatori e di parassiti che non esita a chiedere decenni di sacrifici ai lavoratori che già ne hanno fatti fin troppi e s’insinua come un cancro nelle giovani generazioni regalando loro solo un nero futuro, dove l’individuo viene del tutto passivizzato in una figura che da sola non conta più assolutamente niente, come da protocollo “neoliberista”.

La domanda è:perché sacrificare la maggioranza della popolazione per la salvezza di pochi parassiti e non lottare invece per i nostri diritti, per la nostra dignità e quindi per una società che elimini questa cancrena del capitalismo una volta per tutte? Non vorremo vendere tutti i nostri beni comuni per far quadrare i conti ai banchieri? Perché questo è una parte di ciò che pretendono banchieri e industriali con la compiacenza del Vaticano. Vorrebbero che tutto venisse sacrificato sull’altare delle banche e della finanza.

"Guardare i mercati", "rendere conto ai mercati", "rispondere ai mercati", "i mercati bocciano", "i mercati approvano". Oggi i mercati vengono prima della sovranità popolare. Le Borse dove i grandi speculatori finanziari giocano con i titoli tossici e i loro derivati, investendo anche i soldi dei poveracci e dei piccoli risparmiatori, e l’ingordigia di questi signori, hanno provocato i disastri economici mondiali. Il loro fallimento alla fine l’abbiamo pagato noi sborsando più di ciò che era stato speso per la seconda guerra mondiale. Tutti siamo stati costretti a salvare i parassiti, gli speculatori finanziari, i miliardari impuniti, i banchieri, i grandi industriali e i loro galoppini.

Nel mondo circa mille ricchissimi possiedono oltre la metà del Pil mondiale…è ora di dire BASTA!!! Basta alle politiche neoliberiste, basta alla libertà degli industriali di sfruttare la manodopera, basta salvare il finanziere dalla bancarotta a spese del contribuente, basta con i morti nel Mediterraneo, basta ai difensori dei "valori cristiani" che fomentano la guerra tra i poveri, basta ai mafiosi e ai loro voti di scambio, basta con le multinazionali e le compagnie petrolifere che inquinano distese immense di acque oceaniche, basta con le compagnie che gestiscono centrali atomiche e gettano nell’oceano 11.500 tonnellate di acqua radioattiva in modo “assolutamente legale”, basta al premio Nobel per la pace che devasta con bombe e missili mezzo pianeta, basta con i parlamentari che votano operazioni belliche che la maggioranza dei lavoratori non desidera e non appoggia, basta sottomettere il popolo ai “poteri forti” facendolo pagare per salvaguardare il loro parassitismo, basta con la retrocessione della nostra civiltà, basta con le menzogne di stampa, TV e dei media più avanzati, basta alleviare gli oneri sociali alle classi dirigenti, basta con il Governo dei banchieri, degli industriali. Tutti questi basta, che sono espressione della maggioranza delle popolazioni, vengono al contrario osannati dai politicanti e dai media, perché sono essi parti costitutive e garanti di questa società, sono fatti ad immagine somiglianza della società capitalistica.

Urgono dell iniziative radicali, anticapitaliste, rivoluzionarie. Che stravolgano fin dalle fondamenta questo ordine del capitale. Solo un governo dei lavoratori con il proprio programma può rovesciare l’attuale dittatura degli industriali e dei banchieri, in Italia, in Europa e nel Mondo.

Prima di tutto abolire fin da subito il debito pubblico verso le banche e nazionalizzarle liberando così una quantità enorme di risorse.

Se non è possibile tutelare il lavoro e il futuro dei nostri giovani in questo sistema capitalistico, allora lottiamo verso l’unica alternativa di progresso per l’umanità, e costruire una società socialista europea e mondiale, affinché si possa decidere realmente il proprio destino, senza dipendere dai parassiti delle borse, dall’anarchia del mercato, dalle leggi del profitto. Siamo stati ciechi fino ad ora, dobbiamo prendere coscienza di questa necessità che ora incombe, e renderci liberi.

“La borghesia non ha solo forgiato le armi che la uccideranno; ha anche prodotto gli uomini che imbracceranno queste armi: i lavoratori moderni, i proletari”. Karl Marx

Youri Venturelli
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez.Ancona-Nucleo MOntano

16/08/11

RISULTATO STORICO DELLA SINISTRA COMUNISTA RIVOLUZIONARIA IN ARGENTINA

Oltre 500.000 voti: in Argentina è stata evitata la proscrizione dei comunisti rivoluzionari!

Il 14 agosto si sono svolte le elezioni primarie in Argentina, passaggio obbligato per partecipare alle elezioni presidenziali del 23 ottobre. La nuova riforma elettorale prevedeva la necessità di ottenere almeno 400.000 voti per essere ammessi alle elezioni (vere)... un altro esempio di democrazia autoritaria e bloccata che rafforza l'esecutivo a discapito dell'opposizione. Un sistema che tentava di proscrivere una parte consistente della cittadinanza, espulsa così persino dalla farsa delle elezioni borghesi. Ma in Argentina questa operazione è stata respinta! I nostri compagni del Partido Obrero hanno costruito il fronte di sinistra dei lavoratori (FiT) con altre formazioni che si richiamano al trotskismo, in particolare il PTS e IS. Il FiT che sosteneva Jorge Altamira ha ottenuto 500.000 voti pari al 2,5%. In città come Cordoba e Santa Cruz si è raggiunto persino il 5%!
Il FiT ha fatto dell'indipendenza di classe dai settori liberali il suo asse strategico di riferimento. Non si può ignorare questo sviluppo della sinistra rivoluzionaria, in particolare nel quadro della bancarotta del capitalismo su scala internazionale che si sta consumando.

