23/09/10

Volantinaggio alla Fincantieri di Ancona



Comunicato Stampa del Partito Comunista dei Lavoratori
della Provincia di Ancona

Ancona, 23/09/2010

Oggi un gruppo di militanti anconetani del Partito Comunista dei Lavoratori si è dato appuntamento davanti ai cancelli della Fincantieri, presso il porto di Ancona, per dare il via alla nuova campagna nazionale del Partito. Infatti, come in tutti gli stabilimenti Fincantieri d'Italia, è stato distribuito il primo di una serie di volantini che esortano i lavoratori dei cantieri navali, ad occupare gli stabilimenti fino al ritiro immediato del piano aziendale di lacrime e sangue e di ogni minaccia di licenziamento. Alto è stato l'interesse verso la proposta che lo stesso PCL caldeggia come unica possibile a questo punto della vertenza per ottenere risultati concreti a favore degli operai. Ora i Comunisti Lavoratori sperano che le organizzazioni sindacali prendano seriamente in considerazione questa ipotesi di lotta.

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona

Risposta all’articolo del Segretario Regionale del P.R.C, Savelli

Il recente articolo pubblicato dalla stampa locale, scritto dal compagno Savelli, Segretario Regionale di Rifondazione, riguardante la crisi drammatica dell’Antonio Merloni a Fabriano merita alcune amare riflessioni.

La più importante investe proprio il P.R.C, il quale, come forza politica, si accorge solo oggi dell’esistenza di una amministrazione della Regione Marche di natura “centrista”, funzionale agli interessi di certi “poteri forti” regionali e non alle legittime aspettative di migliaia di lavoratori e relative famiglie che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.

È necessaria una politica di forte contrapposizione nei riguardi della commistione esistente tra una parte dell’imprenditoria marchigiana e la maggioranza della classe poltica sia di centrodestra che di centrosinistra.

Auspichiamo che nel non lontano 2012 a Fabriano non si ripeta la politica sciagurata, iniziata nel 2002 dal locale circolo del P.r.c, di totale subalternità di “certi potentati” che ricercano, grazie a “ certe segreterie a gestione familiarista”, il predominio contro i lavoratori nella regione Marche e a Fabriano.


Angeloni Antonio

Partito Comunista dei Lavoratori
Nucleo Montano - Sezione di Ancona

19/09/10

I nuovi barbari all’attacco dell’immenso tesoro dei Parchi Nazionali




L’anomalia nel sistema capitalistico che i nostri governanti vorrebbero cancellare una volta per tutte