Di seguito l'esaltante e commovente campagna elettorale, in cui Altamira dedica la vittoria al giovane compagno ucciso pochi mesi or sono dai sicari del sindacato centrista Mariano Ferreyra. Ora i padroni in Argentina hanno più paura ed i lavoratori sono un po' più consapevoli della loro forza. 

BUONA RIUSCITA DEL PRESIDIO PCL A MONTECITORIO

Pur in pieno Agosto, e con tempi di preparazione strettissimi, l' odierna iniziativa di protesta del PCL a Montecitorio contro la rapina del governo e l'unità nazionale dei sacrifici, ha registrato una buona riuscita.

Purtroppo, nonostante il nostro appello unitario per un iniziativa comune rivolto alle altre sinistre, il PCL si è trovato “solo” in piazza. Il fatto che ciò sia accaduto nel momento in cui Tremonti annunciava in Parlamento la più pesante operazione di macelleria sociale del dopoguerra, rappresenta certo un fatto negativo, che interroga una volta di più la deriva della sinistra italiana, e nel migliore dei casi la sua assuefazione scettica alla routine.

Ma tanto più in questo quadro è significativo che la nostra presenza combattiva abbia incontrato spontaneamente sul campo la solidarietà attiva di decine di compagni, lavoratori, cittadini, che senza riferimento di partito avevano sentito il bisogno di testimoniare davanti al Palazzo la propria indignazione e rabbia: in particolare di un folto gruppo di ferrovieri del servizio notturno, vittime di liberalizzazioni. Così come è significativo che persino un gruppo di persone simpatizzanti IDV, che attendevano invano la presenza di Di Pietro, abbia finito con l'ascoltare interessato il PCL, e addirittura in più casi con l'unirsi alla nostra protesta ( che oltretutto ha registrato l'attenzione di alcune TV -la7, tg3, rainews- con rapide interviste o inquadramenti).

La delegazione del PCL portava numerose bandiere e diversi cartelli a tracolla contro governo e “opposizioni”.

Le parole d'ordine del partito hanno assordato per l'intera mattinata il folto schieramento di carabinieri presenti a “difesa” del Palazzo: “Il debito ai banchieri non lo paghiamo più, vogliamo un governo in tuta blu”, “governo e Parlamento farabutti, ora basta, andatevene tutti”, “Contro rapina e malaffare, sollevazione popolare”... La piccola folla presente in piazza ha spesso ripreso i nostri slogan, ed ha applaudito il comizio di Marco Ferrando, portavoce nazionale. A latere, diversi compagni hanno persino richiesto un contatto col nostro partito.

Si tratta naturalmente di un piccolissimo episodio. Ma dimostra- in metafora- che l'audacia di un piccolo partito combattivo controcorrente, nel momento in cui intercetta l'umore popolare, è capace di trasformarsi in in un punto di riferimento di settori più larghi. E' una lezione per l'autunno.

Perchè in Autunno davvero tutti i nodi verranno al pettine, nella lotta di classe e nella sinistra italiana. E la nostra proposta rivoluzionaria potrà e dovrà guadagnarsi uno spazio d'ascolto più largo, a partire dalla avanguardia della classe e dei movimenti. Nell'interesse generale del movimento operaio e della sua prospettiva generale.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

12/08/11

Solidarietà alla CGIL e all’ANPI di Fabriano per gli atti intimidatori dei neo-fascisti

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:

Gli atti intimidatori ai danni delle sedi CGIL ed ANPI compiuti in questi giorni dai neofascisti a Fabriano, impongono al Partito Comunista dei Lavoratori ed a tutti i sinceri democratici della città l’espressione della più fraterna solidarietà a queste due organizzazioni. I teppisti hanno colpito queste due organizzazioni poichè rappresentano, nonostante i loro profondi limiti politici, i due riferimenti attualmente più importanti di aggregazione ed organizzazione per i lavoratori italiani e le loro famiglie. Non vorremmo fosse una “minaccia” in vista del prossimo autunno caldo e non solo un semplice atto di teppismo.

È comunque doveroso denunciare con forza l’inquietante crescita della piaga sociale e politica dell’estremismo neo-fascista, drammaticamente presente anche nel nostro territorio. Tale sciagurato fenomeno trova una concausa nel pauroso “vuoto di rappresentatività democratica”, che avvertono i giovani a causa della scomparsa della “presunta sinistra”, la quale, anche a Fabriano, non si interessa più al futuro che incombe sui giovani e non offre loro prospettive di lotta valide, prestando il fianco a derive razziste e autoritarie. Purtroppo è evidente che per certi partiti e per alcune sigle sindacali, ciò che conta non sono le prospettive delle nuove generazioni o la loro mancanza di valori di riferimento, ma, soprattutto, i rapporti di potere e le poltrone che riescono a conquistare..

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona

10/08/11

GIOVEDI' 11 AGOSTO PRESIDIO DEL PCL DAVANTI A MONTECITORIO

Dopo l'incontro odierno con industriali, banchieri, burocrati sindacali, il governo annuncerà domani, in Parlamento, le “nuove” misure antioperaie e antipopolari commissionate dalla BCE e sostenute dalla più ampia unità nazionale.

Si tratta complessivamente della più pesante operazione di macelleria sociale del secondo dopoguerra, che si aggiunge a 30 anni di sacrifici.

Ci parrebbe assurdo che in una tale giornata fosse assente ogni forma di protesta davanti al Palazzo: nel mentre Tremonti, Casini,Bersani dibattono su come realizzare il comune mandato degli industriali e dei banchieri.

Per questo, il Partito Comunista dei Lavoratori ( PCL) promuoverà giovedì mattina, a partire dalle ore 11 un presidio davanti a Montecitorio, che contesti la manovra con la parola d'ordine “ Non un euro ai banchieri, se ne vadano tutti, potere a chi lavora”. Sarà presente Marco Ferrando, portavoce nazionale del partito.

Il PCL è impegnato su una proposta di iniziativa di massa straordinaria per l'autunno, che passi per un vero sciopero generale e l'assedio prolungato del Parlamento. Non ha alcun senso disseminare il calendario d'Autunno di mille iniziative separate, essenzialmente simboliche, e spesso concorrenziali tra loro. Ha senso unificare le forze in una lotta vera che miri finalmente a vincere. Ci batteremo come sempre per questa svolta di “unità e radicalità”. E la proporremo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento, in ogni sede di confronto e iniziativa.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Ancona: Solidarietà all’ex Assessore Provinciale Quercetti


COMUNICATO STAMPA:

L’ estromissione dalla Giunta Provinciale di Ancona dell’assessore di Rifondazione Comunista, Maurizio Quercetti, da parte della Presidente Casagrande, rivela la vera natura politica dell’accordo tra la “sinistra” ed il centro che governa la nostra Provincia e buona parte degli enti locali italiani.

Questa “epurazione”, di cui le motivazioni risultano pretestuose e poco chiare, rappresenta un atto odioso, secondo noi rivolto contro chi, seppur in maniera del tutto insufficiente, vuole affrontare le problematiche sociali che stanno investendo il nostro territorio. La legittima opposizione manifestata da Quercetti all’aumento dell’R.C.A. auto per i cittadini della provincia è solo la scusa che i burocrati del PD e del PRC aspettavano per fare fuori l’assessore, colpevole di non essersi perfettamente inserito nel nuovo “schema” imposto dai vertici del Partito: la sottomissione assoluta e silenziosa al Pdronato ed alle sue rappresentanze politiche in cambio di qualche “briciola” e qualche poltrona. Per i futuri “inciuci” di certi pseudo-comunisti con i poteri forti marchigiani, è stato rimosso ora un altro serio ostacolo, Quercetti, con la complicità di tutti i vertici del PRC.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, malgrado le indiscusse diversità politiche, esprime solidarietà a Maurizio Quercetti. Durante l’ultima campagna elettorale per le provinciali, avevamo esortato tutti i cittadini sinceramente ed onestamente di sinistra, ad esimersi dal votare o stringere accordi con i liberali del PD, ormai totalmente collusi, tanto più nella nostra Provincia, con i padroni ed i loro faccendieri. Purtroppo la sinistra marchigiana non ha risposto all’appello ed ha scelto per l’ennesima volta di far parte di un governo direttamente agli ordini della grande borghesia marchigiana. Abbiamo visto i risultati ed alcuni, come in questo caso, ne hanno fatto direttamente le spese. Ora impariamo dagli errori e cominciamo fin da subito a costruire la vera opposizione di massa e di sinistra a questo ed agli altri governi padronali.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Provinciale Ancona

A questo link potrete leggere la fumosa e contraddittoria nota di Amagliani (segretario provinciale del PRC di Ancona) sulla vicenda "Quercetti". Notare che prima si dichiara che l'epurazione non è dovuta alla dissidenza sull'aumento dell'RCA, poi però si riconduce tutto alla giustezza di tale aumento.
[cliccare qui per leggere]








29/07/11

Ardo: dov’erano i politici ed i sindacalisti quando denunciavamo la drammaticità della crisi?


A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA:
Le dichiarazioni rilasciate in questi giorni alla stampa locale da parte delle organizzazioni sindacali e da alcuni politici, come il sindaco di Fabriano, ripropongono il solito copione intriso di ipocrisia.

Dove si trovavano la CGIL locale ed il sindaco Sorci nei decenni passati? Invece di portare avanti progetti di rilancio per l’Ardo ed il suo indotto, infatti, si sono limitati ad accettare passivamente il monopolio monosettoriale del potentato economico fabrianese e a minimizzare sulla possibile definitiva chiusura dell’azienda. Oggi, che emergono le prime indiscrezioni sull’inconsistenza delle offerte cinesi e iraniane (che il PCL denuncia pubblicamente da mesi), sono costretti a mettere le mani avanti e mostrare interesse per la sorte dei lavoratori.

Il Partito Comunista dei Lavoratori invita gli operai fabrianesi a non farsi abbindolare da questo teatrino della politica e a non rimanere passivi di fronte alla tremenda crisi lavorativa che si propina. L’unica soluzione possibile che si prospetta per salvare i posti di lavoro e rilanciare l’occupazione è un reale progetto di riconversione industriale e nazionalizzazione degli stabilimenti sotto controllo operaio e senza indennizzo alcuno.

All’ inerzia ed al silenzio (con i quali anche i partiti ed i sindacati di sinistra hanno favorito la liquidazione nei decenni passati di numerose industrie alternative al monosettore), contrapponiamo dal basso una proposta concreta per far pagare la crisi a chi l’ha provocata e non alle famiglie fabrianesi che all’Ardo ed al resto della famiglia Merloni hanno dato tutto.

Con preghiera di massima diffusione



Sezione di Ancona - Nucleo Montano

Partito Comunista dei Lavoratori

23/07/11

No alla rapina. Se ne vadano tutti. (Volantino contro la finanziaria)

Cliccando qui sopra ed ingrandendo l'immagine potrete leggere il volantino nazionale del PCL contro la manovra finanziaria

21/07/11

Genova, 20-21 luglio 2001: DIECI ANNI DOPO, PER UN'ALTERNATIVA RIVOLUZIONARIA


volantino nazionale per il decennale del G8
 
Nel 2001 si aprì a Genova una grande stagione di mobilitazioni segnata dalla domanda di “un altro mondo possibile”. La risposta fu un governo di centrosinistra che continuò le politiche di guerra, promosse i macellai della repressione genovese ( De Gennaro), varò finanziarie di sacrifici contro i lavoratori e i giovani. Il tutto per conto di Confindustria e banche. E col sostegno- in cambio di ministri- di tutte le sinistre italiane. 10 anni dopo, sullo sfondo di una enorme crisi sociale, si sta preparando un tradimento analogo.