Per difendere l’incommensurabile patrimonio ambientale del nostro Paese sono stati istituiti, dal 1921 e nell’arco di ottant’anni, 24 Parchi Nazionali che proteggono in maniera più o meno efficace i principali ecosistemi della penisola. Purtroppo, nonostante l’importanza delle nostre aree protette, riconosciuta anche in campo internazionale, lo Stato investe solo pochi spiccioli nell’implemento e nella riconversione economica di tale zone, creando di fatto dei Parchi a metà. Le aree protette italiane, infatti, coprono la ragguardevole superficie di 15.000 km2 corrispondente all’8% dell’intera superficie nazionale, comprendenti aree già fortemente antropizzate. L’obiettivo primario resta quindi rendere compatibili le attività umane nelle zone periferiche dei Parchi con le rigide norme conservazioniste delle aree più selvagge ed intatte. Appaiono quindi ridicoli gli stanziamenti di 50 milioni di euro all’anno per l’intera rete dei Parchi, sufficiente a malapena all’autosostentamento della macchina burocratica degli Enti Parco. Non a caso, alcuni autorevoli direttori dei Parchi Italiani, ricoprono l’incarico a titolo gratuito.
Ebbene, con l’ultima finanziaria, il Governo che vuole la deregulation sulla caccia, il nuovo Piano Nucleare, le devastanti Grandi Opere, la cancellazione del V.I.A., il Piano Case etc. ha deciso di dimezzare a 25 milioni l’anno questa già risicata cifra. Il tutto senza alcun risparmio per l’Erario, poiché la legge prevede un piccolo taglio del 10% per il Ministero dell’Ambiente, che continua a percepire 720 milioni l’anno, di cui però, la cifra massima da trasferire ai Parchi Nazionali (il principale strumento di Protezione ambientale del Paese) è stabilita a 25 milioni. Cosa se ne faccia il Ministro Prestigiacomo con il resto dei finanziamenti rimane un mistero. Sembra chiaro quindi che la volontà politica sia un’altra, anche se celata dietro lo spauracchio del risanamento dei conti pubblici: costringere alla chiusura o paralizzare i Parchi Nazionali italiani.
Fin dalla loro istituzione i Parchi sono stati oggetto di attacchi e boicottaggi da parte dell’establishment capitalista e dell’ecomafia, soprattutto utilizzando strumentalmente le resistenze (spesso giustificate) delle popolazioni locali. Si era però sempre trovato un patto di non belligeranza tra gli interessi clientelari delle classi politiche, la necessità di sviluppo turistico di alcune aree del Paese e le convinzioni dei protezionisti più sinceri, che ha permesso la mera sopravvivenza dei Parchi. Compromesso che, malgrado tutto, ha portato al salvataggio in extremis del Pino loricato e dell’Orso bruno marsicano per dirne due. Oggi però l’opposizione di centrosinistra, totalmente impregnata dello stesso spirito rapace del Governo, tace. Inoltre, alcuni partiti ed associazioni (come i Verdi o Legambiente) che avevano a cuore, almeno a parole, la questione dei Parchi, hanno perso consistenza ed autorevolezza a causa delle numerose svolte opportuniste seguite negli ultimi anni. Lo stesso Presidente della Repubblica, l’ex “comunista” (si fa per dire) Napolitano, risponde al disperato appello dei Presidenti dei Parchi con una beffarda missiva in cui, come al suo solito, declina ogni responsabilità e rifiuta di prendere qualsiasi impegno personale in tal senso. Quali condizioni migliori quindi per sferrare l’affondo finale contro gli ultimi baluardi della natura selvaggia in Italia?
Nel 1864 Marsh riscosse grande successo con il suo libro “Man and Nature”, rivoluzionando il naturalismo scientifico, in senso conservazionista. Marsh comprese i pericoli delle rivoluzioni industriali e degli aumenti demografici che di lì a poco avrebbero interessato anche i luoghi più remoti della terra: capì come la Natura non rappresentasse solo una forza oscura da assoggettare od un pozzo senza fondo da cui attingere, bensì una fonte immensa ma comunque limitata di risorse da gestire e conservare per consegnarla integra alle generazioni future. Dopo l’uscita del suo libro in America fu istituito il primo Parco Nazionale del Mondo ed anche grazie all’influenza delle sue teorie in pochi decenni furono adottate le prime norme protezioniste nel nostro paese, culminate con il Regio Decreto a difesa delle foreste italiane nel 1923 ed in vigore tutt’oggi.
Oggi sappiamo che ogni intervento dell’uomo in un ecosistema può produrre gravi sconvolgimenti. L’unica arma di difesa di cui dispone la natura è proprio la biodiversità: la grande varietà di specie, ognuna con una sua particolare “abilità”, e la variabilità genetica (proporzionale alla dimensione delle popolazioni), per cui ogni individuo della stessa specie presenta caratteri diversi dall’altro, aiutano un ecosistema a reagire a qualsivoglia intervento umano o calamità naturale. Inoltre siamo maggiormente consci di quanto la nostra stessa esistenza è legata a doppio filo con la conservazione e l’implemento di questa biodiversità: sia per ragioni di dipendenza economica, energetica, alimentare dalla Natura, sia perché delle catastrofi seguenti uno sconvolgimento ambientale siamo spesso noi stessi a farne le spese.
L’Italia, nonostante la forte antropizzazione, detiene ancora oggi numerosi record mondiali in campo ambientale. Infatti la conformazione geografica (lo stivale attraversa ben 12° di latitudine), l’orografia estremamente varia (dalle profonde grotte carsiche ai 4810 mt del M.te Bianco), la varietà climatica (che spazia dal caratteristico clima mediterraneo sino ai climi nivali delle alpi) ed altri fattori non meno importanti, fanno si che il nostro paese possa vantare una grande biodiversità ed un gran numero di endemismi. La Flora e la Fauna italiane sono le più ricche d’Europa ed abbiamo una percentuale di superficie boscata tra le più alte riscontrabili tra i paesi ad industrializzazione avanzata. Alla luce di ciò, 24 Parchi Nazionali risultano persino insufficienti e vanno quindi difesi a spada tratta. Anche perchè una volta distrutti gli ultimi ecosistemi ancora intatti, sarà impossibile tornare indietro.
I Parchi dovrebbero rappresentare il luogo per eccellenza della Conservazione ecosistemica, dell’implemento delle aree Wilderness, della risoluzione di alcune criticità legate al pericolo di estinzione di animali o piante. L’Italia dovrebbe investire nei Parchi (e non guadagnarne sei euro per ognuno investito come avviene attualmente), per convertire i sistemi economici presenti nelle aree protette e renderli realmente ecocompatibili ma comunque sufficienti al sostentamento delle popolazioni locali. Dovrebbe insomma costruire un’isola totalmente refrattaria ai sistemi produttivi classici del capitalismo. Un’utopia in un sistema economico mondiale così aggressivo e rapace, ed ancor più in Italia dove la rete dei Parchi Nazionali comprende molte zone antropizzate ed industrializzate, spesso in aree del Paese in cui le infiltrazioni mafiose sono più frequenti (come nei numerosi Parchi del Sud e delle Isole).
Sappiamo che in un sistema di produzione regolato dalle leggi del profitto, dove si trascurano i diritti fondamentali degli stessi uomini, non c’è molto spazio per la difesa della natura. L’ambiente, anzi, viene ridotto dal capitalismo a due sole funzioni: quella di farsi depredare indiscriminatamente di tutte le risorse o quella di enorme discarica, cioè il soggetto ideale a cui far pagare la maggior parte delle esternalità negative del nostro sistema produttivo. L’Italia non fa eccezione. Appare chiaro, anzi, che le motivazioni che hanno portato ad istituire i primi Parchi Nazionali, non incontrino la simpatia dell’attuale Governo Italiano di Centro Destra nè dei precedenti di Centro Sinistra. Per i politici, i capitalisti ed i mafiosi italiani, al contrario (tranne alcuni rari “illuminati”), i Parchi hanno rappresentato un fastidioso limite all’avanzata del cemento e della speculazione. Oppure, nella migliore delle ipotesi, uno strumento clientelare di distribuzione delle “poltrone” ai propri amichetti. Perciò vogliono togliere di mezzo questo ostacolo ai propri interessi.
Analogamente a quanto accade in altri campi, i guadagni derivati dalla distruzione dell’Ambiente riguardano solo pochi avidi oligarchi. Le conseguenze disastrose di questo reiterato saccheggio, però, colpiscono l’intera popolazione mondiale, ricadendo in particolar modo proprio sui più deboli e sui più poveri. I comunisti non possono, quindi, che inserire la battaglia per la difesa delle aree protette e della Natura in Italia, in un quadro più generale di rivendicazioni ambientaliste di chiaro orientamento anticapitalista. Come non vogliamo continuare ad essere schiavi del sistema economico mondiale, non permetteremo che i padroni del mondo distruggano il nostro Paese ed il nostro Pianeta con la loro ingordigia. Il patrimonio naturale mondiale non può essere appannaggio di pochi e bisogna incoraggiare una nuova coscienza di classe anche in tal senso. Se non interrompiamo il prima possibile la loro festa, rischiamo di trovarci sepolti dagli scarti del loro banchetto.
Titto Leone

12/09/10

Dove sono i lavoratori fabrianesi?

Stiamo vivendo la più grande controffensiva che il movimento operaio abbia mai subito da 50 anni a questa parte. L’attacco frontale portato avanti dalle classi dirigenti e borghesi di questo territorio disastrato, manderà decine di migliaia di famiglie sul lastrico, al solo scopo di mantenere i privilegi dei grandi industriali! Se non verranno fermati riusciranno con grande facilità ad approfittare del consenso-assenzo di tutti per condurre una lotta di classe che vedrà una tragica involuzione dei rapporti di forza e la completa disfatta dei diritti di ognuno di noi. Questi ipocriti, truffatori e nemici da sempre della classe operaia, riescono senza alcuna difficoltà a sottomettere e sfruttare decine e decine di migliaia di lavoratori con pochi e semplici mezzi di convinzione.

Svegliarsi e prendersi ognuno le proprie responsabilità, è il minimo che una persona a cui sia rimasto ancora un po’ di buon senso, di dignità e di libertà, possa fare. Lo stress della vita quotidiana, tra il lavoro, la casa, la famiglia, la scuola, la spesa e tutto ciò che comporta tenere in piedi ritmi di vita spinti sempre più all’estremo di una giostra frenetica, ci rende incapaci di reagire, assoggettandoci sempre più alle politiche neo-liberiste.

Sono vent’anni che stanno salassando la classe lavoratrice, produttrice della ricchezza di questo paese, con ogni mezzo “sempre legale….”, speculando di continuo sulla pelle dei lavoratori, smantellando la scuola pubblica, usurando i pensionati, smembrando i servizi sociali e tutto ciò che è pubblico per favorire l’ingordigia dei privati. Se non faremo un vero cambio generazionale di tutti questi lestofanti e venditori di compromessi, a partire dalle dirigenze sindacali e politiche, i lavoratori arriveranno ad avere una coscienza di classe poco superiore agli schiavi lobotomizzati (ma forse questo è proprio ciò che vogliono).


Per rendersi conto basti guardare il territorio fabrianese: fin dall’inizio dell’era merloniana è stato preso d’esempio dall’intera area confindustriale e borghese del paese (e non solo) per le sue capacità di "dividi et impera" nei confronti dei lavoratori e nello stesso tempo incrementare il loro sfruttamento. La Merloni, in crisi già da tempo, ha visto nel 2008 la spaccatura tra i lavoratori di Fabriano con i loro colleghi di Gaifana in Umbria, che vivono ad appena pochi chilometri. Fabriano è stata spettatrice perfino dell'antagonismo tra i lavoratori delle Cartiere Miliani e gli stessi operai della Merloni. Ma non bastava questo per regalare sonni tranquilli al mondo politico ed industriale, rendendo sempre più irrilevante il conflitto sociale, si è arrivati addirittura a dividere gli stessi presidi di S.Maria e Maragone, nella stessa piccola cittadina. Ora, perfino la cittadinanza e tutto il resto dei lavoratori dell’indotto che per la maggior parte si ritrovano in mobilità, disoccupati o lavoratori in nero (come d'uso in molte imprese del territorio), ora denigra i lavoratori merloniani perché hanno il privilegio di usare la cassa integrazione.

Ci rendiamo conto che la classe lavoratrice a Fabriano come nel resto d’Italia è completamente soggetta alla classe padronale o no? Ci stiamo comportando come marionette nelle loro mani.


Durante l’occupazione degli uffici amministrativi della A.Merloni, tutti, ma proprio tutti, hanno alzato la propria bandiera (perfino il vescovo è sceso in piazza), per portare avanti un diritto che non poteva essere tolto ai lavoratori che non hanno alcune responsabilità nella crisi dell'Azienda. La realtà è che tutti, oggi, si sono dimenticati di quei diritti a cominciare dai grandi parlatori che hanno “ora si può dire”, il “permesso” di scrivere articoli sui giornali mentre questa pratica viene vietata ai portavoce dei lavoratori, a coloro che come noi lottano per la divulgazione di vera informazione e per la sopravvivenza della classe operaia. La realtà è che durante l’occupazione della Merloni, scorrevano fiumi di parole, giornali pieni di articoli, ma che poi sfociarono in un sostegno di appena una trentina di persone all’uscita dagli uffici occupati, all' imbavagliamento ed all'espulsione forzata dei compagni che volevano denunciare una situazione di sfruttamento, di speculazione, di omertà, una situazione precaria. Nè abbiamo potuto denunciare il nefasto operato di dirigenti sindacali che non erano e non sono all’altezza di potersi prendere l’onore di portare avanti le lotte dei lavoratori, ma, come da sempre abituati e imboccati dai poteri forti, svendono l’onore e tutto ciò che rappresentano per scendere a compromessi al ribasso. Imperterriti, oggi più che mai cercano la mano tesa padronale per applicare, in cambio di sporche poltrone, la legge antidemocratica, anticostituzionale e fuori–legge, del galoppino del capitalismo Marchionne.