STANNO TRADENDO LA DOMANDA DI CAMBIAMENTO

Si affaccia sulla scena, in forme diverse, una nuova generazione e una nuova preziosa domanda di cambiamento: che chiede non solo la cacciata di Berlusconi, ma una svolta delle politiche sociali, a partire dalla difesa dei beni comuni e dei diritti del lavoro. Ma contro questa domanda, prima si leva un accordo sciagurato tra Confindustria, CGIL,CISL,UIL a scapito del lavoro; poi una gigantesca rapina finanziaria contro tutti i beni comuni ( pensioni, scuola, sanità, servizi..) a sostegno dei banchieri, con la benedizione di Napolitano e la pubblica complicità delle “opposizioni” parlamentari. Sono atti rivelatori. Anticipano già oggi il programma di governo del “nuovo” centrosinistra in gestazione: la continuità (e persino l'aggravamento) dei sacrifici , una ennesima ondata di privatizzazioni, la concertazione della pace sociale. Per non parlare della continuità delle guerre.

VIA BERLUSCONI, MA PER UNA VERA ALTERNATIVA

Qui sta il bivio dei movimenti e delle sinistre. In forme diverse, SEL e FDS vorrebbero subordinare i movimenti al costituendo centrosinistra, a braccetto coi complici della macelleria sociale di Berlusconi e banche. Il PCL avanza invece una proposta opposta: quella della massima unità di lotta dei movimenti e al tempo stesso della loro massima autonomia e contrapposizione al centrosinistra confindustriale. Cacciare Berlusconi è una priorità e un dovere: ma dal versante delle ragioni del lavoro e dei giovani, non da quello di Confindustria e banche, come è avvenuto nel 96 e nel 2006! In direzione di un'alternativa anticapitalista, non dell'ennesima alternanza trasformista in cui “tutto cambia perchè nulla cambi”! Questa prospettiva pone a tutti i movimenti di lotta, a partire dal movimento operaio, l'esigenza di una svolta profonda.

UNA SVOLTA DI LOTTA RADICALE E UNIFICANTE

In primo luogo una svolta di lotta, radicale e unificante.
All'unità nazionale delle classi dirigenti e dei loro partiti va contrapposto il più vasto fronte unico di mobilitazione della classe lavoratrice e di tutti i movimenti. Nessun movimento di lotta vincerà da solo, sulle sue sole gambe: solo una grande vertenza generale del mondo del lavoro, e l'unificazione delle lotte in una comune prova di forza contro il governo e le classi dirigenti, possono davvero aprire una pagina nuova. E' ora di dare alla rabbia e all'indignazione popolare una traduzione tanto radicale quanto è radicale è l'offensiva avversaria. Il vento delle sollevazioni di massa in nord Africa, dimostra la potenza della forza del popolo quando si leva contro l'oppressione. Raccogliere questo vento e questa lezione è condizione decisiva per far saltare non solo Berlusconi ma la stessa trama della concertazione. Il PCL è impegnato a sostenere questa prospettiva in tutte le sedi e in tutte le strutture di massa: nei sindacati e nei comitati del No all'accordo sindacale di Giugno, nei comitati per l'acqua pubblica e nelle strutture No Tav..

PER UN PROGRAMMA RIVOLUZIONARIO

Parallelamente la profondità della crisi sociale pone l'esigenza di un nuovo programma. Dieci anni fa i gruppi dirigenti della sinistra propagarono tra i movimenti l'illusione di una possibile “riforma” del capitalismo, grazie all'adozione della Tobin Tax ed altre misure marginali ( coprendo per questa via i propri appetiti di governo nella prospettiva del centrosinistra). Dieci anni dopo la più grande crisi capitalistica degli ultimi 80 anni ha polverizzato la credibilità del riformismo. L'intera società umana è posta di fronte ad un'alternativa storica: o rassegnarsi alla barbarie della crisi, e dunque ad un arretramento progressivo della propria condizione ( sociale, ambientale, di civiltà); oppure rovesciare il capitalismo, le sue classi dirigenti e i suoi governi, per realizzare un governo dei lavoratori. Una terza via non esiste. Per questo alla radicalità delle ricette antipopolari dettate dagli industriali e dei banchieri, va contrapposta, senza timidezze, la radicalità di un programma anticapitalista: che parta dall' abolizione del debito pubblico verso le banche e dalla loro nazionalizzazione, sotto controllo dei lavoratori, per destinare le immense risorse cosi risparmiate alla difesa e alla cura di tutti i beni comuni, allo sviluppo dei servizi e prestazioni sociali, a un grande piano del lavoro, sotto controllo sociale... L'opposto esatto delle politiche del capitale, ad ogni angolo del mondo. Sviluppare in ogni lotta la coscienza anticapitalista, unificare le lotte attorno ad una prospettiva antisistema, battersi in ogni sede per un'alternativa rivoluzionaria di società e di potere, è il lavoro quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori. La “sinistra che non tradisce”.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

15/07/11

Fabriano: risposta alle dichiarazioni del Sindaco di Fabriano riguardanti la crisi dell’Ardo

Fabriano, 13 luglio 2011

A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche
COMUNICATO STAMPA:
Fabriano: risposta alle dichiarazioni del Sindaco di Fabriano riguardanti la crisi dell’Ardo