Vogliamo arrivare a farci la guerra tra disoccupati e operai sfruttati sulla catena di montaggio dalla catena dei padroni? Vogliamo continuare a farci la guerra dei poveri mentre loro se la ridono? Vogliamo continuare a farci fare il lavaggio del cervello giornaliero da questi corrotti, sfruttatori, speculatori ed ogni sorta di relitto che ormai irrimediabilmente si sono seduti sulle poltrone che erano destinate ai portavoci del popolo?

Il Partito Comunista dei Lavoratori è l’unica forza in questo misero paese che può, grazie ai suoi militanti, riportare all’avanguardia il movimento operaio, perché la nostra lotta è per l’abbattimento del capitalismo e l’istaurazione di un governo dei lavoratori dove la maggioranza della popolazione gestisca le risorse del paese e non il contrario.

Nel frattempo abbiamo due scelte davanti a noi, la prima e restare a guardare mentre nel distretto industriale fabrianese il potere padronale instaura la mannaia Marchionne sulla testa dei lavoratori, restare a guardare mentre viene abolito il contratto nazionale del lavoro promosso dai sindacati, elogiato da Confindustria, votato dai poteri forti, contemplato dalla Chiesa e accettato con indifferenza dai lavoratori. La seconda è alzare la testa, tutti insieme, insieme al Partito Comunista dei lavoratori, e lottare finalmente per i nostri diritti. “Noi siamo la sinistra che non ha mai tradito e mai tradirà!”

A proposito, senza nulla togliere alla musica: tra qualche giorno inizia X Factor, mi raccomando non perdetevelo…!

Youri Venturelli
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez.Ancona-nucleo montano

10/09/10

La controversia tra il Comune di Fabriano e le Cartiere: rischi catastrofici per i cittadini


Città di Fabriano: la drammatica controversia tra il Comune e le Cartiere Miliani–Fedrigoni Group, rischia di avere effetti catastrofici per tutti i cittadini fabrianesi.


Le ultime notizie apparse su tutta la stampa locale il giorno 4.9.2010, relative ad un ricorso al Consiglio di Stato, da parte delle Cartiere Miliani-Fedrigoni Group, le quali richiedono 6 milioni di euro al Comune di Fabriano, poiché le stesse sostengono di essere state ingiustamente escluse dalla legge 61/98 sul terremoto, costituisce un drammatico pericolo per l’economia dell’intera città, già provata dalla crisi che investe l’intero distretto industriale.

Questo è il risultato della privatizzazione selvaggia che “certi notabili locali”, hanno voluto imporre alle Cartiere Miliani, favorendo la perdita di oltre 400 posti di lavoro.

È lecito chiedersi che cosa ne pensano “certi personaggi pseudo-comunisti” che nel 2004-2005 con urla e atteggiamenti squadristi, sostenevano nell’ambito delle riunioni del Comitato Cittadino in difesa delle Miliani (anche contro lo statuto del proprio partito, il P.r.c) e nelle riunioni del proprio direttivo del partito dell’epoca, “che nelle Miliani, grazie ai nuovi proprietari andava tutto bene!!”

Alla faccia della verità e della difesa di tutti i lavoratori!!.

L’ex delegato R.s.u delle Cartiere Miliani
Antonio Angeloni

Piegare il padronato e cacciare Berlusconi



L’azione di guerra di Federmeccanica contro i diritti dei lavoratori- col sostegno del governo e la “comprensione” del PD- merita una risposta uguale e contraria.
La decisione della Fiom di impugnare legalmente gli atti padronali, di rilanciare la manifestazione del 16 Ottobre, di preparare con i lavoratori la nuova piattaforma contrattuale, è positiva e importante. Ma questa stessa prospettiva richiede da subito un salto radicale di mobilitazione, in ogni azienda e sul piano generale. E’ necessario che tutte le sinistre sindacali e politiche uniscano le proprie forze nella preparazione di una grande vertenza generale unificante dell’intero mondo del lavoro, a carattere prolungato, combinata con l’occupazione di tutte le aziende che licenziano o “derogano” a contratti e diritti. La guerra aperta da Fiat e Confindustria non si vince con metodi tradizionali o sole carte bollate, ma sul piano della forza: l’unico linguaggio che i padroni usano e intendono. Il 16 Ottobre il PCL porterà in piazza questa domanda generale di svolta: per piegare il padronato e cacciare Berlusconi.
Marco Ferrando

09/09/10

Serra De'Conti: Bendelari preoccupato sul futuro della scuola


Dal "Corriere Adriatico" del 9 settembre 2010

Lettera aperta del Rappresentante del PCL al sindaco di Serra de’ Conti

Le classi e le sezioni delle scuole di Serra de’Conti da vari anni fanno parte dell’Istituto comprensivo di Arcevia: in merito Giorgio Bendelari, rappresentante del Partito Comunista dei Lavoratori ha scritto una lettera al sindaco, all'assessore alla Pubblica istruzione e ai capigruppo del Comune di Serra de’Conti sui provvedimenti della legge Gelmini. “Come lo scorso anno - sottolinea Bendelari - torno a chiedere informazioni su ciò che accadrà all’Istituto comprensivo. Quali iniziative ha in programma l'Amministrazione comunale con le altre Amministrazioni interessate all'Istituto Comprensivo, di concerto con le Autorità Scolastiche per venire incontro ad eventuali disagi che verrebbero a crearsi per i nostri concittadini e con la eventuale soppressione di nomine di insegnanti di sostegno e di fronte all'eventualità di classi molto più numerose degli anni precedenti e quali iniziative di solidarietà nei confronti di quei docenti che non hanno ancora ricevuto la conferma della cattedra o si vedono esclusi, andando ad aumentare il già folto esercito dei precari della Scuola Pubblica?”.
L.R.

31/08/10

CRISI DI TUTTO IL DISTRETTO INDUSTRIALE FABRIANESE: IL RINNOVATO INTERESSE DELLA BANCA MEDIOLANUM...

CRISI DI TUTTO IL DISTRETTO INDUSTRIALE FABRIANESE: IL RINNOVATO INTERESSE DELLA BANCA MEDIOLANUM PER L’IPOTETICO INGRESSO NEGLI ASSETTI SOCIETARI DEL GRUPPO FEDRIGONI GROUP E QUINDI, DELLE CARTIERE MILIANI, RIPROPONE LO STATO DI DECLINO DELL’INTERO ENTRO-TERRA MARCHIGIANO.


Le ultime notizie relative ad un probabile interessamento della Banca Mediolanum (di proprietà della famiglia Berlusconi) per ipotetica acquisizione di una parte del pacchetto azionario della Fedrigoni Group, proprietaria della Miliani di Fabriano, evidenzia nuovamente il continuo e rapace conflitto tra “poteri forti” nell’arena politico-economica del territorio marchigiano. Risulta incontestabile in proposito, l’esistenza di “un potentato” riconducibile allo pseudo centro-sinistra (Merloni) che ricerca una difesa ad oltranza del proprio controllo anti-democratico sul comprensorio fabrianese, attraverso il fallimentare mono-settore che sta causando un terremoto sociale ed occupazionale. Dall’altro lato si assiste alla presumibile comparsa sullo scenario marchigiano di un capitalismo selvaggio e populista attraverso la presenza, non scontata, della famiglia Berlusconi. Così il S.IN.Cobas delle Miliani denunciò nel 2006 tutti questi strani “interessi” di natura monopolista contro la città di Fabriano. In un lungo articolo pubblicato nel quotidiano il “sole 24 ore” del 4\11\2006, il giornalista Gordon Gekko (uno pseudonimo) disegna un nuovo scenario per la Fedrigoni Group e quindi per le cartiere Miliani, relativo ad un “finanziamento” da parte della Banca Mediolanum, attraverso il sig. Ennio Dorris, azionista della banca riconducibile alla famiglia Berlusconi. Il comitato di base-S.IN.Cobas delle Cartiere Miliani non si capacita se tali notizie siano fondate, l’unica certezza in proposito riguarda l’improvviso ed inatteso abbandono del gruppo cartario da parte dell’ing. Fedrigoni Giuseppe che ha ceduto la sua quota azionaria (circa il 40%) al fratello Fedrigoni Sandro. Da qui la notizia del “finanziamento” di cui, a detta dell’articolista, l’unico rappresentante della famiglia Fedrigoni (ing. Fedrigoni Sandro) aveva assoluta necessità. Purtroppo tutto questo è il risultato della privatizzazione selvaggia che si è voluta imporre alle prestigiose cartiere Miliani, le quali grazie a tutto ciò hanno perso oltre 500 unità occupazionali. Quello che però emerge con forza riguarda la scandalosa volontà politica che ha coinvolto sia il cosiddetto centro-sinistra ed il centro-destra con il silenzio complice del Sindacato Confederale che hanno così rivitalizzato tutto il processo di dimissione e probabile smembramento delle Miliani. Per tutto questo il S.IN.Cobas di Fabriano ritiene che l’attuale “classe politica”, sia di centro-sinistra che di centro-destra sia da annoverare come la peggiore di tutta la storia della Repubblica Italiana, in quanto solo i lavoratori pagheranno queste loro “privatizzazioni”.

Angeloni Antonio

NESSUNA CAPITOLAZIONE A BERSANI

IL PCL SI PRESENTERA’ ALLE ELEZIONI IN AUTONOMIA DA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA
NESSUNA CAPITOLAZIONE A BERSANI

IL PCL SI PRESENTERA’ ALLE ELEZIONI IN AUTONOMIA DA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA

Il Sì di Ferrero, Diliberto e Salvi alla proposta avanzata da Bersani di “un Alleanza democratica” estesa a Casini e Fini, segna l’ennesima capitolazione dei gruppi dirigenti della sinistra ex ministeriale . Non si tratta di un’alleanza- già di per sé improponibile- di puro carattere “elettorale”, ma di natura programmatica. Le sinistre cosiddette “radicali” si candidano a sostenere dall’esterno un governo spostato ancora più a destra di quel governo Prodi cui parteciparono con propri ministri. Si candidano a replicare il sostegno suicida che già assicurarono dall’esterno al primo governo Prodi del 96-98, quando votarono il varo del lavoro interinale e il record delle privatizzazioni in Europa. E’ la conferma di una deriva senza ritorno. Tanto più in questo quadro il Partito Comunista dei Lavoratori annuncia la propria presentazione elettorale indipendente e alternativa alle due coalizioni dominanti, come già avvenuto alle elezioni politiche del 2008 e alle elezioni europee del 2009: contro Berlusconi, ma dalla parte dei lavoratori; non a braccetto degli amici liberali di Marchionne.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

29/08/10

La FIAT fuorilegge? Nazionalizziamola!

Nell’esprimere la propria solidarietà incondizionata alla Fiom e ai lavoratori della Fiat Sata colpiti dalla repressione Fiat, il PCL avanza una considerazione di fondo. Se un’azienda che ha goduto per decenni di straordinarie regalie pubbliche, diventa fuorilegge , in spregio totale dei diritti contrattuali e costituzionali e persino delle sentenze della magistratura, il movimento operaio può e deve battersi per la sua nazionalizzazione, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori. Estendendo questa rivendicazione all’insieme delle fabbriche che licenziano o che violano i diritti sindacali. Non si vede perché la Fiat possa permettersi, senza scandalo, la più arrogante radicalità antioperaia, e i lavoratori non possano replicare con una radicalità uguale e contraria. Se la Fiat espropria gli operai dei loro diritti, gli operai hanno il diritto di rivendicare l’esproprio della Fiat, preparando l’occupazione degli stabilimenti.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Interessante incontro pubblico a Roma

12/08/10

Crollo del modello marchigiano: un silenzio assordante!