Le ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa dal primo cittadino Sorci, che reclamano “maggiore visibilità per la situazione dell’Ardo nei confronti dei cantieri navali di Ancona” rivelano un subdolo tentativo di alimentare una “guerra tra poveri” tra i lavoratori fabrianesi e quelli anconetani, ai quali, senza alcuna distinzione, il PCL rivolge la più fraterna solidarietà.
Non conosciamo le oscure ragioni per cui, solo oggi, il Sindaco Sorci rivendichi maggiore attenzione per la grave crisi occupazionale che colpisce il distretto industriale di Fabriano. Di certo, però, Sorci e tutta la burocrazia politica cittadina non si sono impegnati abbastanza negli anni passati, quando ancora esistevano le condizioni economiche e di mercato per risanare l’Ardo ed il suo indotto, sollecitando i progetti di riconversione industriale con i quali si sarebbe resa tale industria competitiva nei mercati internazionali.
Queste dichiarazioni, arrivate dopo lunghi anni di silenzio e complicità nei confronti dei poteri forti locali fanno danno il via alla campagna elettorale per le comunali del 2012. Tutto ciò, ovviamente, sulla pelle dei lavoratori dell’Ardo e dei cantieri navali di Ancona.

Con preghiera di massima diffusione

Coordinamento Provinciale Ancona
Partito Comunista dei Lavoratori


USB Marche - Sciopero Generale del Pubblico Impiego contro gli attacchi di Governo e Confindustria

Cliccando sull'immagine qui sopra ed ingrandendo potrete leggere il comunicato stampa dell'USB Marche per lo siopero del Pubblico Impiego del 15 luglio.

USB: Analisi dell'accordo interconfederale Confindustria/Cgil, Cisl, Uil

Riceviamo dall'Esecutivo Nazionale USB e pubblichiamo questa analisi dello scandaloso Accordo Camusso-Marcegaglia.