Regione Marche: il silenzio di tutta la classe politica regionale non può nascondere il reale terremoto sociale che si sta abbattendo contro migliaia di lavoratori
Dopo quattro mesi di “ ubriacatura elettorale” seguita alle elezioni per il rinnovo del consiglio della Regione Marche che avevano fatto scendere nel territorio marchigiano, “ una pesante cappa di censura”, torna in tutta la sua catastrofica dimensione la crisi del presunto “modello marchigiano”, tanto esaltato dal Prof. Prodi.
È davvero inaccettabile dover ascoltare “certi" personaggi politici e "certe" organizzazioni sindacali confederali, sostenitori del modello fallimentare del mono-settore, ricercare il difficile tentativo volto a sottrarsi dalle proprie epocali responsabilità.
Il progetto di totale natura politica con cui, per permettere il controllo assolutista di tutta la Regione Marche, la classe politica territoriale, sia di centro-sinistra che di centro-destra, ha sottomesso l’intero comprensorio produttivo sociale e politico al potentato di una "sola grande famiglia” fabrianese, determinando a breve migliaia di licenziamenti contro i lavoratori marchigiani. Lasciandoli senza alcuna alternativa o speranza, colpevoli solo di dover seguire il destino del proprio padrone, come moderni servi della gleba costretti a seguire nella disgrazia il proprio signore (che nel frattempo però continua la sua vita da nababbo).

In questo contesto davvero tragico per le industrie locali, è ora che i lavoratori si riapproprino dei valori della lotta di classe e dell’unità tra tutte le masse lavoratrici che per lunghi decenni sono state ingannate dal monopolio merloniano, responsabile della deriva “corporativa” con la quale non solo si sono divisi i lavoratori, ma si sono cancellati i valori della partecipazione democratica, di sinistra, alternativa al capitalismo.

Antonio Angeloni

07/08/10

Fabriano: comunicato su inquinamento tetracloroetilene


CITTA’ DI FABRIANO: CON LO STANZIAMENTO DI UN MILIONE DI LA CONTAMINAZIONE DA TETRACLOROETILENE NELLA ZONA CITTADINA EURO DA PARTE DELL’U.E. IN FAVORE DELLA BONIFICA DEL QUARTIERE DI S. MARIA, SI CONFERMA

La notizia apparsa sulla stampa locale (Resto del Carlino, 28/07/2010) relativa ad uno stanziamento di un milione di euro per la bonifica di una vasta area, sita nel quartiere di S. Maria, contaminata da tetracloroetilene, pone fine alle vergognose menzogne di chi, per lunghi anni, ha cercato di smentire tale drammatica vicenda che investe il diritto alla salute dei cittadini.

E’ lecito chiedersi quali siano le “misteriose” ragioni per le quali le “autorità competenti” non attuino un doveroso esame epidemiologico sui cittadini residenti nel territorio contaminato.

Forse è giunta l’ora che gli “organi inquirenti” aprano un’indagine su tutta questa incredibile vicenda per accertare le responsabilità e i tentativi di insabbiamento di “certi” ex amministratori locali che dichiaravano che la “contaminazione” era presente solo sulla superficie del terreno.

Alla faccia del diritto alla salute dei cittadini fabrianesi!

Fabriano, 28/07/2010

Antonio Angeloni

04/08/10

Beppe Grillo si smaschera


La proposta avanzata da Beppe Grillo di un governo tecnico di transizione guidato eventualmnte da Luca Cordero Di Montezemolo- come dichiarato a L’Unità- smaschera clamorosamente l’equivoco del grillismo. La pretesa di una “politica dei cittadini” al di sopra delle classi, si risolve clamorosamente nel sostegno ad un grande capitalista, sodale di Marchionne, avversario dei lavoratori. Dentro un’ipotesi di governo analoga a quella avanzata dal PD e sponsorizzata da Bankitalia. E’ questa la..”rivoluzione” grillina? E’ l’accodarsi di fatto, da ultima ruota del carro, alla soluzione proposta da settori dei poteri forti? Si dimostra una volta di più che nessuna alternativa verrà mai da un populismo monocratico, via web, coltivato da un comico guru; e che senza una scelta di campo a favore del lavoro contro il capitale, si finisce prima o poi tra le braccia del capitale contro il lavoro. Anche quando, nell’universo virtuale della rete, ci si atteggia a nemici del sistema.
Partito Comunista dei Lavoratori

31/07/10

Fiat:solidarietà ai lavoratori licenziati




La lunga sequenza di provvedimenti disumani di licenziamento inflitti dalla FIAT contro dei lavoratori rei soltanto di difendere i diritti civili e costituzionali di tutte le maestranze del gruppo industriale automobilistico torinese, non possono che suscitare profonda repulsione morale.
Purtroppo in questa drammatica vicenda, l’A.D, Sig. Marchionne, oltre a perseguire un vero e proprio “ regolamento dei conti” con i lavoratori “scomodi” presenti alla FIAT, soprattutto nel sud Italia, ricerca il progetto devastante, volto ad imporre a tutto il mondo del lavoro italiano, un modello medioevale d’intimidazione e terrorismo psicologico contro i lavoratori che si battono per la difesa del proprio posto di lavoro.
È ora che le org. sindacali e la forze politiche progressiste inizino “ un vero e proprio percorso di resistenza” contro le angherie anti-democratiche del Dott. Marchionne che culmini con la proclamazione di uno sciopero generale che paralizzi l’attività produttiva in tutto il territorio nazionale.

Antonio Angeloni

19/07/10

Fabriano:sciopero all'indesit del 23 luglio 2010




La crisi dell’Indesit e di altre aziende legate alla famiglia Merloni non è una novità, ma ora cominciamo ad assistere alle prime chiusure vere e proprie. Dopo anni di lavoro che hanno arricchito la proprietà dell’azienda portandola ai vertici mondiali, i lavoratori vengono brutalmente liquidati facendogli pagare tutti i costi della crisi e delle scelte sbagliate della dirigenza aziendale.
ll licenziamento dei cinquecento operai negli stabilimenti di Brembate e Refrentolo è una sconfitta di tutti noi per almeno due motivi:
• innanzitutto è un chiaro segno premonitore di quello che succederà nel giro di pochi mesi anche qui al Centro Italia
• inoltre è il simbolo della sconfitta di un intero movimento di lotta per il lavoro contro uno stesso nemico e per gli stessi obiettivi; lotta che dovrebbe essere quindi la più unitaria possibile
Perciò lo sciopero di oggi assume una particolare importanza: dobbiamo far capire al fronte padronale ed istituzionale, più unito che mai, che i lavoratori sono solidali tra loro e che ogni tentativo di metterli l’uno contro l’altro, per poter nel frattempo far pagare la propria crisi ad entrambi, verrà respinto con forza. Il motto “mors tua vita mea”, se mai ha avuto una sua ragionevolezza, risulta stavolta più errato che mai! Solo insieme possiamo conquistare un forte potere decisionale autonomo, sconfiggere gli speculatori, conservare il nostro posto di lavoro, migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro. Ma per far ciò uno sciopero non basta. Occorre utilizzare tutte le forme di lotta ma tese a promuovere proposte concrete per uscire dal rischio di chiusura di tutti gli stabilimenti del gruppo Indesit, Ardo e relativo indotto. La gravità della situazione necessità soluzioni tempestive e radicali:

o Il mantenimento di tutti i posti di lavoro,
o La ripartizione del lavoro esistente tra tutti senza ridurre il salario
o La Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell’azienda

E’ proprio su quest’ultimo punto che il Partito Comunista dei Lavoratori insiste ormai da anni. E’ l’unica soluzione alternativa alla chiusura o ai continui ingenti finanziamenti pubblici alle aziende private che li investono o sperperano come vogliono senza garantire nulla in cambio, nemmeno il mantenimento dei posti di lavoro. Vogliono favorire una ripresa economica momentanea trainata dagli speculatori finanziari, dai furbetti del quartierino e da imprenditori senza scrupoli. L’unico modo per rilanciare l’economia facendola ripartire dal miglioramento delle condizioni dei lavoratori e dalla stabilità a lungo termine garantita dal controllo sociale sulle aziende è solamente la Nazionalizzazione.
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Ancona – nucleo montano

08/07/10

Chiusi pe sciopero!


Anche se siamo convinti che uno sciopero simbolico di un giorno della Stampa e di internet non sia sufficiente a combattere la deriva liberticida di questo governo.

Anche se riteniamo sia necessaria una soluzione politica di classe per creare una alternativa vera.

Anche se spesso siamo stati noi stessi vittime della censura della stampa e della televisione, che evidentemente hanno da tempo detto addio ad ogni velleità di libera ed oggettiva libertà di stampa.

La redazione di Marche Rosse, il sito dei comunisti marchigiani sostiene incondizionatamente lo sciopero dell'informazione del 9 luglio 2010 contro i vergognosi provvedimenti reazionari del Governo contro la libertà di Stampa.

07/07/10

Chiacchere, bugie e manganelli

comunicato PCL Abruzzo su manifestazione Aquilani



L'anno scorso proprio in questi giorni, si svolgeva a L'Aquila semidistrutta dal terremoto del 6 Aprile 2009 il vertice del G8. Quel summit tenuto cinicamente nella città martirizzata dal sisma è stato il culmine di quella gigantesca operazione di propaganda gestita direttamente da Silvio Berlusconi e dal fido Bertolasso. Per mesi il governo e i vertici della protezione civile hanno ingannato gli aquilani e tutti gli italiani raccontando il “miracolo” di una ricostruzione in tempi record. Tutti nelle case prima dell'inverno si disse e ancora, sgombero delle macerie e finanziamenti per far ripartire l'economia cittadina. Ad un anno di distanza, la realtà delle cose non potrebbe essere più distante dalle favole raccontate. Le new town volute dal governo e che hanno fatto le fortune della “cricca” che le ha realizzate, non sono il tipo di ricostruzione che gli aquilani chiedevano e in ogni caso, hanno risolto (si fa per dire, visto che cadono a pezzi) il problema abitativo di meno di metà della popolazione. Il centro cittadino si trova sostanzialmente nelle stesse condizioni della mattina successiva al sisma, tanto da convincere gli aquilani che la loro città non rinascerà mai.

Ora a tutto questo si aggiunge la beffa della mancata proroga delle misure fiscali di favore giustificate dall'emergenza. La pazienza degli aquilani si sta progressivamente trasformando in furore, mentre le bugie del governo in repressione e manganelli. Le cariche di oggi in Via del Corso a Roma contro i manifestanti giunti dall'Aquila sono un atto vergognoso che deve trovare la giusta risposta da parte di tutte le forze democratiche. L'unica ricetta rimasta ad un governo agonizzante a fronte delle infinite emergenze sociali che attraversano il paese, sembra essere quella della repressione. Ma il governo Berlusconi, deve sapere che per i lavoratori e le masse popolari la misura è colma e l'assedio dei palazzi del potere sarà una costante dei prossimi mesi. Cacciare il governo dei sacrifici, questo l'obiettivo che bisogna porsi da subito. Se ne vadano tutti, governino i lavoratori.