E’ opportuno approfondire i contenuti dell’accordo raggiunto dalla Confindustria e da CGIL CISL UIL , il 28 Giugno scorso, la cui gravità fa impallidire la memoria della politica dei redditi e della concertazione inaugurata con gli infausti accordi del luglio 92 e 93.
Già nella premessa viene chiarito in ogni riga che gli obiettivi sono quelli di assicurare le imprese che le regole in materia di rappresentatività sindacale e di relazioni sindacali sono tutte volte a creare le migliori condizioni di produttività e di competitività, che la contrattazione collettiva ‘deve raggiungere risultati funzionali all’attività delle imprese, deve essere orientata ad una politica di sviluppo adeguata alle differenti necessità produttive ….deve garantire una maggiore certezza alle scelte operate d’intesa tra aziende e sindacati ‘ mentre sugli interessi, le necessità e i diritti dei lavoratori quasi si sorvola.
Al primo punto si affronta il tema della rappresentatività sindacale nazionale per determinare la quale si stabilisce una soglia pari al 5% tra il dato associativo, riferito al numero di iscritti di ciascuna organizzazione e il dato elettivo, ossia i voti ricevuti nelle elezioni delle RSU.
Si spaccia questo come la copia di quanto vige nel pubblico impiego.
Niente di più falso per ben due motivi: nel P.I. la percentuale riferita al dato associativo si calcola sul numero dei sindacalizzati, ossia sul totale degli iscritti a tutti i sindacati del settore, mentre in questo accordo si fa riferimento al totale dei dipendenti della categoria. C’è una bella differenza, specialmente se consideriamo che la realtà produttiva italiana è fatta di piccole e piccolissime aziende, dove è probabile che le elezioni non si faranno mai, e dove difficilmente potrebbero arrivare organizzazioni che non godono dei diritti sindacali più elementari. Ma non è finita qui, per il dato associativo relativo agli iscritti si è deciso che la certificazione venga effettuata dall’INPS dietro convenzione esclusiva con i firmatari dell’accordo. Rimane quindi preclusa ab origine agli altri, in primis ai sindacati di base, la possibilità di avere la trattenuta in busta paga e quindi di poter dimostrare la propria rappresentatività. Saranno le aziende, cui viene affidato un grande potere discrezionale su una materia tanto delicata, ad inviare i dati degli iscritti all’Inps. La certificazione dei voti invece viene lasciata nelle mani dei confederali che dovranno comunicarli al Cnel! Quanto questo meccanismo sia poco credibile e viziato lo dimostra inoltre il punto 5 che prevede la coesistenza delle RSA di diretta nomina sindacale per le quali non sono previste elezioni. C’è poi un elemento di grossa ambiguità che non fa presagire niente di buono: in quest’accordo si fa continuo riferimento alle RSU, finora regolate dall’accordo interconfederale del 1993 che però la UIL ha disdetto nei giorni scorsi, ragion per cui nell’intesa sottoscritta a parte tra CGIL CISL UIL si dice che ‘le categorie definiranno regole e criteri per le elezioni delle RSU’. Se pensiamo che già negli anni scorsi alcuni sindacati di categoria aderenti a CGIL CISL UIL avevano tentato di portare al 20% il numero delle firme necessarie per presentare una lista RSU, tentativo sventato proprio facendo riferimento all’accordo del 93, possiamo avere un’ idea di come saranno democratiche le prossime regole!! Il punto 2 si occupa del contratto nazionale, che dovrebbe garantire la ‘certezza dei trattamenti economici e normativi‘, certezza inficiata e demolita da quanto previsto al punto 7 dove si introduce la possibilità di ampie deroghe che di fatto decretano la scomparsa del contratto collettivo nazionale.
Non si prevedono strumenti di verifica e di consultazione sui CCNL da parte dei lavoratori che eventualmente possono essere introdotte con accordi di categoria, né si dice nulla sulla validità della sottoscrizione di un contratto nazionale in riferimento alla rappresentatività dei firmatari. Se ne deduce che possono essere validi anche accordi separati sottoscritti da chi non detiene la maggioranza dei voti o delle deleghe. Al punto 4 si prevede l’efficacia erga omnes dei contratti aziendali, se approvati dalla maggioranza dei componenti le RSU senza che sia prevista la consultazione dei lavoratori. Di fatto si elimina del tutto ogni parvenza democratica sui posti di lavoro visto che per effetto del 33% delle RSU garantito a CGIL CISL UIL dall’accordo interconfederale del 93, gli basta prendere il 17% +1 dei voti per garantirsi questa maggioranza! Non contenti di ciò nello stesso articolo si blindano tali contratti vincolando ad esse tutti i firmatari di questo accordo.
Il punto 5 prevede che i contratti collettivi aziendali esplichino la loro efficacia anche quando vengano approvati dalle RSA ( la cui costituzione è riservata in forza dell’art.19 della legge 300/70 ai soli firmatari di contratti) che insieme o singolarmente abbiano conseguito nell’anno precedente la maggioranza delle deleghe, quindi la maggioranza degli iscritti e non dei dipendenti come si chiede invece per la rappresentatività nazionale. Insomma le regole variano secondo i giocatori: si ha paura che a livello aziendale non si riesca ad ottenere dai lavoratori i consensi necessari?
Nel caso di contratti collettivi aziendali sottoscritto dalle RSA la consultazione e il conseguente voto dei lavoratori può avere luogo solo se lo richiede, entro dieci giorni dalla sottoscrizione, un ‘organizzazione firmataria di questo accordo o il 30% dei lavoratori dell’impresa e non del singolo sito produttivo, con tutte le difficoltà che si possono immaginare in imprese come la FIAT dislocate su tutto il territorio nazionale da parte di chi non può esercitare il diritto all’ assemblea o alla semplice bacheca.
La consultazione è valida poi se partecipa il 50%+1 degli aventi diritto.
La tregua sindacale, cioè il divieto di scioperare contro gli accordi sottoscritti, viene sancita al successivo punto 6 secondo cui per garantire alle aziende l’attuazione degli impegni contenuti neicontratti aziendali essi diventano vincolanti per le organizzazioni firmatarie di questo accordo interconfederale. Si specifica poi che questo divieto riguarda i sindacati e non i singoli lavoratori ai quali la costituzione garantisce il diritto di sciopero (sic!).
Come se non bastasse al punto successivo, il 7, si introduce la possibilità che gli accordi aziendali determinino deroghe e modifiche, anche sostanziali ai contratti nazionali, relative alla prestazione lavorativa, agli orari e all’organizzazione del lavoro: Marchionne a Pomigliano e a Mirafiori non ha fatto nulla di diverso!
Per gettare fumo negli occhi le deroghe vengono definite “ strumenti di articolazione contrattuale mirati ad assicurare la capacità di aderire alle esigenze degli specifici contesti produttivi”. Dulcis in fundo la richiesta al Governo di assicurare alle imprese, in via definitiva e certa, tutte le misure volte ad incentivare questa bella contrattazione aziendale, in termini di riduzione di tasse e contributi, per collegare eventuali aumenti retributivi al raggiungimento di obiettivi di redditività, cioè profitti, qualità efficienza, efficacia, ecc, ecc ai fini del miglioramento delle competitività e legati al risultati dell’andamento economico delle imprese!
Se il mercato va male, se l’azienda sbaglia investimenti o scelte produttive, hai voglia a farti sfruttare e spremere fino all’osso, chi ci rimette saranno sempre e soltanto i lavoratori.
Non riusciamo veramente a capire come qualcuno possa azzardarsi a dire che questo accordo “rappresenta un salto qualitativo dalla democrazia di organizzazione alla democrazia sindacale che i lavoratori saranno coinvolti e consultati per poter validare gli accordi con lo strumento del referendum”.(Nicolosi, Lavoro e Società Cgil) Nulla di tutto questo. Siamo di fronte ad un accordo i cui contenuti non esitiamo a definire aberranti, che cancella veramente quel poco di democrazia ancora presente nei posti di lavoro ed istaura una vera e propria dittatura di Cgil Cisl e Uil attraverso un tentativo smaccato, ma non per questo meno vero, di eliminare del tutto il pluralismo sindacale e le possibilità di rivolta di fronte ad una crisi economica che ancora non ha mostrato la sua devastante natura.
Se già oggi giudichiamo pesante l’attuale manovra finanziaria di Tremonti, pari a 1 miliardo e 800 milioni di euro cosa ci aspetterà nei prossimi 2 anni quando il debito pubblico, se va bene, dovrà ridursi di altri 45/47 miliardi di euro?
E’ per questo che Confindustria, Cgil Cisl e Uil sono stati così solleciti e d’accordo nel definire queste nuove relazioni sindacali, all’insegna di un rinnovato patto sociale che dice: gli interessi dell’impresa prima di tutto, i lavoratori si adeguino ed in ogni caso si tolgono di mezzo quanti più spazi possibili al dissenso, al conflitto, alle lotte.
Notizia dell'ultima ora: il sito della Funzione Pubblica riporta la notizia che il Ministro Brunetta ha inviato all'Aran l'atto di indirizzo per la stipulazione di un accordo quadro che regoli il sistema delle relazioni sindacali alla luce della riforma degli assetti contrattuali sottoscritti il 30 aprile 2009 per i comparti del pubblico impiego.

Roma, 1 luglio 2011

Unione Sindacale di Base
Esecutivo Nazionale

IL SIGNIFICATO POLITICO DELL'ACCORDO CAMUSSO-MARCEGAGLIA


...ALCUNE DOMANDE A VENDOLA E FERRERO.. 

A tutti i militanti operai e attivisti d'avanguardia, risulta chiara la valenza sindacale profondamente regressiva dell'accordo Camusso- Marcegaglia- Bonanni- Angeletti. Ma è bene chiarire sino in fondo il suo significato squisitamente politico.
Paradossalmente l'accordo è figlio indiretto della sconfitta di Berlusconi alle elezioni amministrative e nel referendum. Quella sconfitta ha infatti materializzato agli occhi di Confindustria, come a quelli delle burocrazie sindacali, la chiusura di una stagione politica e il delinearsi di una prospettiva politica nuova. Da qui l'esigenza, da entrambi avvertita, di un cambio di registro.

CONFINDUSTRIA SI PREPARA AL CENTROSINISTRA

Confindustria sa che si avvicina la probabile “svolta” di centrosinistra. E sa che il nuovo governo dovrà gestire una stretta sociale drammatica: non solo il grosso del lavoro sporco ereditato da Berlusconi e Tremonti in ordine al pareggio di bilancio ( 2013-2014); ma anche la successiva cura da cavallo- dettata dai banchieri europei e fatta propria da tutti i partiti dominanti- in ordine all'abbattimento accelerato del debito pubblico sino al 60% del PIL. Come sarebbe possibile gestire una simile stretta appoggiandosi sulle fragili spalle di Bonanni e Angeletti, senza un coinvolgimento della Cgil? L'apertura di Marcegaglia a Camusso ha esattamente questo significato. Non solo cercare di imbriglare e subordinare la Fiom dentro un nuovo patto sociale, restringendo e possibilmente annullando ogni suo spazio di manovra. Ma preparare la strada della ennesima compromissione della Cgil nella politica antioperaia del futuro governo confindustriale di centrosinistra.

LA BUROCRAZIA CGIL SI PREPARA A GESTIRE I SACRIFICI

Per la burocrazia CGIL è valso un giudizio analogo e speculare. La sua vocazione al patto sociale è strategica ed organica. Ma nei due anni passati, a fronte di un governo Berlusconi stabilmente in sella (e attestato sul blocco pregiudiziale con la Cisl ), questa vocazione non poteva svilupparsi come avrebbe voluto. Oggi la crisi verticale del berlusconismo apre alla burocrazia uno spazio nuovo di reinserimento nel “gioco”. La Cgil si offre preventivamente a Confindustria e al futuro probabile governo di centrosinistra, come ammortizzatore indispensabile del conflitto sociale a fronte della nuova annunciata stagione di sacrifici. Il suo accordo con Confindustria, naturalmente, offre anche un vantaggio contingente al governo decrepito di Berlusconi. Ma l'interlocutore vero e strategico dell'accordo non è il Cavaliere, bensì il centrosinistra. Che infatti, a partire da Bersani, si spertica di lodi nei confronti della “responsabilità” della Cgil. Infatti proprio la sponda della Cgil, come già in passato, potrà permettere al “governo amico” di cercare di bastonare pesantemente i lavoratori, col minimo di reazione sociale.
Se così stanno le cose- e così stanno- poniamo alle sinistre italiane un interrogativo molto semplice: come possono continuare a perseguire come se nulla fosse un accordo di governo col PD, grande sponsorizzatore dell'accordo antioperaio Marcegaglia- Camusso?

IL SILENZIO DI NICHI VENDOLA E'IL SUO PEGGIOR COMIZIO

Nichi Vendola, così loquace nei pubblici comizi, tace totalmente sul nuovo accordo Camusso- Marcegaglia. E' un caso? Una disattenzione? O magari una forma di rispetto della cosidetta “autonomia sindacale”, come spesso si dice in questi casi? Nulla di tutto questo. Quando si trattò di criticare pubblicamente le ( sacrosante) contestazioni degli operai alle sedi Cisl, Vendola fece ben sentire la propria voce. E così quando lamentò il mancato coinvolgimento della Cisl nello sciopero generale del 6 Maggio.. Peraltro non è proprio l'autonomia sindacale della Cgil da Confindustria che andrebbe difesa contro la burocrazia dirigente del sindacato? Invece, silenzio tombale.
La ragione vera è assai semplice. Un candidato premier ( in pectore) del centrosinistra- tanto più in tempi di stretta sociale- non può contrastare la concertazione, cioè la subordinazione dei lavoratori ai padroni. Perchè la concertazione è esattamente la ragione costitutiva del centrosinistra. E un suo Presidente del Consiglio, comunque si chiami, dovrebbe semplicemente gestirla, nel nome di quei poteri forti che sono fisiologicamente i veri mandanti del governo e del suo programma. Del resto, perchè mai lo stesso Vendola che tace sull'accordo, ha recentemente dichiarato sul Corriere della Sera che “la sinistra non può più attestarsi sulla difesa del vecchio Welfare”? Oppure perchè ha più recentemente affermato che “ solo una classe dirigente moralmente legittimata può chiedere sacrifici”? Non sono proprio i sacrifici dei lavoratori ad essere immorali, dopo 20 anni di arretramenti? Evidentemente la preparazione al premierato è lastricata di segnali inequivoci. Inclusa la rivendicazione di una possibile unificazione di Sel col PD liberale.
Ma tutto questo non è forse una pugnalata preventiva alla FIOM, contro tutte le recite elettorali sulla propria vicinanza ai metalmeccanici? Nel momento in cui la burocrazia della Cgil si accorda coi padroni contro i metalmeccanici e il loro principale sindacato, il silenzio di Nichi Vendola non è forse un avallo alla politica della burocrazia? E' indubbio. Ma è appunto il prezzo pagato- senza particolare sofferenza- alla propria ambizione presidenziale. Se tutto questo accade già oggi, quando il premierato è ancora un'ambizione virtuale, ognuno può immaginare casa accadrebbe quando Vendola si trasformasse in un Presidente reale del Consiglio, a braccetto di Bersani e D'Alema. Siamo al Bertinottismo parte seconda. Altro che nuova speranza a sinistra!