Il PCL con la FIOM davanti Montecitorio


La Fiom ha tenuto ieri un’assemblea pubblica del proprio Comitato Centrale davanti a Montecitorio in occasione della consegna delle firme raccolte attorno alla propria proposta di legge sulla democrazia sindacale. Per l’occasione ha invitato a partecipare tutti i partiti dell’opposizione, tra cui il PCL. All’iniziativa, sotto un sole terrificante, hanno partecipato centinaia di attivisti e dirigenti sindacali, rappresentanze di fabbrica ( Fiat Pomigliano ed Eutelia, in primo luogo), esponenti politici nazionali di Idv ( Di Pietro), PD ( Fassina), Fed ( Salvi, Ferrero), PCL ( Ferrando), Turigliatto ( Sinistra critica). Significativo il quadro dei posizionamenti politici. Fassina, responsabile economico del PD, già schieratosi con Marchionne a Pomigliano, ha cercato faticosamente, e senza successo, di farlo dimenticare agli operai e alla Fiom: con un elogio filosofico della nobiltà del lavoro ( possibilmente sfruttato). Di Pietro, a caccia unicamente di voti, ha cercato di spendersi come riferimento parlamentare della Fiom con parole retoriche di “solidarietà” e “auguri”. Salvi, a nome della Fed, ha fatto appello.. al PD, per un comune sostegno alla proposta di legge della Fiom. Turigliatto, a nome di Sinistra Critica, ha giustamente valorizzato il risultato del No a Pomigliano e i meriti della Fiom, ma senza avanzare proposte.

Marco Ferrando, a nome del PCL, non si è limitato a parole di solidarietà, né al solo sostegno alla proposta di legge della Fiom ( di cui critichiamo la soglia di sbarramento del 5% per il riconoscimento della rappresentanza sindacale), ma ha avanzato due argomentazioni politiche di fondo. 1) La battaglia per la democrazia del lavoro e dei lavoratori è alternativa non solo a Berlusconi ma al PD, che da un lato critica l’autoritarismo del governo, dall’altro occhieggia a Confindustria e sostiene la Fiat nel momento stesso in cui la Fiat attacca gli stessi diritti costituzionali dei lavoratori. “ Solo partendo dagli interessi e dai diritti dei lavoratori si può battere Berlusconi, e costruire un’alternativa vera a Berlusconi: fuori e contro quella cucina trasformista, a guida PD, che in questi giorni vagheggia un governo con Fini, Bossi, Casini, Montezemolo ( tutti amici di Marchionne) per continuare a gestire i sacrifici contro gli operai e i loro diritti”. 2) La battaglia per i diritti sindacali è inseparabile dalla battaglia più generale per rovesciare i rapporti di forza nella società ( come insegna l’esperienza dell’autunno caldo di 40 anni fa). Da qui l’esigenza di una svolta unitaria e radicale dell’insieme delle sinistre politiche e sindacali, in piena autonomia dal PD, attorno ad una prospettiva di lotta continuativa e ad una piattaforma unificante. “ Il risultato di Pomigliano, dove il 40% degli operai ha respinto il ricatto di Marchionne, la propaganda congiunta di governo e PD, il disfattismo complice di Epifani, rivela, nonostante le difficoltà, un potenziale di ribellione della giovane generazione operaia. Quella potenzialità di ribellione è la leva decisiva in cui investire”.

L’intervento del PCL è stato ripetutamente applaudito, in particolare dai lavoratori presenti della Fiat Pomigliano.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Partito comunista dei lavoratori

02/07/10

FABRIANO:NON DIMENTICHIAMO IL NOSTRO COLLEGA DI LAVORO LICENZIATO NEL 2007 DALLE CARTIERE MILIANI-FEDRIGONI GROUP

Sono già trascorsi 3 anni dall’immorale vicenda che coinvolse il nostro collega di lavoro, compagno Sestili Walter, licenziato dalle cartiere Miliani-Fedrigoni-Group, perché affetto da gravi patologie d’invalidità. Prima di riprodurre il comunicato del 2007, riteniamo doveroso esprimere il più fraterno ringraziamento all’avv. Ragni Riccardo, per la tutela legale offerta al nostro collega Sestili (la fase processuale è tuttora in corso!) e al consigliere comunale, compagno Rossi Emanuele, per l’interrogazione rivolta consiglio comunale di Fabriano, subito dopo la notizia vergognosa del licenziamento del lavoratore delle cartiere Miliani.

Il terribile provvedimento di licenziamento inflitto dalle cartiere Miliani-Fedrigoni-Group contro il nostro collega Sestili Walter, dipendente da oltre 28 anni, sposato con due figli a carico non può che generare profonda repulsione anche per le gravi patologie d’invalidità in cui versa il lavoratore in questione. Il sottoscritto Angeloni Antonio, ex delegato dell’ R.S.U. delle Miliani per oltre 20 anni, esprime il più profondo sconcerto per l’assoluto e immorale silenzio del sindacato confederale presente nelle cartiere Miliani. Non vorrei proprio ipotizzare che tale immobilismo nei riguardi di una così drammatica vicenda sia il risultato che alcuni rappresentanti sindacali confederali e dei loro “amici”, invece di lavorare negli impianti produttivi, visto che godono di ottima salute, occupano abusivamente dei posti che per legge spettano ai lavoratori affetti da patologie d’invalidità. Alla faccia della solidarietà e della difesa dei lavoratori più deboli.
Antonio Angeloni