LE ACROBAZIE DELL'EX MINISTRO FERRERO

Ma una domanda s'impone anche alla FDS e a Paolo Ferrero.
A differenza di Vendola, Ferrero ha attaccato l'accordo tra Cgil e Confindustria, con parole inequivoche. Così come pochi giorni or sono ha attaccato, senza ambiguità, la macelleria poliziesca in Val di Susa. Bene. Anzi, benissimo. Ma poiché resta il fatto che sia la strage di democrazia sindacale, sia l'aggressione militare ai No Tav abbiano avuto il benestare determinante del PD- che anzi è stato per molti aspetti il vero ispiratore di entrambe- chiediamo pubblicamente a Ferrero: come puoi continuare a rivendicare “il patto democratico” col PD per la prossima legislatura? Come puoi ricercare l'accordo programmatico con un PD che è dall'altra parte della barricata rispetto ai movimenti sociali, persino nella stagione di Berlusconi, (figuriamoci col centrosinistra)? Sostieni che non si può avere una posizione pregiudiziale. Ma la vera posizione pregiudiziale non è forse quella che ignora “pregiudizialmente” la vera natura del PD, la sua collocazione confindustriale, i suoi rapporti col potere finanziario, sino alla corruzione fisiologica che non a caso attraversa i suoi ambienti dirigenti e le loro commistioni d'affari ( v. D'Alema e la Fondazione Italiani Europei)?
Dunque perchè Paolo Ferrero parla in un modo e agisce in un altro? Perchè l'ex ministro non ha cessato di vivere sotto le spoglie dell'oppositore sociale o dell'amico dei movimenti. E se per avere la speranza di un pugno di parlamentari eletti, si deve accordare col PD, firmare il programma borghese della sua coalizione di governo, sostenere il candidato premier di quella coalizione, impegnarsi a votare la fiducia a quel governo confindustriale, ben venga questo “sacrificio”. I metalmeccanici possono aspettare. E la verità con loro.

O DI QUA O DI LA, IN MEZZO AL GUADO NON SI PUO' STARE

L'accordo Camusso Marcegaglia non è solo un fatto sindacale. E' il biglietto da visita del nuovo centrosinistra che si prepara. Contestare in ogni sede quell'accordo, impegnarsi a contrastarlo tra i lavoratori, creare le condizioni di massa per farlo saltare non è solo un impegno sindacale. E' il primo atto di opposizione preventiva al nuovo governo confindustriale in gestazione.
Per questo a tutte le sinistre diciamo :” O di qua o di là,in mezzo al guado non potete stare”. Né ripiegando in un assordante silenzio. Né usando parole biforcute, contraddette dalla realtà dei fatti.
Rompere col PD e il Centrosinistra, grandi sponsorizzatori del tradimento sindacale; unire tutte le sinistre politiche e sindacali in una mobilitazione vera contro governo e il padronato; preparare per questa via un'alternativa di classe a Berlusconi e alle classi dirigenti del Paese. Questa è la proposta e la linea di massa del Partito Comunista dei Lavoratori, nei luoghi di lavoro, nei sindacati, in tutti i movimenti.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

08/07/11

Rigassificatore-PD e IDV hanno tradito ancora i propri elettori


A tutti gli organi di stampa e informazione
della Regione Marche

COMUNICATO STAMPA: Ancona - Purtroppo, quello che avevamo già denunciato in occasione della manifestazione del 25 giugno si è puntualmente verificato: i consiglieri e la giunta regionali del PD e dell’IDV hanno di nuovo tradito i propri elettori, sacrificandoli agli interessi delle Multinazionali.

Nonostante il risultato dei referendum sul nucleare, che hanno espresso inequivocabilmente la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e di tutti gli elettori di centrosinistra, di mettere al primo posto la salute, la sicurezza ed il rispetto dell’ambiente, hanno presentato ed approvato il mega progetto dei rigassificatori offshore di Falconara.

La scelta è chiara: prima tentano di appropriarsi della vittoria dei referendum sull’acqua ed il nucleare, poi però non fanno nulla per restituire l’acqua alla gestione pubblica o per garantire l’approviggionamento energetico più sicuro e sostenibile possibile. Evidentemente sono tutte manovre politiche che nascondono una verità ormai chiara a molti: i reali referenti politici di PD ed IDV sono le grandi lobby finanziarie ed industriali, per le quali gli esponenti del centrosinistra sono pronti a tradire in qualsiasi momento i lavoratori e le loro famiglie.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, l’unica sinistra che non tradisce, continuerà, senza esitazioni e senza ambiguità, a sostenere la battaglia dei cittadini contro i rigassificatori, nelle Marche come nel resto d’Italia. I movimenti per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro i rigassificatori, contro gli inceneritori, contro la Tav ed altre grandi opere, hanno una matrice comune: difendere il territorio e la salute dei suoi abitanti dalle speculazioni industriali, finanziarie, politiche o mafiose che siano, di questo e dei precedenti governi. Per questo torniamo a proporre, oltre all’unificazione ed alla radicalizzazione delle lotte fino alla caduta del Governo Berlusconi, anche la creazione di un alternativa politica al centro destra e al centrosinistra, che sia di sinistra, di massa ed anticapitalista e che porti finalmente al potere i bisogni dei lavoratori.

Con preghiera di massima diffusione

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Marche